La strategia del Ma anche, che tanta fortuna politica ha portato a W. Veltroni, sembra aver trovato un altro importante sostenitore. Mezz’ora fa il candidato alla presidenza della Regione Campania del Popolo della libertà, Stefano Caldoro, ha rilasciato una dichiarazione che farà felici tutti i campani.
Avendo evidentemente ricevuto l’ordine di dare un segnale in favore delle centrali nucleari che nessuna Regione, neppure quelle governate dal centrodestra, ha ancora dichiarato di voler accettare, Caldoro si è lanciato in una affermazione impegnativa quanto ambigua, ardita quanto impopolare: Non servono scontri, la logica dello scontro ha prodotto solo danni in questi ultimi quindici anni. La strada è quella del confronto, delle idee, della politica del fare. Interverremo sul costo dell’energia, realizzeremo le opportune infrastrutture e individueremo grandi obiettivi strategici. Punteremo sulle energie rinnovabili e ci apriremo al nucleare. Il confronto, le idee, la politica del fare… insomma la solita serie di baggianate frutto dell’ennesima competizione di frittura dell’aria.
L’unica cosa chiara è Ci apriremo al nucleare, che nella nostra lingua significa che Stefano Caldoro, da Presidente, accetterà che vengano costruite centrali nucleari in Campania. Invece, subito dopo, il candidato del Pdl chiarisce: questo non vuol dire che si costruirà una centrale in Campania ma significa solo che non possono esserci no ideologici che penalizzano imprese e famiglie.

La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.
Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.
A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.