E’ finita. Le dimissioni di Veltroni dalla carica di segretario del Partito Democratico rappresentano la chiusura di una lunga e poco fruttuosa esperienza alla guida del maggior partito del centrosinistra italiano. A Veltroni va dato atto di aver contribuito, ad esempio. a semplificare il quadro politico: rifiutando, in occasione delle Politiche 2008, l’alleanza con la Sinistra Arcobaleno ne ha di fatto provocato l’esclusione dal Parlamento, anche se naturalmente Veltroni non ha costretto gli elettori a non votare quella formazione. Ha semplicemente “invitato” molti cittadini ad esprimere un voto utile: vale a dire, votare per il PD, che sicuramente sarebbe stato presente in Parlamento, piuttosto che per una forza che sarebbe stata minoritaria o che addirittura rischiava di non superare lo sbarramento del 4 %.
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Sono stati resi noti dal Giornale i dati scaturiti dall’ultimo sondaggio Euromedia Research, l’istituto di ricerca diretto da Alessandra Ghisleri cui da anni si affida il premier. Si tratta di un sondaggio privato commissionato da Berlusconi, il cui esito è stato comunque pubblicato anche online.
La domanda diretta sulla fiducia attualmente riscossa dal Cavaliere vede il gradimento salire al 67,1%, mentre il governo nel suo complesso conferma il trend rispetto ai sondaggi precedenti, attestandosi al 62,5%. I dati di giugno presentavano la fiducia al premier nell’ordine del 61,5%, mentre per la squadra di governo si registrava il 59,4%.
Ma veniamo ai singoli partiti, di cui presentiamo i risultati anche nella torta che vedete sopra. Il Pdl raggiunge il massimo storico del 42%, che sommato ai risultati sostanzialmente stabili degli alleati (Lega al 9% - Mpa 1,1%) dà un 52,1% di coalizione. Ancora in calo il Pd (28,1%) mentre cresce molto meno del previsto Di Pietro (4,5%). Decisa invece la rimonta della sinistra extra-parlamentare (qui però divisa), il cui dato complessivo raggiunge il 6,6%, con questi parziali: Rifondazione comunista 4.0%, Comunisti Italiani 1.1% Verdi 1.0%, Sinistra Democratica 0.5%.
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Un sondaggio lanciato ieri da Repubblica.it chiedeva Quale spazio a sinistra del Partito democratico? Facendo riferimento alla stagione congressuale che ha interessato e sta agitando le acque all’interno di Sinistra democratica, Rifondazione comunista, Verdi e Pdci, Repubblica proponeva quattro risposte possibili (oltre al classico non so): c’è spazio per una sola forza politica; c’è spazio per un partito di sinistra e per uno ambientalista; non c’è spazio per altri partiti; a sinistra del Pd possono esistere solo i movimenti. Dagli ultimi risultati la prima opzione sembra aver raccolto una buona maggioranza tra i votanti…
Anche se la domanda in realtà sembra retorica dopo la batosta subita dalla Sinistra arcobaleno (che ha azzerato i consensi delle quattro forze politiche determinandone il ritorno all’extraparlamentarità) gli esiti dei congressi dei partiti in questione la rendono invece di grande attualità, dato che i rispettivi dirigenti sembrano non aver tratto alcuna utile lezione dalle ultime elezioni.
I Verdi hanno confermato la linea scelta da Pecoraro Scanio eleggendo il suo “uomo” – che in realtà è una donna, Grazia Francescato - alla presidenza. I Comunisti italiani hanno confermato
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L’indagine “Atlante Politico” della Demos pubblicata oggi da “Repubblica” (consultabile qui nella sua forma completa) fotografa un’Italia tendenzialmente simile, nelle intenzioni di voto, a quella dell’aprile scorso con il Pdl al 37,5% (37,4%), la Lega all’8,9% (8,3%), il Pd al 29% (33,2), la Sinistra Arcobaleno al 3,4% (3,1%) e - sorpresa! - l’Italia dei Valori che schizza dal 4,4% al 7,4% e l’Udc dal 5,6% al 7,8%.
