
Su queste pagine mi sono lamentato più volte del fatto che la pressante necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali italiani venga colpevolmente trascurata da molta - anche se non tutta - classe politica. A differenza del governatore di Bankitalia Mario Draghi, che ha dichiarato oggi:
“Molti lavoratori restano ancora esclusi dalla tutela pubblica (..). Dal sovrapporsi dei vari strumenti emerge una configurazione intricata che rende estremamente eterogenea la copertura assicurativa dei lavoratori, a seconda del settore, della dimensione di impresa e del contratto lavorativo (..). Nonostante vari interventi, non si e’ ancora giunti a un ripensamento complessivo del sistema orientato a criteri di equita’ ed efficienza”
Continua a leggere: Età pensionabile e ammortizzatori sociali: ha ragione Draghi

Avvertenza: questo libro non parla di politica. O almeno non direttamente, né in senso stretto. Con un “ma”: perchè in realtà l’agile ed ironico pamphlet di Stefano Benzoni (neuropsichiatra infantile) getta luce su un fenomeno tanto centrale quanto ignorato dell’Italia di oggi. Come afferma il frontespizio del libro:
Oggi in Italia ci sono 138 ultrasessantenni ogni 100 giovani. Tra vent’anni saranno 220. “I giovani non esistono” si avventura in questo scenario di ballardiana normalità per scoprire che cosa è cambiato e che cosa cambierà nelle nostre società sempre più anziane
Un cambiamento epocale, che si gioca prima di tutto sul piano della psicologia collettiva, dei fenomeni sociali e del costume, che è infatti quello prediletto dall’autore nei suoi agili e beffardi capitoli. Tuttavia si tratta anche di un fenomeno dall’enorme rilevanza politica: dopo il salto trovate qualche esempio.

Il settimanale americano “Time” ha dedicato alla crisi della sinistra europea un interessante articolo dal titolo beffardo: “Left Behind“. In un periodo in cui si sprecano fiumi di inchiostro sulle ragioni della paralisi del PD, può essere interessante approfittare di questo pezzo per situare il caso italiano nel più generale contesto europeo.
Secondo l’autore Josef Joffe oltre a più banali ragioni di carattere strutturale (il declino delle tradizionali basi sociali dei partiti di sinistra), ce ne sono altre, più interessanti, che riguardano il posizionamento relativo dei partiti sullo spettro politico:
Dappertutto i conservatori o i cristiano-democratici si sono spostati verso sinistra. Ci hanno dato una socialdemocrazia senza i socialdemocratici. Sono diventati pro-welfare e ambientalisti; si sono perfino appropriati lentamente – ma con decisione – delle rivendicazioni culturali della sinistra, come i diritti dei gay e il femminismo
Come sempre la domenica televisiva ruota intorno a Report. La trasmissione di inchieste che fa capo a Milena Gabanelli approfondirà stasera il tema della social card, cercando di capire come mai solo la metà degli aventi diritto stimati (un milione e 300.000) ne stia facendo uso, e soprattutto quale sia l’iter burocratico per ottenerla. Dopo il servizio sulla card realizzato da Giovanna Boursier, si parlerà di cos’è e come funziona il bonus elettrico e il bonus famiglia; chi ha pagato la Robin Tax, cosa sono i Tremonti Bond. Il tutto su Rai3 alle ore 21,30.
A Glob, l’osceno del villaggio, il programma condotto da Enrico Bertolino in onda su Rai3 alle 23,35, troveremo invece Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori ripercorrerà tutta la sua storia umana e politica e in particolare il suo modo di comunicare con l’aiuto di un collage di atti e modi di dire dell’ex-pm curati da Blob.
Infine alle 14,30 su Rai3 segnaliamo come sempre l’intervista di Lucia Annunziata per In 1/2 h. Oggi di scena l’ex-direttore dell’Unità Antonio Padellaro.

Far notare ai politici le contraddizioni delle loro dichiarazioni è impresa vana e vagamente donchisciottesca nel nostro paese. Specialmente se si parla del nostro Presidente del Consiglio. Tuttavia noi di polisblog siamo degli idealisti, e se abbiamo addirittura una categoria di post intitolata “Ma non aveva detto che?“, è per riempirla.
Prendiamo una giornata come oggi: i giornali ancora freschi di stampa titolano sulle dichiarazioni con cui Berlusconi boccia la proposta di Franceschini di un addizionale del 2% sui redditi superiori ai 120.000 euro per solidarietà alle fasce più deboli: “l’una tantum è elemosina“.
Contemporaneamente, sulle più aggiornate pagine internet dei quotidiani, la notizia del giorno è che l’indennità una tantum per i precari che perdono il lavoro è stata aumentata dal 10% dell’ultima retribuzione annuale al 20%. Ma come, non si trattava di elemosina?
Continua a leggere: Addizionale sui redditi alti e pacchetto precari: l'una tantum è elemosina o no?

