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Lodo Mondadori, Berlusconi non scuce un euro, la butta in politica e punta tutto sulla Cassazione

pubblicato da il passator cortese

Nessun dubbio sulla linea del fronte berlusconiano: “una sentenza strumentale e politica, che non ha alcun contenuto giuridico”. La figlia del Cavaliere, presidente Fininvest, scrive: “E’ una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. E che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico”.

Tutto lo squadrone del “Ghe pensi mi” è schierato: da Paniz a Ghedini al Giornale, da Cicchitto, Gasparri e Bondi. Tutti usano le stesse parole: esproprio e scippo. Tutti parlano di sentenza comunista.

Ovvia la conclusione della signora Marina: “non ci lasceremo intimorire. In queste ore, i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione”. Insomma, Fininvest non ha nessuna intenzione di scucire un euro. Già, il pagamento del risarcimento, qui e adesso.

E’ utile ricordare che dopo la sentenza di condanna in primo grado, Fininvest e CIR avevano trovato un accordo economico che prevedeva una fideiussione di 800 milioni di euro dell’azienda berlusconiana coperta da tre banche. La fideiussione sarebbe stata utilizzata proprio nel caso in cui, in appello, il Tribunale avesse confermato la sentenza di primo grado. Così è stato.

Ora, il gruppo di Carlo Debenedetti, il quale in un comunicato riconferma che ci “fu corruzione”, ha tre opzioni: esigere con un atto giudiziario l’immediato pagamento; oppure, ricorrere alla fideiussione bancaria; e infine, accettare l’ipotesi del congelamento del risarcimento in attesa del pronunciamento della Cassazione. Vedremo.

Scrive P.Sa su Paneacqua.it: “Ciò che possiamo dire oggi è che giunge al termine una vicenda, quella del Lodo Mondadori, iniziata vent’anni fa con la corruzione di un giudice, e conclusa da altri giudici, che hanno semplicemente applicato la legge”. Già. Ma la legge è uguale per tutti?

Lombardia: Il Tribunale respinge il ricorso del Movimento 5 Stelle contro l’ineleggibilità di Roberto Formigoni

pubblicato da Giovanni Molaschi


Il Tribunale civile di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in collaborazione con l’avvocato Maurizio Steccanella ha provato a dimostrare l’ineleggibilità dell’attuale Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.

In seguito al pronunciamento della sentenza i Radicali attraverso un comunicato stampa, di cui da notizia anche Giuseppe Civati sul proprio blog, hanno fatto sapere di voler proseguire la contestazione già avviata dal Movimento 5 Stelle.

Per farlo aspettano la pubblicazione del documento di convalida dell’elezione di Roberto Formigoni. Tale certificato, come spiegato da Marco Cappato e Lorenzo Lipparini al Corriere della Sera, sarebbe l’unica prova impugnabile per contestare il quarto mandato dell’attuale Presidente della Lombardia.

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Per la Cassazione non è reato maltrattare una moglie dal carattere forte. Il Ministro Carfagna insorge: cosa ne pensate?

pubblicato da Alessandro

Corte di Cassazione

Con la sentenza n. 25138, depositata ieri, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna a otto mesi di reclusione precedentemente inflitta ad un marito per aver maltrattato la moglie per tre anni.

Il supremo giudice di legittimità ha chiarito che non risponde di maltrattamenti chi aggredisce il partner dal carattere forte e che non risulta intimorito psicologicamente dalle percosse, verbali o fisiche (Cassazione.net), ritenendo fondata la ricostruzione secondo cui, nel caso di specie, non si sarebbe trattato di maltrattamenti poiché la moglie non sarebbe stata intimorita dal comportamento del coniuge, ma soltanto “scossa, esasperata, molto carica emotivamente”. In sostanza, i giudici che avevano precedentemente condannato il marito avrebbero scambiato per sopraffazione quello che in realtà non sarebbe stato altro che un “clima di tensione” tra i coniugi.

La decisione ha suscitato aspre polemiche. Il Ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ha così commentato: “In un momento in cui la violenza sulle donne affolla le cronache nere dei giornali, non posso che dirmi amareggiata di fronte a questo caso di vera e propria miopia da parte dei giudici della Cassazione. La violenza, la volontà sopraffattrice come è stata definita dai giudici, non pesa più o meno a seconda del carattere della vittima. Relativizzare la violenza vuol dire armare il violento” (da Repubblica.it). Cosa ne pensate?

