“Una televisione pubblica non può comportarsi così”. Alla fine è arrivata la polemica su Anno Zero, quando sale le tensione puntualmente esplode, lanciata per l’ennesima volta da Berlusconi e Fini. Chiede giustamente oggi Emma Bonino, non una fan del programma, “Cosa si contesta a Santoro?”. E aggiunge: “La liberta’ di espressione ha un limite solo, quella della menzogna”.
E’ proprio questo il problema del premier e dei suoi fedeli politici e seguaci: dà fastidio tutto ciò che contrasta o rovina l’immagine del premier tra la gente, del governo efficiente che aiuta i terremotati, dell’immagine di una Protezione Civile perfetta. Non le menzogne di Anno zero, che “sbadatamente” non vengono mai indicate da coloro che accusano e insultano la trasmissione.
Premesso, e lo ripetiamo per l’ennesima volta, che non si è mai visto un premier che continua ad attaccare programmi di informazione che non gli vanno a genio, un governo realmente democratico dovrebbe avere la capacità di rispondere a delle critiche, anzi, dovrebbe farne tesoro per migliorare.
Continua a leggere: Berlusconi e Fini contro Anno zero di Santoro: qual è la vera indecenza?

A parte qualche raro e rapido intervento, sarà più di un decennio che l’ex-comico e attuale guru Beppe Grillo manca dalla televisione. La rottura di questo silenzio rappresenta dunque un evento mediatico che a PolisBlog non potevamo lasciarci sfuggire, e che seguiremo quindi in liveblogging a partire dalle ore 21,10.
Il tutto avverrà nell’ambito di Exit, il programma di approfondimento politico condotto da Ilaria D’Amico su La7, dove Grillo interverrà in diretta da Bruxelles a proposito della privatizzazione dei servizi pubblici, argomento che lo vede da tempo impegnato in prima persona. Citando il comunicato della rete:
Al centro della prima parte della puntata, i pro e i contro della gestione privata dei servizi pubblici: dall’acqua potabile, ai trasporti urbani, dai rifiuti, al verde cittadino. Siamo sicuri che gli imprenditori gestiranno meglio delle amministrazioni locali quei servizi che riguardano il quotidiano di ognuno di noi?
Continua a leggere: Dopo anni di assenza Beppe Grillo torna in tv. Diretta PolisBlog dalle ore 21,10

Abbiamo incontrato Marco Travaglio in occasione della presentazione del suo libro “Per chi suona la banana” e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande sulle questioni e le problematiche legate all’informazione. E, ovviamente, all’influenza della politica sull’informazione.
Travaglio, sembra che stia per sbloccarsi la paralisi della Commissione di vigilanza Rai innescata dal caso Villari. Siamo però sicuri che sia un bene avere un organismo politico che si occupa di “vigilare” sull’informazione, seppure pubblica?
La commissione di vigilanza è una contraddizione in termini. In una democrazia sono la televisione e l’informazione che devono controllare il Parlamento, quindi è semplicemente ridicolo che il Parlamento si doti di un organismo per vigilare sulla televisione.
La televisione è di proprietà del Governo, i suoi dirigenti vengono scelti dalla Commissione di vigilanza, cioè dai partiti, e quindi la vigilanza è diventata un organo fondamentale perché i partiti non vogliono rinunciare a tenere le mani sulla televisione.
I nostri politici parlano solo di televisione o parlano solo in televisione. Praticamente in Parlamento non ci vanno nemmeno: sono sempre in televisione e quando non ci sono pontificano su quello che hanno visto in televisione. E’ una cosa che non succede in nessun paese del mondo; non esiste proprio che un politico si permetta di commentare quello che succede in tv o peggio, addirittura, di stabilire chi può lavorare in tv e chi no.
Continua a leggere: Intervista a Marco Travaglio:"Vigilanza RAI? Una contraddizione in termini"

