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Manovra - Tito Boeri a In Onda: «Mai un prelievo così alto»

pubblicato da Alberto Puliafito

Tito Boeri a In Onda: «Mai un prelievo così alto»

Tito Boeri a In Onda (programma molto amato dai colleghi di TvBlog, e condotto, ancora per poco, dalla coppia Costamagna-Telese. La giornalista verrà a breve sostituita da Nicola Porro) si pronuncia in maniera durissima nei confronti della manovra approvata con voto di fiducia al Senato. L’economista ha appena dichiarato:

Non c’è mai stato un prelievo così alto

Boeri fa i conti in tasca allo Stato - e anche agli italiani -, pubblica i suoi conti su Lavoce.info e prospetta un quadro affatto piacevole:

La pressione fiscale arriva al 44,5%. E su ogni euro prodotto in Italia, il 49% andrà all’erario.

Se tutta la puntata del programma, come suggerisce il titolo, Manovra e casta: c’è da fidarsi (e infatti, in studio ci sono anche Rizzo e Stella, gli autori de La casta, è proprio l’analisi di Boeri quella che appare di più ampio respiro e non concentrata su un solo problema. Boeri, infatti, evidenzia come la manovra punti tutto sulle maggiori entrate e sia un provvedimento a rischio. Perché è depressivo. E rischia non solo di non risolvere la crisi, ma anche di rigettare l’Italia nella recessione. Anche perché una delle principali problematiche della pressione fiscale è che è perlopiù rivolta al lavoro e non ai patrimoni. E così, la battuta:

Rischiamo di avere tasse svedesi e servizi italiani.

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Giulio Tremonti promosso dall’Economist e bocciato in Italia. Tutta colpa di Mariastella Gelmini

pubblicato da Giovanni Molaschi

Come anticipato da Affaritaliani.it e Cerazade il settimanale Economist avrebbe promosso il Ministro italiano dell’Economia Giulio Tremonti sostenendo che l’attuale Governo Berlusconi si differenzia da quelli precedenti per via del taglio alle spese in eccesso fatto dallo stesso Tremonti.

Secondo il settimanale il Ministro avrebbe invece sbagliato la stesura della più recente legge finanziaria nonché sull’approvazione dello scudo fiscale, utile per far ritornare in patria tutti i capitali che gli evasori fiscali avevano deciso di accumulare al di là dei confini italiani.

Al di là di come la possa pensare una testata giornalistica, presa come esempio dai mass media italiani solo in rare occasioni (su tutte quella riguardante la copertina con la quale l’Economist bocciava Silvio Berlusconi), l’articolo che promuove Giulio Tremonti omette una delle uscite più infelici dello stesso Ministro.

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Veritometro: Bonanni e i pensionati traditi dai governi della Seconda Repubblica

pubblicato da Giulio Mattioli

“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”

Raffaele Bonanni

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Veritometro: il discorso di Napolitano, la disoccupazione giovanile e la precarietà

pubblicato da Giulio Mattioli

“si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato (..) i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti”

Giorgio Napolitano

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Lega Nord, cassa integrazione e immigrati: è solo propaganda

pubblicato da Giulio Mattioli


Vediamo di dirlo forte e chiaro: alla Lega Nord della questione welfare e ammortizzatori sociali non importa assolutamente nulla. Meno di zero. Il Carroccio se ne interessa infatti solo nella misura in cui questo le permette di lanciare palle incatenate sull’unico fronte che le sta a cuore davvero: quello della propaganda xenofoba. Con risultati che farebbero ridere, se non ci fosse da piangere.

Prendiamo la sparata di ieri sulla necessità di porre un tetto più basso alla durata della cassa integrazione dei lavoratori extracomunitari. Il motivo? Secondo Maurizio Fugatti, deputato del Carroccio e capogruppo in commissione Finanze: “Le risorse sono quelle che sono e prima dobbiamo pensare agli italiani”.

Mai ricostruzione fu più priva di fondamento e lontana dai veri, grandi problemi del nostro sistema di tutela della disoccupazione. Vediamo di fare un piccolo riassunto for dummies, dopo il salto.

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Crisi, disoccupazione e ammortizzatori sociali: le paure degli esperti

pubblicato da Giulio Mattioli


Alla presentazione all’Università Statale di Milano dell’ottimo volume (da noi recentemente recensito) “Flex-insecurity. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà”, non si è discusso solo delle boutade del ministro Tremonti sulla necessità di un “ritorno al posto fisso”, ma anche delle chances del nostro paese di uscire dalla crisi.

E i presenti - tra cui Tito Boeri, Emilio Reyneri e Michele Salvati - hanno concordato tutti sul fatto che le prospettive per l’Italia sono in questo momento particolarmente preoccupanti. Vi riporto nel seguito alcune delle loro interessanti argomentazioni.