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Ora di religione: Mariastella Gelmini vince contro il Tar del Lazio

pubblicato da Giovanni Molaschi

gelmini ora religIl Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso fatto nei mesi scorsi da Mariastella Gelmini, ha stabilito che l’ora facoltativa di religione contribuirà nel calcolo del credito scolastico che a partire dalla terza media superiore viene redatto in vista dell’esame di maturità.

La notizia è stata questa mattina dal soddisfatto Ministro della Pubblica Istruzione che nei mesi scorsi si era scagliata pubblicamente contro la decisione del Tar del Lazio, non confermata dal Consiglio di Stato, secondo una materia di studio facoltativa non può avere lo stesso peso di altre discipline seguite da tutti gli alunni.

“Il Consiglio di Stato - ha dichiarato Mariastella Gelmini - ha stabilito che, nel caso l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all’attribuzione del credito scolastico”.

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Lodo Mondadori: al via la superperizia sulla Guerra di Segrate

pubblicato da Luca Landoni



Oggi torniamo ad occuparci di un argomento semidimenticato e sepolto sotto gli echi elettorali. La cosiddetta Guerra di segrate, ovvero la compravendita di Mondadori conclusasi con l’accordo Cir-Fininvest e da molti anni al centro delle attenzioni tribunalizie, ieri ha infatti segnato un nuovo capitolo.

La Corte d’Appello di Milano ha infatto disposto una superperizia (nome tecnico CTU, “Consulenza tecnica d’ufficio”) riguardo alla sentenza del giudice Raimondo Mesiano che a ottobre ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni di euro alla Cir. A questo proposito ricordiamo che una successiva sentenza ha consentito al soggetto condannato di congelare il pagamento fino all’esito definitivo in cambio di una fidejussione per l’intero importo.

La perizia dovrà sostanzialmente stabilire se l’entità del risarcimento è corretta, tornando sui fatti del 1991 quando l’accordo finale definì la spartizione del gruppo Mondadori assegnando Repubblica/Espresso alla Cir di De Benedetti e la parte libraria/periodici a Berlusconi.

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E Travaglio si schierò a favore del crocifisso nelle scuole

pubblicato da Luca Landoni


Dobbiamo ringraziare l’utente MetalSho per averci segnalato un articolo che ci era sfuggito, apparso sul Fatto Quotidiano del 5 novembre. Qui Marco Travaglio si inserisce nella polemica sulla contestatissima sentenza della Corte Europea che impone all’Italia di levare il crocifisso dalle aule scolastiche. E si schiera contro.

La sua presa di posizione ha tanti distinguo. Si svincola dai partiti di destra, ovviamente, ma anche da Bersani. E poi da Berlusconi-Gelmini-Pera-Feltri-Ferrara-Leganord. Vediamone un passaggio.

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: resistente. Voto + 7. Il premier è sotto “tiro” ma ha un umore “eccellente” e pensa alle contromosse se la Corte chiederà modifiche al Lodo Alfano. Il Cav è attendista e prudente. La quiete prima della tempesta?

Pier Ferdinando Casini: salomone. Voto – 7. Sulla sentenza sul lodo Alfano, il leader dell’Udc sdrammatizza: “Non c’è nessuna attesa, non cadrà il mondo”. Cadere sempre in piedi. Cane non morde cane? O il piede su due staffe?

Lodo Alfano: Berlusconi accetta la sentenza della Consulta solo se dà ragione a lui. Strappo o golpe?

pubblicato da Massimo Falcioni

C’è (quasi) tutta l’Italia a naso in sù, in attesa di conoscere le decisioni della Consulta sulla legalità del Lodo Alfano, la legge fatta approvare dal premier appena rieletto a Palazzo Chigi, che gli concede l’immunità dai procedimenti giudiziari.

La stampa internazionale scrive di Berlusconi: “premier sotto assedio protetto da media, soldi e immunità”. Lui si difende e vede la coincidenza (la sentenza sul lodo Mondadori – una sciagura per le tasche del Cav - che s’incrocia con la decisione sul lodo Alfano – una sciagura più sciagura della prima -) come “Una manovra dopo l’altra contro di me, per farmi fuori”.

