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Esteri: Yemen, il Presidente Saleh pronto alle dimissioni dopo mesi di proteste

pubblicato da R.D.

Anche per lo Yemen sembra essere arrivato il momento della svolta. Dopo mesi di manifestazioni e scontri di piazza, senza contare un attentato che, lo scorso giugno, gli era costato la temporanea fuga in Arabia Saudita per farsi curare le ferite subite, il Presidente Ali Abdullah Saleh sembra ora sul punto di fare un passo indietro, dopo essere rimasto al potere per 33 anni.

Il Presidente yemenita è arrivato oggi in Arabia Saudita per siglare una proposta di pace avanzata dal Consiglio per la cooperazione nel Golfo, che dovrebbe porre fine alle violenze nello Yemen. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa governativa Saba ed è stata rilanciata dalla Cnn.

L’accordo è sostenuto da Stati Uniti ed Unione Europea e, in sostanza, prevede che Saleh lasci il potere in cambio dell’immunità da eventuali processi per le violenze nei confronti degli oppositori.

Secondo diversi medici e oppositori, la repressione delle forze governative nei confronti dei dimostranti avrebbe causato numerosi morti, testimoniati da diversi filmati riportati dai media internazionali, anche se non si ha un bilancio completo e preciso delle vittime.

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Il Tea Party, la Rivoluzione americana e la Lega: la Patria che non c'è

pubblicato da Bruno Marino


Chissà quanti di voi conoscono il “Tea party movement”. Breve riassunto per inquadrare la vicenda. E’ un movimento d’opinione legato alla destra americana (alcuni suoi leader sono commentatori della rete tv americana Fox News, vicina ai repubblicani) che si propone di ridurre l’intervento statale in economia, aumentato di molto negli ultimi tempi visti anche i tentativi di Obama di arginare la crisi economica.

Tra gli obiettivi del movimento, la riduzione delle tasse (viste come il male perché alimentano “la bestia”, cioè il governo di Washington). Qui un articolo di Wikipedia, per i più curiosi, qui invece una sintesi efficace di Giornalettismo:

“Il cuore del messaggio dei Tea party è che gli enormi sforzi anticrisi messi in campo dai democratici più che essere inefficaci – naturalmente sono anche inefficaci – rappresentano un pericolo per la libertà futura dei cittadini. “Approfittando” delle difficoltà delle famiglie, Washington nazionalizza l’industria e rende pubblica la sanità; con la scusa di aiutare i poveri annulla le differenze.

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Primarie USA: vincitori e sondaggi

pubblicato da Bruno Marino


Pochi giorni fa ci eravamo occupati delle primarie per la Camera dei Rappresentanti negli Stati Uniti. Ieri sono arrivati alcuni importanti verdetti: in California, per i Repubblicani, due donne provenienti dal mondo degli affari, Carly Fiorina (ex Hewlett-Packard) e Meg Whitman (ex eBay), hanno vinto le primarie per il Senato (l’altra camera elettiva USA, che si rinnova di un terzo dei suoi componenti ogni due anni) e il Governatorato della California.

Il New York Times pubblica anche una mappa interattiva sui probabili esiti della competizione del 2 Novembre: per la Camera, i democratici avrebbero 164 seggi sicuri e altri 64 “leaning” (tendenti” verso di loro, in cui è probabile una vittoria democratica), i repubblicani invece avrebbero 157 seggi sicuri e altri 20 leaning. 30 sarebbero i seggi incerti. Facendo due conti, ai democratici andrebbero 228 seggi, ai repubblicani 177. La maggioranza è di 218 seggi.

Invece, per quanto riguarda il Senato, sempre grazie al NY Times, ai democratici andrebbero 55 seggi (48 sicuri più 7 leaning), ai repubblicani 43. 6 in seggi incerti. Maggioranza: 51 seggi. La differenza così rilevante tra il numero di deputati e quello di senatori si spiega facilmente: ogni Stato americano elegge un numero di deputati proporzionale alla sua popolazione (la California ha varie decine di deputati, il North Dakota uno), ma elegge sempre e comunque due senatori. California e North Dakota eleggono entrambi due senatori a testa. Questo fu previsto nella Costituzione per garantire i piccoli Stati. Insomma, un altro “balance” della democrazia americana.

Foto | Flickr

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USA: le Primarie per le elezioni della Camera dei Rappresentanti

pubblicato da Bruno Marino



Può sembrare strano, ma negli Stati Uniti la Camera dei Rappresentanti si rinnova ogni due anni. E non perchè cada un governo (là c’è il Presidenzialismo, ne avevamo parlato anche noi un pò di tempo fa), ma per precisa disposizione costituzionale. Prima delle elezioni, previste per il 2 Novembre, ci saranno le Primarie, nelle quali i Democratici e i Repubblicani sceglieranno i candidati alla carica di Deputato.

Come spiega bene il sito del NY Times, le Primarie sono iniziate il 2 Febbraio e andranno avanti, con date diverse a seconda degli stati coinvolti, fino al 18 Settembre, quando anche i cittadini delle Hawaii avranno scelto i loro candidati.

