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Tutti gli articoli con tag spesa pubblica

Economia, solo il 9% delle aziende crede nella ripresa. E il governo dedica mezz'ora alle riforme

pubblicato da il passator cortese

Queste sono le classiche notizie che interessano pochi italiani e pochissimi politici. Riguardano la ripresina dell’economia mondiale e l’atteggiamento delle aziende – si chiama indice di fiducia -rispetto al futuro. Ebbene, il 31% delle imprese estere, crede che presto si uscirà dal buco nero, mentre solo il 9% delle aziende italiane crede nella ripresa.

Un motivo in più per comprendere il malcontento della presidente di Confindustria Emma Mercegaglia verso il governo e tutta la politica. Nel nostro paese, infatti, l’indice di fiducia si attesta su un valore di 92, contrariamente a una media mondiale di 125. Benché figuri fra i paesi più industrializzati del mondo, l’Italia si attesta dunque all’ultimo posto insieme alla Spagna. Solo il 62% delle aziende italiane (contro l’80% di quelle estere) ritiene che ci sarà in Italia un inizio di ripresa economica e solo dalla prima metà del 2012.

C’è anche una buona notizia. Il Fondo monetario internazionale rileva che in Italia le spese pubbliche nel 2011 si attesteranno al 49,8% del pil, scendendo dal 50,5% del Pil dello scorso anno. L’Italia torna anche ad avere un avanzo primario dello 0,2% del pil (lo scorso anno era negativo per 0,2% del pil) che crescerà all’1,2% nel 2012 fino a raggiungere il 2,4% nel 2016. L’Fmi, sottolinea che la spesa pubblica italiana si ridurrà negli anni: nel 2012 al 48,9% del pil, nel 2013 al 48,6% per poi scendere al 48,3% l’anno successivo e attestarsi al 47,9% nel 2016.

Intanto il governo dedica … mezz’ora a discutere di economia. Da ciò l’attacco di Bersani: ”ll governo sta discutendo del piano nazionale riforme che deve presentare a Bruxelles. A parte che il tempo dedicato la dice lunga sulla profondità del dibattito in sede di governo ma delle anticipazioni mi sembra che le indicazioni di Tremonti assomiglino ad acqua fresca”.

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La riforma della Gelmini, mazzata "epocale" per la scuola

pubblicato da il passator cortese

Continuiamo nella nostra autocritica: non è vero che questo Governo non fa niente. Magari! Questo Governo, pezzo per pezzo, “smonta” l’Italia.

La riforma della scuola approvata dal Cdm, definita dal ministro Gelmini “epocale”, non è un salto all’indietro: è un salto nel nulla. Famiglie, insegnanti e studenti sono nel caos. Persino il Consiglio di Stato ha espresso valutazioni negative.

Di epocale ci sono i tagli voluti da Tremonti, cui tutto l’esecutivo si è piegato. La riforma non è altro che una serie di misure dettate da necessità di cassa, per contenere la spesa pubblica.

Il Governo e la maggioranza hanno fatto tutto da soli, privando il Parlamento e il Paese di un confronto doveroso e approfondito.

La scuola della Gelmini avrà meno ore da dedicare agli studenti, meno materie e meno insegnanti, con una mazzata “epocale” ai precari. La scuola targata Gelmini più che volano di crescita per il Paese diventa lo “specchio” di una nazione alla deriva, fanalino di coda dell’Europa che marcia con un altro passo.

La regolarizzazione delle badanti? Una bufala. E per gli anziani di domani si annuncia un futuro tragico

pubblicato da Giulio Mattioli


Da pochi giorni è entrata in vigore la legge per la regolarizzarizzazione delle badanti, e da domani 1 settembre sarà possibile presentare le domande (anche su Internet). I dati affermano infatti che nel nostro paese, oltre alle circa seicentomila badanti regolari, vi sono almeno altrettante collaboratrici irregolari.

La manovra d’estate 2009 prevede un pagamento forfettario di 500 euro per ogni regolarizzazione da parte del datore di lavoro o da un altro componente della famiglia, con l’obbligo che esso continui ad occupare questi lavoratori alla data di presentazione della denuncia con un orario lavorativo non inferiore alle 20 ore settimanali.

A chi è ignorante in materia di assistenza sociale, questa legge potrebbe anche sembrare una soluzione al problema della cura dei non autosufficienti. La verità è invece che si tratta di un provvedimento ampiamente inadeguato, per usare un eufemismo. Vediamo perché dopo il salto.

