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Tutti gli articoli con tag sindacato

Sciopero generale: i numeri della Cgil

pubblicato da Luca Landoni

Rimbalzano da fonti ufficiali Cgil i primi numeri dello sciopero generale di oggi. Ricordiamo che l’epicentro era Bologna con la presenza del segretario nazionale Guglielmo Epifani, mentre erano cinque le manifestazioni di carattere regionale, di scena a Roma, Ancona, Cagliari e Bari.

I dati comunicati dal sindacato parlano di grande successo e adesione numericamente intorno al triplo dei tesserati Cgil. Nello specifico sarebbero 200.000 le presenze a Bologna, 50.000 a Torino e Venezia, 40.000 a Firenze, 25.000 a Genova. A Roma, dove presenziava la segretaria generale dello Spi Carla Cantone, si parla di 40.000 persone, stessa cifra di Cagliari, Napoli e Bari. In Sicilia, infine, si sarebbero viste 30.000 presenze a Palermo e 15.000 a Catania.

Mentre attendiamo i dati delle questure, per dare adito al solito, stucchevole balletto di cifre, registriamo la soddisfazione del segretario confederale della Cgil e responsabile d’organizzazione Enrico Panini, che ha commentato: “L’adesione è molto buona, ci risulta che in molte, tantissime aziende del paese andiamo ben oltre il doppio il numero dei nostri iscritti, in alcuni casi anche il triplo”.

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Stasera a Ballarò: Epifani, Bersani e Castelli tra scontri politici e scioperi

pubblicato da Luca Landoni

Stasera a Ballarò fari puntati sugli scontri all’interno dei sindacati e sulla generale situazione di scioperi e scontro politico

Ospiti del conduttore Giovanni Floris, Maurizio Crozza a parte, saranno il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, Pierluigi Bersani del Pd, il sottosegretario alle infrastrutture e trasporti Roberto Castelli, il presidente della Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, il professore Stefano Rodotà, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli che presenterà gli ultimi sondaggi sulla realtà italiana.

Ospiti illustri quindi, e la triade Castelli-Bersani-Epifani promette faville. Va detto che all’ex-Guardasigilli andare in tv deve piacere davvero molto visto che si aggiudica con netto distacco il titolo di maggior presenzialista. Secondo ovviamente Antonio Di Pietro, che oggi tuttavia non dev’essere stato invitato.

Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05

Aggiornamento: a sorpresa incursione telefonica di Berlusconi intorno alle 22,30. La trovate qui.

Ore 12 - Il conto salato della cena dei "carbonari" a Villa Grazioli

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è una questione di “offese” . E’ una questione politica.

Con la cena separata dei “carbonari” a Palazzo Grazioli (dove un segretario generale della Cisl corre dalle cucine di un albergo per non farsi vedere … ) il capo del governo è passato dalla (eventuale) ragione al torto.

Escludere dall’invito di un vertice il capo di una organizzazione di oltre 5 milioni di iscritti significa per il premier due cose: o non avere capito niente e presto pagare lo scotto politico di questa esclusione, o avere capito tutto ed essere certi di poter stravolgere le relazioni sindacali e sociali a proprio uso e consumo pensando che gli “esclusi” dicano grazie e tolgano il disturbo.

A suo tempo, D’Alema e i Ds e tutta la sinistra commisero l’errore fatale di non “riconoscere” Berlusconi e la sua forza elettorale.

Gli avversari non si scelgono. Oggi è Berlusconi a seguire la stessa strada contro la Cgil, accusata, questo è il punto vero, di fare da apripista nell’alimentare lo scontro sociale contro il governo.

La Cgil è indubbiamente in mezzo al guado. Epifani si è impantanato senza sapere o potere elaborare una linea autonoma riformista. Per anni il sindacato di Corso d’Italia non ha disturbato il manovratore (i governi di centro sinistra): trasformato in una grande e capillare società di servizi per lavoratori, pensionati, disoccupati, precari ed extracomunitari.

Poi, con il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi, la svolta.

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Ore 12 - Il governo "bombarda" il sindacato, che si lamenta. A quando l'autocritica della Cgil?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl governo Berlusconi attacca il sindacato su tutti i fronti. L’obbiettivo è quello di dividere Cisl e Uil dalla Cgil, e di mettere un cuneo fra i lavoratori e le rispettive organizzazioni.

