
Il grandissimo successo dell’iniziativa del Paladozza, che abbiamo seguito in diretta fino al termine, induce a più di una riflessione. Già la nostra chiusura in commento di ieri notte apriva gran parte degli argomenti che si rincorreranno nell’informazione web, tv e generalista ma qui vogliamo concentrarci precipuamente sul sistema di (mal)funzionamento della cosiddetta Par condicio.
Introdotta ai tempi del Presidente Scalfaro nel tentativo di regolamentare una situazione che vedeva la nota anomalia di un leader di partito proprietario di più reti televisive, questo sistema si è rivelato fin dall’inizio un rimedio peggiore del male. Il motivo è che ogni parte ha disperatamente cercato di impostarlo a suo esclusivo vantaggio, magari predicando nel contempo la necessità di giustizia e equidistanza, ma senza mai pensare veramente al bene comune.
Il risultato - misurato in questi anni - si è rivelato speculare a quello del sistema storico dell’informazione italiana; ovvero una serie di canali, enti e figure professionali tutte schierate di qua o di là per i propri interessi personali, che nel loro insieme formano una sorta di arco costituzionale imperfetto. In quest’ambito va vista la recente multa subita da Tg1 e Tg5, ma anche la perdurante assegnazione di Rai3 al Pci/Pds/Ds/Pd, la conduzione privatistica del Tg4 fediano; Minzolini, l’informazione giovanile di sinistra dei canali musicali (una volta c’era Videomusic ora Mtv) e via dicendo.

Dobbiamo ringraziare l’utente MetalSho per averci segnalato un articolo che ci era sfuggito, apparso sul Fatto Quotidiano del 5 novembre. Qui Marco Travaglio si inserisce nella polemica sulla contestatissima sentenza della Corte Europea che impone all’Italia di levare il crocifisso dalle aule scolastiche. E si schiera contro.
La sua presa di posizione ha tanti distinguo. Si svincola dai partiti di destra, ovviamente, ma anche da Bersani. E poi da Berlusconi-Gelmini-Pera-Feltri-Ferrara-Leganord. Vediamone un passaggio.
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.
Continua a leggere: E Travaglio si schierò a favore del crocifisso nelle scuole
A differenza di altri, noi riteniamo che la puntata di stasera di “Anno Zero” con la D’Addario, sia “perdibile”. Anzi, che sia proprio da perdere.
Perché non c’è più niente da imparare da questa storia squallida di feste a Palazzo Grazioli e da questa “signora” senza aggettivi.
Michele Santoro spreme ancora un limone da cui non esce più una goccia. Gratifica la coscienza agli antiberlusconiani e porta acqua al mulino del Cav. L’audience gonfia il petto di Santoro e Travaglio ma finisce lì, quando non è un vero e proprio boomerang politico.
Sette italiani su dieci (dati Istat) sono orientati al voto dai tiggì, la cui disinformazione e strumentalità sono note. Per le battaglie mai fatte, sbagliate e perse dalla sinistra.
Tornando alla puntata di stasera di “Anno Zero”, la escort in questione si qualifica da sé (accettando quello che a suo tempo ha accettato, esclusivamente per interesse personale) e continua a sgomitare solo ed esclusivamente per ritagliarsi (inutilmente) un ruolo attendibile e credibile.
Dalla D’Addario e della D’Addario non vogliamo più sapere niente. E’ dal premier Silvio Berlusconi che vogliamo sapere molte cose, a cominciare dall’ultima nefandezza, quella dello scudo fiscale.
Non stiamo dalla parte di chi, approfittando anche del polverone D’Addario, vuole imbavagliare e cancellare la tv pubblica, cacciare Santoro, intimidire i media. Stiamo con chi pensa che la non credibilità di Berlusconi non sta nel contare le notti passate con una puttana.
La “lezione” a Berlusconi va data in un altro modo: nelle urne! E, prima, con la battaglia politica che non c’è. Altro che gossip!

Fedele al titolo e alla mission che si è dato, il Fatto Quotidiano riporta anche oggi alcuni fatti interessanti. Uno di questi è un fatto politico e riguarda lo scudo delinquenziale (a beneficio di chi ha portato capitali all’estero) e l’atteggiamento dei parlamentari del Partito democratico.
Luca Telese a questo proposito riporta che, stando alla matematica, se 51 parlamentari del Pd non fossero stati assenti durante il voto sulla costituzionalità dello scudo fiscale l’ultima trovata condonatrice del “ministro” Tremonti sarebbe stata affossata.
Tra gli assenti Bersani, D’Alema, Franceschini, Rutelli, Realacci, Damiano. Probabilmente impegnati nella importante fase congressuale del Partito democratico. Quando sarà finito il congresso forse si accorgeranno che mentre si stavano litigando le spoglie di un partito mai nato il Paese è stato definitivamente conquistato dalla truppe del Caimano. E sarà troppo tardi.

