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Tutti gli articoli con tag tito boeri

Giorgio Napolitano dice sì allo scudo fiscale. Non è servita la campagna del Fatto di Antonio Padellaro

pubblicato da Giovanni Molaschi



I giornali possono informare. Spiegare. E talune volte anche dissentire. Ad oggi, in Italia almeno, non possono modificare il lavoro delle istituzioni. Lo sa bene Repubblica. Da oggi ne è a conoscenza anche la redazione del Fatto, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deciso di firmare la legge sullo scudo fiscale malgrado l’appello lanciato dal quotidiano a comportarsi diversamente. Probabilmente, come sostiene il Corriere della Sera, il sì del Quirinale arriverà con delle puntualizzazioni.

Di fatto l’opposizione fatta sia dal Partito Democratico, che da dall’Italia dei Valori, non è servita a nulla. Per evitare l’introduzione di una legge, grazie alle quale verranno riportati in Italia con modalità poco lecita dei capitali, servivano delle proposte. E non degli aggettivi.

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Umberto Bossi contro il Vaticano, sbagliato parlare di Shoah

pubblicato da Giovanni Molaschi



Attorno alla morte dei 73 clandestini, accertata solo dopo l’arrivo delle cinque persone che con i defunti hanno condiviso un gommone, si è acceso un vero e proprio dibattito politico. Un confronto che non coinvolge solo la maggioranza e l’opposizione.

Secondo Umberto Bossi la comparazione fatta dal Vaticano tra quanto successo nelle acque territoriali italiane, come confermato dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, e la Shoah è inopportuno.

Il leader della Lega ha poi chiesto allo Stato Pontificio di prendersi l’onere di accogliere gli immigrati che l’Italia non ammette sul proprio territorio. Paese, come sostenuto dall’economista Tito Boeri, che vanta il minor numero di intellettuali extracomunitari.

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Al welfare italiano serve Maria De Filippi

pubblicato da Giulio Mattioli


Non è facile – ne sono consapevole - accostare il termine “welfare state” alla presentatrice di “Amici”, ma se leggerete questo post fino alla fine, il collegamento vi risulterà assolutamente evidente e comprensibile.

Al dibattito - tuttora aperto - sull’(in)adeguatezza delle politiche sociali del nostro paese abbiamo dedicato una lunga serie di post. Insistendo nell’indicare la presenza di un’ampia fascia di soggetti esclusi da qualsiasi forma di tutela sociale, punto su cui concordano tutte le ricostruzioni più accreditate.

Per capire di chi stiamo parlando, basta osservare i dati Istat degli ultimi decenni, che raccontano sempre la stessa storia: gli “esclusi” sono le donne (soprattutto meridionali), i giovani, gli inattivi e disoccupati al primo impiego (che spesso sono giovani e donne) e di lungo periodo.

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Welfare: nuovi aiuti ai cassaintegrati, piove sempre sul bagnato

pubblicato da Giulio Mattioli


Distratti come siamo da parole chiave come “Patrizia D’Addario“, rischiamo tutti di perdere di vista quelle che sono (o quantomeno dovrebbero essere) le cose importanti per la vita di un paese. Leggo ad esempio su “La Repubblica” di ieri che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha previsto nuovi interventi per il mondo del lavoro, articolati in tre norme:

la prima riguarda la possibilità del «rientro anticipato» in fabbrica dei dipendenti in cassa integrazione allo scopo di fare corsi di formazione. (..) La seconda è la dote previdenziale di cui può beneficiare un’azienda che assume un cassaintegrato dalla nuova banca dati dell’Inps. La terza riguarda il finanziamento che un lavoratore in cig, in mobilità e forse con assegno di disoccupazione, può ottenere se si mette in proprio

Un aspetto risulta evidente: tutte norme a favore dei cassaintegrati. “E dov’è il problema?“, potrebbe chiedere qualcuno di voi: il problema c’è, e bello grosso anche. I cassaintegrati rappresentano infatti solo una piccola parte dei disoccupati: per dirla meglio, sono già dei privilegiati nel vasto insieme di coloro che sono alla ricerca di un’occupazione.

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Intervista a Emilio Reyneri, terza parte: gli assegni di disoccupazione e gli effetti della crisi per gli immigrati

pubblicato da Giulio Mattioli


Se il vostro interesse per la politica significa anche attenzione per i contenuti e per il futuro del paese - e non solo per il puro gossip come quello di questi giorni - allora vi sarete forse accorti dell’interessante intervista che polisblog ha realizzato con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica dell’Università di Milano-Bicocca.

Nelle prime due puntate si è parlato un po’ di tutto: welfare, ammortizzatori sociali, il suk delle deroghe alla Cassa Integrazione, i giovani costretti a rimanere a casa fino a 30 anni. Non sono mancati i giudizi severi sui ministri Brunetta e Sacconi, ma anche sui sindacati. Nel seguito l’ultima parte, in cui invece ci siamo concentrati sulla questione degli assegni di disoccupazione.

Come valuta la proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione?

“Non mi risulta siano entrati in maggiore dettaglio. Probabilmente avevano in mente sistemi di welfare di tipo europeo, però è stato un po’ velleitario buttarla lì’ così. Sarebbe servita un’operazione molto più complicata, si sarebbero dovute cambiare molte cose. Poteva essere una grande operazione: si va a toccare il sistema pensionistico di nuovo, e contemporaneamente si garantisce un’indennità di disoccupazione a tutti. Sarebbe stato un nuovo scambio tra le generazioni. Però per come è stata presentata dal PD mi è sembrata più che altro uno slogan di politica a breve termine”

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Ad Annozero si parla di lavoro sommerso. Il rosso e il nero

pubblicato da Luca Landoni

Il rosso e il nero. Questo il titolo, per la verità un po’ fuorviante, della puntata serale di Annozero. Non si parla infatti di colori politici, ma di lavoro sommerso/illegale con chiaro e fondamentale riferimento alla situazione del settorer tessile in quel di Prato.

