
Certo, la norma dovrà ancora passare, tanto per cominciare, al vaglio del Consiglio Europeo, ma si tratta di un segnale particolarmente importante. Dopo due anni di richieste in merito e su testo proposto dalla Commissione europea, oggi il Parlamento ha approvato il testo che potrebbe introdurre nei Paesi membri dell’Unione Europea la tassazione sulle transazioni finanziarie, ovvero la Tobin Tax.
La premessa è questa:
«La recente crisi finanziaria ha innescato dibattiti su tutti i livelli circa l’introduzione di una possibile tassa supplementare sul settore finanziario, in particolare un’imposta sulle transazioni finanziarie (ITF). Questo dibattito sorge dalla volontà di assicurarsi che il settore finanziario partecipi ai costi della crisi e che in futuro venga tassato in modo giusto rispetto ad altri settori, disincentivare le attività a eccessivo tasso di rischio da parte degli enti finanziari, integrare le misure regolamentari mirate a evitare crisi future e generare introiti supplementari a fini di bilancio generali, per contribuire, tra l’altro, al risanamento fiscale al fine di stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro o di politiche specifiche, quali l’aiuto allo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico».
La parte in grassetto è emendata, rispetto al testo della Commissione Europea, dall’iniziativa parlamentare. L’iniziativa, approvata con 487 voti a favore, 145 contrari e 46 astensioni, ha avuto come relatrice l’europarlamentare greca Anni Podimata, che ha palesato la sua battaglia contro quell’alta finanza speculatrice che ha causato la crisi che imperversa in tutta l’Unione. Per la Podimata non è affatto il caso di credere al bluff dei broker che minacciano di lasciare i mercati dell’UE in caso di approvazione della legge e anzi, se questo dovesse accadere, sarebbe senz’altro un risultato positivo.
Secondo il Parlamento – che ha approvato le aliquote proposte dalla Commissione (0,1% su azioni e obbligazioni, 0,01% sui derivati) e mantenuto l’esenzione per i fondi pensionistici – la risoluzione dovrebbe essere adottata anche se ratificata solo parzialmente dagli stati membri (qualche tempo fa, Mario Monti si era espresso negativamente in merito, sostenendo che la Tobin Tax abbia senso solo se adottata da tutti e 27 gli stati dell’Eurozona).
Non è affatto detto, comunque, che la risoluzione diventi esecutiva: prima che accada è necessario che si pronunci anche il Consiglio europeo. Poi, in caso di disaccordo, si istituirà un Comitato di
conciliazione. Se il disaccordo dovesse perdurare, tuttavia, l’iniziativa decadrebbe e si tornerebbe a un nulla di fatto.
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Piazza affari chiude a -6,15%. Francoforte a -5,8%. Londra a -4,49%. Negative anche le borse asiatiche e pure Wall Street. Hanno un bel rassicurare, Obama e il presidente del consiglio europeo Van Rompuy, hanno un bel dire che non ci sarà recessione. Questa cos’è?
A Milano, in borsa, soffrono tutti i titoli (il dato della Fiat è di quelli shock: -11,38%), globalmente crollano le banche: tutto sembrerebbe legato alla possibilità delle banche europee di rifinanziare o meno le proprie operazioni finanziarie. Non solo: la BCE ha concluso il suo piano d’acquisto di titoli di stato, e questo ha evidentemente il suo peso.
Insomma, le smentite da USA e UE sembrano il tentativo di riparare una falla con del chewing-gum. La barca affonda a una velocità impressionante.
E se in Italia, dal Pd (tramite Boccia), fanno sapere che questo sembra un ricatto politico dei mercati, che reagiscono in questo modo alle regole - forse sarebbe l’ora di smettere di personalizzare il mercato, che non è un essere vivente, e di parlare di chi gestisce i grandi capitali della finanza mondiale - e al tentativo di imporre la Tobin Tax nella versione Sarkoy-Merkel, e dall’IDV, tramite Di Pietro si suona il disco rotto delle elezioni anticipate, la politica non dà altre risposte. Merkel e Sarkozy avrebbero fatto il loro, con le varie proposte che hanno sciorinato (ma Van Rompuy fa sapere che il governo economico dell’UE esiste già). Il Governo Italiano risulta assente, immerso in lidi vacanzieri.
Continua a leggere: Borse a picco. Recessione o un ricatto dei mercati?

Dal vertice Merkel-Sarkozy emerge una nuova parola chiave della moda politico-economica 2011: la Tobin Tax. Ma di cosa si tratta esattamente? E come si differenzia dalla Tassazione delle Transazioni Finanziarie, vero e proprio pallino di Nicolas Sarkozy? Apriamo qualche testo di economia e proviamo a spiegare con semplicità.