Può essere una scelta scellerata, quanto velleitaria e pericolosa per l’intero Paese. L’ultimo atto è quello del ministro Sacconi che annuncia un disegno di legge delega per riformare lo sciopero nei settori di pubblica utilità, in senso maggiormente restrittivo e punitivo.

I sindacato si rivoltano e parlano di provocazione del governo alla vigilia di scioperi, proteste e manifestazioni nei settori della scuola e della P.A.

Il diritto di sciopero è sancito dalla Costituzione che però sancisce (e il sindacato finge di non saperlo) anche i diritti di tutti i cittadini che non possono subire i colpi di mano delle organizzazioni dei lavoratori o di frange irresponsabili.

Comunque, di fronte a questo attacco del governo, il sindacato, oltre che incerto e diviso, appare “politicamente” disarmato. Non ha una sua risposta perché non ha una sua proposta.

Il problema delle “coerenze” non riguarda solo il governo, i partiti, il padronato. Ma riguarda lo stesso sindacato che spesso non ha comportamenti lineari e sbanda fra azioni corporative e aziendalistiche e difesa dello status quo: in perenne contrasto fra cambiamento e tradizione.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Famiglia Cristiana: fendenti. Voto + 8. Prosegue l’attacco di Famiglia Cristiana contro governo e opposizione. Dall’editoriale del periodico in edicola questa settimana intitolato “I deliri di onnipotenza e le piazza inopportune”: “In Italia le famiglie indebitate sono il 26%: non si è esagerato con l’idolatria del consumo e del denaro? Il governo è impegnato nel solito teatrino della politica e l’opposizione non è da meno col suo confuso zigzagare verso una linea unitaria. Le commissioni parlamentari sono pressoché deserte. I senatori hanno lavorato in media 20 minuti al giorno: che fatica e che costo!”. Indebita interferenza o elementare verità? Banale la risposta.

Governo: ferma scioperi. Voto – 9. Il ministro Sacconi sta lavorando ad “un disegno di legge delega per riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità”. Di fatto, al di là dei singoli punti del ddl (referendum consultivo obbligatorio, dichiarazione di adesione del lavoratore allo sciopero ecc.), Berlusconi vuole imporre nuove restrizioni e tentare di scardinare il rapporto fra sindacato e lavoratori. In Italia c’è una regolamentazione per legge degli scioperi: è la 146 del 12 giugno 1990 che limita gli scioperi nei trasporti e nei servizi pubblici. Stavolta si vuol mettere in discussione una legge costituzionale. Lo sciopero è un diritto del lavoratore, non del sindacato. Un passo dietro l’altro …

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Morti sul lavoro? E chissenefrega!

pubblicato da Massimo Falcioni

Prosegue la mattanza delle morti sul lavoro, che tutti si ostinano a chiamare “morti bianche”. La vita di un operaio, se misurata con il peso dato dai media, vale poco. Quasi niente.

Solo tragedie di massa, o morti/spettacolo, fanno notizia. Le singole morti sul lavoro sono relegate, quando va bene, nelle brevi dei quotidiani e nei titoli di coda dei tg. Nessun accenno sugli infortuni e sugli invalidi del lavoro.

Quasi tutto ruota attorno al gossip e ai cosiddetti reality. Uno zingaro o un extracomunitario protagonisti di uno scippo aprono le prime pagine, non solo dei quotidiani locali.

Pochi giorni fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è tornato a parlare di sicurezza sul lavoro ai ragazzi delle scuole, per l’inaugurazione del nuovo anno scolastico. Chi ha raccolto il monito del capo dello Stato?

Oltre 1200 morti l’anno sul lavoro dicono più di tante parole qual è la realtà, non solo quantitativa, di questa tragedia permanente: una vergogna nazionale, indegna di un paese civile e moderno.

In questo quadro, addirittura il governo sta smontando pezzo per pezzo il Dlgs 81 del 9 aprile 2008, cioè il testo unico in materia di sicurezza e salute sui posti di occupazione. E il sindacato sta a guardare.

