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Tutti gli articoli con tag sindacati

Crisi economica: governo e opposizione incontrano (divisi) le parti sociali. Tutto come prima

pubblicato da il passator cortese

Imprese e sindacati incontrano il governo sulla crisi economica. “E’ emergenza, basta scappatoie”, questa è la posizione di Confindustria. Ma il premier Berlusconi resta ottimista e lascia quanto meno perplessi i sindacati: “il Governo – chiosa la segretaria della Cgil Camusso - come dimostrano anche gli interventi dei ministri, è tutto teso nel dire che ha già fatto tutto e ha già risolto tutto”.

Insomma, un incontro che segna un nulla di fatto. Anche nel meeting delle parti sociali con le opposizioni, tira la stesa aria.

Dice il leader dell’Udc Casini: “L’opposizione c’è, le parti sociali ci sono. Speriamo che ci sia il governo e che non perda il mese di agosto per assumere provvedimenti che vanno presi subito”. Casini ha sottolineato le “drammatiche difficoltà in borsa, davanti a queste difficoltà che riguardano l’Italia più di altri paesi, il governo si dia una mossa, si svegli, faccia provvedimenti indispensabili subito. Li presenti senza aspettare la ripresa dopo la pausa estiva. Il governo assuma provvedimenti immediati, noi concorreremo”.

Il leader dell’Udc ha comunque fatto sapere che nessuno del terzo polo è stato contattato dal governo: “Il governo se vuole i nostri numeri di telefono li conosce, sa che siamo disponibili. Anche perché ora non si può fare fazione. Facciamo un passo indietro come parte politica e un passo avanti come italiani”.

Per il leader dell’Udc le opposizioni sono unite: “non c’è divergenza, sono tutti pronti a concorrere a provvedimenti che fronteggino la crisi. Lavoriamo per unire, non per dividere, oggi non è più il momento della divisione. Il Paese sta affondando, figuriamoci se ci mettiamo a fare i giochetti noi-loro …”. Non è solo Berlusconi a fare concorrenza a Pinocchio ..

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Calderoli: Porcellum 2. Voto 4-. Pronta la bozza del ddl sulla riforma costituzionale. C’è anche la modifica dello stipendio dei parlamentari dato in base alla loro effettiva presenza in aula e alla partecipazione ai lavori parlamentari. Il Parlamento deve essere eletto dai cittadini, non nominato dalla “porcata” che tiene in piedi B&B. Riforme, non truffe!

Matteo Renzi: Brunetta 2. Voto 4-. Il sindaco attacca i “suoi” dipendenti “fantozziani” di Palazzo Vecchio: “Un quarto d’ora prima di timbrare hanno già il cappotto per uscire”. E spara sui sindacati: “Hanno giri di affari miliardari, un iscritto su due è in pensione”. Cruda verità o delirio di onnipotenza di un populista frutto della casta e che non ha mai lavorato?

Manovra, il testo del decreto al Quirinale. Quasi una burla ...

pubblicato da il passator cortese

E’ finalmente giunto al Quirinale il testo definitivo del decreto della manovra economica composto da 39 articoli e 2 allegati.

In sintesi: per il 2012-2013 viene confermato il blocco della rivalutazione delle pensioni che superano di cinque volte il minimo di pensione Inps. Torna il taglio del 30% degli incentivi e delle agevolazioni in bolletta per le energie rinnovabili.

Spunta anche una sforbiciatina alla politica ma solo … “a decorrere dalle prossime elezioni”. Sempre dalla prossima legislatura taglio del 10% (30% complessivi) al finanziamento dei partiti. Auto blu di cilindrata non superiore ai 1600cc. Obbligatorio l’election day.

Tutto qui? Più o meno. Se non è zuppa è pan bagnato.

Anche i







































 sindacati hanno ricevuto il testo della manovra, “un provvedimento che fa solo tagli senza pensare alle prospettive del paese”. Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso di un convegno organizzato da Unicredit. “Ho ricevuto poco fa - ha detto la Camusso – il testo della manovra” e in Italia, ha aggiunto, “c’è una divaricazione tra la realtà e la politica fatta, la manovra ne è l’ennesimo esempio: si taglia e non si pensa alla prospettiva.”

1° Maggio di festa, nonostante tutto ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Nonostante tutto, è la festa del 1° Maggio. Lo scrivemmo nel 2010 e lo riscriviamo oggi. E nonostante tutto è un altro 1° Maggio per ricordare il cammino (vittorie e sconfitte) dei lavoratori per la loro emancipazione e la loro dignità, in Italia e nel mondo. Ma è un 1° Maggio con i sindacati mai così divisi e con Silvio Berlusconi a dettar legge e leggi, nel senso politico, istituzionale e letterale della parola.

Il presidente Napolitano ripropone l’appello per l’unità dei sindacati come cerniera contro le spinte disgregatrici, rilancia la centralità del lavoro, volano dello sviluppo economico e perno della democrazia. Ma chi l’ascolta?

