Rivolte nel mondo arabo: tutto merito dei social network? Proviamo a fare il punto della situazione. Da quando sono iniziate, le proteste e le rivolte nel mondo arabo, i media internazionali hanno enfatizzato il ruolo dei social media come strumenti di democrazia.
Facebook, Twitter e il web hanno sicuramente contribuito a organizzare le manifestazioni e a far circolare rapidamente informazioni, foto e filmati sulla repressione dei regimi o sulle rivolte in corso. Ma sarebbe successo ugualmente.
Le cause che sono alla base della protesta (richiesta di democrazia e diritti civili, frustrazione delle giovani generazioni, corruzione e dispotismo dei vari regimi, stagnazione economica e carovita) non potevano avere altro sbocco.
Pretendere che i social network siano la scintilla che ha fatto divampare le rivolte e che siano addirittura all’origine della richiesta di democrazia dei giovani arabi è una semplificazione che non aiuta a capire i fatti. Significa dimenticare, ad esempio, che la scintilla è partita dal gesto disperato del giovane ambulante Mohammed Bouazizi, che lo scorso 20 gennaio si è dato fuoco come estremo gesto di protesta contro la requisizione della sua merce ad opera di poliziotti corrotti.
Internet, Facebook, Twitter e i vari social media hanno semplicemente aiutato a diffondere le informazioni e ad amplificare la rabbia. Ma non l’hanno creata. Covava sotto la cenere e aspettava un pretesto per divampare.
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Medio Oriente - il Pakistan censura Youtube e Facebook per “contenuti sacrileghi”. Disegnare o non disegnare? Ricordate le proteste scoppiate nel 2005 in numerosi paesi islamici per le vignette su Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands Posten? Il Pakistan ha deciso di non rischiare il ripetersi di simili situazioni e giovedì ha bloccato l’accesso a You Tube, come reazione a un gruppo che invitava a “disegnare il profeta Maometto”. A chi si chieda dove sia il problema ricordiamo che l’Islam tende a considerare le raffigurazioni e le immagini come forme di idolatria, specialmente se riguardano i profeti.
E siccome il Pakistan ha una visione fortemente integralista dell’Islam– seppure alleato dell’Occidente nella “guerra al terrore”- l’invito a disegnare Maometto è parso inaccettabile. La locale autorità delle telecomunicazioni ha ordinato di chiudere il sito “in ragione dell’aumento di contenuti sacrileghi al suo interno” e ha affermato di aver preso tale decisione dopo che tutte le possibili alternative erano state esaminate. Facebook era stato oscurato martedì, un giorno prima del “Tutti disegnino Maometto day” indetto da diversi gruppi iscritti al social network.
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La politica, si sa, si sposta dalla piazza alla tv e, sempre di più, dalla tv al web. Lo sa oramai anche Silvio Berlusconi che è pronto per il gran salto nei social network.
A giorni, anche il Premier sarà su Facebook, con una propria pagina e una prima audio intervista. Sconfitta, quindi, la linea anti Internet, rappresentata dal presidente del Senato Schifani per cui: “Facebook è più pericoloso dei gruppi anni Settanta”.
Invece il Cavaliere adesso vuole parlare “direttamente” alla gente.
Il primo passo, a dire il vero, non promette bene: sullo spazio/test aperto nel sito ForzaSilvio.it sono giunte in 36 ore 8703 domande, e solo 20 hanno avuto l’onore di una risposta. Forse non si è ancora capito che il web è fuori dalle regole delle “veline”, delle selezioni fatte dai direttori e redattori compiacenti, dalla censura.
Il “2.0” è l’opposto del modello della tv berlusconiana: è “democratico”, chiunque può domandare e a tutti va data risposta. Obama docet.
Il presidente Usa ha 8.269.481 fan su Facebook, 3.948.145 followers su Twitter, 23.035.992 visualizzazioni del Canale su You Tube. E ad ogni domanda segue … risposta.
Silvio, capito? Il Web non è il partito del “predellino”, ideato, costruito, gestito ad uso e consumo del “padrone” e della sua cricca. Per fortuna.
Con la fiducia in “picchiata”, adesso Berlusconi si attacca al web…
Politici uno: carceri. Voto zero. E’ il ventesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. E’ una pena di morte “di stato”. Nessun Governo ha fatto e fa niente. Vergogna!
Politici due: caccia. Voto zero. Al via la caccia senza limiti. Diritto di sparare quando vuoi, in barba ai limiti UE. L’80% degli italiani contrari. La casta se ne frega. Vergogna!
Politici tre: facebook. Voto zero. L’amore dei politici per i social network “appena cominciato è già finito”. I candidati delle regionali hanno già “chiuso” fb, limone da spremere. Vergogna!
Al peggio non c’è limite. E i nostri politici, non paghi di quel che combinano quotidianamente, il “meglio” lo danno nelle elezioni, con un marketing politico da … fare pietà.
Buona, l’iniziativa del Corriere di pubblicare le foto dei lettori per una galleria elettorale, trionfo di trash-marketing. C’è ancora un mese e mezzo al voto di fine marzo, ma già “luccicano”, in fatto di comunicazione, propaganda, slogan, uso dei social network, alcune perle.
Il leader del Pd Bersani ruba lo slogan “Un senso a questa storia” a Vasco Rossi. Che è come rigirare una lama nella ferita di un Pd, sempre alla ricerca di identità, cioè del proprio senso. In fondo, l’unico senso è quello di nausea.
La Bonino, maestra della comunicazione dopo la scuola del maestro Pannella? Emma presidente limpida, naturale, trasparente, con il bicchier d’acqua nel quale, come dicono i soliti malintenzionati, manca solo la dentiera in ammollo.
Si possono fare mille esempi, trasversalmente. Ma diamo spazio ai nostri lettori.
Questi politici, candidati e non, puntano tutti sulla parola “cambiamento”, e sono sempre le stesse facce!
Negli Usa fa discutere un cartellone con la scritta “Inizio a mancarvi?” sostenuta dal viso “furbo” dell’ex presidente Bush. A quando la gigantografia di Romano Prodi?
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.

