
Mai come oggi in Italia di politica si ragiona. Si moltiplicano i giornali dedicati all’argomento. I giornalisti che dell’argomento hanno sempre scritto si dividono tra carta stampata e web. Fabrizio Rondolino, ad esempio, ha avviato con Claudio Velardi thefrontpage.it.
A polisblog non ha presentato solo il suo nuovo progetto. Con noi si è confrontato anche sull’imbarbarimento del dibattito, costruito sempre più con veline di gossip, e Pierluigi Bersani. Figlioccio di Massimo D’Alema con il quale Fabrizio Rondolino ha lavorato.
Partiamo dalla fine. Cos’è thefrontpage.it?
Un blog, come un giornale o un programma tv, si giudica frequentandolo: le buone intenzioni lasciano quasi sempre il tempo che trovano. Noi vorremmo fare di TheFrontPage un sito di approfondimento, di analisi politica, di studio del contesto. Prendiamo sul serio la politica, e prendiamo sul serio il giornalismo. Vorremmo essere seri senza essere noiosi, e ci piace pensare che l’ironia sia a volte una forma privilegiata di conoscenza.

Molti di voi si staranno sicuramente chiedendo com’è “Videocracy“, il documentario sulla televisione italiana del regista italo-svedese Erik Gandini, il cui trailer è stato rifiutato da Rai e Mediaset, dando il via a una serie infinita di polemiche, oltre che di pubblicità gratuita per il film.
Una recensione l’hanno già fatta i colleghi di cineblog, che hanno avuto la possibilità di vederlo in anteprima assoluta alla mostra del cinema di Venezia. Qui su polisblog ci concentriamo invece sugli aspetti più politici del documentario, quelli che gli sono valsi tanto clamore.
Da questo punto di vista, bisogna riconoscere che tutto il dibattito è vittima di due madornali equivoci. Primo: “Videocracy” non è un documentario che parla di politica, ma di un fenomeno sociale e di costume. Secondo: si tratta di un prodotto realizzato per una proiezione all’estero, non in Italia.
Continua a leggere: Videocracy - recensione: tanto rumore per nulla?

Immersi come siamo nella frenesia degli scandali incrociati tra Berlusconi, Repubblica, Avvenire, Vaticano e giornali stranieri rischiamo di perdere di vista il quadro di fondo e le tendenze di medio e lungo periodo. Quelle che spiegano gli avvenimenti di questi giorni.
In casi come questo, la cosa migliore è fare un passo indietro, e rivolgersi a uno scienziato sociale. Nel seguito vi riporto un estratto dal capitolo dedicato alla crisi della democrazia di “The Information Age” di Manuel Castells - un’opera che secondo il Wall Street Journal sta alla nostra epoca come i lavori di Adam Smith e Karl Marx stavano al sorgere del capitalismo.
L’importantissima lezione che si può trarre dagli sviluppi della politica italiana, è che una schiacciante influenza degli interessi privati nei media non equivale a un controllo politico nella politica dell’informazione. Il sistema dei media, con i suoi legami simbiotici alle istituzioni giudiziarie e penali della democrazia, stabilisce la propria andatura, e riceve segnali dall’intero spettro del sistema politico, trasformandoli in prodotti di consumo e in influenza, senza badare all’origine né alla destinazione degli impatti politici
La spoliazione della Rai da parte dell’arroganza politica e padronale di Berlusconi non trova ostacoli. Nessuno prima aveva osato tanto.
Nemmeno il CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), nel 1980, asservì così la Tv pubblica al potere politico. Addirittura, neppure nel 2001 il Cav osò tanto, come adesso.
E’ l’assalto finale. Con la nomina a direttore generale Rai di un fedele del premier, con la museruola al Tg3, con l’operazione di affossamento dell’accordo con Sky che fa vincere Mediaset sul mercato e mette la Rai out.
Domina la concezione di televisione “di stato”, al servizio del governo e dei suoi partiti. Questa è la realtà, frutto, prima di tutto, della incapacità di approvare una legge sul conflitto d’interessi nella legislatura 1996-2001.
Ma l’opposizione (specie il Pd) non ha né la dignità, né la credibilità per contrastare queste nefandezze della destra e del suo capo.
La (cosiddetta) sinistra, fin che ha potuto, sceglieva di cogestire il potere con Berlusconi, dividendosi al proprio interno le varie fette della torta, ritagliandosi una rendita. Il Pd è stato ed è in buona compagnia nella lottizzazione della Rai e della cosa pubblica. Quindi?
E il Parlamento? Assiste alla decapitazione in diretta della democrazia. Vergogna! Così vanno oggi le cose nell’Italia in vacanza.
Continua a leggere: ore 12 - Berlusconi ingoia la Rai (e la democrazia)

