Roberto Formigoni: questione morale. Voto 3 Gli 80 consiglieri del Pirellone “stremati” per le 16 sedute in un anno si godono oltre 50 giorni di ferie estive (dopo i 70 giorni di stop per le elezioni milanesi) intascando 10 mila euro mensili più benefit. Basta!
Filippo Penati: questione penale. Voto 2 Un milione di euro di tangenti per l’ex big Pd tra il 2009 e il 2010, quando l’ex braccio destro di Pierluigi Bersani corre per la presidenza della Provincia prima e della Regione poi, sempre sconfitto. Vergogna!
Lui ci prova a commuovere l’aula con un intervento dignitoso, accorato e lacrimevole al tempo stesso. Ma la dura legge di Bobo (Maroni) lo condanna. E ora dovrà lasciare i colleghi e accomodarsi dietro le sbarre. Non ti curar di lor, ma guarda e Papa
In Senato, invece, si suona tutta un’altra musica e ora il Pd non può certo ergersi a cane da guardia della legalità. Pastore…Tedesco
Per giunta i democratici adesso devono vedersela con la vicenda Penati e le presunte tangenti per la ristrutturazione di un’area ex Falck. Bersani dovrà darne conto in qualche modo, anche in considerazione del fatto che l’ex presidente della Provincia di Milano è un uomo della sua cerchia. Il centrodestra si getterà a capofitto sul fattaccio per mettere alle corde il Pd? Fiondarsi come un Falck
L’easy rider de’ noantri, Gianni Alemanno, pochi giorni fa fece sapere di aver compiuto un giro notturno in moto, e in incognito, per capire quale fosse la presenza delle prostitute sulle strade delle periferie romane. Eh sì, è un sindaco che ancora c’ha er fisico. Kawasaki? No, chiava-saki
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Come notava ieri sera Giuseppe Cruciani, conduttore de “La Zanzara”, i mass media non hanno messo il proprio accento su quanto dichiarato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, su chi amministra il Sud Italia.
“Quando incontri un assessore spesso non ha chiaro se è un assessore o un camorrista. Il problema dei costi della politica sta nella fondamentale immoralità di una quota enorme del sistema di governo, come ad esempio nella sanità”.
Contrario al pensiero dell’esponente politico si è già detto Gianfranco Micciché (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) secondo il quale Giulio Tremonti dovrebbe chiedere scusa per essersi comportato come un militante leghista.
Continua a leggere: Giulio Tremonti: “al Sud gli assessori si confondono con i camorristi”

La scorsa settimana, come raccontato (anche) da polisblog.it, il Viceministro dei Trasporti Roberto Castelli ha ammesso le deficienze del sistema ferroviario italiano precisando che per le tratte dell’alta velocità bisogna migliorare la comunicazione tra gli addetti ai lavori.
Le infrastrutture italiane, come sottolineato (anche) da Emma Marcegaglia, allo stato attuale non potranno garantire al paese il futuro a cui dovrebbe aspirare per poter crescere nei migliori dei modi.
Per capire perché l’Italia sia ancora vittima del proprio passato abbiamo deciso di intervistare Claudio Gatti, autore per chiarelettere, dell’inchiesta “Fuori Orario”.
Di cosa parla “Fuori Orario”?
Nel 2011, l’Italia compierà 150 anni. In quello stesso anno le Fs perderanno il monopolio della tratta più redditizia dell’intero sistema ferroviario, e cioè la Roma-Milano ad alta velocità.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Claudio Gatti, autore di “Fuori Orario”

Dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi e la Fininvest a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, sarà bene fare un passo indietro per capire da dove scaturisca l’intera vicenda. Non prima però di aver chiarito che quella recente è solo l’ultima di una lunghissima catena di sentenze spesso contraddittorie. Berlusconi è stato infatti assolto in sede penale, mentre viene ora condannato in sede civile per responsabilità oggettiva. In mancanza assoluta di prove tangibili del suo coinvolgimento, il giudice Mesiano ha infatti ritenuto - non senza qualche ragione - che non potesse non sapere dello spostamento di una cifra così consistente dal conto All Iberian a quello dell’allora giudice Metta, ovvero l’estensore del primo lodo arbitrale a favore del Cavaliere.
Ma da che cosa scaturiva quel lodo? Riassumiamo brevemente la storia della cosiddetta Guerra di Segrate, ovvero il sanguinoso scontro tra i potentati di Berlusconi e De Benedetti per il controllo del più grande colosso editoriale italiano. I due mega-imprenditori erano soci in affari, detenendo entrambi quote significative della casa editrice. Ago della bilancia erano però gli eredi della famiglia Mondadori, ovvero i Formenton. Questi ultimi si piegarono a un certo punto alla volontà di De Benedetti di assumere la guida del gruppo per defenestrare lo scomodo socio Berlusconi, salvo poi cambiare idea.
Prima di proseguire nel racconto facciamo un passo indietro. Carlo De Benedetti è l’uomo che ammise davanti ai giudici di Tangentopoli di aver pagato svariati miliardi di lire di tangenti ai partiti della Prima Repubblica per ottenere commesse che gli permettessero di vendere i suoi computer obsoleti. Pur autoriconosciutosi colpevole per misteriosi motivi non andò mai a processo. Dopo un periodo di espiazione e lontananza dai riflettori l’Ingegnere fu poi riesumato dall’amico Romano Prodi, che a sorpresa lo presentò come azionista di maggioranza della Sme.
Continua a leggere: Storia del Lodo Mondadori. Le origini del "male"
Il futuro politico di Nichi Vendola è legato al classico filo di lana.
L’inchiesta del pm antimafia di Bari Desirée Digeronimo, sul bubbone della sanità pugliese, tiene il governatore di Sinistra e Libertà sui carboni ardenti e rischia di “bruciarlo” definitivamente.
La “primavera pugliese” è già finita. La “diversità” al potere è stato solo un bluff.
La giustizia farà il suo corso. Nessuno è colpevole prima della sentenza definitiva. Sul piano politico, invece, il giudizio lascia pochi dubbi.
C’è una responsabilità politica e gestionale del presidente della Regione Nichi Vendola, per “aver consentito, quando non avallato e favorito –come sostengono apertamente i suoi nemici e “amici”- che la politica controllasse ogni respiro, ogni movimento, ogni provvedimento in campo sanitario”.
L’accusa punta il dito sulla “esistenza di un comitato di affari interno all’assessorato alla Sanità della giunta Vendola che scambiava appalti, nomine e fondi pubblici a cliniche private con tangenti, finanziamenti illeciti e voti”. Cose note, e non solo chiuse nei confini pugliesi.
L’affaire sta logorando Vendola che, dopo una iniziale cautela, adesso “fa il Berlusconi”: attacca la magistratura e i giornali, a muso duro: “Contro di me, solo cecchinaggio politico su commissione”.
Berlusconi docet. E’ il solito refrain. Il solito schifo.
Avanti un altro! Un altro “eccellente” che cerca un posto alle Europee è Ottaviano Del Turco.
L’ex presidente della regione Abruzzo (tornato in libertà dopo essere stato arrestato lo scorso 14 luglio con l’accusa di aver intascato tangenti milionarie da Enzo Angelini, deus ex machina delle cliniche private Villa Pini) è partito con il piede giusto.
O, per meglio dire, con la frase giusta rivolta al destinatario “giusto”.
Dice l’ex governatore ed ex segretario generale aggiunto della Cgil: “Neanche i miei fratelli di fronte alla montagna di accuse che mi erano rovesciate addosso si sono comportati come Silvio Berlusconi. Non me lo aspettavo proprio che uno come lui potesse essere garantista a tutti gli effetti. Si è comportato meglio di un fratello”.
In attesa di un processo che prima o poi si dovrà fare, Ottaviano starà fuori dalla politica? “Non ci penso proprio, a ritirarmi. La politica è l’unica cosa che so fare!”.
Sì, questo s’era capito: che non avrebbe dato l’addio alla politica e che la politica era e resta il suo unico “mestiere”. E, si sa, di mestiere si campa. E, in questi casi, si campa bene.
Indubbiamente è dura anche per uno come Berlusconi: dopo Clemente Mastella ora il Cavaliere deve trovar posto a Strasburgo anche per Ottaviano Del Turco.
Due “pesi massimi” della “piccola” politica Made in Italy. Little Italy.
Ad essere sincero non sapevo che esistesse il Saet (servizio anticorruzione e trasparenza), ma evidentemente esiste perché, nei giorni scorsi, ha trasmesso al ministro Brunetta il suo primo rapporto sul problema “corruzione” nella Pubblica Amministrazione.
E il risultato non è proprio incoraggiante. Intendiamoci, il rapporto non dice che la Pubblica Amministrazione e corretta bensì che il problema corruzione non è percepito come un vero “problema”.
In pratica, la percezione nella P.A. del rischio di corruzione “appare molto bassa”, dice il rapporto, e questo fatto è avvalorato dai numeri di un indagine dell’Università di Tor Vergata: su 65 questionati inviati a 18 ministeri, circa la metà ha evidenziato casi di corruzione, ma solo un terzo degli intervistati ha comunicato di aver intrapreso misure preventive per affrontare il problema.
Continua a leggere: Corruzione nella Pubblica Amministrazione, problema sottovalutato

Voglio proprio vedere se il Partito Democratico, qui, su polisblog, riesce a fare peggio dello screenshot che vedete qui sopra, preso da Corriere.it qualche minuto fa. Per me ce la può fare: dopo le ultime quarantotto ore, è ormai chiaro che non c’è limite al peggio.

Ospitiamo un intervento di Marina di Ecoblog sullo scandalo Global Service di Napoli - se ne parla anche su crimeblog - dove in queste ore si sta scatenando un terremoto del quale credo sentiremo parlare ancora parecchio nelle prossime settimane. Buona lettura.
Un anno difficile quello che va a chiudersi per Napoli, per il Sindaco Iervolino e la sua giunta, privata oggi di altri due assessori in carica: finiscono agli arresti domiciliari Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, gli ex assessori al bilancio e alle scuole Enrico Cardillo e Giuseppe Gambale. Sarebbe finito sotto inchiesta anche l’assessore Giorgio Nugnes(purtroppo morto suicida alcune settimane fa) e ci sono anche due parlamentari coinvolti: Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd) e le accuse vanno dalla turbativa d’asta all’associazione a delinquere e in totale finiscono sotto custodia cautelare 13 persone.
Continua a leggere: Interventi: scandalo Global Service, quando il marcio esplode