Il No Berlusconi Day, la manifestazione che il 5 dicembre prossimo a Roma invocherà le dimissioni del premier, si sta avvicinando, e con il successo arrivano per i promotori dell’evento nato su Facebook anche i primi tormenti.
Un piccolo gruppo milanese ha infatti lanciato sul social network creato da Mark Zuckerberg un evento chiamato “No Berlusconi Day Milano APARTITICO”. Un’iniziativa per fare sì che non si manifesti solo nella capitale ma anche nella seconda città d’Italia.
Un obiettivo non condiviso dagli organizzatori del NBD nazionale, che hanno specificato che le manifestazioni locali non sono da considerarsi affiliate all’“originale” e hanno – a quanto pare – cancellato dalle proprie pagine i commenti con i quali i promotori dell’evento milanese polemizzavano e si facevano propaganda.
Continua a leggere: No Berlusconi Day: cominciano le faide interne?

E così fu che Facebook assurse al rango di primo media del web. Così potremmo riassumere l’escalation di eventi che hanno portato la Procura di Roma ad aprire un’indagine sul più influente social network del web, con riferimento al gruppo Uccidiamo Berlusconi e ai suoi 14.000 membri.
In realtà i gruppi con questo nome sarebbero ben 3, ma uno solo conta un numero così elevato di aderenti. Inutile mettere un link, basta aprire FB e con una semplice ricerca le pagine si trovano facilmente. Semmai vorremmo cercare di capire senza alcun preconcetto come funzioni la pagina e che cosa vi si scriva veramente. Cominciamo col manifesto introduttivo (lunghissimo) che comincia così:
Silvio Berlusconi è stato oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna. Alcuni di questi procedimenti sono stati archiviati in fase di indagine; a seguito di altri è stato instaurato un processo nel quale Berlusconi è stato assolto. In altri processi, infine, sono state pronunciate, in primo grado o in appello, sentenze di condanna per reati quali corruzione giudiziaria, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio.

Un’immagine raffigurante Berlusconi con le sembianze del Joker di Heath Ledger ha cominciato da qualche settimana a circolare sul web. L’abbiamo utilizzata anche noi di polisblog, in un post sul futuro dei media italiani, in uno speciale rassegna stampa estera e in una serie di commenti sullo scontro Berlusconi-UE.
L’immagine la trovate in coda al post, dopo il salto. Noi abbiamo intervistato il suo autore, Vincenzo Cosenza, che professionalmente si occupa di ricerca e comunicazione sui social media.
Puoi raccontare ai nostri lettori com’è nata l’idea di creare un’immagine di Berlusconi-Joker?
“L’idea nasce dallo studio della curiosa apparizione, sui muri di alcune città americane, di un poster di Barack Obama col volto dipinto in stile Joker e con la scritta “Socialism”. Dopo un po’ si è scoperto che l’immagine originale era stata scaricata dall’account Flickr di Firas Khateeb, uno studente ignaro dei manifesti, che a seguito del clamore mediatico, si è visto censurare l’immagine dal sito di condivisione fotografica”
Continua a leggere: Immagine di Berlusconi-joker: intervista a Vincenzo Cosenza

La televisione di stato iraniana ha annunciato che cinque dei nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, arrestati sabato, sono stati rilasciati. Una nota di distensione in giorni in cui il “fattore verde” lanciato da Mousavi è stato travolto da una durissima repressione, i blogger dicono anche casa per casa.
Il popolo del web non molla e twitter così come i social network riescono ancora ad essere canale principe di notizie dell’ultima ora. Intanto il Consiglio dei Guardiani ha iniziato oggi il riconteggio del 10 percento dei voti delle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno.
Ricordo che sia Mousavi che Karroubi, gli sconfitti che hanno fatto ricorso contro i brogli, avevano respinto la proposta del riconteggio chiedendo invece l’annullamento del voto e nuove elezioni.