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Ore 12 - Monti, in Europa "a testa alta". Che ci guadagnano gli italiani?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAnche in politica, ognuno fa il suo mestiere. I sindacati, Cgil in testa, criticano e attaccano la manovra “Salva Italia” e hanno le loro buone ragioni. I partiti, avvitati in una crisi oramai cronica, lasciano a Monti il lavoro “sporco”, curando l’orticello particolare del consenso.

Si può dire che mai come oggi ai partiti manca, oltre al “senso generale” dello Stato e della Nazione, la capacità di ridisegnare un “progetto” capace di chiamare gli italiani a tornare a credere in se stessi.

E’ in questo quadro che l’amara medicina propinata da Mario Monti è “obbligatoria”. I limiti sull’equità sono evidenti, come quelli sulle mancate riforme per la ripresa. Ma il capo del Governo fa bene a ricordare che oggi l’Italia, avendo (quasi) messo a posto i conti, può guardare al confronto europeo “a testa alta”.

Non è un fatto, già di per se stesso importante, di pari dignità. Si tratta di sostanza politica fra Stati chiamati adesso a dare una risposta “europea” che, dopo una strategia da lacrima e sangue per appianare i debiti, produca il salto di qualità, con una fase due orientata alla ripresa. Sarà possibile con la Germania tutt’ora chiusa a difesa della propria vocazione alla …“rigidità” finanziaria, arroccamento che rischia di trasformare l’attuale recessione in prossima depressione?

Questo è il nodo che va sciolto senza tentennamenti e rinvii. Con tutti i limiti della manovra, l’Italia può finalmente giocare “alla pari” nello scacchiere europeo. Non è un fatto di protocollo, ma di fondamentale importanza politica ed economica, per l’Italia e per l’Europa. Perché da questa crisi o si esce tutti insieme o si va tutti a picco. Tertium non datur.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: puntualizzazioni. Voto 9+ Il capo dello Stato difende la scelta di non andare alle elezioni ed esorta i partiti a fare la loro parte: “La crisi era a un punto limite. Sbaglia chi parla di democrazia sospesa. Ministri tecnici? No, meglio indipendenti”. Fortuna che Giorgio c’è. E non molla.

Mario Monti: priorità. Voto 7+ Il capo del governo dice no all’escalation di dichiarazioni e scontri fra i sindacati e il ministro Elsa Fornero sull’art. 18: ”Non è certo necessario un muro contro muro sul tema del lavoro”. E sulle cose da fare: “Priorità alla lotta all’evasione”. Puntini pesanti sulle “i”.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: l’inciampo. Voto 6+ Il leader Idv attacca Monti: il premier “ha garantito a Berlusconi che non avrebbe messo all’asta le frequenze tv”. E sulla manovra: “Più equa o non la votiamo”. Populista o “giusto”?

Mario Monti: inciampato. Voto 5- Il premier non convince i sindacati. Per Susanna Camusso: “Incontro deludente”. Oggi sciopero confermato. Replica del primo ministro: “E’ nella democrazia”. Democratico o “furbo”?

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Monti, sì ma ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi letteralmente “se ne fregava” degli scioperi dei sindacati, ma ai tempi della Prima repubblica bastava un annuncio di sciopero generale fatto da Luciano Lama appoggiato dai leader di Cisl e Uil per fare cadere un governo, o, quanto meno, per modificare scelte ritenute inique e sbagliate. Stasera si saprà, dopo l’incontro del premier con i tre capi confederali, se il governo si aprirà o no alle modifiche chieste dalla triplice o se anche Monti, al di là del suo indubbio fair play, tirerà diritto per la sua strada.

Il realismo, o la drammatizzazione secondo alcuni, ha fin qui imposto il decreto “Salva Italia”, come una amara medicina, senza la quale non c’è via di scampo. Al rigore (ma non per tutti …) non c’è alternativa. Ma non si può accettare la logica del prendere o lasciare: il decreto contiene storture e limiti, anche sul piano dell’equità, evidenti e insopportabili. La manovra del Governo Monti resta perciò discutibile negli obiettivi e nei mezzi adottati.

“In parte – afferma l’esponente della sinistra Alfiero Grandi - questo discende dall’anomalia politica che vede partecipare al sostegno del Governo soggetti politici che dovrebbero essere su fronti opposti. Questa anomalia politica, questa sospensione della normale dialettica democratica viene spiegata con l’emergenza finanziaria, con lo spread che ha raggiunto livelli senza dubbio preoccupanti. 
Questo è vero ma non sufficiente a spiegare un asse politico della manovra particolarmente conservatore, per certi aspetti fin troppo continuista con il Governo precedente”.

