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Tutti gli articoli con tag sondaggi politico elettorali

Analisi: chi vota "La Sinistra - L'Arcobaleno"

pubblicato da Giulio Mattioli


Come abbiamo fatto ieri per il Partito Democratico, vi illustriamo oggi alcune caratteristiche che differenziano l’elettore-tipo della Sinistra Arcobaleno dal votante medio, basandoci su un’elaborazione di dati dell’ European Social Survey del 2006.

A spulciare i dati si scopre innanzitutto che una persona che (potenzialmente) vota SA ha in media un’età di circa 45 anni, di ben 4 anni più bassa rispetto alla media del campione. La “Sinistra” sembra dunque esercitare ancora un certo fascino nelle fasce più giovanili dell’elettorato. Inoltre il gruppo dei sostenitori de “L’arcobaleno” é quello con la più consistente presenza femminile al proprio interno tra tutti i partiti che abbiamo analizzato, con un 52% di donne che si attesta ben al di sopra della media del campione.
Più complessi da interpretare invece i dati relativi all’istruzione: tra gli elettori di SA risultano infatti sottorappresentati i laureati e i meno istruiti, mentre le categorie centrali (licenza media e diploma) sono sovrarappresentate: questo può forse in parte essere spiegato dalla forte componente giovanile. Infine stupirà forse pochi scoprire che l’elettore tipo di SA é consistentemente meno praticante della media: ben il 60%, infatti, dichiara di recarsi “raramente” o “mai” alle funzioni religiose, rispetto a valori medi nel campione attorno al 36%.
In sintesi si può affermare che le caratteristiche tendenziali dei potenziali elettori di Bertinotti & co. costituiscono una versione più accentuata di quelle degli ex-partner del PD.
Che ve ne pare? Quali sono nella vostra esperienza le caratteristiche principali dell’elettore della cosiddetta “sinistra radicale”?

La serie di profili sociologici dei potenziali elettori dei partiti prosegue domani con il Popolo della Libertà.

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Rivendicare: la campagna elettorale della Santanché

pubblicato da fc

Daniela Santanché Per raccontare la campagna elettorale di Daniela Santanchè si potrebbe partire dalla fine. Dall’ultima chicca, cioè, che, la candidata premier de La Destra, ha regalato alle agenzie ieri pomeriggio in replica a Silvio Berlusconi. A “Omnibus”, il Cavaliere, aveva parlato di lei e del partito di Storace come “quella destra Billionaire che cerca di portarci via i voti, ma che fa soltanto il gioco della sinistra”. “Berlusconi? - ha commentato la Santanchè - È ossessionato da me. Tanto non gliela do…”.
“Per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l’ho mai data”. E’ ancora Daniela Santanché a parlare. In un’intervista a Klaus Davi (per il suo programma su YouTube “KlausCondicio”), risalente a circa un mese fa, la candidata premier de La Destra aveva condannato qualsiasi forma di prostituzione per avanzare nel lavoro: “Provo pena per le donne che lo fanno perché vanno incontro a una carriera decisamente breve. Io non l’ho mai data e ne faccio un motivo di vanto”. Insomma, lo rivendica.
Rivendicare, diventa, così, la parola-chiave della sua campagna. La ripete ovunque, in qualsiasi trasmissione vada.

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Analisi: relazione visibilità mediatica e voto alle urne

pubblicato da Bayesfor


Nel corso di questa campagna elettorale il candidato premier Silvio Berlusconi è stato costantemente sopra al suo diretto rivale Walter Veltroni in termini di apparizioni mediatiche sul web. Abbiamo ripetuto questa notizia più volte nel corso delle ultime settimane presentando i risultati di bayes-swarm. Fino a qui nulla di nuovo.

Supponiamo però che esista una relazione tra la visibilità mediatica e i voti alle urne. Allora dire che il Popolo della Libertà si è aggiudicato il 44% della torta mediatica e il Partito Democratico si è fermato al 38% potrebbe dirci qualcosa sull’esito della partita elettorale del 13 e 14 Aprile. Forse. Ma esiste veramente questa relazione?

Che rapporto c’è tra i sondaggi demoscopici e i dati di bayes-swarm? La nostra risposta ve la daremo tra qualche giorno, intanto i più curiosi possono trovare qualche suggerimento nel nostro studio sulle primarie 2007 del Partito Democratico.

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Corse di cavalli, sondaggi, numeri, polemiche

pubblicato da Bruno Marino

Niente, non riusciamo proprio a farne a meno. Altri sondaggi “rubati”, altre voci sussurate, infranta per l’ennesima volta la legge sul divieto di pubblicazione sondaggi. In tutti i casi, ecco a voi i dati:

Il primo riguarda il Senato, ed è un sondaggio che si trova su clandestinoweb, il sito di Crespi. Su rightnation non è indicato campione statistico, casi analizzati, metodo di raccolta dati. Un semplice flusso di informazioni, da cui risulterebbe che il PD vincerebbe sicuramente in Emilia Romagna, Umbria e Toscana, il PdL in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria. Le regioni incerte sarebbero Lazio, Marche, Basilicata, Abruzzo, Sardegna (con il PD avanti) e Liguria (in questa regione è il PdL ad essere avanti, seppur di poco). Le regioni in bilico faranno la differenza, come andiamo ripetendo ormai da parecchi giorni.

