
Tira una brutta aria in Gran Bretagna. Una “Santa Alleanza” di giornali e tv sta cercando di impedire a Rupert Murdoch di acquisire il completo controllo di BSkyB (Sky inglese). Ecco come Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive il fronte anti-Murdoch:
“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.”
E stranamente, almeno per noi, intervengono anche gli amministratori delegati:
“[…] Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il «nemico» non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul «pluralismo dell’informazione».”

Sky Italia, attraverso una nota ufficiale, ha comunicato la propria intenzione di appellarsi alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo affinché il disegno di legge sulle intercettazioni così come è stato pensato non venga approvato.
“Il diritto a un’informazione completa è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore. Per questo motivo Sky Tg24 - dichiara l’azienda di Rupert Murdoch - continuerà a lavorare avendo come unico scopo quello di fornire ai cittadini un’informazione obiettiva e più completa possibile”.
Secondo quanto sostenuto dal Corriere della Sera il ripensamento sul ddl, registrato in queste ore tra le fila della maggioranza, sarebbe stato deciso proprio a seguito di questo ennesimo ricorso deciso dalla pay tv che non è nuova ai contrasti con il Governo Berlusconi.
Continua a leggere: Intercettazioni: Sky Italia contro il Governo Berlusconi
![]()
Durante il Salone del Libro di Torino, che si conclude oggi, gli editori italiani capeggiati da Stefano Mauri e Alessandro Laterza hanno deciso di manifestare pubblicamente contro il disegno di legge sulle intercettazioni del Ministro della Giustizia Angelino Alfano.
All’iniziativa, collimata in una lettera pubblica in cui si precisa che il provvedimento potrebbe non garantire la libertà di stampa, hanno aderito tutti gli operatori del settore tranne Marina Berlusconi che per il padre amministra la Mondadori.
Secondo la nota ufficiale divulgata dall’ufficio stampa la casa editrice di Segrate difende in ogni libro la libertà di espressione che secondo gli altri editori, le cui produzioni virano sempre più sull’attualità politica italiana, non è garantita dall’attuale Governo.
Continua a leggere: Intercettazioni: Marina Berlusconi contro gli editori italiani

Sull’esempio di Gianfranco Fini (che la scorsa settimana è stato ospite a Ballarò, in 1/2 h e Porta a Porta) il dimissionario Italo Bocchino ieri ha concesso per SkyTg24 un’intervista a Maria Latella che la scorsa settimana aveva provato a capire con Sandro Bondi il litigio pubblico tra Silvio Berlusconi e il Presidente della Camera.
L’esponente politico durate l’incontro ha provato a rispondere alla critica del Giornale di Vittorio Feltri, che nei giorni scorsi si era interrogato sulle produzioni televisive che la moglie di Italo Bocchino (Gabriella Buontempo) realizza per la televisione di Stato.
“Se - ha dichiarato l’intervistato - vogliamo fare un codice etico per cui con la Rai non possono avere nulla a che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento sarei d’accordissimo: però il maggior colpito sarebbe Berlusconi, che è il maggior beneficiario insieme ai sui figli”.

In concomitanza con l’annuncio del ritorno sulle scene di Silvio Berlusconi, avvenuto durante la conferenza stampa nella quale si è poi registrata la pazzia di Rocco Carlomagno, Gad Lerner sul proprio blog ipotizzava la fine (cito testualmente) della censura sul mezzo televisivo per permettere al Presidente del Consiglio di divulgare il proprio verbo.
In attesa di capire se tale messaggio possa ritornare ad essere veicolato anche attraverso la RAI, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso avanzato da Sky e Telecom Italia Media (la7) stabilendo che anche a ridosso degli appuntamenti elettorali possono essere trasmessi degli approfondimenti politici.
Il Tar amministrativo regionale ha invece respinto le richieste avanzate da Federconsumatori contro la Vigilanza RAI che ha cancellato dai palinsesti della televisione pubblica i talk show politici.

Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.
Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.
Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.
Immagine|Flickr
La decisione dell’Autorità Garante per le Comunicazioni di estendere la disciplina e le limitazioni della par condicio anche alle televisioni private non è stata accolta di buon grado da Mediaset, La7 e Sky. La tv satellitare di proprietà del miliardario Rupert Murdoch, considerando questo provvedimento “una violazione del libero mercato e della libertà d’opinione” ha annunciato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
SKY Italia annuncia che farà immediato ricorso d’urgenza al Tar affinché sia sospeso questo provvedimento, che è in evidente violazione dei principi di libero mercato ma, soprattutto, del principio di libertà d’opinione e di espressione previsto dalla Costituzione Italiana.
La reazione di Sky contro le regole elettorali imposte dall’Agcom non si ferma qui: è stato infatti rinnovato l’invito a Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani per un confronto in diretta televisiva ed è stata confermata la trasmissione con i candidati alla presidenza della Regione Puglia (prevista per il 9 marzo) e quella del 15 marzo con i candidati alla guida della Regione Lombardia.

Una settimana fa vi abbiamo parlato di cos’è il Decreto Romani, dei suoi scopi neanche tanto nascosti che andavano a colpire Sky, concorrente di Mediaset, e soprattutto il web, mettendo sullo stesso piano video in televisione e in internet; non per niente il decreto è stato ribattezzato da molti quotidiani stranieri “anti Youtube”.
Il Time, per esempio, facendo esplicito riferimento alla famiglia Berlusconi ha parlato di “mediocracy”, ricordando la causa, definita esemplare di un regime mediocratico, che vede Mediaset portare in tribunale YouTube.
Immagine|Flickr

Durante una trasmissione televisiva il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha annunciato che il suo team di collaboratori starebbe studiando un ulteriore filtro da aggiungere alla rete che avvisi, tramite sms, i genitori di un minore delle navigazioni poco lecite del figlio.
“Sono – ha dichiarato l’esponente politico - allo studio altri strumenti per la tutela dei giovani su Internet . Ad esempio il click sicuro, che si potrà scaricare a breve dal sito del ministero”.
Contrario al progetto di Paolo Romani si è già detto Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, secondo il quale la soluzione proposta dall’esponente politico è fallimentare per via delle ripercussioni che avrebbe sulla gestione del media.
Continua a leggere: Internet: Paolo Romani propone un filtro sicuro per i minori

Intervistato dal Corriere della Sera, Lucio Dalla ha proposto di candidare Romano Prodi alle prossime elezioni amministrative, organizzate in tempi record, per trovare il sostituto di Flavio Delbono. Sindaco di Bologna fino a qualche giorno fa.
Ad oggi né il Partito Democratico locale (e nazionale) né l’ex Presidente del Consiglio hanno smentito la proposta del cantautore. Questo, se uno ci pensa bene, è probabilmente peggio della stessa provocazione.
Inutile chiedere, appena possibile, il pensionamento di Silvio Berlusconi se per ogni occasione utile si rispolverano esponenti politici che hanno fatto il loro tempo tanto da non essere più credibili per gli stessi cittadini che partecipano alla vita politica del paese.
Continua a leggere: Bologna: Lucio Dalla propone Romani Prodi come sostituto di Flavio Delbono