Ma, nonostante il gradimento del governo continui a salire (ora siamo al 44,1%), il giudizio su Silvio Berlusconi è profondamente mutato: dal maggio scorso, infatti, ha perso ben 15 punti percentuali scendendo dal 61,4% al 46,4%. Stesso discorso per Walter Veltroni che perde addirittura il 25% dei consensi ma, per il 89,8% degli elettori del Pd resta comunque il “leader indiscusso”.
A cosa imputare il crollo del premier? Contrariamente alle previsioni, sembra proprio che i tre provvedimenti cosiddetti “salva premier” non abbiano riscosso l’atteso favore da parte dei cittadini: il sospendi-processi è inviso al 73,4% degli italiani, le norme sulle intercettazioni al 52,3% e, il lodo Alfano al 65,3%.
Dopo il salto alcuni grafici riassuntivi dell’indagine.
Continua a leggere: Il nuovo rapporto Demos fotografa la delusione degli italiani
Italia dei Valori e Pdl in fortissima crescita secondo l’ultimo sondaggio d’opinione realizzato da Ispo su commissione del Corriere della Sera. I dati sono molto secchi e sembrano dimostrare che il Partito Democratico sarebbe in fortissima contrazione (-5,1%) a vantaggio soprattutto del partito di Di Pietro (+3%) e in parte anche della Sinistra Arcobaleno, data in crescita dell’1,2%.
I primi mesi di governo paiono inoltre aver rafforzato consistentemente il Pdl, che è dato in aumento del 7,2%. A pagargli dazio gli alleati Lega (-0,5%) e Mpa (-0,9%), oltre all’Udc (-0,7%). Il Pdl pesca probabilmente anche dal serbatoio dell’attuale opposizione, tra PD e Partito Socialista (-0,7%).
Sul Corriere si trova un’interessante analisi del sondaggio a firma Renato Mannheimer, il quale boccia la politica improntata alla “mancanza di iniziativa” del leader democratico Walter Veltroni, ora costretto a rincorrere Di Pietro che l’ha fatalmente scavalcato a sinistra. Il Pdl verrebbe invece premiato dalla fatale tendenza a “saltare sul carro del vincitore” (ma evidentemente non solo, se vogliamo considerare i dati attendibili).
Continua a leggere: Sondaggio elettorale Ispo: Di Pietro si mangia il Pd. Pdl in forte crescita
Le ultime elezioni politiche hanno segnato un enorme passo in direzione di un panorama bipolare. Molti sono stati i partiti esclusi, alcuni con enorme sorpresa anche dei commentatori più esperti.
Tra questi spiccano sicuramente la Sinistra Arcobaleno, coalizione dei partiti di estrema sinistra, ma anche La Destra e la lista Aborto?No, grazie.
I dati Bayes-Swarm www.bayes-swarm.com sulla presenza dei rispettivi candidati premier nei siti di informazione ci mostrano delle oscillazioni interessanti.

Continua a leggere: Fuori dal parlamento, fuori dall'informazione?
Con un piede dentro e un piede fuori, i radicali ci provano a “condizionare” il PD, a indicargli strategie e alleanze.
Ma Veltroni avanza per suo conto e cerca di rilanciare le alleanze, ripartendo da Sinistra democratica, disponibile. La recente Assemblea dei Mille promossa a Chianciano dai radicali, voleva essere utile non solo come punto di ripartenza per le sinistre alternative e ambientaliste ma anche per la riflessione aperta (con eccessiva cautela) nel Partito Democratico dopo la batosta elettorale.
In effetti i radicali hanno spesso fornito (forse sbagliando nei modi e nei tempi) alle sinistre democratiche contenuti e modelli di iniziativa. Ma forse è illusorio pensare che siano i radicali, anche sul terreno organizzativo, a fare “da tramite” nel rapporto PD e l’altra sinistra e tra l’iniziativa parlamentare e quella extraparlamentare. La formula elastica e a maglie larghe dell’associazionismo radicale basata su doppia tessera e struttura “galassia” (costellazione di associazioni con legami politicamente saldi ma operativamente distinti dal Partito radicale) può essere presa come riferimento?
