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Tutti gli articoli con tag striscia di gaza

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente, Palestina: venti di riconciliazione tra Hamas e Fatah. Dopo la guerra civile del 2007 e anni di tensioni tra le due fazioni, sembra ora arrivato il momento di un governo di unità nazionale per i palestinesi. L’annuncio è stato dato ieri, dopo un incontro tra esponenti di Fatah e Hamas tenutosi al Cairo.

L’intenzione delle due fazioni è di presentarsi unite alle elezioni dell’Autorità nazionale palestinese che si terranno tra otto mesi, come spiegato da Azzam al-Ahmad, capo negoziatore di Fatah al vertice del Cairo:

“Abbiamo concordato di formare un Governo composto da figure indipendenti che inizieranno a prepararsi per le elezioni presidenziali e parlamentari.”

al-Ahmad ha poi lanciato un diretto riferimento ai rapporti con Israele e al suo controllo sui Territori palestinesi:

“Siamo fieri di avere la volontà nazionale di terminare le nostre divisioni, così da poter porre fine all’occupazione della Palestina… l’ultima occupazione della storia.”

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Esteri, Francesca Borri a Polisblog: "Vittorio Arrigoni è stato colpito perchè era libero"

pubblicato da R.D.

Vittorio non è stato colpito perché occidentale, ma perché libero. E questo, in guerra, ti rende pericoloso per chiunque.”

E’ l’opinione di Francesca Borri, giornalista freelance e profonda conoscitrice della realtà dei Territori palestinesi, che abbiamo già avuto modo di intervistare su queste pagine. Dopo tre anni trascorsi a Ramallah, in cui ha avuto modo di lavorare a fianco di Mustafa Barghouthi, oggi vive tra Damasco e Beirut pubblicando i suoi articoli su Peacereporter.

Francesca, tu sei vicina a Mustafa Barghouthi e Marwan Barghouti. Avete tentato una trattativa, per liberare Vittorio Arrigoni?

Non credo, onestamente, possa davvero definirsi una trattativa. E non è stata solo questione di tempo. La Cisgiordania e la Striscia di Gaza non sono mai state così estranee e impermeabili l’una all’altra come nelle ultime ore. Esercitare pressione, convincere, costringere è possibile solo se ci si percepisce parte non dico di una strategia unitaria, ma almeno di una battaglia comune: senza una minima interdipendenza, una trattativa non può neppure cominciare - è come discutere, non so, con dei sequestratori in Darfur: perché mai dovrebbero ascoltarci?

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Foto del giorno: Tzipi Livni balla con un trans

pubblicato da V.

Tzipi Livni: ballo coi trans

Grazie Corriere cartaceo per questa perla: Tzipi Livni, ex agente del Mossad, e attuale Primo Ministro Designato israeliano, che se la balla con l’artista transessuale Dana. Il vero nome di quest’ultima è Sharon Cohen - prima dell’operazione, era Yaron Cohen - icona transgender che assurse al ruolo di celebrità planetaria nel 1998, quando vinse l’Eurovision Song Contest con il brano “Diva”. E a Gaza intanto? Oh, nulla di importante: solo qualche altro raid aereo.

Tzipi Livni: ballo coi trans
Tzipi Livni: ballo coi trans

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I refusenik dell'esercito israeliano contro la Guerra di Gaza

pubblicato da paganini


Refusenik è una parola che abbiamo iniziato a sentire durante l’ultima guerra che Israele ha scatenato contro il Libano, ma che indica un fenomeno iniziato anni prima: quello dei soldati che si rifiutano di andare a sparare contro palazzi, scuole e villaggi palestinesi o arabi per vincere un conflitto che dura da 50 anni e che non si concluderà di certo con una vittoria militare.

Tecnicamente sarebbero disertori, un po’ come gli americani che sono fuggiti in Canada per non partecipare all’invasione illegale dell’Iraq e al massacro conseguente. Ma i refusenik non scappano all’estero, dato che credono nella loro patria e vogliono viverci, semplicemente dichiarano che non intendono andare a lanciare bombe al fosforo o clusterbomb contro i civili e nei centri abitati.

Francesca Paci, su La Stampa, racconta la storia di Noam Livne, 34 anni, dottorando in matematica al Weizmann Institute di Rehovot, è uno dei 9 refusenik che hanno rifiutato la divisa per l’operazione Piombo Fuso.

