Brunetta si sposa a mezzanotte. E poi perde la scarpettina di cristallo (misura 24) mentre corre verso la zucca tramutata in cocchio. Che fatica, però, evitare media e contestatori. Cene-rantolo
Ma è ricominciata Tangentopoli? O forse non è mai finita? Sono mesi, questi, in cui emerge un magna-magna generale, diffuso, capillare. Un desco per l’estate
Crisi dei mercati: le Borse vanno giù e le banche sono tra le istituzioni più colpite. Si spera che la speculazione si fermi e che le ricapitalizzazioni non si riducano a un piatto di lenticchie. Conto (a)rancho
Le giornaliste (non tutte) del Tg1 criticano la testata per non aver dato conto dell’evento delle donne a Siena. Il “direttorissimo” ha un rapporto conflittuale con l’altra metà del cielo? MinzoLines seta ali
Catturato Ratko Mladic, il macellaio di Srebrenica. Berlusconi: “Bene, è un amico di Pisapia in meno che va in giro a fargli campagna elettorale”. Fondamentale, nel blitz in un villaggio a 80 chilometri da Belgrado, l’apporto di Giorgio Stracquadanio. L’obiettivo del Pdl è fare terra bruciata attorno al candidato milanese del centrosinistra in questi ultimi giorni prima del voto. E non mancheranno altri colpi di scena. Che sorprese hanno in…serbo?
Siamo a un cambio di stagione? Ok, basta che a sinistra non emerga la solita tentazione dell’ammucchiata anti-Cav. Coacervo a primavera
Nuove defezioni per il “direttorissimo”. Nemmeno alla giornalista Elisa Anzaldo piace l’informazione precotta e gelatinosa del Tg1. Pappetta indigeribile? Carne Minzotin
Bersani ironizza: “Berlusconi come Leonardo? Di fronte a lui Monna Lisa sarebbe scappata. E avrebbe fatto bene”. La Gio-condom

I giudizi sui programmi televisivi, in special modo su quelli che vengono finanziati con soldi pubblici, possono divergere parecchio, in base alla sensibilità degli spettatori e magari al loro orientamento politico e culturale. Ma di solito, come è avvenuto anche per Annozero e Ballarò, si guarda all’audience della trasmissione, alla sua qualità e ai suoi costi.
Nel caso del Tg1, il telegiornale che dovrebbe rappresentare la punta di diamante dell’ammiraglia Rai, è difficile scorgere dati e aspetti che possano consentire una valutazione positiva della gestione Minzolini. Anche tralasciando la fama di giornalista di servizio della maggioranza e soprattutto del premier Berlusconi che il direttore si è guadagnato, è impossibile non notare la qualità bassissima del prodotto, soprattutto a causa di scelte editoriali che mettono in primo piano notizie di costume, curiosità e amenità varie. Del tutto svanite le inchieste e i servizi sgraditi al clima di pace, amore e ripresa economica che i popolani della libertà vorrebbero far transitare come giusto approccio agli eventi dell’Italia e del mondo.
A fronte di una credibilità e di una scelta editoriale imbarazzante quanto schierata non si registra però un aumento degli spettatori, a ulteriore conferma del binario morto imboccato: 850 mila spettatori perduti secondo Repubblica (100 mila secondo la questura…) sembrano il sintomo evidente dell’impopolarità di una scelta editoriale di cui Mentana e La 7 sembrano i principali beneficiari.
Perché negarlo? Augusto Minzolini regala sempre grosse soddisfazioni. Il suo ultimo editoriale, trasmesso ieri sera, si occupa del discorso di Fini a Mirabello e delle conseguenze che ci saranno sul piano istituzionale. Ecco alcuni highlights.
1. “Dopo un’estate politica rovente, si rischia di avere un’autunno esplosivo, ed è proprio quello di cui il paese non ha bisogno. C’è una maggioranza politica che forse non è più tale, c’è una confusione di ruoli estremamente rischiosa a livello istituzionale, c’è un tatticismo esasperato che rende inutile ogni possibile chiarimento.”
Continua a leggere: L'ultimo editoriale di Minzolini dopo il discorso di Fini a Mirabello: elezioni!
Perché negarlo? Augusto Minzolini regala sempre grosse soddisfazioni. Il suo ultimo editoriale, trasmesso ieri sera, si occupa del discorso di Fini a Mirabello e delle conseguenze che ci saranno sul piano istituzionale. Ecco alcuni highlights.
