Anna Maria Bernini sul Movimento 5 stelle a Ballarò: “E’ il momento dei comici in politica”. Strano, eppure pensavamo che il Cav fosse in declino…mah. Silvio e Ollio
Mentre Berlusconi è a Mosca a festeggiare, i grillini Federico Pizzarotti, Paolo Putti e compagnia bella raccontano come il M5s si stia incuneando al Nord nella crisi del forza-leghismo. Caro Cavaliere, come la mettiamo? Basta trastullarsi. Il lettone di Putti
Casini mette una croce sul Terzo polo: “Ok, basta. Si chiude la baracca”. Il dispiacere pervade la Penisola, orde di cittadini vanno in giro a flagellarsi per la disperazione. E Fini? Ormai gli si prospetta un ruolo da guardarobiere a casa di Pierferdi. Il presidente della (anti)Camera
Il leader Udc intanto pensa a fondare per la settima-ottava volta il partito della Nazione. Ma nella politica italiana trionfano malaffare e corruzione e Pierfurby non incarna certo il dirompente nuovo che avanza. Il Partito della dazione
B&B: espulsi. Voto 2- Defunti il partito del predellino e quello padano. Il Cav del bunga bunga può restare in Russia con Putin. Il Senatur dei lingotti e delle lauree comprate può scegliere fra Tanzania e Albania, accompagnato dal Trota & C.
ABC: bocciati. Voto 3- Risultati diversi per Alfano, Bersani, Casini ma accumunati nella stessa sconfitta. Il Pdl ha tradito i conservatori e i liberali, il Pd i lavoratori, l’Udc i ceti medi. Svolta subito! Nuove identità, nuove leadership. Go home!
In tempo reale, i mercati reagiscono con il pollice verso al verdetto anti-rigore del voto di Parigi, Atene e Berlino. Fortuna, si fa per dire, che in Italia i risultati si sapranno oggi pomeriggio e che al voto amministrativo sono chiamati “solo” 9 milioni di italiani.
Si sa già che solo la metà (circa) voterà e che i “grandi” partiti usciranno con le ossa rotte. Più di tutti il Pdl, il cui padre-padrone tende a togliere valenza politica a questa tornata elettorale, tant’è che lascia i suoi, orfani, volando a Mosca dall’amico Putin.
Berlusconi sa bene l’aria che tira in queste elezioni, tant’è che si è ben guardato dal metterci la faccia. Solo un anno fa il viso tirato a lucido del Cavaliere troneggiava su tutti i manifesti elettorali e nel logo dei principali candidati Pdl: “Silvio Berlusconi per Letizia Moratti”, “Berlusconi per Gianni Lettieri”.
Così ovunque: il Cavaliere supporter, promoter, valore aggiunto (insostituibile) dei candidati e del centro-destra, in tutta Italia dove si votava per le amministrative di allora. Che fine ha fatto?
Perché il “ghe pensi mi” è stato totalmente assente nella campagna elettorale e oggi dimostra platealmente il proprio disinteresse dal risultato rifugiandosi da Putin? Per i candidati del Pdl o per quelli delle liste civiche vicine al Pdl, Berlusconi è diventato figura ingombrante, sinonimo di sconfitta.
Il Cav lo sa. Così come sa chi incolpare domani per la debacle annunciata. E’ pronto a girar subito pagina e a tirar fuori l’ennesimo coniglio (di pezza) dal proprio cappello. Certo che gli italiani lo seguiranno. Come il pifferaio di Hamelin.
Puntuale come un treno (non italiano) arriva, a poche ore dalle amministrative del 6-7 maggio, la sentenza di Silvio Berlusconi: “ Queste elezioni non avranno valore politico”.
Il Cav teme il risultato, tant’è che, prevedendo una grandinata disastrosa, invece di seguire lo scrutinio andrà a festeggiare a Mosca con l’amico Putin.
Dopo lunedì, le urne scopriranno il volto di un’Italia diversa, di italiani sempre più lontani dalla politica e decisi ad approfittare di una opportunità come quella data dalle urne, per mandare segnali inequivocabili: punire i partiti “tradizionali” e, fra questi, soprattutto chi ha governato gli ultimi anni, punire la politica, con l’astensionismo.
Ci saranno conseguenze politiche che non risparmieranno Berlusconi e il Pdl ma che lanceranno segnali precisi su molti fronti. A parte la bufera abbattutasi sulla Lega di Bossi, saranno Berlusconi e il suo partito a subire maggiormente il vento dell’antipolitica.
Si vota per eleggere consigli comunali e sindaci, e fin qui alla fine, dopo i ballottaggi, il quadro non subirà ribaltamenti totali. Ma il messaggio politico costringerà i partiti a ridiscutere se stessi, a reimpostare identità e alleanze, a rimodulare il rapporto con il governo Monti e con i cittadini.
Come scrive Barbara Fiammeri oggi sul Sole 24 Ore: “Berlusconi ha bisogno di tempo: che fare del Pdl, quale legge elettorale (modello tedesco rafforzato ndr) che gli consentirebbe di avere voce in capitolo anche qualora il suo partito risultasse sconfitto alle elezioni. E’ la condizione per tenersi aperta la possibilità della grande coalizione anche in futuro e impedire la Conventio ad axcludendum tra Bersani e Casini”.
