
Nella settimana in cui il premier se l’è presa con i media stranieri per il fatto che “sputtanerebbero” l’Italia, i resoconti approfonditi sul nostro paese non hanno certo smesso di fiorire sulle pagine della stampa estera.
Vi proponiamooggi in particolare tre corposi estratti da altrettanti articoli di quotidiani anglosassoni. Il britannico Guardian si è concentrato sul progetto del governo di una task force per promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, evocando paralleli poco lusinghieri:
Settantadue anni dopo la fondazione del MinCulPop, l’Italia ha annunciato la creazione della sua versione per il XXI secolo. Presentato come un ente speciale per migliorare l’immagine dell’Italia, il nuovo dipartimento del governo sarà responsabile della diffusione di buone notizie sul paese. E’ necessario per ragioni commerciali, afferma il governo. L’Italia deve contrastare le cronache inesorabilmente negative dei media stranieri su Silvio Berlusconi e la sua azione politica, perché danneggiano gli affari italiani
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi in lungo e in largo
Indovinello: chi ha detto questa frase?
«Li tratteremo come un partito d’opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro il Presidente e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d’informazione»
Se la vostra risposta è stata “Silvio Berlusconi” (o anche “Bonaiuti” o “Capezzone”, che è lo stesso) siete fuori strada. Allo stesso modo, la dichiarazione seguente non è stata pronunciata dal direttore di Repubblica Ezio Mauro:
«Invece di governare (..) si comporta come se fosse ancora in campagna elettorale. Farebbe bene a riservare le sue energie ai temi che preoccupano gli elettori (..) In ogni caso, ogni volta che ci attaccano, i nostri rating vanno su»

Barack Obama ha prorogato di un anno l’embargo commerciale contro Cuba, contenuto all’interno della Trade with enemy act, una consuetudine per tutti i presidenti dagli anni 60′. Niente di nuovo nell’atteggiamento rispetto all’America Latina, insomma.
Come sottolineato dal New York Times la decisione era prevedibile, nonostante le recenti anche se minime aperture.
Certo è che per chi si aspettava un cambio di rotta deciso dell’amministrazione Obama, la conferma dell’embargo unita all’atteggiamento ambiguo mostrato nel concreto verso il golpe in Honduras deludono non poco.
Continua a leggere: Obama rinnova per un altro anno l'embargo contro Cuba
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E’ un’ Obama deciso, battagliero, quasi arrabbiato quello che si presenta al Congresso (il video dell’intervento qui sopra da msnbc tv) , che sferza con parole chiarissime il parlamento:
“Non sono il primo presidente a provarci ma voglio essere l’ultimo. L’America è l’unica democrazia avanzata, è l’unica nazione ricca, che si trova in condizioni così penose. Dove le assicurazioni ti possono revocare ogni assistenza col pretesto di una malattia pre-esistente; o perché hai perso il lavoro.”
Continua a leggere: Obama all'attacco: "Assistenza sanitaria per tutti"

Tempi duri per il presidente Barack Obama. Ieri le dimissioni del ‘guru verde’ del presidente, travolto da accuse riguardanti una sua firma in passato su una petizione che ipotizzava il coinvolgimento del governo negli attacchi dell’11 settembre. Una cosa che a noi, abituati agli incollati alle poltrone, sembra quasi clamorosa.
In questi giorni si dovrebbe decidere invece sulla battaglia più difficile del presidente, la riforma della sanità.
Dopo mesi di propaganda repubblicana feroce, in cui Obama è stato definito nazista e socialista allo stesso tempo, in cui i conservatori hanno cercato di sviare il dibattito con accuse assurde ma pressanti; tipo quella che Obama taglierebbe le cure per i malati terminali (vedi Sarah Palin sul suo facebook o gli show di Fox news).
Continua a leggere: Obama e la riforma della sanità: domani è il giorno della verità?