Tobin Tax
Il nome si deve al teorizzatore, James Tobin, economista, che la propose nel 1972.
Non è una tassa ma un’imposta (ovvero un prelievo di ricchezza non connesso a specifiche prestazioni dello Stato o di altri enti pubblici, ma comunque utilizzata per finanziare l’organizzazione statale e i servizi necessari alla collettività).
Tobin propose di colpire le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e creare entrate che fossero destinate alla comunità internazionale.
L’idea di Tobin era quella di agire su flussi di denaro che, di fatto, facevano parte di speculazioni a breve termine sui cambi valutari (ovvero sull’oscillazione delle varie monete l’una in rapporto all’altra): in sostanza - dopo che la politica monetaria cambiò radicalmente, in seguito alla rottura degli accordi di Bretton Woods, quando cioè Nixon slegò il dollaro dalle riserve auree e quindi, di fatto, decretò il valore della moneta in quanto tale e non in quanto legata a riserve auree dello Stato - Tobin voleva in qualche modo gettare sabbia negli ingranaggi di speculazioni fini a loro stesse e basate esclusivamente sul “giocare” sui cambi monetari.
L’aliquota doveva essere molto bassa: tra lo 0,05% e l’1%.
Attac e i No Global
La Tobin Tax divenne, ad un certo punto, cavallo di battaglia anche del movimento contro la globalizzazione, dopo che, nel 1997, Ignacio Ramonet la utilizzò per il suo editoriale Désarmer les marchés (Disarmare i mercati, in cui propose la creazione di un’associazione che si battesse perché fosse introdotta una simile imposta in tutto il mondo.
Nacque ATTAC.
Tobin prese adeguatamente le distanze dal movimento: lungi da lui, essere un no global. Era un economista sostenitore del libero scambio.
E c’era una differenza fondamentale fra Tobin e Ramonet. Il primo pensava all’imposta per frenare il traffico di valuta estera, che secondo lui era improduttivo, e distribuire ricchezza al Fondo Monetario Internazionale perché poi intervenisse per riequlibrare un minimo i mercati finanziari mondiali.
I no global reinterpretarono la Tobin Tax come un modo per migliorare il mondo.
Ma Tobin, in merito, fu molto chiaro, accusando i no global di abusare del suo nome:
I have absolutely nothing in common with those anti-globalisation rebels.
Applicazione e discussioni infinite
Dal 1972 a oggi si è discusso continuamente sull’opportunità dell’applicazione di una Tobin Tax, in una delle sue forme possibili e con vari scopi. Ma non si è raggiunto alcun accordo: l’idea non piace - per ovvie ragioni - ai mercati; non avrebbe senso se applicata da un unico stato. Secondo alcuni non funzionerebbe mai. Altri ne propongono un’applicazione con un’aliquota dello 0,001%. Secondo altri ancora turberebbe troppo i mercati, anche se di fatto, laddove applicata non ha provocato fughe di capitali.
La versione di Angela e Sarkò
Quella che vuole Sarkozy - e con lui la Merkel - è una delle possibili versioni della Tobin Tax ma è un’imposta che dovrebbe gravare su tutte le transazioni finanziarie. E sarebbe una misura ben accolta anche a sinistra.
Ecco, io Massimo Moratti - presidente della Saras, se lo dimenticano sempre tutti - che mangia pane e cipolla maledicendo la Robin Hood tax di Tremonti proprio non me lo vedo. Però approfondiamo un pò in che modo verranno colpiti i petrolieri, da sempre trattati con un occhio di riguardo dai governi.
Partiamo proprio dalla robin tax - e noi che ci ricordavamo della tobin tax… - ovvero un provvedimento “una tantum” che va a tassare le scorte già stoccate in passato dalle compagnie. Come mai? Perchè quel petrolio era stato acquistato quando costava meno, ed oggi viene venduto ad un prezzo chiaramente in linea con i prezzi attuali. Secondo Tremonti solo con questo intervento salterebbero fuori circa novecento milioni di euro.
Per quanto riguarda un problema che preoccupa una fascia leggermente più ampia della popolazione, il caro carburanti, Tremonti ha in mente ben altro: è tutto un pò complicato, potete leggerlo su La Stampa per esempio. In sintesi però il meccanismo previsto all’interno della Finanziaria che dovrebbe calmierare il prezzo dei carburanti non sarà più discrezionale, ma automatico. Come ieri, link al sito dell’Opec, stavolta con le quotazioni del barile.