1. “Dopo un’estate politica rovente, si rischia di avere un’autunno esplosivo, ed è proprio quello di cui il paese non ha bisogno. C’è una maggioranza politica che forse non è più tale, c’è una confusione di ruoli estremamente rischiosa a livello istituzionale, c’è un tatticismo esasperato che rende inutile ogni possibile chiarimento.”
Insomma, il problema è Fini, che fa tatticismo (perché il riferimento è al Presidente della Camera, come spiegheremo meglio dopo), che rende inutile ogni possibile chiarimento, mentre da parte di Bossi e Berlusconi ci sarebbe la volontà di ricomporre lo strappo. Chiamandolo, nel migliore dei casi, traditore, è ovvio.
2. “Al di là delle battaglie verbali c’è bisogno innanzitutto di chiarezza. Il Paese deve sapere se il governo ha una maggioranza reale […] o invece, se c’è, tra quelli che dicono di sostenere l’esecutivo, chi con infingimenti ed esasperanti trattative spera di trasformarlo in un governicchio da logorare nel tempo.”
Insomma, ancora una volta la responsabilità è dei finiani, che con “infingimenti” ed “esasperanti trattative” non si sono piegati, dopo averlo fatto moltissime volte peraltro, ai voleri del Capo. Come si fa a non apprezzare a pieno l’ennesimo tentativo di salvare B. dai processi? Ingrati e vigliacchi.
3. “Tanto vale prendere atto subito che non si può andare avanti. Sarà il Capo dello Stato a verificare se c’è in Parlamento una maggioranza alternativa oppure no, ben sapendo, questo va detto, che se si mette insieme una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni si dà vita ad un ribaltone, cioè si permette a chi ha perso le ultime elezioni di governare, magari solo per offrirgli l’opportunità di cambiare la legge elettorale.
Sì, perché è difficile che una maggioranza messa insieme per andare avanti qualche mese possa assumersi la responsabilità di riforme o manovre economiche severe, prima di andare a votare.”
Piccolissimo problema: quello che Minzolini chiama “ribaltone” (ovviamente riprendendolo da Silvio B, vi ricordate il 1994-1995?) è qualcosa di assolutamente normale in una Repubblica parlamentare come la nostra, in cui non c’è l’obbligo di avere in Parlamento dall’inizio alla fine della legislatura la stessa maggioranza. Può sembrare una cosa vecchia, da Prima Repubblica, una cosa che ricorda complotti e inganni, ma esiste.
Strano che Minzolini non lo sappia…
4. “L’idea di andare al voto al più presto va valutata con attenzione. Potrebbe essere alla fine l’unico modo per fare chiarezza. In fondo, dare la parola agli elettori non è una maledizione, ma il sale della democrazia.”
Ora attenti, diventa sempre più difficile. Fini traditore, quindi niente maggioranza uguale a quella post elezioni 2008, quindi niente governicchio che sarebbe anche un tradimento della volontà degli elettori. Quindi ritorno alle urne. Piccolo problema: se si votasse con questa legge elettorale, il mitico Porcellum, noi non voteremmo nessuno. Le segreterie dei partiti ci proporrebbero dei nomi, da accettare o rifiutare.
Ancora: Minzolini si richiama alla parola “popolo”, tratta dal Dizionario di Arcore: il popolo è sovrano, nessuno (Quirinale, magistratura, pentiti di mafia, leggi antitrust) può ostacolare la volontà degli elettori. Tranne che nel 1996 e nel 2006, quando vinse Prodi e quando Berlusconi parlò di brogli, milioni di voti rubati, i soliti comunisti professionisti dell’inganno. Insomma, quando votano per lui gli elettori sono bravi, quando lo puniscono ci sono dei brogli. Semplice, vero?
