Il pacchetto sicurezza è ormai a un passo dall’entrata in vigore. Tra le varie norme che prevede vi sono l’obbligo di registrarsi all’anagrafe, di avere un reddito e un’abitazione che rispetti le norme igienico-sanitarie, la confisca di case affittate a clandestini e l’istituzione di una banca dati del DNA, al fine di controllare la veridicità dei ricongiungimenti familiari. Sarà infine attuato il censimento obbligatorio di tutti gli occupanti dei campi nomadi (non solo rom quindi), bambini compresi, fatto che ha scatenato una ridda di polemiche in parte riportate da Polisblog.
E’ prevista infine l’introduzione dei reati di accattonaggio e immigrazione clandestina, altra novità per la quale il governo è stato accusato di razzismo, discriminazione razziale e quant’altro. Ma siamo davvero così intolleranti come si dice? Per rispondere alla domanda, il Senato della Repubblica ha commissionato uno studio approfondito sulla regolamentazione di questo reato nei principali paesi europei.

La “Velina Rossa” di Pasquale Laurito, per chi non ne avesse mai sentito parlare, è un foglio parlamentare vicino a Massimo D’Alema. Da giorni sostiene che “non si è mai vinto un titolo calcistico internazionale con al governo il centrodestra”.
“La nazionale italiana ha vinto nei tornei internazionali -ricorda l’agenzia di stampa - nel periodo di Pertini e Spadolini e poi ancora con Romano Prodi, mentre ha sempre perso quando a Palazzo Chigi c’era il Cavaliere. Sarà una fatalità, ma questi sono i fatti…”. Giusto, questi sono i fatti. Come dargli torto?
La sfiga made in Berlusconi sarebbe riuscita a superare anche i tanto temuti meleficios più volte ripresi dalla stampa spagnola nei giorni scorsi: “Persino la Spagna che da decenni non vinceva con l’Italia - è la chiosa conclusiva di Laurito - è riuscita a superarci, nonostante i consigli sportivi che sarebbero venuti dal presidente del Consiglio sui nomi dei giocatori da mettere in squadra”.
Occhio alle trappole della sinistra. Il Partito Democratico, finora letteralmente annichilito e incapace di reagire alla batosta elettorale, per la prima volta rialza la testa rispolverando la classica saldatura con l’estrema sinistra. La parola d’ordine è xenofobia. Il governo va attaccato a tutti i costi “alla maniera spagnola“, strumentalizzando ovunque possibile le recenti notizie di cronaca, e scovando matrici politiche o di intolleranza in ogni aggressione di cui giunga notizia.
L’offensiva è stata studiata a tavolino ed è ben rappresentata da una delle più autorevoli firme de l’Unità, Antonio Padellaro, che ieri ha sostenuto rivolgendosi ad Alemanno, che “la vostra politica della paura e della insicurezza, sparsa irresponsabilmente a piene mani sta producendo gli inevitabili effetti come i bacilli di un morbo ormai fuori controllo.” E che “invece di minimizzare o di scaricare sul presunto lassismo di chi c’era prima i vari Alemanno farebbero bene a fronteggiare con la massima urgenza questa offensiva dell’odio… Prima che il combinato disposto di teste rasate e bravi padri di famiglia bastonatori venga a presentare il conto anche a loro.”
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Si lo sappiamo, è fatto così. Non si tiene. Non resiste. E ogni tanto esagera, ma quando arriva quel momento c’è da divertirsi. In un’intervista rilasciata a Il Giornale l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si lancia in scherzose - ma chissà fino a che punto - dichiarazioni di guerra alla Spagna:
Presidente, lei è tra quelli che non minimizzano lo scambio di fendenti tra Madrid e Roma?
«Minimizzare? Guardi che per molto meno nel Seicento e nel Settecento si sono fatte guerre, deposti sovrani, fatti e disfatti interi Paesi».
Ma noi siamo nel XXI secolo…
«Se non avessi la certezza, purtroppo, della superiorità bellica della marina spagnola, avrei consigliato a Frattini di muovere la flotta».
