Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag tangentopoli

Ore 12 Le tre carte "segrete" di Berlusconi ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl governo di “unità nazionale”, bocciato e addirittura dileggiato dai due maggiori partiti, rientra dalla finestra, nel Pd e anche nel Pdl.

In particolare, la crisi del partito del “predellino”, i contraccolpi della nuova Tangentopoli e la imminente stangata vicino ai 30 miliardi, spinge lo stesso Premier a cercare nuove vie d’uscita.

Le ipotesi di Berlusconi sono tre e partono dalla propria “insostituibilità”, nella veste di “vittima” perché “tradito” dai “corrotti”.

La prima ipotesi: lanciare direttamente un appello all’unità nazionale, cacciar via i responsabili delle malefatte, imbarcare Casini nel governo, tendere la mano anche al Pd per partire con alcune riforme. Quindi, un rimpasto di governo, nuova maggioranza senza però intaccarne le fondamenta, a cominciare dalla leadership.

La seconda: di fronte alla situazione che può precipitare, il Cavaliere sbaracca il gioco, puntando su una nuova maggioranza, con un nuovo governo “fuori dai partiti”, ma sempre guidato da se stesso.

La terza: elezioni politiche anticipate, al massimo entro la primavera del 2011, puntando al plebiscito e alla repubblica presidenziale.

Insomma, Berlusconi sente mancargli il terreno sotto i piedi. Sa che ferve un lavorio “trasversale” (Udc, Pd, Fini, non pochi ex democristiani del Pdl, settori della società civile ecc.) per far saltare il tappo alla bottiglia, costringere l’esecutivo alle dimissioni, andare alle Camere per trovare i numeri per un governo “unitario”, di transizione, ma con Berlusconi definitivamente “fuori”.

In un sol colpo, addio a Berlusconi e al bipolarismo Made in Italy e stop a Bossi. Se son rose, fioriranno. Ma il “grande trasformista”, più volte dato per spacciato, è sempre risorto.

Intanto il Paese soffoca sotto la crisi morale ed economica. E a pagare sono sempre gli stessi.

La caduta degli ... "dei"?

pubblicato da Massimo Falcioni

L’Economist ironizza sull’unità della maggioranza definendo Berlusconi, Fini, Bossi “The three stooges”, “I tre zimbelli”, noto trio comico americano.

E per dire che siamo alle comiche finali non c’era neppure bisogno dell’intervento dell’autorevole settimanale londinese.

E’ che le “tricoteuses” (le beghine parigine che applaudivano alla caduta delle teste ghigliottinate ai tempi della rivoluzione francese) sono già schierate, specie nella maggioranza, di fronte ai possibili sviluppi delle inchieste sulla “cricca”.

Dopo le dimissioni del ministro Scajola, lo stesso Berlusconi teme il peggio. C’è chi ipotizza il ko di Bertolaso, icona del governo del fare, con conseguenti dimissioni del capo della protezione civile: una slavina dagli effetti distruttivi per lo stesso esecutivo.

Non è solo Antonio Di Pietro a lanciare l’allarme: “Il governo può cadere dall’oggi al domani”. Lo stesso Pd (che chiede le dimissioni di Bertolaso e il proseguimento delle indagini) è al lavoro per verificare le condizioni di una possibile coalizione per l’emergenza.

Così la lista di Anemone precipita sulle inchieste di Appaltopoli e sul governo. Grossi nomi e sconosciuti, parassiti e clienti; un putrido calderone che fa tremare Berlusconi. E non solo.

Nel paese domina la “malapolitica”. La spartizione dei finanziamenti è stata legalizzata con imprenditori e politici che si spartiscono la torta delle commesse di stato, che costano così il doppio o il triplo del prezzo di mercato. E’ peggio di Tangentopoli.

C’è la privatizzazione della spesa pubblica attraverso società di diritto privato controllate da comuni, province, regioni e stato. Il “marcio” non è tutto targato Berlusconi. E dilaga.

Tira aria da ... "tregenda"

pubblicato da il passator cortese


In Grecia la violenza e il fuoco mettono a dura prova la democrazia. In Italia la nuova Tangentopoli toglie la maschera alla maggioranza, che però non vuole gettare la spugna.

L’euro si indebolisce e l’intera impalcatura europea mostra la sua fragilità politica.

In un quadro da “tregenda”, Berlusconi e il Governo brillano per l’assenza, sia sul piano internazionale che su quello nazionale.

