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Tutti gli articoli con tag tangentopoli

Giulio Tremonti: “al Sud gli assessori si confondono con i camorristi”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Come notava ieri sera Giuseppe Cruciani, conduttore de “La Zanzara”, i mass media non hanno messo il proprio accento su quanto dichiarato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, su chi amministra il Sud Italia.

“Quando incontri un assessore spesso non ha chiaro se è un assessore o un camorrista. Il problema dei costi della politica sta nella fondamentale immoralità di una quota enorme del sistema di governo, come ad esempio nella sanità”.

Contrario al pensiero dell’esponente politico si è già detto Gianfranco Micciché (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) secondo il quale Giulio Tremonti dovrebbe chiedere scusa per essersi comportato come un militante leghista.

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Ore 12 - Berlusconi "fuorigiri": "La sinistra vuole lo stato di polizia". S'ode il tinitinnar delle manette ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNel Palazzo la tensione si taglia col coltello. E’ un affanno “trasversale”, ma chi sta peggio sono quelli del Pd.

Rimbomba il sinistro tintinnio delle manette. Ogni telefonata scatena il panico. Anche nel quartier generale del Premier la calma è solo apparente: si teme il “botto”. Adesso a chi tocca? Non si esclude più nessuna opzione. In questa atmosfera carica di elettricità, una scintilla potrebbe fare esplodere tutto.

Nessuno ne parla apertamente ma tutti temono che “qualcosa” possa capitare addirittura a Silvio Berlusconi. Sarebbe la fine! Lui, il SuperCav. va a briglie sciolte: “La sinistra vuole lo Stato di polizia!”. Ma l’intreccio fra nodi giudiziari e nodi politici riporta inevitabilmente a Tangentopoli, al ko della Prima repubblica.

Il Pdl non gliela fa a chiudere le liste: si teme di candidare gente “sospetta”. Le “liste pulite” invocate dal capo/padrone sono piene di discussi, corrotti e indagati. Ce n’è per tutti i gusti, in ogni regione.

Berlusconi raccoglie quello che ha seminato. Il “menefrego” delle leggi e delle regole porta ognuno ad arrangiarsi come può, alla proliferazione di furbetti e furboni con “santi” in paradiso per il più vergognoso e colossale intreccio fra il malaffare e la malapolitica.

Ha ragione Peppe Pisanu: “Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante”. E’ il frutto del “berlusconismo”, il lascito della seconda Repubblica.

Silvio Berlusconi ha governato più tempo di Alcide De Gasperi. Dall’Italia resuscitata dopo le macerie della guerra e lanciata fra le grandi nazioni avanzate e democratiche del mondo, all’Italia fanalino di coda in tutto, meno che nello sfacelo politico.

Qui, dal Premier in giù, c’è una casta che pensa solo ai propri interessi, colma di potere (scandali) e di soldi. De Gasperi visse come un “eremita” e morì povero in canna.

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giuseppe Pisanu: veritas. Voto + 8. Il presidente della commissione Antimafia: “C’è corruzione dilagante, è peggio di Tangentopoli, Italia schiacciata”. Ma il Premier non sente e non vede.

Gianfranco Fini: tester. Voto + 8. Il presidente della Camera: “Il test a punti per immigrati lo farei ai deputati”. Legnata ai ministri Sacconi e Maroni. Bocciati i deputati “nominati”. Melma.

Sos Pdl: regionali "terremoto"?

pubblicato da il passator cortese

Acque agitate, molto agitate nel Pdl. Con Silvio Berlusconi preoccupato, molto preoccupato.

Sondaggi … incandescenti in mano al Premier indicano un Pdl in discesa, con tendenza al (forte) smottamento generalizzato a tutto vantaggio (specie al Nord) della Lega.

Uno scenario del tutto imprevisto e del tutto impensabile fino a poche settimane addietro.

La bufera politico-giudiziaria abbattutasi su Bertolaso e “cricca” limitrofa, i continui petardi che scoppiano (oggi ancora il senatore Nicola Di Girolamo nel mirino dei magistrati, con accuse gravissime) dimostrano la realtà di un partito (Pdl) colmo di mele marce o, quando va bene, con i listini elettorali pieni di mogli, amanti, parenti e portaborse.

Etichette a parte, tangentopoli o no, la pianta è malata alla radice: il berlusconismo produce questi frutti e ammorba la nazione, con rischi per la convivenza civile e per le istituzioni democratiche.

Vista l’antifona, pubblicamente Berlusconi (ancora) rassicura i suoi, dicendo che l’eventuale successo della Lega non cambierebbe niente nella maggioranza. Ma una parte del Pdl non vuole entrare nella tenaglia del Carroccio e diventare ostaggio di Bossi.

