La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ultimo l’attacco raso terra del presidente del Consiglio contro la scuola pubblica. E’ la prima volta che un premier in Italia arriva a tanto.
Ma il capo del governo e l’esecutivo di centrodestra si erano già “distinti” con i 9 miliardi di tagli a scuole e università, con lo strozzamento delle legioni dei precari lasciati a spasso, con il prosciugamento di fondi e mancanza di strategie che colpiscono studiosi e ricercatori, costretti a fuggire all’estero. Il libro bianco su scuola può riempire una intera enciclopedia.
Ecco perché oggi le studentesse e gli studenti delle scuole e delle università di oltre 50 città italiane danno vita ad azioni, flash mob, iniziative e mobilitazioni diffuse per difendere la scuola e l’università pubblica dalle politiche di tagli del Governo Berlusconi.
«In un Paese in cui ogni diritto, viene considerato un privilegio da tagliare o privatizzare, noi abbiamo deciso di opporci- dicono dalla Rete della Conoscenza- nelle maggiori città italiane reclameremo un sistema nuovo di welfare e diritto allo studio capace di garantire una vera libertà di scelta dei propri percorsi di studio e di vita, senza essere legati dal reddito delle proprie famiglie e dalla precarietà dilagante. Ci opponiamo a chi vuole ridurre la scuola e l’università in un’azienda, dove docenti precari devono avere lo stesso colore politico dei governi di turno, luoghi dove non devono formare le coscienze dei cittadini, ma preparare un esercito di precari per il mercato del lavoro. A questo futuro di precarietà e sfruttamento noi ci siamo opposti in questi mesi e continueremo ad opporci”.
Forte e chiaro. Premier, ministro e governo faranno orecchie da mercante. E le opposizioni?
In effetti certe questioni sono meno complesse di quel che appaiono o di come vengono presentate. Siccome si ripeteranno presto, torniamo sui fattacci di martedì scorso a Roma, fino alla scarcerazione dei fermati.
Primo. La magistratura non può essere valutata a seconda delle convenienze politiche: buona e democratica se tocca Berlusconi, cattiva e fascista se mette dentro i giovani facinorosi che incendiano una città. Insomma: le sentenze vanno rispettate, sempre. Il garantismo astratto è dannoso: chi viola il codice penale deve andare in galera.
Secondo. Il diritto a protestare e a manifestare non si tocca, sancito anche dalla Costituzione.
Terzo. La violenza non è mai ammessa, per nessun motivo, va rifiutata e perseguita con il massimo rigore.
Quarto. Chi organizza un corteo deve essere in grado di garantirne uno svolgimento pacifico, con servizio d’ordine capace di non ammettere interferenze di infiltrati e violenti. Alle forze dell’ordine spetta garantire l’ordine pubblico.
Quinto. La polizia italiana non è la Gestapo di Hitler o la Gpw di Stalin, ma un corpo democratico dello Stato democratico. Se ci sono atti fuori da regole e leggi costituite, i responsabili vanno identificati e puniti, a tutti i livelli.
Sesto. La non politica del movimento. Questi e altri movimenti insistono nel definirsi “non politici” per non farsi strumentalizzare. Uno sciopero, una manifestazione, un corteo sono sempre atti politici con conseguenze politiche. Prendersi le proprie responsabilità ed essere capaci di “sporcarsi” le mani con la politica e cercare alleanze sociali.
Conclusione. Il limite di fondo sta nella politica, (governo in primis) - strumentalizza i fatti - latitante nel non affrontare e risolvere i problemi che portano alle preteste e incapace di essere presente nella lotta. In qualsiasi lotta, non solo quella degli studenti.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini, intervenendo ieri alla manifestazione “Dedalo 2010″, organizzata dagli studenti del Pdl, si è così pronunciata sulle proteste da mesi in corso in molte Università italiane: “Fare riforme è difficile perché si va contro la resistenza di chi non vuol perdere privilegi acquisiti nel tempo, ma è indispensabile avere il coraggio del cambiamento”.
La Gelmini ha quindi affermato che, pur avendo il massimo rispetto per chi protesta, “le spese di una protesta contro il governo non le debba pagare il corpo studentesco, il quale spesso si trova impossibilitato a svolgere esami e ad avere appelli regolari perché gli insegnanti si lamentano del disegno di legge e si rifiutano di fare lezione, e addirittura di far sostenere gli esami”. Il che, sempre secondo la Gelmini, sarebbe “profondamente ingiusto”, anche perchè il Governo starebbe cercando di “di lavorare per migliorare l’università”. Insomma, “si può essere legittimamente in dissenso ma non si devono danneggiare gli studenti”.
E’ commovente la sensibilità del Ministro. Peccato, però, che la ragione principale delle proteste dei ricercatori universitari consista nei tagli a dir poco selvaggi ai finanziamenti per l’Università e per la ricerca disposti da questo Governo. Tagli che incidono negativamente sia sull’attività di ricerca (alla quale, come dice la parola, i “ricercatori” dovrebbero dedicarsi in via prioritaria, se non esclusiva), sia sulla qualità dei servizi che le Università pubbliche (e sottolineo: pubbliche) possono assicurare ai malcapitati studenti.
Maurizio Sacconi: realista. Voto + 8. Il ministro del Lavoro invita disoccupati e studenti in attesa di una occupazione “consona alle aspettative della persona”, a fare la raccolta in agricoltura con buoni prepagati. Tabù infranto? Mamma non vuole!