Cristiano Gori, sul Sole 24 Ore di oggi, dedica un interessante approfondimento ai punti di forza e alle criticità della Social card, la carta acquisti per poveri ideata dal ministro Tremonti.
La povertà è al centro del dibattito politico. Il leader dei Pd Dario Franceschini sprona il Governo a fare di più e l’Esecutivo risponde sottolineando la bontà della Carta acquisti, più nota come Social card, introdotta tre mesi fa. Il ministro Maurizio Sacconi la concepisce come “l’inizio di un’infrastruttura che rimane”.E vuole farne il fulcro delle nuove politiche contro la povertà. Dopo questa premessa Gori passa alla domanda essenziale: come sta funzionando la Social card?
Nel suo articolo analizza punto per punto, basandosi su argomentazioni economiche più che “politiche” i 3 pregi (Incrementa in misura significativa il reddito degli utenti; La ricevono persone effettivamente povere; Rimarrà nel tempo) e i 6 difetti (La maggioranza dei poveri non la riceve; Non amplia gli interventi contro la povertà; I trasferimenti monetari da soli sono inefficaci; Una nuova prestazione non era necessaria; Le modalità di utilizzo sono incoerenti; La differenza tra Sud e Nord non riflette i bisogni) della Social Card.
Continua a leggere: Social Card: pregi e difetti della carta acquisti per i poveri

Quella di istituire un sussidio unico per i disoccupati è una delle poche proposte decisamente positive dell’altrimenti disastroso Partito Democratico. E bisogna dare atto al neo-segretario Franceschini della determinazione con cui ha riacceso i riflettori sulla questione, sollecitando il governo ad utilizzare un decreto per intervenire d’urgenza in materia.
Ed è un peccato che Silvio Berlusconi abbia prontamente respinto al mittente la proposta, come già prima di lui aveva fatto più volte il diligente ministro Sacconi.
Visto che il welfare è uno dei temi che più ho cercato di approfondire su questo blog, fin dall’ultima campagna elettorale, mi perdonerete se per una volta mi dedico a smontare, una per una, le ragioni addotte dal Presidente del Consiglio per evitare di dover pagare un sussidio a tutti i disoccupati, e non solo a pochi privilegiati.
Continua a leggere: Assegni di disoccupazione: il governo ha altre priorità
In tre giorni a Milano sono morti di freddo quattro senzatetto, e sale a sei il numero delle vittime dall’inizio dell’anno. Vittime dell’ indifferenza comune, e dell’indecenza politica. Accade nella città simbolo del Nord ricco, capoluogo di una regione che produce il 20% del Prodotto Interno Lordo nazionale, la città dell’Expo. Una città politicamente a zero da anni.
Sono anni che Milano sta perdendo l’anima, sotterrata da metri cubi di cemento, parcheggi assurdi, inedia diffusa (come ben documentato dai colleghi di 02) .Con una politica sempre più oppressiva, sempre che non si tratti di decidere il mega stipendio dell’ultimo manager, e sempre più lontana dalle persone. Se sei disoccupato, se non hai abbastanza soldi per un affitto da 600 euro al mese, a Milano sei solo, e rischi di morire nella e di solitudine.
Per chi storce il naso e pensa “alle solite retoriche” diamo qualche cifra, da Repubblica Tito Boeri riporta il censimento di due ricercatrici…
Continua a leggere: I clochard morti a Milano, quando la politica è senza dignità
Ve li ricordate il premier Silvio Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti quando sbandierarono la “social card” come toccasana per le tasche vuote degli italiani più disagiati?
Come spesso accade con questo governo di centro destra (a dire il vero era lo stesso anche con gli esecutivi di centro sinistra) ai grandi annunci non segue mai la verifica dei risultati rispetto a un provvedimento preso.
Le social card promesse dal governo erano 1.400.000. Ma pare ne siano state assegnate solo 520.000 (poco più di un terzo!) e di queste risulta che 190 mila non avevano nessuna copertura.
Il motivo? Per ottenere la social card si è voluto sommare troppi requisiti, riducendo drasticamente i beneficiari in modo non equo. E’ infatti molto discutibile applicare sia l’Isee, che è un parametro familiare che già considera più fonti di reddito compreso il patrimonio, sia il reddito individuale.
In pratica si tiene conto delle risorse della famiglia ma non del carico. Con tali criteri l’operazione social card non poteva che finire così, in un fallimento.
Adesso 100 deputati dell’opposizione chiedono al ministro dell’Economia Tremonti di riferire con urgenza in aula. Perché, attacca il parlamentare del Pd Franco Laratta, “si tratta di una vera e propria truffa del governo nei confronti della povera gente”.
Non rimane che aspettare la risposta del governo, sperando che Tremonti dia numeri certi e inconfutabili.
Non lo vogliamo chiamare imbroglio, ma solo flop? Si dica almeno la verità. Delle scuse del governo alla povera gente non gliene importa niente.

Si è discusso molto, anche su questo blog, del pacchetto anticrisi del Governo Berlusconi. Ma come si è agito nel resto d’Europa? Prendiamo la Germania: nonostante un primo intervento da 31 miliardi, la cancelliera Angela Merkel è stata criticata da molti (tra cui lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy) per non essersi data da fare abbastanza per contrastare la crisi.
Ecco quindi che la grande coalizione tira fuori il coniglio dal cappello: secondo “Der Spiegel” sarebbe allo studio un voucher da 500€, destinato a tutti gli adulti (senza distinzione), utilizzabile per comprare beni di consumo o saldare fatture per lavori, sempre che il beneficiario ci aggiunga 200€ di tasca propria. Quest’ultima clausola non è valida per tutti coloro che già beneficiano di ammortizzatori sociali come il sussidio di disoccupazione o il reddito minimo di sussistenza.
Si tratta di cifre che potrebbero apparire astronomiche a molti italiani, impegnati a dibattere sull’utilità della social card da 40€ o del possibile aumento degli abbonamenti di Sky. Il piano dovrebbe costare allo Stato tedesco tra i 35 e i 40 miliardi di euro, da reperirsi attraverso aumento del debito pubblico.
Forse “invidia” si avvia a diventare la parola più adatta per descrivere sinteticamente i sentimenti che provano molti italiani rispetto agli altri cittadini europei.
Foto: stefo, Flickr.