Qui sta il punto. Come “sostenere” il governo Monti ma “come” non accettare il suo pacchetto a scatola chiusa, avere garantiti rigore e ripresa? Risponde oggi su Repubblica Eugenio Scalfari: “Dal governo Monti ci aspettiamo ora che - dopo il bollino del rigore che ha recuperato la nostra credibilità nelle sedi internazionali - si passi con la massima rapidità ai provvedimenti di stimolo della domanda nei settori del consumo, delle infrastrutture, del cuneo fiscale tra salario lordo e busta paga netta. Questo è l’appuntamento decisivo. Finora Monti ci ha lasciato a bocca asciutta. Ne abbiamo capito il perché, ma non può che consentire una dilazione di due o tre settimane. Passate le feste (che non saranno troppe festose) non ci sarà spazio per ulteriori ritardi. Stavolta tocca a Passera e a Barca. Speriamo non ci deludano”.

Il discredito di Berlusconi e del suo governo erano così alti che chiunque pare, al confronto, un “santo” o un Aladino con la bacchetta magica. Chi non salta, Berlusconi è. Ma attenzione a non farci propinare dal nuovo cuoco (Monti) la vecchia minestra berlusconiana, anche se su un piatto pulito. Le ex opposizioni, Pd e sinistra in testa, non hanno alibi: l’emergenza non può diventare il pretesto per liquidare un’alternativa politica alla destra, comunque “vestita”, in Italia e in Europa.

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Stangata, spiragli per le pensioni fino a 1400 euro? Pd diviso sullo sciopero

pubblicato da il passator cortese

Qualcosa si muove, e in positivo, sul fronte più caldo, quello delle pensioni. La commissione Lavoro della Camera chiede al governo di sbloccare l’indicizzazione delle pensioni fino agli assegni di 1400 euro, ossia tre volte il minimo.

La proposta è contenuta nel parere approvato dalla commissione con il voto favorevole di tutti i gruppi tranne la Lega. Il vice ministro Michel Martone commenta così: “Il governo prende atto della responsabilità della commissione ed è disposto a ragionare a saldi invariati”.

Ma le acque restano agitate. Non solo per lo sciopero di lunedì indetto unitariamente da Cgil-Cisl-Uil. Il Partito democratico pare sulle orme che già furono della Lega nel precedente governo, quelle del partito di lotta e di governo.

“Ascolteremo i lavoratori e saremo al presidio”. Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, con un’intervista ad Affaritaliani.it, annuncia che sarà in piazza coi lavoratori in occasione dello sciopero generale di lunedì 12 dicembre proclamato dai sindacati confederali. 
”I sindacati rappresentano milioni di lavoratori che non riconoscono l’equità necessarie nei provvedimenti del governo e si mobilitano”.

Siamo alle solite? Sì, con il Pd sempre nel mezzo, con i suoi “nì”. Perché il Pd non fa un comunicato ufficiale di appoggio allo sciopero? Chissà che ne pensano i Veltroni, Fioroni, Gentiloni e tutti gli amici e compagni pronti a impallinare Bersani (più che Monti)?

Ore 12 - Monti, ed è subito "lotta dura senza paura". Cui prodest?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è, quello dello sciopero unitario di lunedì prossimo, il ritorno in campo della “triplice” degli anni ’70, allora ben più autorevole sul piano politico e più forte su quello organizzativo. La protesta è di fatto un atto dovuto.

Uil, Cisl e Cgil, di nuovo insieme, battono un colpo per se stessi, per cercare una legittimazione e un ruolo “politico”. E’ alto il rischio di agire solo per salvaguardare interessi corporativi, anche se riguardano lavoratori e pensionati i più colpiti nel morso della crisi.

Il premier Mario Monti non si è tirato indietro dicendo ieri sera a “Porta a porta”: “Capisco le reazioni, ma invito tutti a considerare che cosa sarebbe successo anche al mondo del lavoro dipendente e al mondo dei pensionati senza questa azione”. Invitando i sindacati a “considerare che, per quello che è stato possibile, abbiamo fatto più redistribuzione ed equità di quanto fosse mai stato fatto”. Ma non è proprio così. Perché il decreto anti crisi continua a “fare cassa” con le pensioni e dell’equità non c’è molta traccia. Non solo. Come sostiene l’economista Nouriel Roubini: “Che cosa stimolerà la crescita in Italia, visto che l’ulteriore austerità fiscale e le tasse più alte renderanno più dura la recessione?”.

Già. Va anche detto che il sindacato deve saper cogliere la protesta dei lavoratori, alquanto scossi, ma deve soprattutto aprire il confronto, in questo caso con il governo, trattare e portare a casa qualcosa, cioè qualche modifica: soprattutto quella che riguarda i lavoratori pensionati a cui non viene riadeguata la pensione, nemmeno parzialmente, all’inflazione subita.