Giuseppe Pisanu sta preparando lo “strappo”. In quel caso, il quadro politico, non solo il Pdl e la maggioranza, verrebbe “smontato” e ricomposto su tutt’altre basi.

Non è la prima volta che le elezioni regionali fanno saltare premier e governo. Stavolta sarebbe il terremoto del secolo.

Ore 12 - Premier in "panne". Per Bossi, due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPiù di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.

Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.

Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.

La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.

Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.

Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: ddl stop. Voto + 9. Anche il leader della Lega dice no alla Protezione civile Spa: “In politica, i controlli ci devono essere”. Il Senatur fiuta il pericolo e mette il veto. Premier avvisato, mezzo salvato.

Gianfranco Fini: ladri doc. Voto - 6. Il presidente della Camera: “Oggi chi ruba non ruba per la politica o per un partito, ma ruba perché è ladro, un volgare lestofante”. Discutibile. Ma il ladro “nobile” resta sempre ladro.

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Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

pubblicato da Massimo Falcioni

di pietro servizi segreti

Non è ancora fra l’incudine e il martello, Antonio Di Pietro, ma non si può negare che nuvoloni densi di guai si stanno addensando sopra il suo capo. Il leader dell’Idv ha troppi buchi neri che riguardano il passato (l’escalation in polizia, in magistratura e in politica) e il presente (“Un sistema di potere costruito con ex arnesi di altri partiti, gente di mano messa nelle liste, un figlio aduso alla clientela, un patrimonio immobiliare senza precedenti” Peppino Caldarola sul Riformista).

La goccia che fa traboccare il vaso è la “famosa” foto che ritrae l’ex pm nel convivio con Bruno Contrada e il capo della Kroll, il controspionaggio privato americano nel giro della finanza USA. Non sta a noi rifare qui la cronaca. Comunque, Tonino pare aver avuto e pare avere vuoti di memoria degni di un imputato sotto interrogatorio: non ricordo, non sapevo, non so.

Perché il capo dell’Idv minimizza e finge di non ricordare? Forse perché troppi scheletri ingombranti restano chiusi nell’armadio dell’ex pm. Molti sono gli interrogativi senza risposta, ma quello politicamente più inquietante riguarda il sospetto di un Di Pietro “strumento” e “terminale” di servizi segreti e americani interessati a destabilizzare la Dc e il Psi e far saltare la Prima Repubblica. Da lì la “copertura” a Di Pietro per innestare la bomba di Tangentopoli.

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Immunità parlamentare e Mani Pulite stasera ad Annozero

pubblicato da Luca Landoni


Questa sera ad Annozero si farà un bel tuffo nel passato, rievocando la stagione di Tangentopoli e tutto quel che ne conseguì. Si parlerà naturalmente anche del decennale della morte di Bettino Craxi, ma soprattutto dell’istituto dell’immunità parlamentare, che tanti ora vorrebbero reintrodurre.

Dopo quasi dieci anni si torna a parlare di immunita’ parlamentare, per reintrodurla dopo che fu abrogata con un referendum nel 1993. Le inchieste che riguardano esponenti politici riaprono nuovamente lo scontro tra magistratura e classe dirigente, come avvenne nel 1992 con Mani Pulite. E oggi, nelle commemorazioni per i dieci anni della morte di Bettino Craxi, si da’ una diversa interpretazione di quegli anni. Che legame c’e’ tra le vicende giudiziarie di allora e quelle di oggi? Ci fu “un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia” come ha scritto il Capo dello Stato? Le riforme che riguardano la giustizia, come il processo breve e il legittimo impedimento saranno condivise da maggioranza e opposizione o riaccenderanno lo scontro? La situazione di oggi, non solo giudiziaria ma anche economica come l’enorme debito pubblico che grava sull’economia italiana, quanto deriva dalle politiche di quegli anni?

La puntata avrà per titolo B&B e come ospiti Maurizio Gasparri del Pdl, Luca Josi e Paolo Flores D’Arcais.

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Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Rotondi: eureka! Voto – 7. Il ministro per l’Attuazione del programma vuole abolire la pausa pranzo: “Un rito che blocca l’Italia”. E’ il Governo delle “trovate”: una al giorno! A quando il divieto toilette?

Giuliano Amato: amarcord! Voto – 7. L’ex premier ed ex delfino di Bettino Craxi torna su Tangentopoli: “Una chanche persa dalla sinistra”. Il “dottor sottile” incolpa sempre gli altri. E lui dov’era?

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