Un Paese si può definire “civile” o “incivile” anche dallo status delle proprie carceri e di quello dei carcerati.
In Italia si può morire di carcere nel disinteresse della politica, disattenta al rispetto della vita e della dignità della persona.
E addirittura ci sono politici (si fa per dire) come il leghista Buonanno che plaude ad una morte in cella o come la sottosegretaria Casellati che si mette la coscienza a posto perché “statisticamente abbiamo il minor numero di suicidi”. E no!
Trentun suicidi fin qui nel 2010. Un suicidio ogni 924 detenuti, un tentato suicidio ogni 70, un autolesionismo ogni 10. Nel triennio 2005-2007 il tasso di suicidio è stato pari a 10 casi ogni 10.00 detenuti, dato in costante aumento.
Anche a causa del sovraffollamento, con almeno 25.000 detenuti in più della capienza regolamentare.
Il 26 giugno c’è la giornata mondiale contro la tortura, reato che in Italia non esiste, come non esistono un organo di controllo e di prevenzione della tortura. I fatti di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi non dicono niente?
“Antigone” ha lanciato l’appello: “Le carceri sono fuorilegge” per una sensibilizzazione di massa sul tema caldo e sempre attuale del rispetto della dignità umana.
Ma la politica pensa ad altro. Anche gli italiani hanno altro da fare. Da dietro le sbarre l’Italia appare incivile. Ma anche da fuori.
Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?
Consigli per i telespettatori: stasera su rai3 va in onda “Come un uomo sulla terra”, un film documentario sulle reali condizioni dei ragazzi africani che tentano di raggiungere l’Europa attraverso la Libia. Picchiati, arrestati, uccisi: questo accade ai migranti in fuga dal Corno d’Africa che arrivano in Italia passando dalla Libia.
Autori del film sono Riccardo Biadene, Andrea Segre e Dagmawi Yimer; a produrlo è l’associazione Asinitas. Una visione straconsigliata per sapere cosa succede ai “clandestini”, vite umane usate per far soldi e gettate via quando non servono più, in Libia come in Italia.

La necessità di chiudere Guantanamo, una delle prime promesse di Barack Obama, si fa ogni giorno più pressante, soprattutto perchè nella base americana si continua a morire.
E’ successo allo yemenita Muhammad Ahmad Abdallah Saleh, detto Al-Hanashi, trentunenne detenuto nella base dal febbraio 2002 senza nessuna accusa, trovato morto nella sua cella lunedì notte.
Continua a leggere: Morte a Guantanamo, in attesa delle promesse di Obama

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha emesso un comunicato che annuncia la pubblicazione di quattro memorandum della passata amministrazione sulle torture inflitte dagli agenti della Cia alle persone interrogate. Si legge: ”La pubblicazione aiutera’ ad affrontare un capitolo buio e doloroso della nostra storia”.
Il tema è quello delle tecniche ’speciali’ d’interrogatorio che, dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001 a New York, l’amministrazione Bush autorizzò pur cosciente del fatto che si trattava di tortura. C’è un però. Oggi quelle autorizzazioni saranno rese pubbliche, ma, e questo resta il punto più buio, viene garantita anche l’impunità ai torturatori.
Gli agenti della Cia che hanno torturato i detenuti con l’autorizzazione del governo Bush possono quindi dormire sonni tranquilli: Obama promette loro l’immunità.
Immagine|Flickr
Il termine esatto era rendition, che significava rapire un cittadino straniero in un qualsiasi paese del mondo, caricarlo a bordo di un aereo senza insegne, detenerlo illegalmente all’interno di basi militari della Nato ed infine consegnarlo a stati in cui la tortura viene praticata con disinvoltura affinché potessero essere carpite tutte le informazioni necessarie a combattere il terrorismo, quello degli altri.
Una pratica che ha coinvolto anche l’Italia, con il caso di Abu Omar e l’inchiesta che il nostro governo cerca in tutti i modi di ostacolare opponendo il segreto di Stato per impedire ai giudici di appurare la verità. Ieri, con buona pace di tutti quelli che sostenevano che la pratica delle rendition era una invenzione della sinistra, il nuovo presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo che impone alla Cia di “chiudere il più rapidamente possibile ogni struttura di detenzione operativa e non potrà aprirne nel futuro”. Quindi la rete di detenzione basata su carceri segrete esisteva. E doveva essere smantellata.
Così come la prigione speciale di Guantanamo, altro obbrobrio del diritto internazionale inventato da W. Bush. Un altro esempio di lotta al terrorismo che potrebbe essere qualificata essa stessa come terrorismo e che, sempre per ordine di Obama, dovrà essere chiusa entro un anno, ponendo anche fine alle tecniche di “interrogatorio” contrarie alle convenzioni internazionali.
Barack Obama non potrà certo fare miracoli, però si sta allenando piuttosto bene…