
Il Caso Delbono e l’annesso Cinzia Gate rischiano di condurre il Partito democratico ad una nuova sonora sconfitta in salsa bolognese. Tornando un poco indietro ricordiamo che a fine gennaio del 2010 Flavio Delbono, allora sindaco di Bologna, si dimette per il CinziaGate, una storiaccia di soldi pubblici utilizzati per fare shopping con la segretaria e fidanzata a spese del Comune.
Mentre le primarie del Pd, fissate per la fine di gennaio 2011, dovrebbero individuare un candidato (alla fine di un percorso faticoso e difficile per il partito e col rischio che sia la candidata appoggiata da Sinistra e libertà a vincerle), la prospettiva di una sconfitta elettorale del centrosinistra si fa sempre più attuale, dopo che Delbono ha chiesto alla Procura di patteggiare un anno e sette mesi e di poter rimborsare 46 mila euro.
Ammettendo le sue responsabilità con una lettera alla città, Delbono scrive di aver “commesso due errori imperdonabili, come persona prima ancora che come amministratore: ho mischiato per un periodo la mia attività pubblica con la mia sfera privata; e non ho compreso in tempo il cinico opportunismo di chi era parte di quella sfera. Non c’è giustificazione in tutto ciò, non ne offro, non ne cerco”. Meno semplice e sbrigativo sarà per il Pd bolognese presentarsi agli elettori a chiedere di nuovi consensi…

Della vicenda economico/politico/affettiva di Flavio Delbono, sindaco di Bologna e uomo del Pd, vi ha già detto V. Ora quella vicenda sembra arrivata all’epilogo, al peggiore degli epiloghi possibili per un Partito democratico che probabilmente si troverà a dover inventare un candidato anche per le nuove elezioni comunali bolognesi (e visti i tempi che corrono, non credo si faranno le primarie…) che potrebbero tenersi tra 2 mesi.
Il dimissionario Flavio Delbono, oltre ad essere il sindaco scelto dal Pd per Bologna, è stato vicepresidente della Giunta regionale, quella presieduta da quel Vasco Errani che a fine marzo si ripresenterà agli elettori emiliani e romagnoli.
La domanda sulle effettive responsabilità di Delbono e sui denari pubblici utilizzati per pagare vacanze e benefit alle sua ex (quesiti che erano stati lanciati dal suo avversario alle amministrative) sembrano quindi aver colpito nel segno, lasciando ancora una volta il Partito democratico a leccarsi le ferite (etiche, politiche e morali) che da Marrazzo in poi sembrano impossibili da rimarginare.