Le polemiche che in queste ore si stanno consumando all’interno del Partito Democratico, su Paola Binetti, hanno già fatto dimenticare a tutti che lo scudo fiscale è riuscito a diventare legge perché chi si opponeva non si è poi presentato alla votazione.
Per evitare che incidenti di questo tipo si verifichino anche nel proprio partito, i responsabili alla Camera del Popolo delle Libertà hanno deciso di correre ai ripari informando i propri colleghi con una lettera pubblica cosa succederà a chi non si presenta in aula.
“Coloro – si legge nel messaggio pubblico scritto dai capigruppo del Pdl - che non raggiungeranno l’80% delle votazioni non sarà ricandidato. Tra i provvedimenti che saranno adottati in caso di mancata presenza in Aula c’è anche il taglio del rimborso per i portavoce”.
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Che il governo Berlusconi IV non fosse esattamente un paladino dell’ambiente e delle energie rinnovabili, lo si era già capito lo scorso autunno, quando l’esecutivo italiano si era strenuamente opposto all’accordo europeo sul clima prima, e poi aveva annunciato l’uscita dell’Italia dall’accordo di Kyoto dal 2012 e proposto di togliere gli sgravi al risparmio energetico col pacchetto anticrisi.
Vedendo le notizie di questi giorni, di certo non si può accusare la maggioranza di avere una linea ondivaga e contradditoria sull’argomento. Leggo infati su L’Espresso che:
“La bozza (di linee guida alla legge 387 del 2003, ndr) presentata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prevede per gli impianti solari ed eolici, al di sopra rispettivamente di 20 e 60 kW, una tale ridda di studi, pareri e divieti da, da rischiare di affossare l’energia verde in Italia”
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Governo: verso il nucleare. Voto + 9. Il Senato (sì di Pdl, Lega e Udc) ha approvato il ddl sviluppo. L’Italia ritorna al nucleare, scelta difficile ma necessaria. Una vittoria del governo Berlusconi. Pd e Idv, occasione persa.
Silvio Berlusconi: debiti formativi. Voto – 7. Il Cavaliere non passerà le ferie d’agosto in Sardegna. Se ne starà ad Arcore “studiando le carte e mettendosi a posto il collo”. Anche la testa, si spera. Il Cav cambia usi e costumi?

Come preannunciato nel post precedente, sintetizziamo qui il contenuto del nuovo pacchetto sicurezza in 10 punti fondamentali.
1) Ronde. Autorizzata la formazione di “ronde”, o per meglio dire volontari per la sicurezza che in forma apartitica e disarmata potranno segnalare alle forze dell’ordine eventuali problemi sul territorio. saranno formate in via prioritaria da ex-appartenenti ai corpi di vigilanza, forze dell’ordine ed Esercito.
2) Clandestinità. Da oggi è reato che comporta espulsione più ammenda da 5 a 10.000 euro. L’ammenda non sarà semplice da applicare ma le espulsioni saranno finalmente accelerate. In più si tratta di un provvedimento-manifesto, destinato anche a dissuadere gli arrivi.
Continua a leggere: Il pacchetto sicurezza è legge. Ve lo spieghiamo in 10 punti
Ieri è passato al Senato il Dl sicurezza. Il voto è stato pressoché unanime, vista l’adesione di Pd e Italia dei Valori. 261 i voti favorevoli, solo 3 i contrari; due dissidenti del Pd e (incredibile ma vero!) Giuseppe Valentino del Pdl che ha sbagliato a votare. Unica vittima della situazione la Lega, almeno per quanto attiene la norma sulle ronde, che è stata esclusa dal provvedimento. È chiaro che le ronde sono state sacrificate sull’altare del sì allo spostamento del referendum, ma è comunque probabile che vengano reinserite - insieme con l’allungamento dei tempi di permanenza nei Cpt - nel testo del ddl in discussione alla Camera.
Detto questo, vediamo il contenuto di un dl che ha suscitato commenti entusiastici a destra e a sinistra, in particolare riguardo alle norme sui reati contro le donne.
Stalking. Introdotto il reato nel codice penale con pene dai 6 mesi ai 4 anni. Istituito un numero verde per le vittime.
Non ci sono solo i privilegi della “casta” politico-istituzionale in attività ma anche quelli degli “ex”.
In queste ore si sta approntando il bilancio del Parlamento e al Senato, (costi 2009 pari al 2008, cioè 594 milioni di euro) per la prima volta, le spese non crescono.
Bene. Ma non proprio. Perché i benefit degli ex senatori e quelli dei dipendenti e pensionati gonfiano a dismisura i conti.
Qualche esempio. Viaggi gratis. Una sola legislatura permette ai senatori di viaggiare a sbafo in autostrada, aereo, autostrada, treno. Vita natural durante. E i senatori, Dio ce li preservi, sono anche longevi … In sette anni questo capitolo di spesa è raddoppiato: da 1,7 miliardi di vecchie lire a 1,8 milioni di euro per il 2009.