Serve un tavolo di trattative, anche in vista delle annunciate innovazioni su temi come il mercato del lavoro e la contrattazione. Il precedente governo aveva l’obiettivo politico di assestare un colpo decisivo al sindacato, cioè alla Cgil e Cisl e Uil si sono irresponsabilmente prestati al gioco. Monti non è Berlusconi. E la domanda s’impone: è proprio “utile” lo sciopero di lunedì?

La verità è che le divisioni sindacali pesano, con Cgil, Cisl e Uil nell’altalena dello scavalcamento reciproco, giocando una volta al “ribasso” (vedi Fiat- Marchionne) e una volta al “rialzo” (vedi Monti-decreto).

Dice bene oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “L’autonomia del sindacato va certamente difesa e garantita, come momento essenziale di un conflitto sociale, che può essere moderato e regolato, in ragione della grave situazione in cui versa il paese, ma senza il quale non c’è né sviluppo né democrazia.
 L’autonomia sindacale non contraddice l’esigenza di guardare con realismo la situazione in cui opera questo governo, per evitare il disastro che abbiamo visto in Grecia, dove i sindacati hanno subito pesanti sconfitte proprio perché hanno giuocato di rimessa volendo difendere tutto e tutti. I caratteri della crisi ci dicono che nulla, e per nessuno, sarà come prima”. Appunto.

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Ore 12 - Berlusconi con la bava alla bocca. Ma l'opposizione non pensi solo al ricambio delle poltrone ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon il pallottoliere in mano Silvio Berlusconi è in fibrillazione per la emorragia in corso nel Pdl che può far saltare a breve la maggioranza in Parlamento. Il presidente del Consiglio ha annunciato il ricorso del governo alla fiducia e, a sorpresa, per cercare di spezzare la tenaglia che lo sta stritolando, ha anche espresso la volontà di aprire una trattativa sulla riforma del mercato del lavoro con i sindacati, Cgil compresa.

Non si sa molto ancora sulle nuove misure anti crisi del governo. Ma il mondo del lavoro teme nuove strette.

Si ipotizza – così scrive oggi Rassegna.it - un nuovo ricorso ai voucher, al part time e al lavoro a chiamata, cioè le forme più precarie di occupazione esistente. Si paventa anche il licenziamento dei lavoratori pubblici che non accettino trasferimenti. Inoltre l’azzeramento dei contributi per l’apprendistato, se non sarà collegato alle assunzioni, porterà poco o nulla. E l’aumento dell’1% dei contributi per i collaboratori certamente non basterà per la loro pensione futura. Anzi sembra l’ennesima misura per fare cassa.

“Se queste saranno le norme per il lavoro - sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil - da quell’80% di nuove assunzioni che già oggi avviene con lavoro precario si salirà ancora. Lo slogan del lavoro qualsiasi pur di non lavorare in nero ha per adesso prodotto tre milioni di lavoratori in nero, tre milioni di precari e si vuole continuare. Il giudizio sul perché il governo se ne deve andare prima di fare ulteriore danni è nelle cose”.

Già. Il primo passo, fondamentale, è il benservito a questo governo. Ma basta un premier più presentabile e un governo più attivo e “aperto” in grado di tradurre meglio le direttive della Bce per tranquillizzare il mondo del lavoro? Se cambiano i suonatori ma non cambia la musica delle ricette esasperatamente neoliberiste fatte di mercato senza regole e di attacco ai lavoratori senza un programma di riforme strutturali, la realtà non muterà di molto.

La credibilità di Berlusconi e del suo governo è ridotta a zero. Ma chi si candida all’alternativa non può limitarsi a ridefinire la scacchiera delle poltrone senza mettere i picchetti sui contenuti.

La lettera di Berlusconi promossa dalla Ue unisce nel "no" sindacati e opposizioni

pubblicato da il passator cortese

Promossa con (molta) riserva dalla Ue, la lettera del governo italiano presentata ieri a Bruxelles dal premier Berlusconi unisce sindacati e opposizioni nel muro del “no”.

Pier Luigi Bersani non usa mezzi termini per una bocciatura senza appello: “A parte le minacce inaccettabili di entrare a piè pari sul mercato del lavoro, tutto il resto è merce usata venduta come nuovo in modo anche sconcertante”.

Il segretario del Pd ha poi aggiunto: “Per carità di patria non farò l’elenco punto per punto anche delle vere e proprie prese in giro contenute in quella lettera. Berlusconi venga in Parlamento, spieghi e rispetti quel calendario. Ci faccia vedere cosa c’è di vero e cosa c’è di nuovo e come possa essere rispettata la tabella di marcia”.

Di prima mattina Bersani incontra a Montecitorio Casini e Di Pietro.”Sul progetto di alleanza tra progressisti e moderati non stiamo con le mani in mano”. I tre leader dell’opposizione discutono “della strategia parlamentare dopo la lettera che il governo ha presentato all’Ue, una serie di impegni - ha sottolineato Bersani - sui quali il governo non ha più affidabilità”.