Come si può tenere alta la “tensione” ideale e politico-sindacale se a tenere banco non è il morso della crisi, il dilagare dei precari, l’inettitudine e la voracità della politica ma la diatriba sui negozi aperti o chiusi il giorno della Festa dei lavoratori?

In questa Italia della Seconda repubblica, i partiti (tutti) hanno delegato la questione del lavoro, il “berlusconismo” ha colpito e colpisce diritti e conquiste date troppo semplicisticamente per “acquisite” e ha smontato e smonta pezzo per pezzo l’identità e la memoria storica di una nazione e di un popolo.

Non senza responsabilità e addirittura connivenze dei sindacati, oggi irresponsabilmente divisi; delle sinistre (e del cosiddetto centro sinistra), incapaci di fare i conti con il proprio passato (non sempre eroico e luminoso: tutt’altro!) e ancor meno capaci di interpretare i cambiamenti e le grandi trasformazioni del secolo nuovo. Tant’è.

Ma va rinnovato l’impegno di fare del lavoro il fondamento della dignità della persona umana, la pietra di paragone di una reale giustizia, la condizione per una libertà vera, che era e resta liberazione dal bisogno, dallo sfruttamento, dall’oppressione, oggi anche mediatica e culturale.

Scriveva Antonio Gramsci sull’Ordine Nuovo del 1919: “Noi siamo diventati socialisti non perché ritenessimo che nella vita vale più il mangiare, ad esempio, che studiare, ma perché abbiamo provato che non si può studiare se non si mangia o se si mangia male”. Una lezione e un monito. Per tutti.

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Lavoro, le "morti bianche" infinite

pubblicato da Massimo Falcioni


L’abbiamo scritto molte volte che i morti sul lavoro non fanno notizia. Ma la strage sui luoghi di lavoro continua senza sosta e addirittura con maggior intensità del passato.

83 morti nei primi due mesi del 2011 ! (erano stati 69 nel 2010). Sono questi i dati inquietanti forniti dall’Osservatorio sulla sicurezza di Vega Engineering di Mestre.

Insomma, di fatto un morto al giorno sui luoghi di lavoro (33 le vittime di febbraio!), cifre che riportano ad altri tempi e ad altri Paesi, lasciando senza parole.

L’infausto record delle morti bianche appartiene all’Emilia Romagna, che lo condivide con la Lombardia (12 morti dall’inizio 2011). A seguire, Sicilia, Campania, Piemonte, Veneto, Toscana, Marche, Sardegna, Friuli Venezia Giulia.

Fra le province, la maglia nera spetta a Milano (6 morti), poi Catania, Napoli e Torino (4), Messina e Bologna (3). Il settore più pericoloso è l’agricoltura (36,1% degli incidenti mortali), quindi quello delle costruzioni (18,1%) ecc.

Che dire? Nulla. Tanto non serve a niente. Repetita (non) iuvant. Non sono solo sbadataggine e insipienza a causare queste tragedie. Troppo spesso siamo in presenza di veri e propri assassini legalizzati. Inasprire regole e leggi? In Italia, regole e leggi esistono già. Vanno fatte rispettare! Ma chi lo fa?

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Ore 12 - "Esplode" la cassa integrazione! Il Governo ha altro da fare ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSono numeri da brividi, quelli dati dall’osservatorio della Cgil sulla crisi: quasi un miliardo di ore di cassa integrazione!

Da gennaio a settembre se ne sono già accumulate 925 milioni, coinvolti più di 640 mila lavoratori. Un vero e proprio boom negativo nei primi nove mesi: + 50%).

Ancora: ammonta a 3 miliardi e 500 milioni di euro la perdita cumulativa che i cassintegrati hanno subito nei primi nove mesi dell’anno, pari a una decurtazione netta del reddito di 5.500 euro per ogni singolo lavoratore. Poi ci si interroga sul perchè calano i consumi …

E l’immediato futuro spaventa. A fine 2010 le ore di Cig supereranno di molto il miliardo e peseranno particolarmente al nord, alla faccia del peso positivo e strategico della Lega di Bossi.

Non bastasse, su tutto pende la spada di Damocle del rifinanziamento della Cig: dove si trova la montagna di euro necessari a non far saltare il tappo alla bottiglia se le casse dello stato sono a secco?

Il premier Berlusconi ha le “sue” gatte da pelare e il ministro Tremonti continua con il gioco delle tre carte. E i sindacati sono indaffarati a … “scannarsi” reciprocamente sulla testa dei lavoratori.

Avanti così, verso l’ultimo miglio. Poi c’è il baratro.

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La Fiom-Cgil lancia uova e petardi contro la Cisl. Vergogna!

pubblicato da Massimo Falcioni

Non è l’assalto al Palazzo d’Inverno dei bolscevichi, ma l’assalto della sede Cisl di Treviglio a Bergamo da parte di un gruppo di lavoratori della SAME non può essere sottaciuto.