Una tv alla maniera della Ddr - paragonabile cioè a quella della Repubblica democratica tedesca, la famigerata Germania dell’Est - non è una televisione di Stato, bensì di regime. Una tv che nasconde, occulta e censura le notizie sgradite al governo, o più in generale ai poteri dominanti. E dunque, l’opposto di un servizio pubblico, finanziato dai cittadini attraverso il canone d’abbonamento, tenuto a fornire invece un’informazione corretta e completa all’intera collettività nazionale.
Così Giovanni Valentini commenta su Repubblica l’articolo del Guardian di ieri, dal titolo “Il paese dei disinformati”, in cui il quotidiano inglese attribuisce alla televisione l’oscuramento di notizie su Berlusconi che i cittadini avrebbero diritto di conoscere. La mancanza di equilibrio nell’informazione italiana è troppo palese, sfido un elettore di Berlusconi a sostenere il contrario.
Resta da chiedersi dove fossero gli attuali dirigenti di centrosinistra, D’Alema in primis, quando era necessaria una legge sul conflitto d’interessi. Troppo facile ora lamentarsi. D’Alema, Veltroni, Prodi, Bersani, dov’eravate quando non è stata fatta una legge necessaria per la democrazia italiana?
Immagine|Flickr
Continua a leggere: "Disinformatia" televisiva: come sta l'informazione italiana?
Oggi i “quattro gatti” del mondo dello spettacolo e della cultura scioperano e fanno un sit-in davanti a Montecitorio per protestare contro i tagli del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo.
Insomma il governo non vuole scucire più un soldo, anzi vuole tagliare 130 milioni di euro, lasciando cinema e teatro (come la ricerca e la scuola) in brache di tela.
La cultura Made in Italy, il mondo dello spettacolo, cinema in testa, non è senza macchie: deve anzi fare un bell’esame di coscienza e una forte autocritica: per “come” si gestisce e per “cosa” produce.
Così come gli enti locali che pur di raccattare consensi e voti gettano al vento montagne di soldi in nome di una cultura che invece sta spesso sotto il nome di sagre, quando non proprio di monnezza. Tant’è.
Comunque il ministro Bondi finge di stare dalla parte della “cultura” del Made in Italy. Ma patron Berlusconi la pensa diversamente e punta tutto sulla televisione, mai così asservita al potere e volgare e demenziale come negli ultimi decenni.
Il cinema e il teatro “disturbano” il potere: tutto il potere, oggi come ieri e sempre. E per il berlusconismo della bassa politica (o delle veline e affini …), cinema e teatro vanno lasciati cuocere nel brodo della loro crisi, indeboliti e rimessi in riga: così come la stampa e tutti i media.
Continua a leggere: Ore 12 - Spettacolo e cultura contro Berlusconi. Si torna al MinCulPop?