Il Pdl è dilaniato. Gianfranco Fini procede indisturbato nella sua opera di destabilizzazione del partito del “predellino” e di logoramento del Gran capo. Bossi è “stralunato” e morde il freno. Altri colpi di scena, tutt’altro che esclusi, possono produrre il caos nella maggioranza e il ko dell’Esecutivo.

Lo sfogo “privato” di Berlusconi è emblematico: “Così non si riesce a governare”. A dimostrazione della fragilità politica su cui regge l’impalcatura del potere berlusconiano. Che fare?

Il Cavaliere è tentato di giocare la carta delle elezioni anticipate, e già un team lavora in gran segreto per portare gli italiani alle urne il 13 e 14 marzo 2011.

Ma lo scontro fra falchi e colombe è durissimo: c’è chi pensa che la situazione precipiterà prima e chi comunque pensa che le elezioni, stavolta, siano a forte rischio.

Il Pd, per non sbagliare, non vede e non sente. E tace. Cui prodest?

Italia da ... "pianto greco"

pubblicato da Massimo Falcioni


Non passa giorno che scoppia uno scandalo, vero o presunto, che non vengano scoperte “cricche” del malaffare con riferimenti ai politici di ogni colore.

L’ultima “bega” esplosiva riguarda un big, il ministro Scajola, quindi una delle colonne portanti del governo e del premier Berlusconi.

Qui vogliamo andare oltre i fatti (ripetuti, gravissimi, ripugnanti): non doveva essere la seconda Repubblica a dare volto e sostanza alla nuova Italia, con il sistema maggioritario, il bipolarismo, la democrazia leaderistica? I mali del Belpaese non venivano tutti dalla Prima Repubblica “consociativa”, priva dell’alternanza, asfissiata nel sistema elettorale proporzionale e dalle preferenze?

Il maggioritario (voluto da Berlusconi e Occhetto nel 1993-1994) avrebbe cancellato la corruzione, la frammentazione e l’instabilità politica. E’ vero, il Porcellum ha eliminato dal Parlamento molti partiti. Con Veltroni che nel 2007 arrivò al Pd a “vocazione maggioritaria” cancellamdo gli alleati di sinistra e regalando di fatto l’Italia a Berlusconi e a Bossi.

Ma è questa la “stabilità” politica, il “buongoverno”, l’Italia delle riforme? L’instabilità è oramai permanente, la corruzione, le tangenti, la commistione fra politica e affari è tale e quale, se non peggio, dei tempi di Tangentopoli. Addirittura pende la spada di un nuovo voto anticipato, con l’ombra sinistra di … “vita breve” di tre legislature su cinque della Seconda Repubblica.

E c’è chi, Berlusconi in testa ma anche parte del Pd, insiste per passare dal bipolarismo al bipartitismo all’americana.

Il sistema creato dalla Seconda Repubblica è un bluff, retto com’è da strumenti di ingegneria politica più che da progetti politici, da una classe politica inventata, nominata come in un sultanato.

Italia da telenovela. Il finale, se continua così, sarà amaro. Da pianto … greco.

Elezioni Regionali 2010: Roberto Formigoni deve affrontare il fantasma di Piergianni Prosperini

pubblicato da Giovanni Molaschi



Ci sono esponenti politici che più di altri rappresentano il momento storico. Se Silvio Berlusconi è rappresentativo di come il privato possa cannibalizzare il pubblico Antonio Di Pietro è figlio di quell’astio che non ti fa andare oltre il proprio rancore.

Tra un estremo e l’altro si collocano una serie, più o meno, infinita di esponenti politici locali su cui spicca l’ortodosso assessore lombardo Piergianni Prosperini a cui il gip di Milano Andrea Ghinetti ha concesso gli arresti domiciliari.

Prosperini, come documentato dal Giornale, ha deciso di abbandonare l’attività politica dopo essere stato arrestato per corruzione, turbativa d’asta e truffa in relazione a un presunto giro di tangenti legate alla promozione televisiva del turismo lombardo.

Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Roberto Formigoni deve affrontare il fantasma di Piergianni Prosperini

....
condividi 6 Commenti

Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

Continua a leggere: Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

....
condividi 8 Commenti

Corruzione: Roma Ladrona e la Lega che “non perdona”

pubblicato da Giulio Mattioli


I manifesti della Lega Nord sono un punto fermo delle campagne elettorali italiane: inconfondibili, immutabili e di tale impatto da essere stati copiati (senza grande successo) anche da PD e Italia dei Valori.

Recentemente a Milano è ricomparso perfino il celebre “Roma Ladrona, la Lega non perdona”, creato probabilmente già in periodo pre-tangentopoli e riproposto oggi, forse come risposta alla recente ondata di scandali-corruzione.