L’ultimo intervento del Cav su Forzasilvio.it è stato anticipato nientepopodimenoche…toh… dal Tg1 web. Un grande scoop, non c’è che dire, altro che Wikileaks sull’Afghanistan. Minzolini è un vero fanatico del premier. Telebano
C’è chi esclamò con speranzosa interrogazione: “Allora abbiamo una banca?”. E chi una banca se l’è sempre tenuta, senza batter ciglio, pur facendo politica. Ora però Verdini lascia la presidenza e il Cda del Credito cooperativo fiorentino: mossa tattica o sussulto di coscienza? Lui, comunque, si sente un capro espiatorio. Sotto la banca, il capro crepa…
Guerra a bassa intensità D’Alema-Vendola. ‘Baffino’ sul leader di Sel: la politica non la fanno i poeti e poi, in fatto di poesia, ce ne sono di più bravi. Il governatore pugliese risponde: i prosatori del Pd sanno fare solo letteratura della sconfitta, con il cinismo non si conclude nulla. Se il Cav intervenisse in questo certame, direbbe in punta di fioretto: “Poesia? Prosa? Bah, meglio il porno”. Giacomo Leop-hard
La Rai decide di dire basta alla cagnara tv sugli errori degli arbitri di calcio. Qualcuno si chiede: un altro regalo alla concorrenza, ossia a Mediaset? Si pensa a una manifestazione antiberlusconiana ad hoc. Il popolo (mo)viola

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.
Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.
Scrive un utente di AgoraVox Italia:
“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.
In Italia, come ricordato recentemente da Al Gore a “che tempo che fa”, l’informazione non vive le sue stagioni migliori. C’è da dire che questo presunto buio, figlio dell’autocensura praticata il più delle volte dagli stessi giornalisti che si adeguano al colore politico del Governo senza che nessuno esplicitamente glielo abbia chiesto, sta per rischiararsi.
Mentre in tutto il Mondo, Italia compresa, i giornali cartacei chiudono Il Fatto di Antonio Padellaro cresce fino a diventare un vero e piccolo caso. Quel che lo scorso autunno valeva 600mila euro oggi è quotato 60 milioni di euro.
Il buon giornalismo vende. E crea a chi governa dei problemi. Alla vigilia della giornata mondiale dell’Unesco per la libertà di stampa, avvenuta lo scorso 3 maggio, Vanity Fair ha intervistato Hu Shuli la giornalista di Pechino che secondo il Time è considerata dal Governo cinese la donna più pericolosa del Paese.
Continua a leggere: Cina: il Governo teme la giornalista Hu Shuli
Folgorato sulla via di Rebibbia, convertito a una giusta causa dopo aver provato il carcere sulla propria pelle. E qui la pelle c’entra in senso letterale, perché il povero Nicola Di Girolamo si è accorto che la galera è un inferno in cui “manca persino il barbiere. Sono tre settimane che non posso sistemarmi la barba”. L’ex senatore Pdl, indagato per essere stato eletto all’estero con i voti della ‘ndrangheta, dice: “Quando uscirò mi occuperò dei problemi dei detenuti. A chi entra in cella per la prima volta mi sento di consigliare il kit del detenuto”. Un vero paladino dei deboli e degli indifesi. Karate Kit
A Fini ne stanno dicendo di tutti i colori. Il Giornale di famiglia ha smesso di ricorrere alle categorie della politica ed è passato a quelle della psichiatria per attaccare il presidente della Camera e il suo presunto ‘frondismo’. Intanto la Lega si sfrega le mani di fronte allo scontro interno al Pdl e aspetta al varco. Paranoici e paraculi
La Cassazione ha detto chiaramente che David Mills fu un teste “reticente”. Al Tg1 la direzione ha subito iniziato a cercare affannosamente la parola migliore per rendere più ‘morbida’ la notizia. Mills “ripetente”? Mica va a scuola. “Recitante”? Non è Clooney. “Riflettente”? Mica è Minzolini sotto le luci di studio. “Ritardante”? No, non è un profilattico di Fede. “Riluttante”? Non si parla mica di Fini. Sembra che dopo ore e ore di sforzi la redazione del Tg1 non sia riuscita a trovare un termine adatto. E Minzolini si sarebbe placato solo dopo aver relegato nel sottoscala altri tre redattori che remavano contro. Averna, l’Augusto pieno della vita
Più realista del re. Bocchino è in prima linea nel difendere Fini. Talmente protagonista da creare invidie e gelosie tra i finiani stessi, talmente sovraesposto da costringere il presidente della Camera a blandire Lupi dopo la litigata tv in casa di Paragone. Il povero Bocchino si becca anche le battutacce della Mussolini su caccia e uccelli da sparare. Forse il buon Italo avrebbe ancora bisogno dei consigli del suo saggio (ma scomparso) maestro. Sos Tata(rella)