Il secondo sondaggio risalirebbe al 4 Aprile, il campione è di circa 1200 persone. PdL, Lega e MpA 44,5 %, PD e IdV 38,5, Sinistra Arcobaleno 7 %, UdC 6,5 %, Destra 2 %, Socialisti 1%.

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Analisi: chi vota Partito Democratico?

pubblicato da Giulio Mattioli


Comincia oggi una miniserie di post dedicati ai profili sociologici degli elettori dei principali partiti in campo; si comincia con il PD, domani la Sinistra Arcobaleno.

Qual é il profilo sociologico dell’elettore tipo del Partito Democratico? In che modo si discosta da quello del votante medio tout court? Per rispondere a queste domande abbiamo analizzato alcuni dati del round 2006 dell’ European Social Survey, in cui si chiedeva ad un campione di italiani quale partito avessero votato alle ultime elezioni legislative. Abbiamo aggregato i dati in modo da ottenere le formazioni che si presentano alle elezioni del prossimo 13 aprile, e le abbiamo testate su quattro variabili base: età, genere, istruzione e religiosità.

L’elettore-tipo del PD ha un’età media di circa 49 anni, di un anno soltanto più bassa di quella del campione di votanti; inoltre, stando ai nostri dati, Walter Veltroni ha, tra i suoi elettori potenziali, una proporzione di donne più elevata rispetto alla media del campione (48% contro 47). Si tratta comunque di differenze molto ridotte.

Là dove invece gli scarti si fanno interessanti é nell’istruzione: tra gli elettori del PD risultano sovrarappresentati i laureati (il 17%), mentre sono leggermente sottorappresentati rispetto alla media dei votanti tutti gli altri titoli di studio. Infine, per quanto riguarda la pratica religiosa, sembrerebbe che tra gli ex sostenitori dell’Ulivo l’unica categoria sovrarappresentata siano i non-praticanti (cioè coloro che hanno dichiarato di non recarsi mai in chiesa), ben uno su cinque, rispetto ad una media tra i votanti del 16%.

In sintesi: l’elettore del PD sembrerebbe essere tendenzialmente più giovane, più donna, più istruito e meno religioso rispetto al votante medio.
A quel 33% di nostri lettori che pensano di votare PD chiediamo allora: cosa ne pensate? Vi riconoscete in questa descrizione?

Chi sono gli elettori del Pd?
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Un altro sondaggio ippico di Rightnation: numeri per il Senato

pubblicato da Bruno Marino

Ne avevamo parlato anche nei giorni scorsi: rightnation.it ha pubblicato una nuova infornata di sondaggi (la fonte dovrebbe essere Crespi), questa volta riguardo al Senato. Ricordiamo che vige sempre il divieto di pubblicare sondaggi. Vediamo i dati più in dettaglio: Il PD vincerebbe sicuramente in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, mentre il PdL vincerebbe con largo margine in Lombardia, Veneto, Puglia, Calabria, Sicilia, Friuli, Piemonte. In molte regioni il distacco tra PD e PdL è davvero di pochi punti percentuali: Lazio, Trentino, Basilicata, Marche, Abruzzo, Liguria, Sardegna. In termini di seggi sul sito sono indicate le seguenti cifre…

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Italia: paese di tifosi e bastian contrari

pubblicato da Luca Landoni

A una settimana esatta dalla chiusura dei seggi poniamoci chiaramente quella domanda che alberga in ognuno di noi: ma il centro-destra può perdere? A giudicare dai bookmaker stranieri sicuramente no, visto che la quota di Berlusconi nell’ultimo mese ha sempre oscillato tra l’1.25 e l’1.45, contro il 3-3.50 di Veltroni. Secondo Veltroni la rimonta è spettacolare (ma non si è mai spinto ad affermare di aver raggiunto il rivale) mentre il Cavaliere ribatte che l’unica cosa spettacolare sono le bugie del Walter nazionale.

A noi frega poco, francamente, di queste dispute verbali e vogliamo stare sul sodo. Il fatto concreto sotto gli occhi di tutti è che gli italiani non sono mai stati contenti di un governo. Sarà perché siamo storicamente bastian contrari, sarà che a sentir parlare di sacrifici ci viene l’orticaria, sarà che è sempre molto più facile criticare che costruire, ma di fatto è così. Piove governo ladro è il motto nazionale. Questo peraltro è anche il motivo del fioccare di listine e partitini che la loro fetta di voto di protesta se la mangiano sempre; e poi come si fa a negare un voto ai pensionati, ai diversamente abili, ai consumatori, agli ecologisti o all’amore, citando i tempi della compianta Moana? Sono tutte categorie meritevoli di consenso, no?