I leader del Pd e dell’Udc sono avvisati. Anche gli italiani.
Silvio Berlusconi: riciclato 1. Voto 3. Il Cav elettorale prima alimenta l’antipolitica poi difende i partiti (il suo) e minaccia Monti: “Pronti a staccare la spina se non fa il bene del Paese”. E tende la mano a Bossi. B&B di nuovo in campo? Faccia di tolla.
Umberto Bossi: riciclato 2. Voto 3. Il Senatur vuole riprendersi il Carroccio: “Per il bene del Paese”. E le procure scoprono una laurea del Trota presa “al volo” in Albania pagata (si sospetta) con i fondi della Lega. Cioè con i soldi degli italiani.
Si profila all’orizzonte un’altra grana per Monti: la Rai. Un dossier che potrebbe diventare addirittura esplosivo per le sorti del governo. E il premier è sempre più sfiduciato. Non sa più a che Santoro votarsi
Tremonti racconta a La7 perché da ministro dell’Economia evitò il buco di bilancio. Ma a un tratto Nicola Porro ridacchia e lo avverte: “Si è visto un buco nella sua camicia”. Gelo in studio e Tremonti cerca di salvare il salvabile: “Era un bottone”. La crisi colpisce anche il look del Divo Giulio? Ferragamo? No, Ferra-gramo
Il Cav non comanda più e allora cerca almeno l’ebbrezza del potere altrui: mentre il prossimo weekend in Italia si voterà, lui infatti sarà in Russia a festeggiare l’insediamento dell’amicone Putin al Cremlino. Editto Bulgakov
A proposito di Russia: il grande Majakovskij narrò il proprio orgoglio di essere cittadino sovietico. Berlusconi è semplicemente orgoglioso di essere ospite fisso nella dacia dello zar. Maialovskij
Si può fare un’eccezione? Questo è il post di polisblog.it sul primo maggio 2011. A distanza di un anno, lo pubblichiamo tale e quale. Per riflettere.
“Nonostante tutto, è la festa del 1° Maggio. Lo scrivemmo nel 2010 e lo riscriviamo oggi. E nonostante tutto è un altro 1° Maggio per ricordare il cammino (vittorie e sconfitte) dei lavoratori per la loro emancipazione e la loro dignità, in Italia e nel mondo. Ma è un 1° Maggio con i sindacati mai così divisi e con Silvio Berlusconi a dettar legge e leggi, nel senso politico, istituzionale e letterale della parola. Il presidente Napolitano ripropone l’appello per l’unità dei sindacati come cerniera contro le spinte disgregatrici, rilancia la centralità del lavoro, volano dello sviluppo economico e perno della democrazia. Ma chi l’ascolta? Come si può tenere alta la “tensione” ideale e politico-sindacale se a tenere banco non è il morso della crisi, il dilagare dei precari, l’inettitudine e la voracità della politica ma la diatriba sui negozi aperti o chiusi il giorno della Festa dei lavoratori? In questa Italia della Seconda repubblica, i partiti (tutti) hanno delegato la questione del lavoro, il “berlusconismo” ha colpito e colpisce diritti e conquiste date troppo semplicisticamente per “acquisite” e ha smontato e smonta pezzo per pezzo l’identità e la memoria storica di una nazione e di un popolo. Non senza responsabilità e addirittura connivenze dei sindacati, oggi irresponsabilmente divisi; delle sinistre (e del cosiddetto centro sinistra), incapaci di fare i conti con il proprio passato (non sempre eroico e luminoso: tutt’altro!) e ancor meno capaci di interpretare i cambiamenti e le grandi trasformazioni del secolo nuovo. Tant’è. Ma va rinnovato l’impegno di fare del lavoro il fondamento della dignità della persona umana, la pietra di paragone di una reale giustizia, la condizione per una libertà vera, che era e resta liberazione dal bisogno, dallo sfruttamento, dall’oppressione. Scriveva Antonio Gramsci sull’Ordine Nuovo del 1919: “Noi siamo diventati socialisti non perché ritenessimo che nella vita vale più il mangiare, ad esempio, che studiare, ma perché abbiamo provato che non si può studiare se non si mangia o se si mangia male”. Una lezione e un monito. Per tutti. Non solo per Berlusconi, che ha convinto la maggioranza degli elettori a cullarsi in un paese dei balocchi, un luna park di cartapesta, sotto cui il Paese rischia di sprofondare. Ma pesanti responsabilità e colpe hanno le opposizioni e in particolare la sinistra, sempre smarrita e sempre divisa. Così, quel popolo un tempo proveniente dai campi e dalle officine, oggi dagli uffici e dalla scuole, non può governare l’Italia perché “minoranza” politica. Questo è il punto. Non c’è “quel” partito politico e quella alleanza sociale e culturale capace di trasformare quel popolo che tira la carretta da minoranza a maggioranza. La CGIL, una volta cinghia di trasmissione del PCI, rischia di rimanere stritolata nella tenaglia pansindacalista perché a sinistra “il” partito non c’è più. Ciò è accaduto altre volte con conseguenti disastrose per i lavoratori e per il Paese. Oggi è 1° maggio di Festa. Poi, passata la festa, si torni all’impegno, alla partecipazione, alla lotta. Per il lavoro. Per i lavoratori. Per l’Italia. Senza retorica”.