Altro privilegio riguarda l’assistenza sanitaria integrativa (Asis) che gli ex senatori usufruiscono per tutta la vita. Gli ex senatori pagano 1,8 milioni di euro ma ricevono 2, 4 milioni. Il lusso dei … funerali gratis, è già stato abolito.
Ora il presidente Renato Schifani ha deciso di usare le forbici. E giura di riportare i conti in riequilibrio.
Ciliegina sulla torta: i dipendenti, che a Palazzo Madama sono tre per senatore. Da 630 del 1999 sono passati a oltre mille. Per non parlare dei pensionati, quasi 800, con trattamenti di quiescenza che toccano il … 90% degli stipendi!. Alti stipendi, alte pensioni.
Come volevasi dimostrare. C’è una sola Italia. Ma i suoi figli non sono tutti uguali.
Continua a leggere: Se i privilegi degli ex senatori vi sembrano pochi ...
Gli intenti di Governo vorrebbero la legge sul federalismo approvata in via definitiva tra la fine di aprile e maggio. Ciò significa che il Senato dovrà esaminare il testo (lo stesso già licenziato dalla Camera) molto velocemente e che ovviamente questo non dovrà subire modifiche che obbligherebbero ad un ritorno nell’altro ramo del Parlamento.
Il periodo però è decisamente “full” per il programma dei palazzi romani e ovviamente gli argomenti economici sembrano avere una corsia preferenziale: il Decreto legge 5, innanzitutto, sulla crisi economica e sul sostegno all’industria scadrà il 12 aprile e deve ancora risolvere l’annosa questione dei 150 milioni di euro reclamati dai sindaci per i fondi ICI, stanziati a loro favore e mai arrivati nelle casse dei comuni.
Il Parlamento dovrà poi affrontare, sempre prima del federalismo, il decreto sulle quote latte, la questione intercettazioni, le misure contro l’usura, il decreto legge 11 contro la violenza sessuale e il Ddl sulla sicurezza che, si dice, dovrebbe fare marcia indietro sulle norme anticlandestini, volute proprio dal carroccio.
Continua a leggere: Federalismo in direttura d'arrivo: parte il tour de force per l'approvazione
Bipolarismo Made in Italy: crack. Voto – 10. Tra i sette paesi più industrializzati l’Italia ha chiuso il 2008 con la crescita più bassa. Per il 2009 previsioni da ko. Ci stiamo staccando dai paesi sviluppati. Frutto del bipolarismo con governi di centrodestra e centrosinistra:Italia più povera, più divisa, più cattiva, più delusa. 15 anni buttati via. E la “festa” non è finita.
Casta Made in Italy: abbuffata scontata. Voto – 10. In tempi di crisi, si sa, i prezzi calano. Anche alla Buvette del Senato, dove un pranzo completo costa (costava) 5 euro e 92 centesimi. Prezzo politico. Quello vero lo paga pantalone. Immediato dietrofront di Schifani, si torna a pagare … 6 euro e rotti! Tempesta in una tazzina di caffè. Corretto senza vergogna.
Barack Obama: fatti. Voto + 8. Il presidente degli Usa prepara la rivoluzione per Wall Street, un tetto per gli stipendi dei manager, max 500 mila dollari. Parola d’ordine di Obama: “Riportare tutti alla cultura della responsabilità”. Dalle parole ai fatti. Ma gli italiani non parlano inglese.
Silvio Berlusconi: misfatti. Voto – 8. Il Premier “cancella” la par condicio sulle elezioni sarde con questi dati d’ascolto dei Tg: Berlusconi un’ora e 29 minuti in tv, Soru un minuto e 29 secondi. E il Governo va sotto tre volte (voto segreto) al Senato sul ddl sicurezza. Maggioranza col cerotto.
Il Pd si è astenuto ieri al Senato per non concedere alla Lega il monopolio del federalismo (ma anche per avere da Bossi una particolare “attenzione”) e per non lasciare che Berlusconi faccia le riforme da solo.
I più ottimisti (o i più illusi?) credono addirittura che l’astensione permetta al Pd di riallacciare i fili del dialogo con il Pdl. Tutto qui.
Quindi, un ragionamento tattico. Che, in mancanza di strategia, può essere meglio di niente. O un altro passo verso il … niente. Cioè un partito che non sa cosa vuole e che continua a lanciare segnali ambigui e contraddittori.
Con “questa” impostazione di federalismo l’unica cosa per ora certa è che si moltiplicano i centri di spesa. Ma nessuno sa dire di quanto e tanto meno chi pagherà il “quanto”.
Non è vero, come sostiene il Premier, che ci sarà una diminuzione del prelievo fiscale.
E aver dato una delega in bianco al governo su un tema così delicato e complesso non fa che aumentare le perplessità e le preoccupazioni su una operazione ancora molto “oscura”: una riforma che penalizza il sud ma non favorisce il nord e rischia davvero di diventare un salto nel buio.
Continua a leggere: Ore 12 - Federalismo, riforma al buio. Come il voto del Pd