Gli italiani vogliono dunque sapere se nel Belpaese vige ancora lo stato di diritto, se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge o se, come hanno affermato stamattina i legali di Berlusconi “il premier è sopra gli altri”.

Certo è che in Italia la politica non c’è più. La politica italiana non si occupa più di politica. E non è vero che è sempre stato così. E’ così dalla seconda repubblica. Questo è il frutto del bipolarismo Made in Italy: da oltre 15 anni solo un braccio di ferro pro o contro Berlusconi. E gli italiani, gonzi, ci sono cascati e sono nel cul de sac.

Chi accetterà, ora, senza dire “a”, il verdetto della Corte Costituzionale?

Berlusconi e i suoi accetteranno la sentenza solamente se darà ragione a loro. In caso contrario tenteranno di mettere una pezza allo scudo Alfano, con un decreto.

Questo è il “golpe” che straccia la Costituzione! E’ a questo che, se così sarà, bisognerà rispondere. Dovrà farlo la politica, dovranno farlo gli italiani, dovrà farlo la giustizia, cui non mancano strumenti legislativi e mezzi (anche) coercitivi per fare rispettare la legge.

Stavolta, è la preoccupazione del Colle, “di mezzo c’è la saldezza dell’equilibrio istituzionale”. La farsa può tramutarsi in tragedia.

Spaccarotella condannato a 6 anni. Esplode l'ira in aula per l'autore dell'omicidio Sandri

pubblicato da Luca Landoni



Sei anni di reclusione contro i 14 richiesti dall’accusa per l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, che l’ 11 novembre 2007, nell’area di servizio Badia al Pino, presso Arezzo, ha ucciso con un colpo di pistola il tifoso laziale Gabriele Sandri. Questa la sentenza della Corte d’assise di Arezzo, che ha derubricato il reato da omicidio volontario a colposo mitigandone di conseguenza la pena (qui il post di crimeblog che ne parla).

Ora, chi vi scrive è tendenzialmente e culturalmente dalla parte delle forze dell’ordine, ma proprio per questo sente salire una sensazione di rabbia e ingiustizia per una sentenza troppo lieve e lesiva della stessa immagine della polizia italiana. Senza volersi addentrare nelle pieghe del sistema giuridico e volendo anche immaginare che lo Spaccarotella non intendesse ammazzare nessuno ma volesse solo esplodere un colpo d’avvertimento, il punto qui è che la teoria della deviazione del proiettile non regge.

In altre parole il colpo non può essere stato sparato per aria con tutte le precauzioni del caso (e anche in questo caso ditemi voi che senso ha sparare un colpo per sedare una lite dall’altra parte dell’autostrada) ma come minimo è stato esploso ad altezza-uomo o giù di lì, sprezzanti del rischio di uccidere un essere umano. Essere umano che, badate bene, poteva benissimo essere qualcuno che non c’entrava assolutamente nulla con la questione e si trovava lì per caso.

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Guerra dei simboli. Fratelli coltelli: l'Udc "frega" la Dc?

pubblicato da il passator cortese

Non c’è pace per la Democrazia Cristiana e per il suo simbolo, quello storico dello Scudo Crociato. Così come accadde nel 2008 per le elezioni politiche, anche stavolta, a poco più di un mese dal voto, la Dc rischia di non potersi nemmeno presentare.

La terza sezione del tribunale civile di Roma ha infatti accolto la richiesta dell’Udc di Pierferdinando Casini per inibire l’uso del simbolo della Democrazia Cristiana.

“E’ l’ennesimo atto di pirateria politica dell’Udc “, grida l’onorevole Guido Moretti della Direzione nazionale del partito di piazza del Gesù. “Abbiamo fatto subito ricorso – dice Moretti -anche perché le ragioni ad esistere ci sono state sancite, prima dalla sentenza del giudice Manzo e il 23 marzo 2009 da quella della Corte d’Appello di Roma”.

Moretti conclude: “E’ incredibile l’ostilità dell’Udc contro il partito da cui provengono i suoi dirigenti e militanti. Il pudore dovrebbe prevalere rispetto alla disinvoltura arrogante di forme di leaderismo per realizzare le quali si perde se stessi e il proprio passato”.

Fratelli coltelli. Lotta continua.

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