Continua a leggere: Ore 12 - Veltroni cerca alleati. Sd dice sì, Pannella scalcia, Vendola rifiuta

Continua la nostra rubrica dedicata ai desaparecidos del Parlamento Italiano. Dopo esserci chiesti che fine avesse fatto Alfonso Pecoraro Scanio (e aver generato un bel dibattito grazie a voi) oggi ci occupiamo dell’ex-leader della Sinistra Arcobaleno. L’ultima immagine di Fausto Bertinotti è quella, quasi in lacrime, in cui dice addio agli incarichi di direzione politica:
La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta […] Lascio ruoli di direzione, farò il militante. Un atto di onestà intellettuale impone di riconoscere questa sconfitta come netta, dalle proporzioni impreviste che la rendono anche più ampia”.
Salutava così uno dei Parlamentari più rappresentativi della Sinistra italiana, e insieme a lui salutavano anche Rifondazione Comunista e il nuovo soggetto della Sinistra Arcobaleno. Se questi saluti siano degli addii o degli arrivederci è ancora presto per dirlo. Bertinotti intanto pare essersi abbastanza defilato, assente dai grandi “salotti” televisivi e perfino dai giornali, come fa notare un articolo de “La stampa” di ieri…

Lo sbarramento del 4% voluto dal ‘porcellum’ per le elezioni politiche è un meccanismo molto semplice: o sei fuori o sei dentro. E così, nella debacle elettorale della Sinistra Arcobaleno è stata travolta anche lei, Vladimir Luxuria che passerà alla storia per esser stato il primo transgender ad entrare in Parlamento.
Dopo la sua mancata elezione (secondo un sondaggio di ‘Libero.it‘ è il deputato più rimpianto), il Giornale di Mario Giordano, come ricorderete, l’aveva omaggiata (assieme a Pecoraio Scanio e Caruso) con una memorabile copertina: in prima pagina capeggiavano i loro tre faccioni corredati da un titolo a dir poco esilarante: “E adesso vi tocca lavorare!”.
Come trascorra, oggi, però, le sue giornate l’onorevole Guadagno non ci è dato saperlo. Sta di fatto che la sua agenda (consultabile qui) si è improvvisamente svuotata dopo il 14 aprile. Fatta eccezione per il tour di presentazione del libro scritto per Bompiani “Chi ha paura della Muccassassina”. Ovvero: “Chi è Vladimir Luxuria? Chi è stata prima di essere parlamentare alla Camera dei Deputati?”.
Il Partito Democratico è una forza politica rilevante, ma con la sua maggioranza relativa attestata al 33% non ha possibilità di tornare al governo; questo è quello che deve aver pensato Massimo D’Alema, che dopo una campagna elettorale da fedele e leale scudiero (almeno a parole) adesso comincia a togliersi qualche sasso nella scarpa.
Il suo obbiettivo è naturalmente Walter Veltroni, o meglio la sua politica che ha visto il PD spostarsi decisamente più al centro di quanto D’Alema avesse voluto. Il ragionamento di D’Alema è semplice: la sinistra radicale ha un certo peso politico e le scelte di Veltroni, di non coalizzarsi con l’Arcobaleno, hanno di fatto causato la perdita di quel serbatoio di voti (il 3,2% ma potevano essere molti di più) che sono rimasti fuori dal parlamento.
Dalla parte opposta replica Franceschini che, come un disco rotto, si ostina a ripetere che indietro non si torna. Tradotto: il PD non è (più) una forza puramente di sinistra ed è stato giusto correre da soli. Il progetto di Veltroni-Franceschini è chiaro: ispirare il PD italaino a quello USA, cioè ad una forza sì riformista ma che nulla ha a che fare con le ideologie massimaliste.
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