Manovre belliche?
(sospiro) «Purtroppo non si può: quelli in tre ore arrivano nel Tirreno, sbarcano, occupano Roma»
E’ una cosa che capita anche tra amici. Delle volte non capisci se uno scherza o se è serio; con Cossiga succede sempre. Qui sopra un video d’altri tempi: il nostro nel ‘77.
106 voti a favore, 100 contro; questo l’esito in votazione della proposta del gruppo socialista europeo di discutere oggi pomeriggio la questione Rom, naturalmente con specifico riferimento al nostro paese e ai provvedimenti che si appresta ad approvare. Si tratta di una trappola avvelenata preparata tra gli altri dal numero uno del PSE, il “kapò” Martin Schulz, che ha sfruttato la superiorità numerica socialista nell’assise europea (e le larghe assenze fra i banchi) per mettere il bastone tra le ruote al governo italiano.
Non è bastato il voto contrario del PPE, spalleggiato dalle forze moderate; già nel pomeriggio di ieri infatti prendeva il via l’offensiva mediatica guidata dai socialisti rumeni e dall’eurodeputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, con cene e conferenze stampa per denunciare lo stato di difficoltà in cui versano i loro connazionali immigrati nel Belpaese.
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A chi intendeva riferirsi la vice-premier spagnola parlando di “violencia, racismo y xenofobia”? Alle politiche del governo italiano? Ai recenti episodi di assalti ai campi rom? Oppure – come qualcuno ha sostenuto anche su questo blog – al popolo italiano di per sé? Ci siamo proposti di verificare – dati alla mano – quest’ultima versione dell’affermazione, elaborando i risultati dell’indagine World Value Survey per l’anno 1999. Si tratta ormai di quasi 10 anni fa ma quello che si scopre – come vedremo – é ugualmente interessante.
Un metodo molto comune per misurare il razzismo è quello di chiedere agli intervistati quali categorie di persone non vorrebbero avere come vicini di casa. Nella nostra analisi abbiamo comparato Italia e Spagna su questa variabile, rispetto a tre categorie di possibili vicini: le “persone di razza diversa”, gli “immigrati / lavoratori stranieri” e – dulcis in fundo – gli zingari.
I risultati li potete vedere nella tabella riportata nella gallery. Per tutte le categorie, la percentuale di italiani che non vorrebbe vicini “diversi” è considerevolmente più alta: il 16% circa dei nostri connazionali infatti rifiuta l’ipotesi di condividere il pianerottolo con “persone di razza diversa”, contro il 10% degli spagnoli. Percentuali analoghe per quanto riguarda gli “immigrati” e i più rassicuranti, almeno a priori, “lavoratori stranieri”.

Maria Teresa Fernandez de la Vega, chi è costei? Escluse parentele con Zorro e affini, e sapendo che trattasi di vice-premier, non rimane che cercare tra gli esecutivi dell’America Latina, dato che in Europa l’unico paese di lingua spagnola si è segnalato per una politica di tolleranza zero (0,5 al massimo) verso l’immigrazione clandestina. E invece, sorpresa sorpresina, la nostra pluri-cognomata è proprio la seconda di Zapatero, fatto che evidentemente non le impedisce di farsi sfuggire sequenze svagate di parole in libertà.
“Il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell’immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri” - ha affermato la de la Vega, soggiungendo che “Madrid non condivide una politica di espulsioni che non sia nel rispetto della legge e dei diritti, giacché esistono meccanismi legali per arginare l’immigrazione clandestina. Sono questi i meccanismi da utilizzare, e non altri”.