Contrordine! (Anche) la Rai non si tocca. La promessa di «sorprese» e interventi fatta a gennaio dal premier Mario Monti, alla platea televisiva di Fabio Fazio, rimane tale, un’altra promessa non mantenuta.
Ancora una volta, il governo ha alzato bandiera bianca, arrendendosi al solo tentativo di ridiscutere il putridume della lottizzazione in Rai e di sfoltire il praticello mediatico di Silvio Berlusconi.
La motivazione ufficiale l’ha fornita, con insuperabile faccia di tolla, il ministro Giarda: “Per la riforma della governance Rai, la modifica dei criteri di nomina, non c’è più tempo, data «l’imminente scadenza del Cda”.
E adesso? Tutto come prima, con l’attuale Cda a tenersi strette le poltrone non solo fin dopo le amministrative, ma verosimilmente fino alle elezioni politiche. Il Pdl plaude, mentre il Pd si mette (troppo tardi!) di traverso.
“Il Pd non torna indietro – tuona Bersani - se non cambia la legge non votiamo, gli altri partiti si voteranno i loro consiglieri da soli, così sarà un 9 a zero. E in questo caso il governo Monti, il centrodestra e chi parteciperà si dovrà assumere le proprie responsabilità su questo grave vulnus”.
Già. Non c’è più tempo, adesso. E perché negli ultimi sei mesi il governo, latitante, ha sempre fatto orecchie da mercante? Monti dica che questa Rai gli va bene così, carrozzone lottizzato, con il Cda di centrodestra e con un Tg1 in mano alla squadra minzoliniana anche per le amministrative.
Insomma, non ci siamo. Stavolta, per riformare la Rai “non c’è più tempo”. Per massacrare lavoratori e pensionati e i piccoli imprenditori, invece, il tempo ce n’era anche troppo. Poi ci si lamenta dell’antipolitica …
A Silvio Berlusconi, si sa, la fantasia non manca. Adesso, per rincuorare i suoi e cercare di fermare i buoi che scappano dalla stalla (leggi Pdl in caduta libera nei sondaggi) lancia l’allarme: “Il Pd vuole fare cadere Monti e andare a votare in Ottobre. Bisogna fare il fronte unico dei moderati, altrimenti vince la sinistra”.
Il Cav usa il vecchio metodo del “chi mena per primo mena due volte”.
Tant’è che tocca a Bersani replicare: “Il Pd mantiene la parola e quindi vuole sostenere il governo Monti fino alla scadenza naturale della legislatura, cioè nel 2013. Se Berlusconi ha problemi lui, lo dica ma mi consenta di lasciare a me la parola sul Pd”. “Vedo – prosegue il segretario del Pd – certamente un po’ di disagio sull’altro fronte, soprattutto perché da quel lato non funziona il tentativo di mettersi al riparo dalla vicenda Monti per non pagare dazio. Ma molti ricordano che Monti non è venuto dopo i partiti, Monti è venuto dopo Berlusconi dovendosi caricare lui, e un po’ anche noi, delle difficoltà che ha trovato”.
E su una eventuale vittoria del centrosinistra temuta da Berlusconi, Bersani ironizza: “Per lui quel rischio lì c’è”. “Guardiamo cosa succede in Europa – conclude – è ormai chiaro quale sarà il terreno di sfida che noi abbiamo intuito da tempo: avanzeranno i progressisti e i moderati per dare risposte saldamente istituzionali alla crisi”.
Tutto bene, dunque per il Pd? Forse sì, forse no. Col Pdl alla frutta, con la Lega nel pozzo nero degli scandali, con Formigoni con l’acqua alla gola ecc., se si andasse presto a votare il centrodestra si squaglierebbe. Ecco perché Berlusconi finge di appoggiare Monti: vuole rinviare il redde rationem. Ed ecco perché, mettendo le mani avanti, cerca di accalappiare Casini, con il Terzo Polo e zone limitrofe.
A questo punto sorge il dubbio: e se Pierferdy facesse il solito pesce in barile e, al di là delle parole, puntasse davvero alle elezioni anticipate per diventare il jolly decisivo fra le parti?
Giorgio Napolitano: unisce. Voto 8+. Il capo dello Stato ribadisce: “Il 25 aprile è una ricorrenza fondamentale nella storia dell’Italia unita, di quelle che più hanno segnato il cammino sulla via dell’indipendenza, della dignità, della libertà e della coesione nazionale”. Liberazione, festa di tutti.
Silvio Berlusconi: divide. Voto 3- Il “Ghe pensi mi” non molla. Per tornare in campo il Cav punta sempre sulla paura e sulla divisione fra “buoni e cattivi” rilanciando il vecchio refrain: “Se si vota, vince la sinistra”. E invoca un patto con tutti i moderati partendo da Casini. Pierferdy abbocca?