E’ vero che il lavoro illegale viene tollerato? Che, come ha scritto l’economista Tito Boeri, è stata data disposizione agli ispettori del lavoro di allentare i controlli sul lavoro nero? In tempi di crisi, come dice il Ministro Renato Brunetta, “il sommerso è un grande ammortizzatore sociale”? La crisi sta attanagliando la piccola e media impresa, proprio il settore dove è più diffuso il lavoro sommerso. A Prato negli ultimi 7 anni hanno chiuso 2.000 imprese e sono stati persi 10 mila posti di lavoro. Il collasso del tessile della cittadina toscana è diventato il simbolo delle difficoltà dell’industria italiana, fatta soprattutto di piccola e media impresa. Come quelle tessili di Prato, che convivono fianco a fianco con 4.000 imprese cinesi che in pochi anni hanno creato un distretto parallelo con un giro d’affari di 2 miliardi di euro. Come interverrà il Governo per aiutare la piccola e media impresa?

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Cassa Integrazione: a chi piacciono gli ammortizzatori sociali peggiori d'Europa

pubblicato da Giulio Mattioli

Il nostro sistema di sostegno alla disoccupazione, basato su cassa integrazione e altri strumenti più o meno frammentari e discrezionali, fa acqua da tutte le parti. Checché ne dica Renato Brunetta, infatti, la verità è che solo meno di un disoccupato su 4 riceve un sostegno nel nostro paese. Lo spiega l’economista Tito Boeri nel video qua sopra.

Perché dunque ci sono così pochi detrattori di questo sistema assolutamente iniquo ed inefficace? Lo ha spiegato lo stesso Boeri, in un recente un articolo dedicato ad illustrare in dettaglio la sostenibilità economica del sussidio unico di disoccupazione, che si conclude in questo modo:

Nel caso in cui la disoccupazione salisse al 10 per cento, il sistema costerebbe circa 19 miliardi, con una fabbisogno di ulteriori risorse di quasi 3,5 miliardi, per un totale dunque di 7,5 miliardi da reperire dalla fiscalità generale. Siamo, come si vede, non lontano da quanto il governo sostiene di avere già reperito. Quindi non si dica che la riforma non è finanziariamente sostenibile. Semplicemente, sono altre le priorità di questo esecutivo. Vuole tenersi un sistema che è il migliore strumento di potere del mondo.

Ma perché mai la CIG dovrebbe essere uno strumento di potere? Ce lo spiega con grande chiarezza un commento all’articolo.

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Ammortizzatori sociali: secondo Brunetta abbiamo i "migliori d'Europa"

pubblicato da Giulio Mattioli


Il fatto che anche in Italia si apra un dibattito sul welfare, complice la peggiore crisi dal ‘29 e la proposta del PD di Dario Franceschini di un assegno unico di disoccupazione, è in ogni caso un grosso passo avanti per il nostro paese. Basti pensare a come la tematica era stata (colpevolmente) ignorata da quasi tutti i contendenti durante la campagna elettorale.

Peccato che non tutti i contributi alla discussione si distinguano per onestà intellettuale. E per ogni esempio positivo (come quello di Luca Ricolfi su “La Stampa”), ce ne sono altri che sembrano ispirarsi piuttosto alla massima di quello zoppo tedesco che diceva “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Dopo l’uscita di Berlusconi sugli assegni di disoccupazione che sarebbero una “licenza di licenziare“, è il turno del ministro Renato Brunetta, che in un’intervista al Corriere della Sera di ieri ha dichiarato pressapoco che “in Italia ci sono i migliori ammortizzatori sociali d’Europa”:

Noi abbiamo un buon sistema di ammortizzatori sociali. Certo, con figli e figliastri. Però capace di distinguere, di adeguarsi, di coprire tipologie diverse (..) ognuno ha i propri strumenti: cassa integrazione ordinaria, cig straordinaria, cgis in deroga, indennità di mobilità, indennità di disoccupazione, ammortizzatori in deroga… Resta fuori un pezzo dei cocopro

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Assegni di disoccupazione: per Berlusconi sono una "licenza di licenziare"

pubblicato da Giulio Mattioli


Continua la polemica sulla proposta di un assegno unico a sostegno di tutti i disoccupati che, come ha fatto notare Tito Boeri, mostra come sia possibile ogni tanto anche per lo sgangherato Partito Democratico dettare l’agenda al Governo. Berlusconi ha infatti dichiarato oggi alla stampa che:

Il nostro sistema attuale di ammortizzatori sociali ci consente di intervenire meglio rispetto alle proposte dell’opposizione, che sarebbero una vera e propria licenza di licenziare. Se ci fosse stata quella misura, gli imprenditori avrebbero lasciato i lavoratori a casa, con magari accordi successivi con i lavoratori stessi che godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero. Insomma, l’assegno è un incentivo a licenziare e a lavorare in nero.

Questo tipo di contro-argomentazione, che mostra la grande abilità del Berlusconi comunicatore nel far leva sulle peggiori arretratezze italiane allo scopo di perpetuarle, sembra comunque potenzialmente molto più efficace del debole “non ci sono soldi” che era stata la prima risposta del Governo. Vediamo perché.

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