Ci sono gli ex missini che stanno con Fini perché avrebbe, a loro dire, resuscitato la vera destra contro l’individualismo edonista del Cav. Ci sono gli ex An che ce l’hanno a morte con Fini perché avrebbe tradito le sue vecchie idee da missino doc. E in mezzo ci stanno quelli che vogliono mediare tra il presidente della Camera e il capo del governo. Una sparuta minoranza di colombe che volano su un campo di battaglia insanguinato. L’Augello dalle piume di cristallo
Veltroni e Marchionne hanno molto in comune. Predicano il patto tra produttori e giudicano superate certe rivendicazioni operaie. Pensano in grande, disegnano ambiziosi progetti e intanto si perdono i pezzi per strada. Il primo perde consensi in seno al suo partito, il secondo continua a perdere quote di mercato. Alfa GiuLetta
Unicredit: Profumo se ne va in mezzo alle polemiche. La Lega avrà campo libero verso la posizione di dominio che cerca? Rampl di lancio
A Piazza Cordusio, sede della grande banca, è svanito il…Profumo di indipendenza. E torna il puzzo della politica impicciona. L’ali-Tosi
Vi appassiona la vicenda Fiat - Pomigliano - Marchionne? A me, appassiona molto. Perché è emblematica di tante cose: per esempio di come l’Italia non sia più un Paese industriale, e poi soprattutto come i passi indietro, nel campo dei diritti dei lavoratori, non siano neanche passi, ma salti in lungo all’indietro. Ma soprattutto per la consueta tecnica padronale nei momenti di difficoltà del: “Sono tuo amico! Usciamo insieme da questo pasticcetto!”. Ehhh?
In particolare stamane mi casca l’occhio su quanto spiegato ieri da Sergio Marchionne, ad Fiat, al Meeting di CL a Rimini
«A volte - ha poi commentato - penso che gli sforzi di Fiat in Italia non siano compresi. Non siamo più negli anni Sessanta, non c’è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operai. Se l’Italia non riesce ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente. Ora c’è bisogno di uno sforzo collettivo, un patto sociale per condividere impegni, sacrifici e consentire al Paese di andare avanti. Una occasione per costruire il paese che lasceremo alle nuove generazioni»
Non siamo più negli anni settanta? Chiaro. Non c’è lotta tra capitale e lavoro e tra padroni e operai? Questa mi sembra già più dura da mandare giù. “Ma certo, amici operai: ancora un piccolo sacrificio, io “padrone” sono dalla vostra parte!”. Quand’è che l’ho già sentita? Ah sì: da sempre. E a Cipputi stava sempre per finire un ombrello nel posteriore…
Continua a leggere: Marchionne e la FIAT: sul ritorno della lotta di classe

Anche l’Arcivescovo di Campobasso, Mons. Giancarlo Maria Bregantini, ha deciso di schierarsi in difesa dei tre operai della Fiat di Melfi, licenziati dall’azienda dopo aver preso parte ad uno sciopero.
L’appello del prelato è diventato di pubblico dominio a pochi giorni dalla richiesta di attenzioni che i tre uomini hanno fatto al Presidente della Repubblica. In una lettera pubblica i tre operai avevano chiesto a Giorgio Napolitano di interessarsi a quanto gli stava accadendo.
“Ci rivolgiamo - scrivono i tre uomini - a Lei, Presidente, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi.
Ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui eco da diversi giorni ha raggiunto tutti gli organi della stampa nazionale, che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti.
Continua a leggere: Melfi. Pd e Pdl insieme contro la Fiat di Sergio Marchionne?

Il divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha distolto in parte l’attenzione su tutte le altre notizie importanti della scorsa settimana. In sordina, come osservato dal vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, è passato per alcuni il ringraziamento pubblico che Barack Obama ha fatto a Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat e Chrysler.
Di questa disparità di trattamenti si è occupato proprio il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che all’indomani dell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e l’Amministratore Delegato scriveva:
“È come se esistessero due Marchionne: quello «buono», che lavora nel suo ufficio sulla Chrysler Drive, ad Auburn Hills; e quello «cattivo», rinchiuso (quando c’è) nello studio al quarto piano della palazzina del Lingotto, a Torino, a studiare il modo migliore per smobilitare dall’Italia.
Nell’anno dell’Inter che vince tutto senza italiani, l’Italia fa una figuraccia epocale ai Mondiali, una figuraccia che manco il Pd alle Politiche. La battuta più bella, pur tragica, è di Gattuso: “Ora ci nomineranno cavalieri della vergogna”. Un fuoriclasse. Mouringhio
Con ‘l’americano’ Marchionne la Fiat è proprio cambiata rispetto al passato. Come sono lontani i tempi di Valletta, dell’Avvocato o di Romiti. Ora domina il pullover blu. Il Signore degli Agnelli
L’intervista del generale McChrystal ha scatenato una bufera e lui ha dovuto lasciare l’Afghanistan. Eppure il suo passato e il suo curriculum non sono esattamente immacolati. Era proprio necessaria un’incauta chiacchierata con un giornale per farlo fuori? Rolling Stronz
Il governo pensa al federalismo e lancia la tassa unica comunale, l’Imu. Intanto, però, la manovra colpisce duro e gli enti locali tremano al passaggio di Tremonti, come fosse una specie di Attila, flagello di Dio. Imu, sbabbariii!!!