Che lezione, ragazzi; roba da andare a nascondersi. Siamo xenofobi, razzisti e violenti e ci dobbiamo vergognare. Infatti stiamo arrestando centinaia di persone bravissime, antichi nomadi che vivono pacificamente in Italia cercando di guadagnare un tozzo di pane col sudore della fronte; persone talmente innamorate del lavoro da svilupparlo fin dalla tenera età, per poi insegnarlo ai propri bambini. Chi di noi infatti non assiste allo spettacolo quotidiano dei Rom di ogni età che si affannano ad alleggerire affaticate persone sui piazzali delle stazioni, che ci aiutano nel nostro duro percorso quotidiano lavandoci i vetri delle autovetture, che addirittura si offrono di fare da baby-sitter ai nostri bambini, talmente solerti da venire personalmente a prenderseli nelle nostre case!
Continua a leggere: La Spagna ci attacca: siamo un popolo violento, xenofobo e razzista
Torniamo ad occuparci dei sistemi elettorali europei, dopo aver parlato dei nostri cugini francesi e delle loro regole, parlando di un altro paese che spesso torna nei discorsi politici italiani, la Spagna. L’endorsement di Zapatero a Veltroni (avrà portato male?), i nostri giovani che sempre più spesso riconoscono nella Spagna la meta perfetta per scappare dalle difficoltà italiane, la sobrietà della politica spagnola, con parlamentari che guadagnano 4000 euro al mese, i meno pagati d’Europa.
La Spagna è un paese molto simile all’Italia, per tradizione, per la stessa sorte di dover subire in qualche modo l’ingerenza vaticana, per la presenza, in Spagna purtroppo ancora molto attiva, di un terrorismo interno, per aver vissuto una dittatura come quella franchista, e anche per l’organizzazione istituzionale del Parlamento, Cortes Generales, che vede in Spagna la presenza di un Congreso (la nostra Camera), e di un Senado; il primo ha funzioni più legislative, il secondo è di rappresentanza del territorio. Vediamo come funzionano e come vengono eletti i deputati.
Continua a leggere: I sistemi elettorali in Europa: la Spagna
Fiamma Nirenstein, giornalista corrispondente da Gerusalemme per Il Giornale e candidata del Pdl in Liguria, è stata oggetto della pungente satira di Vauro che, qualche settimana fa con la vignetta che vi riproponiamo, le contestava la candidatura nello stesso schieramento di personaggi come Ciarrapico giocando con il nome e chiamandola Fiamma Frankestein.
Tutto questo suscitò il solito vespaio di polemiche e di accuse di antisemitismo, ma ora che la Nirenstein è stata addirittura eletta, sorgono inevitabilmente alcune riflessioni. Il Jerusalem Post (giornale sul quale la stessa scrive) ha esultato alla notizia, vedendo in questo un cambiamento rispetto alle politiche estere portate avanti da Massimo D’Alema nei confronti di Israele.
Certo, la politica estera è stata più che ignorata in questa campagna elettorale, e d’altra parte i problemi interni sono cosi pressanti da giustificarne l’assenza, ma è bene analizzare con il senno di poi e il nome dei vincitori alla mano quali potrebbero essere i cambiamenti principali. Sicuramente la questione israelo-palestinese registrerà un duro cambio di direzione. Vediamo come.
Continua a leggere: Medio Oriente: cosa cambia con Berlusconi e la Nirenstein al governo
Zapatero sceglie Veltroni, senza se e senza ma. Ed è un endorsement pesante e chiaro (che potete vedere nel video), perché Zapatero rappresenta per molta parte della sinistra italiana un punto di riferimento fortissimo. D’altra parte, il Presidente spagnolo incarna un po’ il premier ideale: giovane, innovativo, al passo coi tempi e allo stesso tempo rigoroso ma con un’immagine carismatica e accattivante.
Durante i suoi anni di governo Bambi (così soprannominato dai giornalisti spagnoli) ha attuato profondi cambiamenti e mantenuto gran parte delle promesse fatte (dal ritiro delle truppe dall’Iraq ai matrimoni omosessuali), anche a costo di scontri molto duri con le gerarchie ecclesiastiche o le forze più conservatrici della società spagnola. E, soprattutto, alla fine del suo mandato, è stato rieletto. Segno di un paese che ha ben accettato un cambiamento così radicale. Ma quanto hanno in comune Veltroni e Zapatero?
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