Negli Stati Uniti la totale gestione della rete, in caso di pericolo nazionale, potrebbe essere affidata al Presidente. A proporlo Jay Rockefeller, senatore democratico della West Virginia, malgrado il dissenso manifestato sull’argomento nei mesi scorsi dagli imprenditori della Silicon Valley.
Contrario, alla proposta di Rockeffeler, anche Larry Clinton (presidente della Internet Security Alliance) secondo il quale quanto proposto dall’esponente politico è fin troppo vago per tanto le occasioni d’intervento del Presidente degli Stati Uniti sarebbero molte di più di quelle realmente necessarie.
Per questo motivo lo stesso Clinton, supportato da Lee Tien (dell’Electronic Frontier Foundation di San Francisco) ha già dato la propria disponibilità per studiare con il Governo un provvedimento che non penalizzi i privati.
Continua a leggere: Stati Uniti: Barack Obama spegne internet

Peacereporter ha raccontato in questi giorni una storia molto interessante, segno del tempo e forse intuizione per il futuro; la storia di Sharew, un ragazzo etiope di ventinove anni, che decide di lasciare il suo paese e di avventurarsi in un viaggio verso una nuova vita: l’obiettivo però non è più la vecchia Europa, ma l’America.
Costo 10mila dollari, la ‘paga’ chiesta da un ‘trafficante di uomini’ per condurlo a destinazione negli Stati Uniti. Dopo dodici mesi di peripezie, tra navigazione e viaggi via terra, e dopo una breve parentesi in un ‘cpt messicano‘, Sharew arriva a destinazione. La sua vicenda viene resa nota dal Washington Post.
Continua a leggere: Sharew e la nuova rotta per i migranti: si riaffaccia il sogno americano?
Dopo essersi rilassato con il lancio inaugurale nell’80esima edizione della partita delle stelle di baseball al Busch Stadium di San Louis, Obama prova a scalare uno dei tabù più rigidi del capitalismo selvaggio made in U.s.a: la riforma della sanità. Michael Moore, tra i tanti, aveva tentato di spiegarlo nel suo ultimo lavoro, Sicko, di come funzioni la sanità negli Stati Uniti: no money, no cura.
Questa la formula che fa si che centinaia di milioni di persone siano senza diritti di accesso a cure mediche. Questo orrore sembra però rappresentare un vanto per tanti americani, che ogni qualvolta si parli di questa riforma vedono scatenarsi l’indignazione repubblicana e non solo. Anche questa volta si è ripetuto il tutto.
Spesso, anche su questioni complesse e decisive, Silvio Berlusconi ci va giù con l’accetta.
Magari parte da un nodo reale, ma poi sfarfalla, toppa clamorosamente nel modo, nel metodo, nel merito. E diventa persino pericoloso.
C’è chi dice, dopo ogni esternazione, che “ troppe volte il premier parla senza pensare”. A questo punto c’è da sperare che poi pensi e ripensi a quello che ha detto.
Berlusconi vuole: “Meno deputati e più potere al premier”. E per sostenere la sua tesi si richiama agli Usa.
Ma il modello che vuole il premier non esiste né negli Stati Uniti, né in nessun altro paese democratico.
Non c’è Stato democratico, oggi, dove il capo del governo ha più poteri di quelli del Parlamento. Il potere legislativo è del Parlamento, al governo spetta quello esecutivo.
In America, paese presidenzialissimo, l’assemblea ha più potere del presidente: è il congresso che approva il bilancio e può dire “no”, bocciarlo e rimandarlo indietro.
In Italia è oggi necessario un “certo” rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio.

Abbiamo parlato qualche giorno fa della scelta di Obama di pubblicare quattro memorandum della passata amministrazione sulle torture inflitte dagli agenti della Cia alle persone interrogate. Oggi riporta il New York Times che il presidente degli Stati Uniti ha visitato il quartier generale dei servizi d’intelligence statunitense a Langley, in Virginia.
Obama ha promesso di proteggere l’identità dei funzionari dell’intelligence coinvolti negli scandali scatenati dalla pubblicazione il 16 aprile di alcuni dossier sulle tecniche d’interrogatorio utilizzate dalla Cia contro i sospetti terroristi.
Il presidente ha ribadito anche la sua fiducia nell’intelligence, ma ha confermato in modo altrettanto forte la sua condanna verso metodi d’interrogatorio come il waterboarding, l’annegamento simulato, usato durante l’amministrazione di Bush per costringere i prigionieri a fornire informazioni segrete.
Continua a leggere: Obama in visita alla Cia: no al waterboarding