Fabio Fazio è il nostro Letterman. Queste le parole pronunciate con altissimo sprezzo del ridicolo dall’esimio presidente Rai Petruccioli, uno che di televisione campa dalla nascita proprio grazie al Cencelli del tubo catodico, che da sempre impone politici schieratissimi ai vertici dell’emittente di stato. Il tutto in seguito alla polemica della maggioranza che accusa Che tempo che fa e il suo conduttore di qualunque nefandezza, ma soprattutto di chiamare solo gente di sinistra.
E infatti è proprio così. Fazio chiama solo ed esclusivamente gente della sua parte politica, che si parli di musica, informazione o spettacolo. Il regista è Salvatores, il cantante è Venditti, il “giornalista” è Travaglio, il comico è Albanese/Litizzetto, lo scrittore è Sofri eccetera eccetera. E allora? Benissimo così. È un programma di sinistra che va in onda su Rai3 e si rivolge essenzialmente a gente di sinistra, così come Vespa tende a destra e Le frontiere dello spirito al centro. Peraltro mi risulta che Fazio abbia più volte invitato politici di destra, che hanno “gentilmente” declinato, quindi di che si lamentano?
È giunta l’ora di mettere la parola fine all’eterna diatriba sull’informazione schierata da una parte e dall’altra. Ogni programma dei mezzi di comunicazione, ogni articolo di giornale (a meno che sia di Metro o Leggo) ogni trasmissione radiofonica, ogni film che andate a vedere al cinema… tutto è schierato senza che ciò porti alcun vantaggio all’una o all’altra parte. Se proprio dobbiamo ancora scandalizzarci per queste cose, facciamolo quando sono espresse di nascosto; ovvero quando si cerchi di mascherare da verità quella che è solo una tesi, magari espressa con finta equidistanza. In tutti gli altri casi lunga vita a chi si schiera.
Continua a leggere: Fabio Fazio è il nostro Letterman? Il falso problema dell'informazione schierata
Puntata estremamente interessante quella di stasera. Ballarò si occuperà infatti del pacchetto anticrisi che abbiamo approfondito ieri, cercando di capire (non senza qualche malizia) chi ci perde e chi ci guadagna davvero.
Ospiti di Giovanni Floris saranno il leader dell’UDC Pierferdinando Casini, ultimamente in versione prezzemolino (che bolla in pentola qualcosa?), l’esponente del PD Paolo Gentiloni, il presidente dei senatori del PdL Maurizio Gasparri, l’imprenditore Antonio D’Amato, oltre naturalmente a Maurizio Crozza, cui non mancheranno gli spunti per dare avvio al programma con la sua classica copertina.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05
Brivido per gli abbonati Sky e delle Tv a pagamento in generale, visto che il governo sta per varare l’aumento dal 10 al 20% dell’Iva per tutti i canali pay per view. Se il provvedimento passasse, infatti, sarebbe più che probabile la rivalsa sui clienti, che peraltro hanno già visto il recente rincaro di tutti i pacchetti di abbonamento.
Inutile dire che le reazioni sono state veementi. L’opposizione a voce Pd ha parlato di regalo a Mediaset, in quanto verrebbe colpito il principale concorrente privato, mentre Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, ha usato parole di fuoco:
“Deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 Milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di aumentare le loro tasse, affinché in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa”.
Questa la posizione della Tv di Murdoch, che pare già giustificarsi per i prossimi rincari, mentre Gentiloni (Pd) ha inteso rilevare che è vero che il provvedimento andrebbe a colpire anche Mediaset Premium, ma in misura minore in quanto il canale si finanzia più con le carte pre-pagate per il calcio che con gli abbonamenti in senso stretto, come hanno rilevato anche i colleghi di TvBlog. Donadi (Idv) gli fa eco, parlando non senza qualche buona ragione di ennesima sottolineatura del conflitto di interesse vigente nel nostro paese, mentre l’Udc si mantiene cauta, sperando in un “errore”.
Nonostante l’assidua presenza in tutti i più seguiti telegiornali, scatta per il governo Berlusconi l’emergenza contraddittorio.
Ma non il contraddittorio Silvio Berlusconi, che rilascia dichiarazioni in diretta nazionale e dopo 2 ore le smentisce, piuttosto il contraddittorio che non sarebbe garantito agli esponenti del governo delle libertà durante la trasmissione Crozza Italia del comico omonimo.
Un argomento di un tale rilievo da essere affrontato durante un Consiglio dei ministri, un organo che, in tutta evidenza, dopo aver risolto il problema dei rifiuti, la crisi economica, gli effetti del mancato rispetto del protocollo di Kyoto, ora può ben dedicarsi a questioni di una certa importanza.
Ieri il premier Silvio III avrebbe espressamente richiesto ai suoi ministri di far scattare l’embargo contro Crozza, reo di tempestare di domande il politico di turno senza permettergli di riflettere sulle risposte e, quindi, senza assicurare un reale contraddittorio.
In effetti è comprensibilmente più semplice ed anche più appagante, per un ministro, partecipare a quelle trasmissioni dove si può dire di tutto, come ad esempio che si mandano gli aerei Tornado in Afghanistan solo per fare le riprese dall’alto, senza che nessuno faccia presente l’assurdità dell’affermazione o si permetta di fare domande imbarazzanti.
Silvio Berlusconi si è lamentato spesso negli ultimi tempi del fatto che la televisione (specie quella pubblica) “diffonde l’angoscia e il pessimismo” mentre “dovrebbe cooperare al fine di migliorare le cose”. Ne ha parlato ieri anche il quotidiano francese Le Monde, che prevede l’inizio di una “nuova offensiva contro la televisione pubblica e il tentativo da parte di Berlusconi di controllare come vengono rappresentati la sua immagine e il suo operato”.
Eppure, stando a quanto riporta il secondo Rapporto Demos Unipolis, presentato oggi pubblicamente a Roma, le paure degli italiani riguardo a criminalità e immigrati sono in costante calo. Un vero e proprio crollo, rispetto al 2007, che sarebbe da mettere in relazione secondo gli studiosi anche con lo spazio sempre minore dedicato dai telegiornali nazionali alle “emergenze” immigrazione, insicurezza e criminalità, spesso presentate come un inscindibile trio.
Perchè Berlusconi si lamenta allora, invece che complimentarsi con le televisioni per la patriottica opera di rassicurazione effettuata? E’ molto semplice: la paura diminuisce ma sembra pronta a ripartire su alcuni fronti, per i quali le angosce sono in aumento. La crisi economica, la disoccupazione, innanzitutto, ma anche questioni che in Italia sembravano messe in secondo piano, come la distruzione dell’ambiente. Problemi che forse richiedono per essere risolti di risposte un po’ più complesse rispetto all’invio dell’esercito. E forse è proprio questo a preoccupare il Presidente del Consiglio.
Foto: Yosi-, Flickr.