Dall’ultimo sondaggio Cise-Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto, oltre alla forte flessione del Pdl (oggi sempre primo partito, ma al 28,6% rispetto al 37,4% delle politiche 2008), alla tenuta della Lega e al successo del Terzo polo (14,7%) e di Sel (7,1%), c’è da registrare la “strana” situazione del Pd.
Il partito di Bersani recupera qualcosa, attestandosi al 27,8% e potrebbe guidare una coalizione di centro-sinistra vincente (quota 40% alla Camera) solo in senso virtuale.
Perché? Perché una coalizione siffatta è tenuta insieme solo dall’anti-berlusconismo, collante molto fluttuante, sempre a rischio di sfarinarsi. E perché una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra, è rifiutata dagli elettori del Pd. Infatti, in caso d’intesa con l’Udc e Terzo polo, il 40% dei voti del Partito democratico andrebbe a sinistra, verso Vendola, Di Pietro e formazioni post comuniste.
Insomma, pare proprio che il Pd sia “condannato” a … “vincere” solo con un centro-sinistra tutto sbilanciato a sinistra. Il che, nei fatti, produrrebbe per il Pd una vittoria di Pirro, con il Terzo polo ago della bilancia e alleato col centro-destra e alla fin fine con Berlusconi di nuovo premier, proiettato verso il Colle.
Negli stessi giorni il Ministro dell’Economia annunciava nuovi tagli per evitare che la crisi greca diventi in pochi mesi anche italiana Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, qua e là parlava della probabile messa in vendita del Milan.
Il leader del Popolo delle Libertà a differenza di molti altri suoi colleghi ha un talento importante. Solo lui riesce a distogliere l’attenzione degli italiani sui problemi del paese ragionando su altro che per quanto interessante non è utile al cittadino medio.
Di questo e molto altro abbiamo ragionato con il giornalista Mario Portanova che per Chiarelettere ha pubblicato “Il Partito dell’Amore”.
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Le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia hanno ormai preso avvio da tempo e dureranno naturalmente anche per tutto l’anno prossimo (la vera ricorrenza) ripercorrendo gli anniversari di tutti gli episodi significativi di fine Risorgimento. Ieri era il turno di Marsala, e il Capo di Stato non ha perso occasione per ricordare i valori unitari del paese.
«Chi si trova a immaginare o prospettare una nuova frammentazione dello Stato nazionale, attraverso secessioni o separazioni comunque concepite, coltiva un autentico salto nel buio»
Ma perché Napolitano ancora oggi tiene a ritornare sulla questione secessionista, quando da tempo nemmeno la Lega Nord, che ne era alfiera, ne fa più menzione? Evidentemente la sensibilità istituzionale del Presidente è tale da avvertire sottotraccia un sentimento recondito che si nasconde nelle pieghe della società italiana, e non necessariamente solo nel settentrione.

Qualcosa non torna. O Silvio Berlusconi è bravo a inventare delle storie o i cittadini italiani che dicono di non votarlo nell’intimità della cabina elettorale lo scelgono con la stessa parsimonia che ha garantito alla Democrazia Cristiana decenni e decenni di monopolio.
A seguito delle dichiarazioni fatte dallo stesso Premier sul cambio della legge elettorale il Corriere della Sera ha realizzato un sondaggio per capire se il presidenzialismo possa essere utilizzato anche in Italia.
Ebbene. Secondo quanto osservato da Nando Pagnoncelli (che per il quotidiano ha realizzato lo studio) solo due italiani su dieci sarebbero favorevoli alla proposta di Silvio Berlusconi, il quaranta percento sarebbero contrari mentre un terzo vedrebbe favorevolmente l’iniziativa solo se il Parlamento avesse più potere.