Questo bollettino di guerra non interessa a nessuno. Tanto sono gli altri a morire.

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Italia di strappo in strappo. E’ rottura fra Confindustria e Cgil e fra questa e Cisl, Uil. Tuona Emma Mercegaglia: “Contratti, avanti senza Cgil”. Durissima replica di Epifani: “la trattativa è finita”. Cisl e Uil pronte a firmare. Raffaele Bonanni: “La Cgil non è l’alfa e l’omega del sindacalismo italiano, la Cisl ne farà senza”. Luigi Angeletti: “Accettate molte nostre richieste. La Uil è pronta a firmare”.

Il nostro commento.
La rottura tra Confindustria e Cgil si è consumata sulla riforma del modello contrattuale. Non quisquiglie. E’ roba che cambia la vita agli italiani. A dominare è il dato politico: il padronato vuole la rivincita: approfittando di un governo “amico” intende dettar legge e procedere indisturbato in una fase di riorganizzazioni aziendali e settoriali profonde. Davvero in Italia si può “firmare” la rivoluzione contrattuale senza la Cgil? Non era stata questa anche la pretesa di Berlusconi per Alitalia? Poi il Cavaliere optò per il beauty farm umbro e ci pensò Gianni Letta a “chiudere” la vertenza. E’ la riproposizione “ritardata” del tatcherismo? Il sindacato rischia di sbriciolarsi. E l’Italia di implodere. Passo dopo passo si procede verso uno scontro sociale e politico senza precedenti. Sono segnali di fumo. Poi si passerà al rullo di tamburo. A quando i tre squilli di tromba?

Emma Mercegaglia: “Andremo avanti anche senza la Cgil. Noi non ci facciamo porre veti da nessuno su argomentazioni che non sono sostenibili: la Cgil vuole il ritorno alla scala mobile, una proposta che ci porta fuori dall’Europa”.

Guglielmo Epifani: “Al prossimo incontro del 10 ottobre, la Cgil ci sarà. Ma per noi la trattativa è finita oggi. Confindustria vuole far saltare la contrattazione nazionale per avere mano libera sui posti di lavoro. Gli accordi separati si sa dove portano. La parola ai lavoratori”.

Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Fuoco di Veltroni contro premier e governo: “Berlusconi non sa cos’è il rispetto delle istituzioni, vuole una magistratura e un sindacato imbavagliati. Su Alitalia dice balle clamorose”. Pd spaccati. Cgil e prodiani-ulivisti con il segretario, D’Alema, Letta e Follini contro. Venerdì la direzione: già resa dei conti? Cicchitto: “Da Veltroni solo insulti allora dei tg. Dopo Putin evocherà Francisco Franco e alla fine Mussolini e Hitler”. Intanto esplode l’”uragano” disoccupati. Governo e opposizione su ben altre cose affaccendati … I radicali: “Napolitano richiami il Parlamento ai suoi doveri”.

Il nostro commento.
Non era difficile prevedere, e polisblog,it lo rimarca da giorni, che l’affondo oramai quotidiano di Veltroni contro Berlusconi, accusato di “putinismo” (cioè di autoritarismo) ha l’effetto di un boomerang. Qui non si discute se il segretario del piddì ha ragione o no sui singoli punti. Anche se il cambio di linea, il ritorno brutale all’anti berlusconismo (decisi da chi, quando, come, dove?) sembra solo tatticismo, utile a stoppare Di Pietro e la sinistra, a calmare le “correnti” interne, a“caricare” la base in vista della manifestazione del 25 ottobre. Nei fatti si vuole coprire il vuoto programmatico e strategico del partito e la sfilacciatura della leadership. Ma è ancora Veltroni il capo del Pd? D’Alema e compagni non vogliono forzare la situazione per non prendersi le colpe della possibile e imminente debacle. Mettono in pratica quel che diceva il “grande” timoniere comunista cinese Mao: “sedersi lungo la sponda del fiume e attendere che passi il cadavere del nemico”. Metaforicamente, s’intende.

Walter Veltroni: “Berlusconi non sa cos’è il rispetto verso le istituzioni. Il governo riduce il Parlamento a una situazione per la quale sarebbe bastata la votazione del 14 aprile per riceverne il mandato a fare quello che vuole. Il premier addirittura aggredisce per nome e cognome un magistrato che procede nei suoi confronti. Cosa accadrebbe se lo facesse Sarkozy?”