Le elezioni del 2 Novembre, che cadono più o meno a metà del mandato di Obama e che quindi sono definite midterm elections, rappresentano un’importante sfida per il Presidente. Tradizionalmente, infatti, le midterm sono una “cartina di tornasole” per l’operato presidenziale: una massiccia vittoria repubblicana non sarebbe un bel segnale per l’inquilino della Casa Bianca.

Foto | Flickr

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Elena Kagan: una lesbica per la Corte Suprema degli Stati Uniti

pubblicato da Giovanni Molaschi



Non accenna a placarsi lo scontro tra Barack Obama e la comunità omosessuale statunitense. A pochi dalla censura applicata dall’entourage del Presidente a delle manifestazioni organizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica sul matrimonio omosessuale scoppia un altro caso.

Al centro delle polemiche, come riportato dal Fatto, sarebbe Elena Kagan candidata a prendere il posto di John Paul Stevens che il prossimo giugno lascerà, per andare in pensione, la Corte Suprema.

La promozione dell’avvocato, come sostenuto da Den Domenech (repubblicano, assistente durante l’amministrazione Bush), darebbe soddisfazione ad una larga parte dell’opinione pubblica poiché fino ad oggi la Corte Suprema non è mai stata presieduta da un giudice apertamente omosessuale.

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Israele e Stati Uniti: crisi storica dopo il viaggio di Biden a Gerusalemme?

pubblicato da davide f.

da flickr, creative commons

“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”

Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.

Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.

Immagine|Flickr

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Intervista - polisblog incontra Olivier Roy

pubblicato da Giovanni Molaschi

All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.

Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.

Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?

Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.

 

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Stati Uniti: vietata la gravidanza alle donne soldato

pubblicato da Giovanni Molaschi



Il giorno di Natale è perfetto per ragionare su una decisione politica presa negli Stati Uniti di cui tanto abbiamo parlato con Christian Rocca lo scorso novembre. In quell’occasione con il giornalista del Foglio ragionammo sul famoso provvedimento “don’t ask, don’t tell” a causa del quale non è permesso ai soldati di fare coming out.

Ebbene. Il Pentagono, come riportato da diversi quotidiani nei giorni scorsi, avrebbe emanato una circolare altrettanto scandalosa. Secondo quanto riportato da “Star and Stripes” sarebbe stato vietato alle donne, in servizio, di rimanere incinte.

Oltre alle dirette interessate, della gravidanza dovranno rispondere anche gli uomini coinvolti poiché le dolce attese, come sostenuto dal Pentagono, creerebbero un danno all’esercito già provato dalle missioni in Medio Oriente.

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Elio Veltri a polisblog: "La mafia non uccide, investe"

pubblicato da R.D.

elio veltri intervista

Elio Veltri è personaggio è senza dubbio interessante. Classe 1938 ed ex membro delle Commissioni Parlamentari Antimafia, Giustizia e Anticorruzione (nei banchi del PDS), Elio Veltri ha pubblicato, nel corso degli anni, diversi saggi-inchiesta sulla politica e le vicende giudiziarie italiane. Il più noto è sicuramente “L’odore dei soldi” (2001), scritto a quattro mani con Marco Travaglio; meritano di essere ricordati anche “Milano degli scandali” (1991), scritto con Gianni Barbacetto e dedicato a Tangentopoli, “Le toghe rosse” (2002) e “Il topino intrappolato” (2005).

Attualmente è direttore del periodico online “Democrazia e legalità”. Lo incontro per Polisblog in occasione della presentazione di “Mafia pulita“, il suo ultimo libro scritto a quattro mani con il magistrato Antonio Laudati, in cui gli autori analizzano la “mafia del terzo millennio”: quella in giacca e cravatta che spara il meno possibile, ma corrompe, compra e investe nei mercati finanziari inquinando interi pezzi di economia e società. Ne abbiamo parlato durante una breve conversazione.

Recentemente il Ministro Calderoli ha dichiarato che questo Governo sta combattendo la mafia come nessun altro era riuscito a fare prima. Cosa ne pensa?

Foto | Flickr

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La riforma sanitaria passa al Senato: Obama incassa il primo si

pubblicato da davide f.

da flickr

Barack Obama, fresco di premio Nobel alle intenzioni, un Nobel evidentemente voglioso di un pò di pubblicità, porta a casa il primo round sulla sanità. E’ stata infatti approvata dalla Commissione Finanze del Senato con 14 voti a favore (tra cui quello della repubblicana Olympia Snowe, ringraziata personalmente dal presidente come sottolinea l’Independent ) e 9 contrari, la legge sulla riforma sanitaria.

Dopo il voto il presidente americano non ha nascosto la sua soddisfazione, sentendo avvicinarsi un traguardo che sarebbe storico, ovvero una riforma sanitaria che vede interessate milioni di persone:

Oggi siamo più vicini di quanto lo sia stato chiunque altro prima di noi a portare a termine la riforma. Quello approvato oggi non è un testo perfetto e manca molto lavoro da fare ma questo voto ci ha portato molto vicini all’obiettivo che ci siamo posti.

Immagine|Flickr

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