Silvio Berlusconi: spolverato. Voto 3- Per il Cav, ora solo On, il legittimo impedimento si stringe e i tribunali chiamano. Sono quattro, solo a Milano, le “rogne” con la Giustizia: il caso Ruby, il processo Mills, la vicenda Mediaset e quella del nastro dell’intercettazione. Da Palazzo Chigi a Palazzo di Giustizia?
Umberto Bossi: polverone. Voto 3- La Lega “salta” Monti e riapre il Parlamento della Padania invocando la secessione e gridando al golpe per il ko del governo Berlusconi. Film già visto. Dopo 1284 di governo del niente, Senatur a corto di fantasia. Al Circo del Carroccio restano solo clown. E il Trota boccheggia.
Silvio Berlusconi: fuorigioco. Voto 3- La tenaglia si stringe e il premier gioca la carta della disperazione: “Dobbiamo organizzare una grande manifestazione per difendere la libertà”. Sì, la libertà di fare i porci comodi. Persa la partita, il Cav vuole uscire dal campo portandosi via la palla.
Umberto Bossi: fuoricampo. Voto 3 - Dopo l’ultima bischerata di piazza sulla secessione della padania il leader della Lega si prepara all’ultima bischerata nel Palazzo pronto a votare contro l’arresto di Milanese. Il Senatur “copre” Roma ladrona e l’indifendibile premier. B&B uniti nella debacle.
Scrivere, ancora una volta, di Umberto Bossi e della Lega sta diventando noioso. Non perchè gli integerrimi padani non ci facciano ridere (o piangere, a seconda dei casi), ma perchè continuiamo a sentire sempre gli stessi insulti, sempre le stesse idee (?), sempre le stesse “parole d’ordine”. Certo, basta leggere quello che ha detto Calderoli per ritrovare il sorriso:
“Hanno scritto che la Lega è spaccata. Sapete che cosa c’è di spaccato? I coglioni! […] Senza Bossi noi non saremmo un cazzo.”
Concordando sull’ultima frase, non resta che congratularsi con il milord Calderoli: un Ministro che parla così, che esprime concetti così profondi, dove lo troviamo? Dobbiamo tenercelo stretto. Anche Bossi ci ha regalato qualche risata: ha detto che bisogna trovare una “via democratica alla secessione”. Ancora? Dopo vent’anni di fallimenti e di parole vuote, tirano ancora fuori la storia della secessione da Roma ladrona? Coma ricorda Ilvo Diamanti, la secessione non trova grandi consensi neppure all’interno dell’elettorato leghista. Perchè, allora, riproporla? Semplice:
“La Secessione, come la Padania, è un mito fondativo, una sorta di orizzonte proiettato lontano nel tempo. Mentre la manovra finanziaria, che appare a 8 italiani su 10 inaccettabile, è reale. Attuale. Come il crollo di consensi che ha travolto il governo e, anzitutto, il Presidente del Consiglio.”
Chiaro, no? Non potendo vantare successi reali (l’economia a rotoli, il Paese che non conta più nulla sulla scena internazionale, il Parlamento occupato da servi comprati a caro prezzo e da “favorite” del premier), meglio parlar d’altro. Abbindolare la base del partito con la promessa di una irrealizzabile separazione da Roma.
Seguiteci dopo il salto, parleremo di Calderoli che vuole “padanizzare l’Italia”…
Continua a leggere: Raduno della Lega a Venezia: parlano ancora di secessione?
Sì, la domanda è una sola: abbiamo toccato il fondo? O si volta pagina o l’Italia infila l’ultimo anello di una spirale pericolosa.
Bossi, come scendesse da Marte, dice che l’Italia è in rovina, l’alternativa è la secessione, chiama i “padani” alla rivolta, incorona il Trota, fa le corna ai sindaci che protestano contro la manovra, annuncia la fine anticipata della legislatura. Quello del Senatur è un ennesimo intollerabile vulnus del principio di responsabilità di un esponente del governo verso il suo paese e la Costituzione.
Berlusconi finge di non sentire il suo principale alleato, contrattacca all’escalation giudiziaria definendola “trappolone” e, in un quadro ben oltre il Decameron pasoliniano, fra sesso e appalti, bunga bunga e cricche malavitose, affermazioni da immediate dimissioni “faccio il premier a tempo perso”, ribadisce il suo refrain: “Io non mollo”.
Il presidente del Consiglio è screditato fino al midollo, incapace persino di affrontare la gestione ordinaria, figurarsi una crisi profonda come l’attuale. Il governo e i ministri non esistono, appiattiti sulle posizioni dei due “capi”. Il Parlamento dei “nominati” aspetta ordini. Così anche la destra italiana si scava la fossa.
Questi se ne devono andare. Chi li appoggia o chi tace diventa complice del massacro di un popolo e di una nazione. Berlusconi dice anche di non doversi vergognare. Perché non chiederlo agli italiani, con le urne? Termidoriani in arrivo?
Non molla l’osso Famiglia Cristiana che, nell’ultimo editoriale del prossimo numero in edicola attacca “gli uomini che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le proprie pendenze”.