Perché non capita … tutti i giorni che gli operai, in questo caso iscritti della Fiom-Cgil, lancino uova, petardi e mortaretti contro una struttura sindacale “confederata”. E tanto meno capita che a guidare il blitz sia il segretario generale della Fiom-Cgil territoriale Eugenio Borrella, spalleggiato da altri dirigenti e delegati.

Qui il merito non centra nulla: né il governo, né la Fiat, né Marchionne, né la linea “arrendevole” di Cisl e Uil, accusati di avere “svenduto i diritti dei lavoratori”.

E’ un atto squadrista e come tale chiamato per nome, da condannare, inutile e politicamente errato sotto tutti i profili. Un atto che macchia la storia di una grande organizzazione come la Fiom e la Cgil tutta, che fa rigirare nella tomba Giuseppe Di Vittorio, Bruno Trentin, Luciano Lama.

Nessuna ragione dei lavoratori può portare a simili “imprese”. Stavolta non ci sono “ma” e “se” che tengono.

La Fiom e la Cgil devono fare solo una cosa: cacciare i responsabili di questa vergognosa azione teppistica. Solo così il dialogo fra i sindacati può ripartire e solo così la Fiom e la Cgil non perdono, oltre la ragione, anche la faccia.

Ore 12 - Voto sì, voto no. E l'Italia va, ultimo vagone del treno della ripresa ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è vero che nel caos prodotto dalla crisi del Pdl, in questo teatrino indecoroso prodotto dalla destra Made in Italy, non ci sia niente di chiaro.

Le minacce di Bossi (di fare cadere il governo e andare subito al voto) annunciate e poi ritirate, i timori di Berlusconi (impegnato a “comprare” deputati per controbilanciare il forfait dei finiani), l’insostenibile leggerezza della maggioranza che fu, la latitanza del governo, delineano quello che sarà il quadro delle prossime settimane.

Il Paese sarà in uno stato di completa ingovernabilità. Nessuno, né il governo e né le opposizioni, (tutti impegnati a salvaguardare le proprie posizioni di partito e personali), faranno qualcosa che serve all’Italia.

Idem per i sindacati, in guerra fra loro. Aumenteranno i conflitti, più o meno spontanei, con imprevedibili colpi di coda del radicalismo, che farà danni nel campo “amico” della sinistra riformista e non in quello “nemico” della destra.

Dilagheranno la sfiducia, l’indifferenza, le sacche di rabbiosa impotenza.

Altrettanto chiara è l’agonia finale del berlusconismo. Lo sa bene per primo il principale protagonista, cioè il premier. Che, anch’egli deluso e confuso, strattonato, non sa più che pesci pigliare.

Così va in Italia. Dove davvero va, non ci vorrà molto per scoprirlo. Intanto si “scopre” (dati Ocse) che siamo l’ultimo vagone del treno della ripresa. Appunto.

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Ore 12 - La Fiat "globale" fugge dall'Italia e il governicchio di Berlusconi non vede e non sente ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa Fiat fa scuola. E, come sempre, traccia la strada anche per altre aziende, come dimostra la Omsa che sposta da Faenza in Serbia il suo stabilimento di calze, con 350 nuovi disoccupati.

Marchionne, a differenza di Valletta, non fa politica. Ma la politica centra, eccome.

Stavolta non quella all’ombra del municipio o dei palazzi romani, ma quella legata alla “globalizzazione” e alle sue nuove regole (si fa per dire).

La Fiat vuole diventare una fabbrica-mondo, con le auto costruite in una sorta di “global assembly line”, linea di montaggio globale. Il Progetto Fabbrica Italia è una bufala, cui crede solo un buon “provinciale” di sinistra sbiadita come Chiamparino.

L’Italia diventa solo un satellite nella nuova dimensione mondiale della Fiat, il cui centro strategico decisionale sarà negli States, a Detroit, con la dependance a Bruxelles.

E’ vero che gli operai serbi produrranno la nuova monovolume “torinese” con un salario di 400 euro mensili. Ma è altrettanto vero che il costo del lavoro incide sul costo finale di un’auto solo per il 7-8%. Allora?

La sfida è un’altra e riguarda, da una parte, i governi e le istituzioni internazionali, dall’altra i sindacati.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Calderoli: orgoglio italiano. Voto 7. La Fiat va a costruire la nuova monovolume in Serbia per la “poca serietà dei sindacati italiani”. Il ministro: “Se si tratta di una battuta, non fa ridere nessuno”. Lega di lotta e di governo?

Silvio Berlusconi: bavaglio italiano. Voto 2. Intercettazioni, blitz del governo, norma salva P 3, salta la Legge Falcone e per i blog scatta l’obbligo di rettifica entro 48 ore. Imbavagliare anche internet. Verso il regime del Cav?