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Recessione più dura per l’Italia fino al 2009. Lo dice l’Ocse, che avverte: “Le famiglie dovranno tirare la cinghia”. Disoccupazione all’8%, il Pil scenderà dell’1%. Anche da Istat e Isae dati negativi sulla fiducia dei consumatori e sull’export extra Ue. Sindacati divisi sul Piano anti-crisi del governo. Epifani: “Non si possono accettare aiuti solo a Natale”. Bonanni: “Un primo passo avanti”. Berlusconi: “La Cgil sbaglia a scioperare”. Bersani: “Pacchetto inutile”. Intanto consumi al collasso negli Usa. Dalla Fed interventi per 800 miliardi.

Il nostro commento
Fa bene il premier a dire che per superare la crisi “ci vuole l’ottimismo”. Ma con l’aria che tira, e che tirerà, l’ottimismo da solo non basta. In questa situazione non si può valutare il pacchetto anti-crisi del governo con la logica del bicchiere “mezzo vuoto o mezzo pieno”. Tutti i governi europei si stanno muovendo con interventi “strutturali”. In Italia no. Con i quattro miliardi di euro stanziati non si va lontano. Soprattutto non sbloccano la crisi se, come pare, vengono distribuiti a pioggia. E alla fin fine si scontenta tutti, non si migliorano i conti pubblici, non si rilanciano i consumi. Non si sono scelte le priorità e non si vuole “approfittare” della recessione per “avviare da subito – come indica l’economista Tito Boeri – un processo di ristrutturazione della spesa pubblica, stimolando oggi l’economia e preparandoci domani a ridurre la spesa”. La logica politica è invece un’altra, spruzzare soldi qua e là, fare annunci e promesse di piani faraonici per avere consenso. Così si resta al palo.

Silvio Berlusconi: “Ci vuole ottimismo. La crisi morde perché c’è l’euro ipervalutato creando problemi al costo del lavoro e alle imprese. Inoltre subiamo la concorrenza dei prodotti orientali dove c’è un basso costo del lavoro. Infine siamo soffocati dal debito pubblico”.

Guglielmo Epifani: “Quella di Tremonti è stata una esposizione generica e insufficiente. Quante sono le risorse, come vengono distribuite tra lavoro e imprese? Bisogna sostenere i consumi, che sono sottozero. La Cgil è insoddisfatta, per cui confermiamo lo sciopero generale del 15 dicembre”.

Mariastella Gelmini e le bocciature: tutte le ragioni della marcia indietro

pubblicato da Giulio Mattioli

Ve ne avevamo parlato qualche tempo fa: il decreto legge del ministro Gelmini sulla riforma della scuola prevede la bocciatura alle elementari e alle medie con una sola insufficienza, senza neanche la possibilità dei cosiddetti “esami di riparazione” previsti alle superiori. Qualche giorno fa, a fronte delle crescenti critiche, il ministro è stato costretto a fare marcia indietro, e in una nota ha affermato che “l’intera materia della valutazione troverà chiarimento definitivo con un regolamento”.

Si è trattato di un ripensamento ragionevole in quanto, a ben vedere, tale provvedimento rischiava di vanificare da solo tutti gli altri obiettivi della riforma. Se applicato davvero, infatti, esso avrebbe comportato la bocciatura di circa il 50% degli studenti di ogni classe (questa la quota approssimativa di studenti con almeno un’insufficienza alle scuole medie): il numero di alunni nella scuola dell’obbligo sarebbe perciò aumentato vertiginosamente nel giro di qualche anno, perché da ogni istituto sarebbero usciti, ogni anno, meno di studenti minore a quello degli iscritti in prima. Questo avrebbe comportato sicuramente un’aumento di spesa per la scuola pubblica, ovvero il contrario di quello che la riforma si propone.

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Relazione annuale del governatore: Draghi insiste su federalismo fiscale e taglio della spesa pubblica

pubblicato da Luca Landoni

Si è appena conclusa la relazione annuale del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che ha tracciato un quadro molto concreto e a tratti impietoso dello stato del paese, ma senza mai cadere nella trappola della critica fine a se stessa. Molte le sottolineature negative, ma tutte seguite da proposte per migliorare lo status quo, al punto da poter configurare la relazione stessa come un atto di fiducia nel paese e di speranza nel futuro.

In sintesi i punti toccati sono stati l’eccesso di tassazione (ai livelli più alti dal 97, in particolar modo sulle imprese), la sperequazione delle risorse destinate al Mezzogiorno, il cui controllo deve essere rafforzato ad ogni costo e la flessibilità del lavoro che deve ridistribuirsi sull’intero arco della carriera e non solo nei primi anni di impiego.

Un intero capitolo del discorso è stato dedicato al progetto di federalismo fiscale, in una saldatura ideale con le posizioni del Quirinale. Qui Draghi ha voluto dare un segnale favorevole, pur senza entrare troppo nello specifico, e limitandosi ad enunciare gli aspetti positivi di un riformismo volto a cambiare un sistema sinora considerato intoccabile.

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