Chi nel Partito Democratico ha tutte le carte per emanciparsi dal segretario Pier Luigi Bersani, e dal pseudo Cardinal Richelieu (Massimo D’Alema) con il quale si accompagna lo stesso Bersani, comincia ad essere insofferente per il mancato rinnovamento che tre sconfitte dovrebbero agevolare.
Alla manifestazione di malessere del sindaco di Torino Sergio Chiamparino si aggiunge quella del Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti secondo il quale Roma, a causa dei limiti del Partito Democratico, potrebbe essere una roccaforte del centro-destra per i prossimi vent’anni.
“La destra oggi ha più capacità di parlare ai deboli, alle loro paure, alla voglia di non essere infastiditi. Questo – prosegue Nicola Zingaretti - spiega i provvedimenti sui rom, sulle prostitute, sui lavavetri. A noi non piacciono, ma creano un patto, ancorché scellerato, con i cittadini e creano grande consenso.
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Sergio Chiamparino non ha fatto in tempo a lamentarsi pubblicamente della gestione romana del Partito Democratico che Pier Luigi Bersani colpisce ancora rimanendo all’ombra del proprio padre politico: Massimo D’Alema.
L’ex leader politico, dopo essersi reso conto che l’ostracismo adottato contro Nichi Vendola ha in realtà favorito l’esponente politico alla riconferma del posto per il quale si era candidato, si è presentato a Mantova per sostenere il candidato sindaco Fiorenza Brioni attualmente in ballottaggio contro l’avversario politico del Pdl.
“Noi – ha dichiarato l’ex leader politico a margine dell’incontro pubblico – riteniamo necessario cambiare la legge elettorale in modo che venga restituito ai cittadini il potere di scegliersi i parlamentari. Se ci sono delle proposte serie siamo pronti a discutere per ora c’è solo un grande chiacchiericcio e titoli sui giornali, ma la Costituzione è più complicata”.

La cena tra i leader del Pdl e della Lega, organizzata ieri ad Arcore, non è l’unico fatto politico sul quale vale la pena ragionare oggi. A dieci giorni dalle elezioni regionali Sergio Chiamparino, sindaco di Torino in quota Pd nonché presidente dei comuni italiani, da due importanti quotidiani italiani (la Stampa e l’Unità) lancia una sfida al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani.
“Dopo tre sconfitte consecutive, alle politiche, alle europee e alle regionali – ha dichiarato il primo cittadino di Torino alla Stampa - è evidente che qualcosa non va: Bersani deve rovesciare l’impostazione del partito, “azzerando i ‘caminetti” per togliere potere alle correnti e affidare il Pd a chi ha la credibilità per rappresentarlo sul territorio, come i sindaci e i governatori”.
Sergio Chiamparino, che già in molti vedevano a capo di un ipotetico Pd del Nord, è tra i molti rappresentanti del Pd l’unico a voler affrontare in modo chiaro i problemi del proprio partito che per emanciparsi dall’attuale crisi, tanto quanto il Popolo delle Libertà, deve creare con l’elettorato lo stesso rapporto che ha permesso alla Lega Nord di stare oggi ai posti di comando.
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Brutto momento per Pier Luigi Bersani. Mentre i suoi compagni di partito provano a capire se la sua segreteria possa provare a vincere alle prossime elezioni politiche la maggioranza cancella il suo operato come ministro.
Angelino Alfano, responsabile della Giustizia italiana, ha infatti deciso di restaurare le tariffe minime degli ordini che l’attuale leader del Partito Democratico aveva abolito durante il precedente Governo Prodi.
“Ascolterò – ha dichiarato il Guardasigilli - le voci di tutti gli ordini e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti. Ed in generale ha danneggiato i professionisti italiani”.
Massimo Cacciari ha, probabilmente, ragione quando afferma ai microfoni di Radio24 che la sconfitta elettorale registrata pochi giorni fa dal Partito Democratico non debba inficiare il lavoro di Pier Luigi Bersani.
Di fatto il mancato, ma necessario, esame di coscienza che il segretario del Partito Democratico dovrebbe conseguire fa sì che da più parti si inizi pensare a come cambiare il progetto politico che dell’idea di Walter Veltroni conserva ben poco.
Qualcuno ha iniziato a sognare una vera e propria restaurazione in perfetto stile Prodi. Secondo l’editorialista della Stampa Fabio Martini il posto occupato oggi dallo stesso Bersani spetterebbe a Mario Draghi, attuale Governatore della Banca d’Italia.
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Come purtroppo sappiamo, Sergio Cicala e sua moglie Philomene Pawelgba, rapiti in Mauritania lo scorso 17 dicembre, sono ormai da due mesi e mezzo in mano ai terroristi di un’organizzazione che si richiama ad Al Qaeda. La novità è che ieri l’italiano (o meglio, i terroristi stessi) hanno fatto pervenire un video che implora il Governo italiano di intercedere.
Nel video Cicala è in ginocchio in mezzo ai suoi sequestratori e si appella alla generosità di Berlusconi, ricordando che l’ultimatum è ormai scaduto:
«Spero che il governo si interesserà il più presto possibile alla nostra situazione e quindi alle nostre vite, attendiamo con fiducia che questa situazione possa risolversi nella maniera migliore possibile, con la liberazione mia e di mia moglie; il presidente Berlusconi è sempre stato noto per la sua grande generosità, spero che possa aiutare me e mia moglie»
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