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Tutti gli articoli con tag secolo d'italia

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ricomincia il processo Mediaset e il Cav non si presenta in tribunale. Un duro come lui non poteva piegarsi subito al volere dei magistrati. Contu-macho

Intanto si sa che al processo Ruby la stessa ragazza marocchina sarà chiamata in aula dai legali del premier come teste della difesa. Spenderà parole dolci e affettuose per Silvio? Contu-micio

Nel frattempo zelanti legioni di parlamentari lavorano a soluzioni normative che cancellino via ogni pendenza e ripuliscano il cammino del presidente del Consiglio verso la fine della legislatura. Contu-mocio (vileda)

Mentre ex aennini del Pdl e finiani litigano sul loro antico giornale, il buon Storace si candida: “Quella testata potrei dirigerla io: ho una buona penna, senso della notizia e sono anti-finiano quanto basta”. Trasecolo d’Italia

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Fini e l'ultimatum al PdL: così com'è «senza nessun futuro»

pubblicato da V.

fini berlusconi ultimatum secolo d'italiaIeri sul Secolo d’Italia è uscito l’ultimatum di Gianfranco Fini al cofondatore del PdL, Silvio Berlusconi, attuale premier. Che cosa ha scritto Gianfranco Fini sulle colonne amiche del quotidiano diretto da Flavia Perina? Ha vuotato il sacco: e oggi chiaramente il Giornale, edito dal fratello di SB, lo bastona senza pietà titolando “L’ultimo sfregio di Gianfranco, sei pagine per dire che il PdL è morto” e scrivendo

un numero domenicale del quotidiano ex An quasi monografico, con un titolo di copertina dubitativo: «Un partito “vero”: ma ci possiamo ancora credere?». E con un leit motiv di fondo: nella tempesta giudiziaria che investe la maggioranza, Gianfranco Fini è deciso a issare la bandiera della «questione morale» e della «legalità» e a porre un aut aut al premier: nel partito, o scegli la parte che ieri Giulio Tremonti ha ribattezzato «cassetta di mele marce» oppure fai piazza pulita e scegli noi, il vero argine contro «la caduta etica» del centrodestra. Altrimenti «il malcostume che ha colpito al cuore il partito» tracimerà senza scampo

Parole che non sentivo da tempo, da quelle parti: “questione morale” e “legalità”, che in astratto vogliono dire poco o nulla, ma applicate a un partito che sta sprofondando in uno scandalo come quello della P3, hanno tutto un altro significato. Da tenere d’occhio sul tema, il sito di Fare Futuro. E Berlusconi? Stasera canta in Duomo con Charles Aznavour

Elezioni regionali 2010: Magdi Allam e Attilio Romita, per Il Secolo d'Italia due candidature sbagliate del Pdl

pubblicato da paganini

Mentre sfogliavo il mio giornale preferito, Il Secolo d’Italia, mi sono imbattuto in un pezzo di Annalisa Terranova (Ci mancava soltanto l’egiziano) che spara ad alzo zero sulla scelta di candidare Magdi Allam e Attilio Romita alle prossime regionali sotto le bandiere del Popolo della libertà.

La stroncatura, che rientra sicuramente nella guerra per bande che contrappone berluscones di osservanza feltriana a progressisti finiani, mette in evidenza con crudezza la vacuità politica di certe decisioni: la candidatura di Magdi Allam in Basilicata (ammesso e non concesso che l’uomo conosca qualcosa del territorio che si candida ad amministrare, mentre siamo certi che gli abitanti della Basilicata non sanno nemmeno della sua esistenza) rappresenterebbe pertanto un errore politico e una leggerezza. […] Allam, eletto eurodeputato nelle fila dell’Udc, è diventato un simbolo di un certo modo di intendere la politica: il suo è uno stile che induce al conflitto, alla diffidenza, alla difesa di identità sclerotizzate. […] La candidatura di Allam avrebbe come conseguenza immediata quella di riportare il centrodestra, in tema di immigrazione, integrazione e diritti, su posizioni più retrive di quelle leghiste, che almeno si ammantano solo di slogan propagandistici e non della pericolosa aureola fideistica da neoconvertito con cui Allam circonda le sue interessate antipatie per l’Islam e il mondo arabo.

Una cannonata niente male! A cui si aggiunge quella verso il mezzobusto del Tg1, Attilio Romita: Il discorso va a parare dritto dritto su un problema già affrontato quando si discusse delle candidature alle elezioni europee e delle famose “veline”. Con una pletora di “nominati” un partito, anche se ha una leadership forte e indiscussa, non va da nessuna parte. Non produce politica, non produce idee. Dopo l’incidente-veline si era sperato che si corresse subitaneamente ai ripari. Invece il vizietto antico torna a mordere…

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