Altro che poeti, santi e navigatori. L’Italia è il paese dei paradossi. Nelle stesse ore in cui si discute della proposta del Ministro Giorgia Meloni, relativa all’abbassamento dell’età minima per entrare in Parlamento, non si è avviato con altrettanta vivacità un dibattito sulle minicar omicide.
Come riportato dal Giornale ieri, a Roma, un ragazzino di quindici anni nella tratta casa-scuola ha perso la vita guidando questo tipo di quadricicli che nemmeno tre giorni fa avevano fatto un’altra vittima.
Ad oggi, e malgrado l’aumento di questi casi di cronaca, il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli non ha fatto sapere se e come il Governo che lui rappresenta intende procedere. Probabilmente per lui e i suoi colleghi è giusto che i più giovani vadano veloci solo nei contesti in cui non riescono ad interferire con le ambizioni dei più vecchi.
Continua a leggere: Minicar omicide: tace il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli

La scorsa settimana, come raccontato (anche) da polisblog.it, il Viceministro dei Trasporti Roberto Castelli ha ammesso le deficienze del sistema ferroviario italiano precisando che per le tratte dell’alta velocità bisogna migliorare la comunicazione tra gli addetti ai lavori.
Le infrastrutture italiane, come sottolineato (anche) da Emma Marcegaglia, allo stato attuale non potranno garantire al paese il futuro a cui dovrebbe aspirare per poter crescere nei migliori dei modi.
Per capire perché l’Italia sia ancora vittima del proprio passato abbiamo deciso di intervistare Claudio Gatti, autore per chiarelettere, dell’inchiesta “Fuori Orario”.
Di cosa parla “Fuori Orario”?
Nel 2011, l’Italia compierà 150 anni. In quello stesso anno le Fs perderanno il monopolio della tratta più redditizia dell’intero sistema ferroviario, e cioè la Roma-Milano ad alta velocità.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Claudio Gatti, autore di “Fuori Orario”

La rete dei trasporti, in Italia, costituisce un vero e proprio mistero paragonabile a quelli di Fatima. Malgrado tutti, politici e cittadini, siano a conoscenza delle deficienze nessuno prova a risolverle. Sul solo ponte dello stretto di Messina si è discusso per decenni.
Di più non si riesce. Per pigrizia. Per ignoranza. E per una serie di incomprensioni. Per capirlo è sufficiente riflettere sul confronto pubblico avvenuto ieri a Milano durante l’apertura della Mobility Conference.
Malgrado l’ammissione di Roberto Castelli (Viceministro ai Trasporti), secondo il quale l’alta velocità in Italia non è ancora funzionante ferroviaria, Altero Matteoli ha deciso di replicare ad Emma Marcegaglia (Presidente di Confindustria), convinta che per la rete dei collegamenti del paese si debba fare qualcosa di più.
Continua a leggere: Trasporti: Roberto Castelli ammette i problemi dell’alta velocità ferroviaria
Lo stabilimento di Termini Imerese terminerà le proprie produzioni per la Fiat a partire dal dicembre 2011 quando, con molto probabilità, l’attuale crisi economica sarà un ricordo per molte delle persone che hanno dovuta gestirla.
L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con il Governo e i sindacati ai quali ha dato la propria disponibilità per convertire l’azienda il cui fallimento rappresenta un paradosso tutto italiano.
Dopo esserci soffermati sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che a pochi giorni dall’annuncio sui nuovi limiti di velocità ha dovuto fronteggiare un’emergenza neve, proviamo a capire perché la chiusura – di questo si tratta – di Termini Imerese non debba essere accettata dall’attuale Governo.

La drammatica inerzia del nostro paese nel campo delle politiche ambientali non si vede soltanto nelle periodiche polemiche sull’abolizione degli incentivi per il solare, ma anche quando vengono resi noti dati come quelli di oggi: in Italia il trasporto ferroviario delle merci sta perdendo quota.
Nel Bel Paese il 62% della merce viene trasportata via camion, mentre la quota dei treni è inferiore al 10%. Una percentuale che è rimasta stabile dal 2002 al 2007, per poi addirittura calare negli ultimi due anni. Un dato che ci piazza buoni ultimi tra i grandi paesi d’Europa dietro a Germania (21,4%), Francia(15,7%) e Inghilterra (11,8%). La media continentale è attorno al 15%.
Forse provare a darsi una mossa anche in questo settore potrebbe essere un segnale di buona volontà da parte della politica. Certo meglio che andare a scongiurare l’Unione Europa di ritrattare le quote delle emissioni di CO2, come si è provato a fare qualche settimana fa.
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Stasera Ballarò torna ad occuparsi di Alitalia, vertenza Cai-sindacato e della crisi generale del settore trasporti tornata alla ribalta con gli scioperi degli ultimi giorni. Trasporto aereo bloccato, città in tilt e nei prossimi giorni si annunciano scioperi nel pubblico impiego, nella scuola e nell’università. I sindacati si dividono, ma è l’inizio di un autunno caldo? Questo il tema della puntata espresso nel comunicato stampa Rai.
Ospiti di Giovanni Floris saranno il ministro del welfare Maurizio Sacconi, Enrico Letta del PD, il segretario confederale della Cgil Agostino Megale, il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e il presidente degli industriali di Roma, già alla guida di Confindustria, Luigi Abete.
Aprirà il programma la consueta copertina satirica di Maurizio Crozza. Come sempre lo spazio di PolisBlog sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05