
Il proliferarsi di trasmissioni televisive aventi come argomento principale la politica, come già evidenziato in altri post, è chiaramente un effetto collaterale prodotto dal rapporto morboso che lega gli amministratori del paese e chi per lavoro decide di seguirli.
Per capire come questa relazione, malata, sia dannosa all’Italia è sufficiente ragionare su tre fatti accaduti nelle ultime 48 ore su cui si è smesso di ragionare. Chissà poi perché. A creare l’ennesimo caso è stato Bruno Vespa, accusato da un deputato leghista a Domenica Cinque, di aver pagato Natalì (la prostituta transessuale che si è trattenuta più volte con Piero Marrazzo) per l’intervista realizzata nei giorni scorsi per “Porta a Porta”.
A sottolineare i problemi del servizio pubblico non solo l’anchorman di RaiUno. Secondo quanto riportato dai colleghi di tvblog.it l’intervista a Marcello Dell’Utri fatta da Lucia Annunziata non sarebbe stata trasmessa in tutto il paese.
Continua a leggere: Il vero switch-off non passa attraverso il digitale terrestre

Della campagna per il boicottaggio del canone Rai non si sta parlando solo su polisblog. Un po’ tutti, dal britannico Guardian al nostrano Tvblog, se ne stanno occupando.
E in un momento in cui a Il Giornale e Libero si aggiunge Daniela Santanchè con una raccolta firme, i colleghi del blog sulla televisione del network Blogo.it hanno intervistato Carlo Verna, giornalista Rai e segretario del sindacato UsigRai. L’intervista completa la trovate qui, noi ci limitiamo a riportarvi un paio di estratti significativi.
c’è una stranissima correlazione tra le iniziative del Ministro Scajola, cioè la convocazione di una istruttoria del Governo a proposito della trasmissione Annozero di Michele Santoro e le iniziative della Santanché, Feltri e Belpietro. (..) Se non si tratta di una strategia si tratta di un attacco al servizio pubblico che assicura il pluralismo
Continua a leggere: Boicottaggio canone Rai: l'intervista a Carlo Verna di UisgRai su TvBlog

Di rado la televisione italiana mi suscita entusiasmi di sorta, ma questo caso fa eccezione. Da anni fanatico di History Channel, canale purtroppo a pagamento, non posso che salutare con gioia la nascita di un nuovo canale tematico in casa Rai, e udite udite! assolutamente gratuto. Certo, per vedere Rai Storia serve una televisione digitale, ma come tutti sapete questa diverrà obbligatoria a breve, quando già non lo fosse per talune regione come Sardegna e Trentino-Alto Adige.
Il nuovo canale Rai si propone di struttare le ricchissime teche della Tv nazionale per andare a colmare un disperato vuoto culturale che ha contribuito non poco a peggiorare la nostra nazione e chi vi abita. Parlo della definitiva rinuncia del massimo media esistente a contribuire all’educazione di un popolo, andando al di là dei disperati quiz e dei contenitori per grulli come Domenica In e Buona Domenica, dagli anni ottanta in avanti.
Ci pregiamo dunque di illustrarvi la presentazione del nuovo canale a tema:
Continua a leggere: Rai storia: il nuovo canale digitale alla scoperta delle nostre radici
Ecco un’infografica di Repubblica in cui si riassume il nuove CDA Rai. Al di là dei nomi, viene da rileggere quanto scritto da Aldo Grasso nel suo forum del Corriere qualche giorno fa, a proposito del servizio pubblico e della BBC:
La formulazione dell’idea di servizio pubblico si deve soprattutto a John Reith, primo direttore generale della BBC. Nell’interpretazione reithiana, la BBC doveva porsi compiti di alto livello: il broadcasting «aveva la responsabilità di portare nel numero più ampio possibile di case il meglio di ciò che era stato formulato in ogni area della conoscenza umana»
E poi uno dice che non deve denigrare l’Italia rispetto all’estero, e bisogna essere ottimisti…
il servizio pubblico, pur dipendendo dallo stato, doveva mostrarsi indipendente dalle pressioni governative o partitiche. Come si può capire, di quella lezione non è rimasto nulla. Almeno in Italia
Trovate tutto il post su questo link.
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