A chi cura questo appuntamento settimanale di Polisblog con i media stranieri, credetemi, piacerebbe da morire riuscire a scrivere anche di qualcos’altro. Non che non succeda mai: a volte ci riusciamo. Altre, però, si è costretti ad arrendersi all’evidenza: il soggetto che di gran lunga più rappresenta il nostro paese sulle pagine dei giornali esteri è lo stesso il cui nome ogni giorno ci ossessiona su quelle delle testate italiane: Silvio Berlusconi.
Ciò è ancora più vero in una settimana come quella appena passata, in cui si sono sommati gli echi della pubblicazione delle motivazioni della condanna di David Mills e gli ultimi strascichi della vicenda di Noemi Letizia e del divorzio da Veronica Lario. Sulla prima questione si è esercitato in una prova di sottile ironia l’ Irish Times, scrivendo:
“Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi si trova questa settimana in una posizione familiare, anche se scomoda. Per l’ennesima volta nella sua quindicennale carriera politica, infatti, il primo ministro deve affrontare serie accuse di corruzione”
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: c'erano Berlusconi, Mills e Noemi..

C’è chi pensa che leggere i media stranieri sia l’unico modo per ottenere notizie obiettive su quello che accade nel nostro paese. Altri ritengono invece che la stampa estera sia male informata, piena di pregiudizi e spesso interessata più che altro alla facile irrisione dell’italiano tutto pizza, spaghetti e mandolino. La verità? Probabilmente, come spesso accade, sta nel mezzo.
Polisblog ha deciso di dare uno spazio regolare, una volta a settimana, ai punti di vista “stranieri”, con una vera e propria rassegna della stampa estera. Cominciamo questa settimana con i commenti al terremoto in Abruzzo, notizia che ha ovviamente avuto una risonanza globale.
Le Monde ha dedicato moltissimi articoli alla tragedia abruzzese, parecchi dei quali firmati dal solito Philippe Ridet. In uno di questi il giornalista transalpino cerca di mettere a fuoco un tratto peculiare del nostro carattere nazionale: “L’Italia soffre, ma non vuole essere criticata fuori dai suoi confini”. Una tendenza che sarebbe ben interpretata da Silvio Berlusconi.
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: il terremoto in Abruzzo
Chi tocca i fili muore. Così sta scritto sui pali della corrente.
E chi tocca l’operato del governo finisce male. Specie se chi si permette di criticare è giornalista Rai.
E così Berlusconi colpisce ancora, con una specie di “editto bulgaro” forte del quale il vertice della televisione pubblica, dopo la contestata puntata di Annozero sul terremoto, “punisce” con zelo e pubblicamente: sospende il vignettista Vauro e impone un immediato riequilibrio in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo.
Più di una sconfessione per Michele Santoro: un vero e proprio “ultimo avviso” ai naviganti.
Quindi Silvio Berlusconi (stavolta anche Gianfranco Fini) “ordina” e il direttore generale di Viale Mazzini Mauro Masi (non da solo) “dispone”.
Il giornalismo di Santoro è certamente discutibile e, almeno per l’estensore di queste note, non condivisibile perché agita tout court sospetti e insinuazioni, mettendo insieme un frullato di cose tutte da dimostrare. Troppo spesso si supera il limite del buon gusto, della correttezza, del rispetto.
Insomma, per Santoro il refrain è sempre lo stesso: “Piove, governo ladro”. Ovvio che il governo è quello di Berlusconi. E in funzione dell’antiberlusconismo, tutto si sacrifica, anche la decenza. Magari facendo perdere la faccia anche a chi ce l’ha pulita.
E’ un giornalismo politicizzato all’estremo che alla fin fine, alzando un polverone a senso unico, porta paradossalmente acqua al mulino di chi si vuole criticare e si vorrebbe colpire.
Era nell’aria, ed è arrivata la “punizione” per la trasmissione di Santoro, Anno zero. Il provvedimento è in una lettera del direttore generale Rai, Mauro Masi. Domani Santoro nella puntata dovrà “attivare i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo“.
Vauro, invece, non ci sarà. Colpevole, secondo Masi, di aver offeso “le vittime e chi le piange” con la vignetta sulle cubature (minuto 1.26 del video). Aspettando la reazione della redazione di Anno zero vi chiediamo cosa ne pensate.
Continua a leggere: Anno zero: punito Santoro, sospeso Vauro