E il settimanale dei paolini continua: “Siamo lontani dall`idea di Paolo VI, che concepiva la politica ‘come una forma di carità verso la comunità’, capace di aiutare tutti a crescere”.
Ma sotto accusa non c’è solo la politica: “ La politica, anzitutto, non svolge la funzione che dovrebbe competerle. Ma analoghe carenze si riscontrano nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione e nella cultura. Persino nella società civile e nell`associazionismo”.
Per ‘Famiglia cristiana’ “mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi. E condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un`idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz`anima e solidarietà”.
In questo quadro, “l`opinione pubblica, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese”.
Che dire? Niente.
Raffaele Bonanni: colpo di genio. Voto 7. Il segretario della Cisl critica il Governo “L’assenza di un ministro dello Sviluppo economico è grave”. E attacca Marchionne: “Termini Imerese ha chiuso senza prospettive”. Usciti dal letargo? Meglio tardi che mai.
Umberto Bossi: colpo di sole. Voto 3. Il leader della Lega a ruota libera: “Per il federalismo bastiamo io e Silvio”. E sulla secessione: “E’ nel nostro statuto”. Poi bacchetta Alemanno: “Taccia, ha fatto poco”. Senatur del … delirio quotidiano. Sedativi.
Le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia hanno ormai preso avvio da tempo e dureranno naturalmente anche per tutto l’anno prossimo (la vera ricorrenza) ripercorrendo gli anniversari di tutti gli episodi significativi di fine Risorgimento. Ieri era il turno di Marsala, e il Capo di Stato non ha perso occasione per ricordare i valori unitari del paese.
«Chi si trova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio»
Ma perché Napolitano ancora oggi tiene a ritornare sulla questione secessionista, quando da tempo nemmeno la Lega Nord, che ne era alfiera, ne fa più menzione? Evidentemente la sensibilità istituzionale del Presidente è tale da avvertire sottotraccia un sentimento recondito che si nasconde nelle pieghe della società italiana, e non necessariamente solo nel settentrione.
Pierferdinando Casini: stop Lega. Voto 8. Le parole liquidatorie e sprezzanti di Calderoli dimostrano che il federalismo della Lega è secessione. Pierferdi dixit. Pdl ko, Lega fa quel che può!
Roberto Calderoli: porcata bis. Voto 3. Il ministro mette in dubbio la presenza dei leghisti alla cerimonia con Napolitano a Quarto per il 150° dell’Unità d’Italia. Porcellum di ritorno.
Ogni giorno una “sparata”: sotto a chi tocca. Berlusconi non ha rivali, anche nella corsa a chi la dice più grossa. Ma anche Bossi non scherza.
Ora il viceministro leghista alle infrastrutture Roberto Castelli ironizza sul rilancio del “grande centro” : “Casini merita la stessa mitica risposta che Bossi, anni fa, diede a uno dei padri spirituali di Casini stesso, De Mita: “ma taches al tram!”.
Il leader dell’Udc, a sua volta, è stato sprezzante con la Lega: “Se non li ferma Berlusconi, in Parlamento ci vogliono dieci minuti per mandarli a casa”.
Oggi la Lega è elettoralmente più forte dell’Udc. Ma il partito di Bossi, con la secessione e l’indipendenza della Padania promette la “luna” (le sparate di Bossi come quelle di ieri “La Padania sarà libera con le buone o con le meno buone” tali restano) e tirando sempre più la corda sulla sicurezza (criminalità, immigrazione, la globalizzazione come nemica ecc.), rischia la rottura della maggioranza (Fini, di fatto già fuori dal Pdl, ha davvero 40 deputati pronti a seguirlo?) e la caduta del governo.
Che non significa “solo” la fine di Berlusconi e del berlusconismo ma anche il ridimensionamento del Carroccio. D’altra parte, o Bossi segue questa strada o la Lega imbocca la via della “normalizzazione” e quindi perde la sua ragion d’essere.
Il Senatur sa bene che i voti della Lega provengono in gran parte dalla vecchia Dc. E che, con l’elettorato sempre più scontento per i problemi del Paese irrisolti, il nuovo partito di centro potrebbe rappresentare una nuova sponda.
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Ha fatto molto discutere l’invettiva di Pierferdi Casini nell’ultima giornata degli stati generali del centro a Chianciano. Il leader Udc oltre a prendere le distanze dal Pdl e invocare quello stesso grande centro che ha suscitato la risposta ironica di Franceschini, ha inveito in modo per lui inconsueto contro il grande nemico di sempre, la Lega Nord di Umberto Bossi.
“Se Bossi pensa di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare la politica italiana oltre quello che sta già facendo, perché la politica italiana sottostia ai diktat della Lega, sappia che in questo Parlamento c’è una maggioranza ampia che a questi diktat non ci vuole stare. Bossi non spaventa nessuno. La Lega deve avere qualuno che dica ‘basta’ ‘è finita’, e se non glielo dice Berlusconi una maggioranza in Parlamento si troverà“
Ma questa maggioranza sine-Lega evocata da Casini è davvero possibile? Allo stato mancano decisamente i numeri, a meno di radunare un coacervo di forza politiche in stile arco costituzionale di (anti) missina memoria. Ma anche ammesso che fosse possibile come lo prenderebbero gli elettori?
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