Secondo Tito Boeri le statistiche rese pubbliche recentemente sulla disoccupazione sono inquietanti, ma ancora peggio - se possibile - sono i dati (non ufficialmente disponibili, ma che trapelano tra gli addetti ai lavoratori) sulle assunzioni.

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Altro che posto fisso... flexicurity! Cronaca della presentazione del volume di Berton, Richiardi e Sacchi

pubblicato da Giulio Mattioli


Una decina di giorni fa abbiamo recensito su queste pagine l’ottimo volume “Flex-insecurity - Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà” dei ricercatori del Collegio Carlo Alberto Berton, Richiardi e Sacchi. Qualche giorno dopo, le dichiarazioni del ministro Tremonti sul ritorno al “posto fisso” hanno reso il tema se possibille ancora più attuale.

Ed è sullo sfondo di questo clima da grida manzoniane che si è tenuta l’altroieri all’Università Statale di Milano la presentazione del , alla presenza degli autori e di alcuni importanti studiosi di mercato del lavoro e welfare come Tito Boeri, Michele Salvati, Maurizio Ferrera e Emilio Reyneri.

L’intento della giornata? “Discutere di come disegnare politiche di lungo periodo che mantengano i benefici della flessibilità senza intaccare le condizioni di vita dei lavoratore”, che potrebbero essere messe in atto da un’ipotetica parte politica che non volesse limitarsi a quelle che i discussant definiscono senza mezzi termini le “sparate” di Tremonti.

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Tremonti e il "posto fisso": perchè la svolta del ministro è una burla

pubblicato da Giulio Mattioli


Le dichiarazioni di ieri del ministro Tremonti sulla necessità di tornare al “posto fisso” sono in totale contraddizione con le posizioni e le politiche dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni, come abbiamo dimostrato. Ma magari si trattasse solo di incoerenza!

Il fatto è che la posizione del “nuovo” (ancora non si sa per quanto) Tremonti è proprio sbagliata. Solo qualche giorno fa mi sono infatti sforzato di spiegare su queste pagine, nella recensione dell’ottimo volume “Flex-insecurity”, edito da Il Mulino, che la flessibilità non genera necessariamente precarietà.

Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali. Il risultato è quel sistema di Flexicurity che è divenuto la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE.

In Italia le cose sono andate diversamente: abbiamo avuto la flessibilità, ma non tutto il resto. Il risultato? Precarietà e insicurezza. O Flex-insecurity, come sostengono Berton e colleghi.

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Recensione: "Flex-insecurity" di Berton, Richiardi e Sacchi. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà

pubblicato da Giulio Mattioli

Avete mai sentito parlare della flexicurity? Si tratta di un termine nato durante le riforme del mercato del lavoro degli anni ‘90 di Olanda e Danimarca, che ambivano a coniugare una maggiore flessibilità con un contemporaneo miglioramento della sicurezza sociale e dell’occupazione.

Possibile? Pare di sì, tanto che l’Unione Europea e l’OCSE l’hanno resa la loro linea politica ufficiale. Non dappertutto però: in Italia flessibilità continua a fare rima con insicurezza e precarietà. Berton, Richiardi e Sacchi (ricercatori del Collegio Carlo Alberto di Torino), in questo ottimo volume si incaricano di spiegare in lungo e in largo le ragioni di questa situazione.

Il loro primo passo è distinguere analiticamente alcuni concetti troppo spesso confusi nel dibattito: flessibilità e precarietà non sono, infatti, sinonimi. E non è neppure vero che la prima implichi la necessariamente la seconda: questo accade, però, in Italia. Per una serie di ragioni che gli autori non mancano di elencare.

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Italia: il paese con gli ammortizzatori sociali peggiori d'Europa?

pubblicato da Giulio Mattioli


Qualche mese fa Renato Brunetta affermò - tra lo sconcerto di molti - che l’Italia aveva gli “ammortizzatori sociali migliori d’Europa“. Qualche tempo dopo il ministro più amato dagli italiani sembrò cambiare idea, dichiarando ““Cambieremo questo Welfare scassato, che costa tanto e protegge solo i pensionati, poco i giovani e pochissimo le famiglie“.

Peccato non aver avuto ancora la rubrica “Veritometro” all’epoca, altrimenti avremmo potuto affibbiare un bel “falso” alla prima affermazione di Brunetta. L’ultima conferma arriva proprio in questi giorni dal rapporto della Commissione Europea “Crescita, lavoro e progresso sociale“, che viene citato perfino dalla rassegna stampa del sito del governo italiano.

I dati principali riguardanti l’Italia: rischio di povertà al 20%, contro una media europea del 17; percentuale di riduzione del rischio come effetto dei trasferimenti sociali: 17%, una prestazione che ci vale il 23° posto nell’Europa a 27.

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