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Termini Imerese: cosa sta succedendo e di chi è la colpa

pubblicato da Luca Landoni



Torniamo ad occuparci della questione Termini Imerese in uno sforzo analitico scevro da populismi e facili esercizi di retorica. Nel titolo ci proponiamo di stabilire di chi sia la colpa se lo stabilimento chiuderà a ottobre del 2010, ma è evidente che non esistono verità iscritte nella pietra, e tantomeno verità “facili”.

Ciò che invece è sicuramente vero, è che sulla pelle dei lavoratori si sta svolgendo un gioco di interessi e piccole astuzie che abbiamo già visto molte volte negli anni, ultima della quale la crisi Alitalia. Come detto, la situazione non è facile, e si inquadra in una crisi generale del comparto auto davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. Molti vecchi potentati (vedi Opel e Chrysler) sono andati in bancarotta e l’accordo americano della Fiat non ha fatto che gettare fumo negli occhi.

La realtà di un paese normale sarebbe semplicemente che i due stabilimenti del sud (Termini e Pomigliano d’Arco) sono improduttivi e non stanno in piedi, anche se la loro situazione non è poi molto dissimile dagli altri 3 nel resto d’Italia. I 5 stabilmenti italiani, come ha ammesso lo stesso Marchionne, producono lo stesso numero di vetture dello stabilimento polacco che però conta più del 30% degli operai in meno. E addirittura un numero inferiore al Brasile con meno della metà di persone impiegate (7.300 contro 22.000).

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Chiude lo stabilimento di Termini Imerese, l’Imprenditore Silvio Berlusconi non può fare nulla

pubblicato da Giovanni Molaschi



Lo stabilimento di Termini Imerese terminerà le proprie produzioni per la Fiat a partire dal dicembre 2011 quando, con molto probabilità, l’attuale crisi economica sarà un ricordo per molte delle persone che hanno dovuta gestirla.

L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con il Governo e i sindacati ai quali ha dato la propria disponibilità per convertire l’azienda il cui fallimento rappresenta un paradosso tutto italiano.

Dopo esserci soffermati sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che a pochi giorni dall’annuncio sui nuovi limiti di velocità ha dovuto fronteggiare un’emergenza neve, proviamo a capire perché la chiusura – di questo si tratta – di Termini Imerese non debba essere accettata dall’attuale Governo.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Andrea Cacciotti, l’uomo accusato di tentata estorsione per il video hot che ritrarrebbe la Mussolini e Roberto Fiore, dice di averle provate tutte per ‘alzare’ qualche soldo. E solo alla fine, disperato, si sarebbe fatto vivo con la presidenza del Consiglio chiedendo un milione di euro. Non è mai troppo t-hard

Si aspetta di capire cosa dovranno fare in futuro gli operai Fiat di Termini Imerese. Riconversione ok, ma con quale missione produttiva? Confezionare i maglioni di Marchionne? Produrre lo shampoo per Montezemolo? Intanto loro protestano, ma in pochi ascoltano. Quelli dell’indotto, poi, è come se urlassero a voce muta. Senza Fiat-o

Il Cav: “Scusate, ho poco tempo. Devo fare le valigie per Panama. Ma mi mancheranno Annozero, L’Unità, La Repubblica ed i Pm”. Insomma, il premier sa che almeno lì nessuno chiederà mai il suo arresto. Caraibi&caramba

Il mini-ministro ride, ride e ride. Va da Frizzi a ‘Cominciamo bene’ e dice: “Voglio i compensi dei conduttori Rai nei titoli di coda delle trasmissioni tv”, e ride. “No, non basta pubblicarli sul sito della Rai”, e ridacchia. “Sono soldi pubblici e tutti gli italiani devono sapere dove vanno a finire”, e ride. Frizzi lo guarda interdetto. Ma lui, sadico, ride. Gongolo

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