
[qui la prima puntata]
Si assiste sempre più spesso ad uscite offensive da parte di uomini politici di entrambi gli schieramenti (Padoa Schioppa e i “bamboccioni”, Brunetta e i “pecoroni”) nei confronti dei giovani. Anche i Comuni sono sempre più attivi nell’emanare ordinanze anti-giovani. Come interpreta questi fenomeni?
“Secondo me c’è una tendenza generale da parte del mondo adulto a considerare i giovani minacciosi: ma questo non avviene solo oggi, è sempre stato così. Nel campo delle politiche giovanili vi sono due strade possibili: la prima è considerare i giovani come minaccia, e attuare quindi politiche di tipo repressivo, che poi si manifestano anche verbalmente, come negli esempi che mi ha citato lei. Oppure si possono scegliere le politiche che concepiscono il giovane come una risorsa. Sto parlando di tutte le politiche attive: quelle per la casa, per la costituzione di una famiglia, per il lavoro, eccetera. L’Italia si caratterizza per le sue politiche repressive: i giovani sono visti come una minaccia, come un gruppo da tenere a bada”
Achille Starace dixit. Così il segretario del partito fascista siglava alla fine di ogni lettera gli ordini tassativi inviati ai giornalisti.
Oggi Silvio Berlusconi premier (nonché padre padrone del Pdl) detta le (nuove) regole alla stampa. Anzi, perché nessuno fraintenda, detta ai giornalisti le domande che gli devono fare.
“Da qui in avanti –chiosa il Premier – potete fare solo queste domande: quanti appartamenti consegnerà il 29 settembre a l’Aquila? Quante persone avete aiutato? Cose di politica vera, perché noi facciamo la politica delle realizzazioni concrete, la politica delle chiacchiere la lasciamo agli altri”.
Capito? Zitti e in riga!
Cosa dite? Come finì il gerarca Starace? Vicino al “suo” Duce, a Piazzale Loreto. Appeso.
Continua a leggere: Berlusconi (come il gerarca Starace) "detta" le domande ai giornalisti

Silvio Berlusconi si vanta spesso di essere uno dei leader più popolari nel proprio paese, a volte, com’è nel suo carattere, esagerando un po’. All’estero, però, è tutta un’altra storia: lo abbiamo notato in passato, e lo conferma ora una recente ricerca realizzata dal quotidiano francese Le Figaro su un campione equipartito di italiani, inglesi, tedeschi e spagnoli.
Dando un occhio ai risultati (in gallery) si scopre infatti che il Cavaliere è il leader la cui immagine è peggiore: ben il 74% dei rispondenti di averne una cattiva opinione. Guida la classifica Angela Merkel, per la quale le percentuali di giudizi negativi e positivi sono quasi invertite. La Cancelliera e Berlusconi sono però paradossalmente accomunati dal fatto di essere gli unici leader a superare l’asticella del 50% nel proprio paese.
Com’è possibile che il Cavaliere, che raggiunge il 51% di popolarità in Italia (comunque ben lontano dall’autoproclamato 75), si fermi solo al 25% nella media dei quattro paesi? E’ presto detto: la percentuale di risposte positive negli altri tre stati oscilla tra il 15 (Spagna e UK) e il 18% (Germania). Si tratta di cifre che sono quasi sempre almeno la metà di quelle degli altri leader europei più disprezzati. Il sondaggio ci dice però cose molto interessanti anche sulla mentalità degli italiani.
Continua a leggere: Berlusconi, popolare in Italia, è il leader meno amato in Europa

Mai come nel corso di questa settimana si è parlato dei giudizi dei media stranieri sull’Italia e sul suo premier. Motivo scatenante, l’editoriale del Financial Times (di cui potete trovare una traduzione integrale qui) che ha definito Silvio Berlusconi “pericoloso”. Ma di quale pericolo si tratterebbe? E’ presto detto:
“Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare. Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti”
In realtà le considerazioni espresse dal quotidiano britannico non hanno nulla di eccezionale: lo sa bene chi, come noi di Polisblog, passa in rassegna ogni settimana le opinioni della stampa straniera su quanto accade nel nostro Paese . Gli esempi di articoli analoghi infatti abbondano.
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: non solo il Financial Times è contro Berlusconi