Tuttavia qualcosa è cambiato rispetto a 20 anni fa: la Lega ha infatti governato il paese per quasi 10 anni, di cui 7 dal 2000 ad oggi. Sembra sempre più difficile per il Carroccio presentarsi come partito estraneo alle logiche del “sistema” romano. Eppure più il paese sembra sprofondare nella corruzione, più Bossi & co. schizzano in alto nei sondaggi. Proviamo a chiederci il perché, dopo il salto.

Continua a leggere: Corruzione: Roma Ladrona e la Lega che “non perdona”

Rassegna stampa estera: Italia, corruzione e Berlusconi

pubblicato da Giulio Mattioli


La cattiva reputazione dell’Italia politica all’estero si è costruita nel tempo attorno a svariate parole chiave. Una di esse è sicuramente “corruzione”, e alle principali testate straniere non è certo sfuggita la “nuova tangentopoli” di queste ultime settimane.

Lo spagnolo El Pais ha scritto ad esempio:

Non saranno forse i casi di corruzione più gravi e spettacolari che ha dovuto affrontare l’Italia, ma sicuramente quelli che sembrano aver colpito maggiormente la coscienza dei cittadini. A ciò ha contribuito la sensazione che nessuna istituzione dello Stato si possa sottrarre ai modi di fare di Silvio Berlusconi; e anche al fatto che il paese torni a essere vittima di mali conosciuti, come la promisquità tra la classe politica e la mafia. E si inizia a credere che l’immoralità delle vita pubblica abbia ormai superato ogni limite

Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia, corruzione e Berlusconi

Giulio Tremonti: “al Sud gli assessori si confondono con i camorristi”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Come notava ieri sera Giuseppe Cruciani, conduttore de “La Zanzara”, i mass media non hanno messo il proprio accento su quanto dichiarato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, su chi amministra il Sud Italia.

“Quando incontri un assessore spesso non ha chiaro se è un assessore o un camorrista. Il problema dei costi della politica sta nella fondamentale immoralità di una quota enorme del sistema di governo, come ad esempio nella sanità”.

Contrario al pensiero dell’esponente politico si è già detto Gianfranco Micciché (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) secondo il quale Giulio Tremonti dovrebbe chiedere scusa per essersi comportato come un militante leghista.

Continua a leggere: Giulio Tremonti: “al Sud gli assessori si confondono con i camorristi”

....
condividi 5 Commenti

Ore 12 - Berlusconi "fuorigiri": "La sinistra vuole lo stato di polizia". S'ode il tinitinnar delle manette ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNel Palazzo la tensione si taglia col coltello. E’ un affanno “trasversale”, ma chi sta peggio sono quelli del Pd.

Rimbomba il sinistro tintinnio delle manette. Ogni telefonata scatena il panico. Anche nel quartier generale del Premier la calma è solo apparente: si teme il “botto”. Adesso a chi tocca? Non si esclude più nessuna opzione. In questa atmosfera carica di elettricità, una scintilla potrebbe fare esplodere tutto.

Nessuno ne parla apertamente ma tutti temono che “qualcosa” possa capitare addirittura a Silvio Berlusconi. Sarebbe la fine! Lui, il SuperCav. va a briglie sciolte: “La sinistra vuole lo Stato di polizia!”. Ma l’intreccio fra nodi giudiziari e nodi politici riporta inevitabilmente a Tangentopoli, al ko della Prima repubblica.

Il Pdl non gliela fa a chiudere le liste: si teme di candidare gente “sospetta”. Le “liste pulite” invocate dal capo/padrone sono piene di discussi, corrotti e indagati. Ce n’è per tutti i gusti, in ogni regione.

Berlusconi raccoglie quello che ha seminato. Il “menefrego” delle leggi e delle regole porta ognuno ad arrangiarsi come può, alla proliferazione di furbetti e furboni con “santi” in paradiso per il più vergognoso e colossale intreccio fra il malaffare e la malapolitica.

Ha ragione Peppe Pisanu: “Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante”. E’ il frutto del “berlusconismo”, il lascito della seconda Repubblica.

Silvio Berlusconi ha governato più tempo di Alcide De Gasperi. Dall’Italia resuscitata dopo le macerie della guerra e lanciata fra le grandi nazioni avanzate e democratiche del mondo, all’Italia fanalino di coda in tutto, meno che nello sfacelo politico.

Qui, dal Premier in giù, c’è una casta che pensa solo ai propri interessi, colma di potere (scandali) e di soldi. De Gasperi visse come un “eremita” e morì povero in canna.