Già questa mattina in Aula esponenti di tutti i partiti dell’opposizione hanno chiesto formalmente al presidente del Consiglio di riferire sugli impegni assunti con l’Ue.

“Bersani ed io abbiamo discusso a lungo sulla necessità che ci sia una maggioranza parlamentare, formata da persone responsabili di tutti gli schieramenti, che si assuma l’impegno di dare fiducia ad un nuovo governo, mandando a casa quello attuale - ha spiegato Di Pietro al termine del colloquio con il segretario del Pd -. Abbiamo parlato della grave situazione in cui versa il Paese e dell’ennesima presa in giro da parte dell’esecutivo”. Si fa finalmente sul serio?

Manovra, con l'ok dei sindacati, sì ai licenziamenti

pubblicato da il passator cortese

Con il sì dei sindacati si potrà anche licenziare. Così il senatore del Pd, Achille Passoni, sull’emendamento della maggioranza approvato dalla commissione Bilancio del Senato. Nell’articolo 8 della manovra con le modifiche introdotte dalla maggioranza si apre la strada alla “possibile cancellazione in un contratto aziendale dell’ articolo 18 della Statuto dei lavoratori, una pura follia giuridica e politica, per arrivare alla messa in discussione di altri diritti fissati per legge”.

Le modifiche volute dalla maggioranza di governo all’articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’articolo 18, in violazione dell’articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama.

E’ l’allarme che lancia il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo le modifiche apportate in commissione Bilancio del Senato all’articolo 8 della manovra che dà ulteriori poteri ai contratti aziendali. “Il governo sconfitto sulle pensioni vuole ora distruggere l’autonomia e l’autorevolezza del sindacato e, così come per le pensioni, i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d’altro”. Un altro motivo per lo sciopero generale di martedì 6 settembre.

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Il Governo incontra le parti sociali: consiglio dei ministri in vista. Verso il decreto. Camusso: "Tassare i grandi patrimoni. Incontro non all'altezza"

pubblicato da Alberto Puliafito

Silvio Berlusconi

Aggiornamento ore 19:00: Susanna Camusso, al termine dell’incontro, ha espresso un giudizio molto duro sull’incontro stesso, definendolo Non all’altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria. Ha aggiunto anche che, qualora la manovra fosse diretta nuovamente verso ceti mediobassi la Cgil si mobiliterà.

C’è anche il premier Silvio Berlusconi, all’incontro con le parti sociali in corso dalle 17 di oggi, a sconfessare i maligni che lo volevano ancora in vacanza in Sardegna. Presente il Sottosegretario Gianni Letta, quasi tutto l’esecutivo (il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, del Lavoro Maurizio Sacconi, della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini, delle Infrastrutture Altero Matteoli, per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, alle Politiche comunitarie Anna Maria Bernini, allo Sviluppo economico Paolo Romani, all’Agricoltura Saverio Romano, alla Pubblica amministrazione Renato Brunetta, all’Ambiente Stefania Prestigiacomo), i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Emma Marcegaglia per Confindustria. L’incontro dovrebbe fornire un primo quadro di risposte - dopo le indiscrezioni di questi giorni - che il Governo ha in programma per fronteggiare la crisi del debito. Il tutto mentre a Milano la Borsa perde il 6,6%.

Consiglio dei Ministri

La prima novità è l’annuncio di un Consiglio dei ministri, probabilmente il 18 agosto, ma forse anche prima.
E’ lecito attendersi dunque che attraverso questa convocazione del CdM si arriverà a emanare l’ennesimo Decreto Legge di stampo governativo, questa volta per fronteggiare la crisi. Il Decreto Legge sarebbe pensato, nell’ordinamento politico italiano, per casi d’urgenza in cui non si possa passare attraverso il normale iter parlamentare. Probabilmente, la crisi lo è. Ma siamo sicuri che non si potesse procedere, nei lunghi anni di Governo di Berlusconi, attraverso una legiferazione tradizionale? I Governi Berlusconi hanno da sempre fatto un uso abnorme del Decreto Legge.

Modifiche alla costituzione

Berlusconi ha chiarito che tutte le voci e le speculazioni su possibili cambi alla Costituzione rispondono al vero.

I temi dell’agenda restano validi, anzi sulla modifica costituzionale dell’art. 41 e 81 ci stiamo già muovendo.

I quattro pilastri

Berlusconi e Tremonti ribadiscono come un mantra il pilastro del pareggio di bilancio, da inserire anche nella Costituzione. Tremonti ha confermato che la manovra economica va ristrutturata. Ancora nessuna conferma sulle indiscrezioni di ieri.

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