A chi cura questo appuntamento settimanale di Polisblog con i media stranieri, credetemi, piacerebbe da morire riuscire a scrivere anche di qualcos’altro. Non che non succeda mai: a volte ci riusciamo. Altre, però, si è costretti ad arrendersi all’evidenza: il soggetto che di gran lunga più rappresenta il nostro paese sulle pagine dei giornali esteri è lo stesso il cui nome ogni giorno ci ossessiona su quelle delle testate italiane: Silvio Berlusconi.
Ciò è ancora più vero in una settimana come quella appena passata, in cui si sono sommati gli echi della pubblicazione delle motivazioni della condanna di David Mills e gli ultimi strascichi della vicenda di Noemi Letizia e del divorzio da Veronica Lario. Sulla prima questione si è esercitato in una prova di sottile ironia l’ Irish Times, scrivendo:
“Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi si trova questa settimana in una posizione familiare, anche se scomoda. Per l’ennesima volta nella sua quindicennale carriera politica, infatti, il primo ministro deve affrontare serie accuse di corruzione”
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: c'erano Berlusconi, Mills e Noemi..

Gli argomenti più associati alla parola “Italia” sulle pagine della stampa straniera questa settimana sono stati le politiche dell’immigrazione e la xenofobia. Causa scatenante, il discusso respingimento di imbarcazioni cariche di migranti provenienti dalla Libia e l’approvazione del pacchetto sicurezza firmato Lega Nord. Molto attenta come sempre la stampa francese: Le Figaro ad esempio ha dato voce fin dall’inizio alle inquietudini dell’ONU (che hanno avuto eco perfino in India), riferendo poi dell’”indignazione” che l’espulsione ha suscitato in Italia (di indignazione ha parlato anche il cipriota Phileleftheros).
A proposito del pacchetto sicurezza, invece, il giornale del centro-destra francese ha titolato “Il Parlamento italiano criminalizza l’immigrazione clandestina”, mentre Le Monde ha parlato di un’Italia che “si dota di una politica di immigrazione decisamente di destra”. La ragione, secondo il quotidiano francese, sarebbe che “a un mese dalle elezioni europee, il capo del governo non vuole che la Lega Nord rimanga più a destra di lui”. In un altro articolo infatti il corrispondente Philippe Ridet nota che “ad un mese dalle elezioni, Berlusconi predilige il fronte sicurezza della sua maggioranza” e sottolinea i giochi politici interni alla destra italiana:
“La vittima di questa escalation a destra non è altro che il secondo dei principali alleati di Berlusconi: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ex-presidente di Alleanza nazionale. Nel suo discorso durante il congresso per la fondazione del Popolo della Libertà, Fini aveva giustamente descritto l’Italia del futuro come un paese multietnico. Da allora, moltiplica le uscite “umaniste” per meglio sottolineare la sua differente opinione. Berlusconi aveva dato ragione a Fini ritirando la legge sulla sicurezza che obbligava i direttori scolastici a denunciare i bambini di immigrati irregolari. Questa volta, ha scelto di seguire Maroni e cavalcare l’onda xenofoba che attraversa l’Italia”
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: l'Italia, l'immigrazione e la xenofobia
Il caso Mills è l’ennesima conferma: l’informazione (seria) in Italia è a rischio d’estinzione. Il video qui sopra è per constatare l’invisibilità del notiziabilissimo processo Mills. Per avere un’idea di quello che realmente succede e di cosa sta diventando lo stivale è ormai indispensabile guardare all‘informazione straniera, che con tutti i suoi difetti, resta perlomeno aggrappata ad un criterio: l’analisi dei fatti.
Come sottolineato nel post di Giulio, non sono poche le difficoltà per un giornalista di un altro paese per capire come mai gli italiani se ne freghino che il loro premier sia stato indagato e ritenuto colpevole in diversi processi, e perchè anzi ormai gli italiani siano insofferenti anch’essi alla giustizia. Quantomeno il reporter rimane stupefatto.
Uno stato dove l’informazione, di destra o sinistra che sia, non è più “cane da guardia del potere”, è uno stato fragile e inconsapevole. Credo che la sintesi migliore sia quello che scrive Lavanguardia, quotidiano catalano di idee liberali, di certo non particolarmente progressiste. Lavanguardia scrive:
L’Italia va male. I dati sulla disoccupazione, sulla produzione industriale e sul deficit sono negativi. La xenofobia dilaga. E invece Berlusconi va alla grande. Questo contrasto dà la misura di un evidente deterioramento nazionale. Non solo economico ma anche politico. E, in fondo, morale.
Qualcosa non torna?
Continua a leggere: Il caso Mills, Lavanguardia e il degrado dell'informazione in Italia
Voi non potete saperlo, ma noi di polisblog riceviamo ogni giorno più di una e-mail da parte di Beppe Cipolla, addetto stampa del PDL alla Camera. Tra i suoi comunicati arrivati oggi, l’Onorevole Alessandro Pagano, che ha dichiarato oggi quanto segue:
Con il trasferimento da Lecco ad Udine, finalmente Beppino Englaro e il suo clan stanno riuscendo nel loro piano diabolico ossia di far eseguire la prima condanna a morte della storia Repubblicana (corsivo nostro)
Forse l’onorevole Pagano è semplicemente in cerca del suo quarto d’ora di notorietà, o forse la sua militanza in Azione Cattolica lo porta a vedere il maligno un po’ dappertutto. Quello che è certo è che il deputato siciliano ha perso del tutto il senso della misura.