Massimo D’Alema: “Berlusconi non deve seminare zizzania e deve, se vuole, dialogare con Veltroni, che è il leader dell’opposizione. Walter, a sua volta, ha il poco invidiabile compito di dialogare con Berlusconi. Un compito che non gli invidio e che non voglio sottrargli”.

Maroni annuncia la linea dura contro gli ultrà del Napoli e bastona anche la Questura

pubblicato da Luca Landoni



Era nell’aria. Dopo anni di lassismo e di provvedimenti all’acqua di rose, fatti apposta per essere sospesi dopo poche settimane, il clima intorno al mondo degli ultrà pallonari si era fatto talmente teso da non consentire più sconti. Gli eventi del Napoli-Roma di cui vi abbiamo dato conto sono stati solo la classica goccia in un vaso già traboccante da tempo, e un governo che fa della lotta alla criminalità una delle sue bandiere non poteva certo fare eccezioni per uno dei campi più violenti, seppur popolari; l’ambiente delle tifoserie calcistiche.

E così scatta la tolleranza zero, che per ora si manifesta nel divieto di trasferta dei tifosi napoletani fino a fine stagione, ma in futuro promette di coinvolgerne molti altri. In pratica è stato lanciato un avvertimento a tutti gli ultrà d’Italia, o almeno così ci auguriamo, e se qualcuno tenterà di ripetere la follia “azzurra” di domenica dovrà pagarne le conseguenze. Su questa linea le reazioni, che noi condividiamo pienamente, del sindacato di polizia, che vorrebbe l’immediato divieto di trasferta per tutte le tifoserie organizzate. Il nostro auspicio è che si arrivi proprio a questo, perché difficilmente gli ultrà violenti capiranno la lezione, anzi; è più probabile che si limitino a sfottò nei confronti dei loro colleghi-nemici che “ci sono cascati”.

La psicologia di questi pseudo-tifosi è molto semplice, quasi infantile. L’unica cosa che conta è affermare la superiorità del proprio gruppo su tutti gli altri, e se un gruppo rivale viene bastonato non si pensa tanto al fatto che prima o poi succederà anche al proprio, quanto all’umiliazione subita dai “nemici”. E’ come un ritorno alla psicologia da scuola materna, o elementare se proprio vogliamo esagerare, in cui nell’ambito della crescita della propria personalità molti bambini attraversano la fase dell’affermazione dell’io, in cui cercano di dimostrare la propria superiorità laddove possono, dalla forza fisica a chi dice più parolacce, a chi ha il giocattolo più bello.

Foto Ansa

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Ore 12 - Ma non c'è trippa per gatti...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSi torna a minacciare lo sciopero generale, il ritorno alla piazza. Lo fa il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, che però precisa: “La risposta del sindacato deve essere unitaria”.

Già. Uniti contro chi, per che cosa? Il quadro generale è deprimente, il mix peggiore per la nostra economia: giornate nere per i mercati finanziari, petrolio alle stelle (anche se ieri è sceso di quasi il 6%), euro superforte, vola l’inflazione (è al 3,8%, nulla a che vedere con l’1,7%. del Dpef) .

L’ultimo bollettino di Bankitalia è il bollettino di una disfatta annunciata. Un Paese fermo, in ginocchio. Un Paese che passo dopo passo non regge più il confronto con gli altri stati rispetto al sistema produttivo, della politica, delle banche e del sindacato. L’unico dato positivo è che il livello di debito delle famiglie italiane è meno della metà di quello delle famiglie americane e questo eviterà almeno la debacle sui mutui.

Le imprese lanciano l’allarme competitività e la domanda che ci si pone è drammatica: l’Italia ha un futuro industriale? La Cgil (nella sostanza l’intero sindacato) boccia le misure economiche del governo. Gli imprenditori sono più cauti ma, di fronte alla dimensione e alla velocità della crisi, chiedono a Berlusconi interventi strutturali per il recupero della produttività, senza la quale non si genera ricchezza e si distribuisce solo miseria.

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