Pier Ferdinando Casini: doppiogiochista. Voto – 8. Il leader dell’Udc è l’ago della bilancia per le prossime elezioni di marzo e rimescola le carte in molte regioni. Pdl e Pd pari sono e Pier tira la corda oltre il limite. Per un pugno di poltrone.
La protesta a Torino degli studenti raggiunge oggi il culmine, con l’arrivo da tutta Italia di altri manifestanti per protestare contro quella che loro stessi hanno definito “un tentativo di legarsi al brand g8 con un’abile operazione di marketing utile ad accreditare la Crui e gli altri soggetti partecipanti al g8 ufficiale”.
In questi giorni più che ascoltare le rivendicazioni studentesche come al solito i media hanno giocato al “condanna il black block”, ignorando la tre giorni di incontro e confronto ribattezzata ClimateCamp.
Per chi volesse seguire gli eventi cercando anche di capire le ragioni studentesche può trovare qui continui aggiornamenti. Sopra il video girato dai manifestanti durante le cariche della polizia, che tanto inquietano per la somiglianza con quelle del pre g8 di Napoli, segno premonitore della “macelleria messicana di Genova”.
Continua a leggere: Il G8 dell'università e gli scontri a Torino: il punto di vista degli studenti
Silvio Berlusconi: fava e piccioni. Voto +8. Abile, come sempre, il Cavaliere che aggira e fa sue le preoccupazioni dei 170 “rivoltosi” del Pdl sulle norme anti clandestini, “scaricando” la Lega, sconfessando i propri colonnelli, riaffermando il “qui comando io”. Più piccioni con una fava.
Renato Brunetta: guerrigliero mignon. Voto – 9. Cosa non si fa (e non si dice) nella foga di superarsi! “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri –ringhia il ministro - e come tali vanni trattati”. Replica l’Udu: “L’unico guerrigliero è Brunetta”. Brunetta, il mini “Che” senza barba.
Pdl: la carica dei 170. Voto – 6. Quasi 200 deputati del Pdl mandano una lettera a Berlusconi: “No alla fiducia sul ddl sicurezza”. E’ la prima rivolta interna. Davanti c’è Alessandra Mussolini. Ma dietro c’è la regia di Gianfranco Fini. Bossi: “La legge non si tocca”. Il Pdl non è ancora nato e già si … rivolta.
Governo: la “carica” alla Sapienza. Voto – 6. Molte decine di contusi fra gli studenti dopo le cariche della polizia alla Sapienza di Roma.. L’accusa dei giovani: “I poliziotti colpivano con il manganello girato dalla parte del manico”. Le regole vanne rispettate. Da tutti. E non solo in piazza. Mala tempora currunt.
In altri paesi d’Europa soglie psicologiche di questo tipo sono già state superate da tempo; per Milano, però, è una prima assoluta: il prossimo settembre, nella Scuola Elementare di Via Paravia, cominceranno le lezioni di prima 15 bambini, tutti di origine straniera (anche se molti nati e cresciuti in Italia).
Si tratta ovviamente di un caso-limite, in una città in cui la percentuale di studenti stranieri si aggira in realtà in media attorno ad un modesto, anche se in costante aumento, 17%. E non varrebbe in fondo la pena di spendere troppe parole su questo caso, se non costituisse, appunto, una soglia psicologica e un evento emblematico sotto molti punti di vista.
Cosa rivela infatti questa notizia? A me dice due cose: primo, tutti quei politici che in questi anni hanno dato a credere di essere in grado e/o di voler fermare i flussi migratori verso il nostro paese, vendevano fumo. Consapevolmente e colpevolmente.
I contrari alla riforma della scuola sostenuta dal governo Berlusconi IV hanno spesso fatto dell’appello a “salvare la scuola pubblica” il centro delle loro rivendicazioni. D’altra parte, sia il ministro Gelmini che la plenipotenziaria PDL per la scuola Valentina Aprea hanno spesso fatto riferimento al sistema scolastico lombardo come modello virtuoso, da esportare nel resto d’Italia.
E’ interessante in questo senso scoprire che, come riporta l’edizione milanese de “La Repubblica”, nel capoluogo della regione governata da Roberto Formigoni si sta verificando una consistente migrazione di iscritti dagli istituti pubblici a quelli privati.
Alle elementari le richieste per gli istituti non statali crescono del 15 per cento, alle medie del 10. Le iscrizioni per il prossimo anno sono ancora aperte, ma la tendenza è chiara: oltre 8mila studenti a settembre passeranno alle paritarie.
La ragione di tutto ciò? Prevalentemente la preoccupazione per l’istituzione del maestro unico e la soppressione del tempo pieno. Vediamo i dettagli.

Il Ministro Gelmini ha dichiarato recentemente con grande enfasi che il voto di condotta farà media, presentando questa misura come una risposta alla presunta emergenza bullismo e come il segno del ritorno a una “scuola del rigore”.
Ci duole avvertire quanti stessero già facendo i salti di gioia che, a ben vedere, il ministro sta vendendo fumo. Se si va a vedere infatti il decreto ministeriale n.5 del 16 gennaio 2009 sulla “valutazione del comportamento degli studenti”, si fanno alcune scoperte interessanti.
Innanzitutto il famoso 5 in condotta, il voto capace di per sé di determinare la bocciatura di un alunno, dovrà essere assegnato solo a chi nel corso dell’anno sia stato sospeso almeno una volta per un periodo superiore a 15 giorni e non abbia modificato il proprio comportamento in seguito.
Continua a leggere: Riforma Gelmini, il voto di condotta farà media: solo un bluff?