La stagione televisiva generalista, di fatto conclusa ieri, ci ha proposto diversi sipari politici di cui avremmo fatto a meno. Per ripulirsi la coscienza di tutti i soldi spesi per accendere il palco di Sanremo poco prima dell’annuncio della vittoria di Vittorio Scanu la Rai propose ai propri contribuenti un momento talk sul sociale condotto da Maurizio Costanzo.
Protagonisti di quel momento erano tre cassaintegrati dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, a cui nessuno garantiva la salvezza dal licenziamento, un fischiato Pierluigi Bersani e l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola.
L’esponente politico prima di essere travolto, giustamente, dallo scandalo relativo all’acquisto del suo appartamento romano promise davanti ad un pubblico più che vasto la risoluzione dei problemi riguardanti gli operai cassaintegrati dell’azienda automobilistica italiana.
Bersani & Morgan: tempo perso. Voto – 7. Dopo l’espulsione da Sanremo per l’uso di droghe, il cantante Morgan trova un difensore doc, Pier Luigi Bersani: “Diamogli una seconda possibilità”. Idem per il segretario Pd, dopo la spennata delle Regionali?
Fassino & Epifani: aria & fritta. Voto – 7. L’ex segretario Ds e il capo della Cgil, entrambi Pd, si arrovellano su una diatriba da “terza internazionale”: Sergio Marchionne è un socialdemocratico o no? Il mondo trattiene il respiro. Capponi manzoniani.
Nonostante abbia incassato il legittimo impedimento in prima lettura alla Camera, il SuperCav si lamenta con i suoi: “Potevano almeno lasciarci inserire, tra gli impegni che costituiscono un giustificato motivo di assenza dai tribunali, le partite internazionali del Milan. Che giustizialisti e forcaioli di m…”. Cappio’ns League
Il governo mette in dubbio l’ennesimo rinnovo dei sostegni all’auto e persino Schifani si scaglia contro la Fiat. Marchionne affronta ora la cosa con sufficienza, ma forse era meglio giocare i soldi al gratta e vinci piuttosto che darli al Lingotto. Gli (spr)eco-incentivi
L’uomo del pullover blu adesso dice che gli aiuti drogano il mercato e che è meglio votarsi a una vera politica industriale. Poi però non fa nulla per mantenere i livelli già bassi della produzione d’auto interna. Tu sTermini Imerese
Palazzo Chigi cerca di imporre ‘manu militari’ il nucleare ad alcune regioni ribelli. I governatori di Basilicata, Puglia e Campania hanno promesso che resisteranno a oltranza. L’invasore che arriva da Roma in nome dell’atomo non avrà vita facile. Depravatar

Per qualche settimana, almeno, si continuerà a sostenere che il 2010 sarà l’anno della ripresa. Delle riforme. Della rinascita dell’economia. Ad oggi però non è dato sapere come tutto questo verrà gestito dal Governo.
Da un’amministrazione che degli scioperi, come testimonia il globale disinteresse di chi ha sempre difeso Mediaset tranne in questi giorni dove i lavoratori hanno deciso di manifestare, se ne frega.
Se il telegiornale non da notizia dei disagi, penserà qualcuno, vuol dire che non esistono. Eppure le condizioni dei lavoratori (immigrati e no, come precisava qualcuno nei giorni scorsi) peggiorano. Per capirlo è sufficiente riflettere sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese.
Lo stabilimento di Termini Imerese terminerà le proprie produzioni per la Fiat a partire dal dicembre 2011 quando, con molto probabilità, l’attuale crisi economica sarà un ricordo per molte delle persone che hanno dovuta gestirla.
L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con il Governo e i sindacati ai quali ha dato la propria disponibilità per convertire l’azienda il cui fallimento rappresenta un paradosso tutto italiano.
Dopo esserci soffermati sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che a pochi giorni dall’annuncio sui nuovi limiti di velocità ha dovuto fronteggiare un’emergenza neve, proviamo a capire perché la chiusura – di questo si tratta – di Termini Imerese non debba essere accettata dall’attuale Governo.