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Campagna elettorale: del peggio del nostro peggio

pubblicato da Alessandro T.

C’è chi si è annoiato, ma a me questa è sembrata una delle peggiori campagne elettorali degli ultimi anni. Interventi diffamatori nei confronti degli avversari, battute di infimo gusto, cartelloni pieni di doppi sensi, utili solamente ad essere modificati su internet; dove lo si vede tutto questo fair play? Proviamo a stilare una top five delle peggiori bestialità della campagna elettorale 2008. Al quinto posto metterei il video “Si può fare” del Partito Democratico.

Va bene adottare una sorta di parallelismo con Barack Obama e il suo stramaledetto “Yes, we can”, ma addirittura produrre un video praticamente identico, nello stile e nel contenuto è veramente troppo. Copiare gli americani in tutto e per tutto è sempre stata una pratica adottata da Berlusconi (a partire dall’enorme cartellone blu con scritto “Presidenza del consiglio dei ministri” messo alle spalle del Premier), ma stavolta nemmeno il centrosinistra ha saputo resistere, producendo anche un video, ma questo è soggettivo, di pessimo livello.

Quarto classificato il “Senatur” e il suo “pronti ad imbracciare i fucili” se non verranno ristampate le schede elettorali. Il leader del carroccio non è certo nuovo a certe uscite e forse è ora di smetterla. Va bene quando c’era da movimentare le masse padane contro “roma ladrona”, quando la Lega portava il suo celodurismo in giro per il nord, ma ora, dopo più di un decennio di poltrone occupate in camera e senato, è forse ora di cambiare toni e parole. Uscita di pessimo gusto.

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Il sondaggio ippico di RightNation: PdL ancora avanti, ma...

pubblicato da Bruno Marino

Come sapete tutti, negli ultimi giorni della campagna elettorale è proibito diffondere sondaggi. Il sito rightnation.it ieri ha pubblicato uno strano post. Un sondaggio, insomma. Da cui emergerebbero questi dati: PDL 45 %, PD 38 %, SA 6,5. UDC 5,5, Destra 3 %, PS 1 %. Ma la fonte, il metodo usato, l’ampiezza dei casi? Niente paura, se si legge tra le righe del post e dei commenti otteniamo altre informazioni.

Il sondaggio è stato realizzato il 2 Aprile, usando il metodo CATI, con 1000 casi analizzati. Un sondaggio classico, simile a tanti visti nei giorni scorsi. Altre notizie succose: SA e UDC sarebbero lontani in alcune regioni dal raggiungimento della soglia di sbarramento dell’8 %. Ma soprattutto, e questa sarebbe una notizia davvero interessante, nel Lazio il distacco PD – PDL sarebbe nell’ordine dello 0,5 %. Cioè un’incollatura. Cioè niente. Anche in Puglia la situazione sarebbe molto incerta.

In Sardegna invece il PD sarebbe in vantaggio dello 0,5 % (secondo un sondaggio commissionato dal PDL) a causa del rafforzamento dell’UDC. L’istituto che ha realizzato il sondaggio del 6 Aprile di cui parla il post dovrebbe essere la SWG (anche se alcuni commenti parlano della Euromedia, la società di Alessandra Ghisleri, in ottimi rapporti con Silvio Berlusconi).

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Parliamo (ma davvero) delle schede elettorali

pubblicato da Luca Landoni

Immagine da corriere.it
E’ da qualche giorno che sentiamo echeggiare la polemica sul formato delle schede elettorali. Berlusconi ha tirato fuori la questione, suscitando la sdegnata reazione del ministro Amato (”Le schede sono conformi alla legge voluta da Berlusconi. Non c’è più tempo per ristamparle.”)

Molti però si sono accodati alla posizione del Cavaliere, e non solo i rappresentanti del centro-destra, come si potrebbe supporre, ma anche parti della coalizione avversa, come i dipietristi. Dunque qualche fondamento di verità ci sarà pure, o sono tutti impazziti proprio quando manca una settimana esatta al voto? Tutto è possibile, d’altronde siamo in Italia; ma vediamo un po’ come si arriva a questa situazione.

Fino al 2006 si usava porre i simboli dei partiti in verticale, una scelta obbligata visto che oltretutto serviva spazio sulla destra per esprimere il voto di preferenza al candidato. Quest’ultimo si indicava prima col numero di lista, poi col nome per esteso ma il concetto non cambia. Questo sistema aveva il pregio di impedire la sovrapposizione della croce su due simboli affiancati, ma anche il grosso difetto di dilatare a dismisura la lunghezza della scheda; non a caso ultimamente in cabina impiegavamo più tempo a sfogliare e ripiegare carta che a tracciare la nostra preferenza con la matita copiativa.

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