Quali sono le ragioni morali di cui ha parlato al suo comandante? «Questa guerra non serve. Non sono un disfattista, sono stato nell’esercito quattro anni, tre di leva e uno da ufficiale. Ho anche servito come riservista ma solo all’interno della linea verde, i confini del ‘67. Nei territori palestinesi occupati non andrò mai, me ne sono convinto mentre ero in prigione».
Quando è stato in prigione? «Nel gennaio 2002. C’era la seconda Intifada e io rifiutai di andare con le truppe a Nablus. Sono stato dentro tre settimane, ho letto molti libri e sono uscito ancora più convinto di non voler partecipare a un conflitto sbagliato e ingiusto. Quando decidi da che parte stare è facile, anche se gli altri non capiscono».

Probabilmente Noam Livne si beccherà un processo e altre settimane di prigione, ma almeno non avrà bombardato i palazzi e le scuole dell’Onu e partecipato all’uccisione di centinaia di civili.

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Striscia di Gaza: la guerra vista da Tsahal, l’esercito di Israele

pubblicato da paganini


Diciannovesimo giorno di conflitto nella Striscia di Gaza, aumentano i morti e ricominciano i lanci di razzi anche dal confine libanese, con il rischio concreto dell’apertura di un secondo fronte.

Abbiamo visto come questo conflitto viene rappresentato dalle milizie islamiche di Hamas, ora diamo uno sguardo al sistema di comunicazione del “protagonista” dell’Operazione Piombo Fuso: Tsahal o Idf, cioè l’esercito di Israele.

Si nota subito una grande differenza tecnologica, dato che ci troviamo di fronte ad un portale articolato e pieno di risorse multimediali. Gli aggiornamenti delle news sono continui e riportano i principali fatti del giorno e della notte: otto soldati feriti durante le operazioni, 100 obiettivi colpiti, 55 tunnel distrutti, 20 siti di lancio per missili smantellati… e c’è addirittura la newsletter dell’Operation Cast Lead che può essere scaricata in pdf.

Avendo impedito l’accesso alla Striscia a tutti i giornalisti, l’esercito di Israele cerca di fornire il proprio materiale (e quindi il proprio punto di vista) con grande abbondanza in modo da alimentare comunque un flusso di notizie verso il resto del mondo: la guerra si vince anche attraverso l’informazione e Tsahal dimostra di saperlo molto bene…


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Striscia di Gaza: la guerra vista da Hamas

pubblicato da paganini


La guerra nella Striscia di Gaza continua e dopo 18 giorni di bombardamenti e massacri il bilancio ufficioso di Piombo Fuso rasenta le mille vittime palestinesi (secondo il Tg1 di oggi, 300 sarebbero bambini) e un numero indefinito, nell’ordine di alcune decine, di soldati israeliani morti.

Per capire cosa succede davvero a Gaza e come procede questa guerra di distruzione, che non porterà niente di buono al Medio Oriente e non risolverà nessuno dei problemi di Israele, può risultare utile leggere il punto di vista degli “attori” in campo, delle milizie schierate sul campo: ecco allora il sito e il forum della Brigata Ezzedeen Al Qassam, il braccio armato di Hamas.

Qui potete trovare i resoconti di guerra del gruppo islamico, che ad esempio sostiene di aver ucciso addirittura 50 soldati israeliani, alcune immagini e video che riportano un altro punto di vista rispetto a quello a cui siamo abituati.

Naturalmente non si tratta di condividere quanto riportato da Hamas, ma soltanto di sfruttare una fonte di informazioni di prima mano: lo stesso vale per il portale di Tsahal, l’esercito di Israele, a cui sarà dedicato il prossimo post.

Operazione Piombo Fuso: i massacri di Gaza secondo Morten Morland

pubblicato da V.

morten morland times bare fosse gaza

Ecco come Morten Morland sul Times vede l’offensiva di terra di Israele nei territori della Striscia di Gaza. Morten Morland è un artista grafico secondo me geniale e di cui potete trovare il portfolio su Debutart. Aggiornamenti sull’Operazione Piombo Fuso? La novità principale è che si potrebbe essere finalmente alla fine del massacro, come si legge su L’Occidentale:

A 17 giorni dall’inizio dell’operazione “Piombo fuso”, sembra giunto il momento delle decisioni importanti. Mentre prosegue la penetrazione israeliana nella Striscia, la diplomazia concorda sul fatto che le prossime 48 ore saranno decisive per un’eventuale risoluzione della crisi mediorientale

Speriamo.

Via | Times

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