
Torniamo ad occuparci della questione Termini Imerese in uno sforzo analitico scevro da populismi e facili esercizi di retorica. Nel titolo ci proponiamo di stabilire di chi sia la colpa se lo stabilimento chiuderà a ottobre del 2010, ma è evidente che non esistono verità iscritte nella pietra, e tantomeno verità “facili”.
Ciò che invece è sicuramente vero, è che sulla pelle dei lavoratori si sta svolgendo un gioco di interessi e piccole astuzie che abbiamo già visto molte volte negli anni, ultima della quale la crisi Alitalia. Come detto, la situazione non è facile, e si inquadra in una crisi generale del comparto auto davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. Molti vecchi potentati (vedi Opel e Chrysler) sono andati in bancarotta e l’accordo americano della Fiat non ha fatto che gettare fumo negli occhi.
La realtà di un paese normale sarebbe semplicemente che i due stabilimenti del sud (Termini e Pomigliano d’Arco) sono improduttivi e non stanno in piedi, anche se la loro situazione non è poi molto dissimile dagli altri 3 nel resto d’Italia. I 5 stabilmenti italiani, come ha ammesso lo stesso Marchionne, producono lo stesso numero di vetture dello stabilimento polacco che però conta più del 30% degli operai in meno. E addirittura un numero inferiore al Brasile con meno della metà di persone impiegate (7.300 contro 22.000).
Continua a leggere: Termini Imerese: cosa sta succedendo e di chi è la colpa
![]()
Proseguendo il ragionamento avviato questa mattina da Concita De Gregorio, che sull’Unità comparava il machismo di Silvio Berlusconi a quello più pop di Fabrizio Corona, è necessario oggi continuare ad elaborare una cartina tornasole per capire quanto il Presidente del Consiglio ormai sia diventato per gli italiani una presenza virtuale.
Tanto presente in video. Altrettanto assente nella vita del proprio paese. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto è successo realmente in Italia ieri. Capeggiati dal primo cittadino di Torino, Sergio Chiamparino, l’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha deciso di manifestare contro il Governo. Contro i tagli previsti per la prossima Finanziaria.
Al di là di tutti i ragionamenti politici che si dovrebbero fare davanti a queste riduzioni, fortemente contestate anche dagli stessi esponenti del Popolo delle Libertà (Letizia Moratti in primis), è giusto che il Governo per illuminarsi di luce propria decida di penalizzare i reali amministratori del paese?
La protesta a Torino degli studenti raggiunge oggi il culmine, con l’arrivo da tutta Italia di altri manifestanti per protestare contro quella che loro stessi hanno definito “un tentativo di legarsi al brand g8 con un’abile operazione di marketing utile ad accreditare la Crui e gli altri soggetti partecipanti al g8 ufficiale”.
In questi giorni più che ascoltare le rivendicazioni studentesche come al solito i media hanno giocato al “condanna il black block”, ignorando la tre giorni di incontro e confronto ribattezzata ClimateCamp.
Per chi volesse seguire gli eventi cercando anche di capire le ragioni studentesche può trovare qui continui aggiornamenti. Sopra il video girato dai manifestanti durante le cariche della polizia, che tanto inquietano per la somiglianza con quelle del pre g8 di Napoli, segno premonitore della “macelleria messicana di Genova”.
Continua a leggere: Il G8 dell'università e gli scontri a Torino: il punto di vista degli studenti
In questi giorni tristi, giorni di guerre e ben altri problemi, l’amministrazione comunale milanese ha pensato di ritagliarsi un piccolo spazio di notorietà, precipitando la città nell’incubo della neve. Per chi non lo sapesse, da ieri nella metropoli “europea” nevica quasi incessantemente - come testimoniato da Gabriele su 02blog - ma le precipitazioni hanno avuto il buon cuore di arrestarsi nel tardo pomeriggio della Befana per consentire alla giunta di preparare un bel piano d’emergenza.
E infatti i milanesi se ne sono accorti questa mattina, trovando le strade completamente coperte di neve e ghiaccio nella più totale assenza di mezzi spargisale e spalatori d’ogni genere. Questi ultimi sembrano ormai un retaggio del passato, quando da studenti tutti ci affannavamo a recarci all’Amsa per guadagnare due lire come spalatori avventizi. Esistono ancora? Mah. Di sicuro in giro non si vedono. Ad aggravare il tutto poi la latitanza della polizia comunale, forse ancora intenta a scartare i carboncini della calza.
Di fatto la circonvallazione era completamente bloccata e si narra di viaggi interplanetari di più giorni per spostarsi tra piazze limitrofe (la mia esperienza personale riguarda piazza Napoli - un’ora solo per passare da un capo all’altro). E va be’, direte, capita. Sì, capita anche nel capoluogo commerciale del paese di non saper valutare la differenza tra una nevicata di 25 e una di 40 centimetri, decidendo di donare tutto il sale superfluo a Torino. Moratti dixit:
L’argomento crisi di questi tempi è gettonatissimo e Annozero non fa eccezione. La puntata di stasera, dal titolo Aiuto, la crisi! entrerà però soprattutto nello specifico del settore automobilistico, con Corrado Formigli in collegamento dagli stabilimenti Fiat di Torino.
Lo Stato deve salvare l’auto? Oppure il suo intervento può addirittura aggravare la crisi? Bisogna aiutare le fabbriche di automobili in crisi, come sta facendo Obama negli Stati Uniti, dove lo Stato sembra voler diventare azionista di maggioranza della General Motors? Gli economisti liberisti come Giavazzi e Alesina, temono l’ingerenza dello Stato padrone nell’economia di mercato, quasi una nazionalizzazione. Quello automobilistico è il settore nel quale la crisi è arrivata prima e in modo più visibile, con un drastico calo delle vendite, la chiusura degli stabilimenti Fiat per un mese, il ricorso alla cassa integrazione.
Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino sarà collegato proprio dagli stabilimenti, mentre in studio con Michele Santoro e Marco Travaglio troveremo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, gli economisti Alberto Alesina, Francesco Giavazzi e il segretario confederale della Cgil Susanna Camusso.
Continua a leggere: Stasera ad Annozero la crisi del settore auto, con Alemanno e Chiamparino
Silvio Berlusconi accennando alla tragedia di Rivoli ha parlato di drammatica fatalità. L’opposizione ha cavalcato il disastro, approfittandone per legarlo ai tagli della Legge 133. Il ministro Gelmini ha chiarito che niente verrà tagliato dalla sicurezza. E allora che cosa dobbiamo pensare? Che se siamo di sinistra andiamo incontro a tempi grami, ma se siamo di destra in fondo tutto va per il meglio? Niente di tutto questo, cari amici. La posizione politica di ognuno di noi ha ben poca rilevanza di fronte alla constatazione che la scuola italiana è da sempre lo specchio del paese, o in altre parole, allo sfascio.
Non c’è governo che possa dirsi estraneo a tutto ciò, e tantomeno quelli della Prima Repubblica che con tempismo veramente sconcertante il nostro premier ha definito ieri “portatori di progresso e benessere cancellati da Mani Pulite”. La realtà è che non deve stupire che in un paese in cui le vere inchieste le fa Striscia la Notizia, per conoscere la verità bisogna affidarsi al cosiddetto mondo dello spettacolo, o nello specifico al cinema.