L’affaire Alitalia potrebbe sembrare tipicamente italiano e provinciale se si guardasse solo al suo svolgimento, ai suoi modi e agli infiniti, italici colpi di scena. Tuttavia si tratta anche di una questione di rilevanza europea, se si considera che il nostro mercato di biglietti aerei è il quarto del continente per dimensioni.
Abbiamo dato perciò un’occhiata alle reazioni dei quotidiani esteri e, come purtroppo spesso accade, i commenti sono ben poco lusinghieri per il nostro paese. In Francia innanzitutto dove, come ci ha raccontato Marco Paganini, Les Echos ha salutato la svendita con un lapidario “Merci Berlusconi!”.
Ma c’è anche Le Monde che, nonostante il maggior understatement che lo contraddistingue, afferma che “i contribuenti - e i consumatori - transalpini (ndr: noi) fanno le spese di quello che era diventato uno psicodramma politico” per poi definire la campagna elettorale anti-Air France di Berlusconi della primavera 2008 come “populista”.
Continua a leggere: Alitalia - Air France: l'opinione della stampa estera

La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta, non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. [..] Si è creato così un vuoto politico molto pericoloso, che ha dato spazio alla demagogia populistica, all’arroganza di ristrette oligarchie e anche a poteri opachi che tendono a sottrarsi al controllo della legge e delle istituzioni democratiche. […] Il Partito Democratico sa bene che anche la conquista di nuovi diritti può rivelarsi effimera, se non si afferma un’etica pubblica condivisa, che consenta agli italiani di nutrire un senso più alto dei loro doveri.
Questo è quello che potete leggere sfogliando le 11 pagine del Manifesto dei valori del Partito Democratico, mentre di tutt’altro tenore sono le notizie che arrivano da tutta la Penisola e che sono ben riassunte dalla copertina de L’Espresso di oggi. A Firenze, Napoli, Roma, Genova e Perugia, in Campania, Toscana e Calabria, nelle carte dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, emergono fatti e misfatti molto imbarazzanti per un partito che vorrebbe rilanciare l’etica della politica.
I processi sono ancora in corso, quindi vale la presunzione di innocenza per tutti, ma sembra davvero inverosimile che tutte queste inchieste siano soltanto una coincidenza e che tutti questi giudici si stiano sbagliando. E così, mentre Walter Veltroni e Massimo D’Alema continuano il loro eterno duello a colpi di fioretto e televisioni (Red Tv e YouDem Tv), l’immagine pubblica del nuovo soggetto politico, che non ha compiuto neppure un anno, è già molto appannata.
Voi come la vedete?
Continua a leggere: Il Partito Democratico, l'etica, le inchieste della magistratura