Ora che Vittorio Feltri ha abbandonato Libero per guidare Il Giornale non si può più parlare di stile libero. L’imbarbarimento politico - mediatico è diventato il marchio di fabbrica del Giornale di famiglia, tanto da mettere in allarme il Secolo d’Italia per un Pdl che appare becero e con la bava alla bocca.
Per non smentirsi e per aizzare la folla con fiaccole e forconi, Feltri ora ha lanciato la crociata contro il canone Rai, che sarebbe addirittura una “Tassa Santoro”, denaro pubblico passato direttamente agli “imbonitori di sinistra”. Tralasciando il dettaglio che stiamo ancora aspettando un imbonitore di destra che sappia fare del giornalismo televisivo e delle inchieste decenti (l’Excalibur di Socci fu un fiasco micidiale), è appena il caso di rammentare due cifre, due dettagli economici che rendono risibile e penosa questa iniziativa lanciata contro un giornalista (egocentrico e antipatico quanto si vuole) che occupa 3 ore la settimana nei palinsesti, ottenendo anche degli ottimi risultati in termini di share.
Paris Hilton, per una comparsata davvero non memorabile a Miss Italia ha preso 200 mila euro. Diego Armando Maradona è stato pagato 3 milioni di euro per partecipare a Ballando con le stelle. E lo scandalo nella gestione della Rai sarebbe Santoro?
Il 24 settembre dovrebbe ricominciare la trasmissione AnnoZero, ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo, visti i bastoni, anche appuntiti, che Santoro, Travaglio, Vauro e gli altri si stanno trovando tra le ruote.
L’ultimo ostacolo denunciato dal giornalista conduttore riguarda gli spot preparati per lanciare il programma ma rimasti misteriosamente in archivio.
Gli spot di Annozero (la nuova stagione è in programmazione dal 24 settembre), ancora non vengono mandati in onda dalle reti Rai. Per questa ragione, Michele Santoro si è rivolto direttamente alla Rete lanciando un appello: Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. ancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.
E noi, nel nostro piccolo, inviamo…
Dopo il salto il secondo spot.
Continua a leggere: AnnoZero può cominciare.. Oppure no? Gli spot del programma bloccati dalla Rai

Vittorio Zambardino è un giornalista di Repubblica (questo è il suo blog), è stato direttore di Kataweb, ha contribuito a creare Repubblica.it, sul giornale cartaceo si occupa di tecnologia e internet.
Zambardino ha scritto cose estremamente interessanti sulla vicenda Boffo-Feltri. Eccone alcuni estratti:
“Nelle carte del processo di Boffo, tutte pubblicate dal Giornale, di omosessualità non si parla. Per poterlo fare, è stato necessario pubblicare un documento anonimo - ripeto: anonimo, quindi possiamo dire: “di dubbia origine”? - recapitato nei mesi scorsi alle curie di mezza o tutta Italia. Per poter dire cosa? Che Boffo è omosessuale. Ma si può dire: ti accuso perché sei omosessuale? No, si fustiga “l’incoerenza” del giornalista. E’ un falso, chi lo fa sa bene che al suo pubblico è il sapore forte del sesso che farà effetto.”
Continua a leggere: Zambardino su la querelle Boffo - Feltri: essere omosessuali è una colpa?

L’Unità si libera di Zorro (così si intitolava la rubrica curata negli ultimi sette anni da Marco Travaglio) e investe sul Sergente Garcia. Alias Paolo Villaggio che sul quotidiano diretto da Concita De Gregorio occuperà lo spazio gestito da uno dei collaboratori di Michele Santoro.
Per capire come questo cambio sia ben più di una semplice scelta editoriale è sufficiente ragionare su alcune dichiarazioni che lo stesso Villaggio ha rilasciato a Libero prima di iniziare la sua collaborazione con il quotidiano da sempre vicino alla sinistra italiana.
“Alla direttora dell’Unità ho chiesto la libertà assoluta di dire: con questi qua siamo già morti. La libertà di bastonare questa sinistra che cerca di risorgere dicendo che Berlusconi si porta Apicella nell’aereo di Stato. Questi avanzi del Pci vanno rinnovati tutti. D’Alema è bravo come velista, no?”.
In questi giorni con il caso Mills è tornato per l’ennesima volta al centro del dibattito la hit “toghe rosse” alla riscossa, tanto caro al Popolo delle Libertà. Sbirciando altri paesi, è veramente arduo trovare qualcosa di simile, a meno che non si vada a vedere in paesi dove la democrazia è un totem vuoto buono solo a tenere limpide le coscienze internazionali.
Sembra quasi fittizio leggere sui media il caotico dibattito, assunto ormai a sit com; Berlusconi vuole scegliersi i giudici che possono eventualmente assolverlo, lo stesso premier che dopo tangentopoli voleva Di Pietro tra i suoi, lo stesso che ha usato i giudici come cavallo di troia per farsi eleggere.

Cari amici di PolisBlog. Tra mezz’ora circa daremo inizio alla diretta di Annozero. Appuntamento a tra poco.
ore 21.05. Michele Santoro riparte con la polemica con Giordano e i lettori del Giornale. Dice che Annozero non costa nulla alla Rai perché si finanzia con le pubblicità, ma trascura di dire che la pubblicità entrerebbe comunque con un altro programma. Semmai andrebbe valutato se ottenga più entrate rispetto a un altro programma. Ma noi rifuggiamo questa logica e ci limitiamo a pensare che la realtà sta nel mezzo. Chiusura: chi ci guadagnerebbe dalla soppressione di Annozero? Senz’altro nessuno, infatti noi speriamo abbia lunga vita.
Spazio Travaglio. Il Travaglio più breve della storia accenna a Montanelli e al suo centenario per poi accennare a Genchi e poco altro. Termina prima di lasciarci concentrare su cosa stia dicendo. Promettiamo comunque la pubblicazione del suo intervento (come di rito) quanto prima qui su PolisBlog. Immaginiamo che il giornalista-polemista si sia tenuto per il prosieguo della trasmissione.
ore 21.18. Dopo alcuni spezzoni su Montanelli, Travaglio riprende la parola rievocando alcune intercettazioni del passato. Ve le riassumiamo: Craxi chiama Berlusconi per lamentarsi dell’ostitlità del Giornale al suo governo. Berlusconi non agisce. Allora lo richiama e lo minaccia. Berlusconi, terrorizzato dalla possibilità di una legge contro le sue tv ugualmente non interviene, ma si limita a telefonare al condirettore del Giornale Biazzi Vergani implorandolo di addolcire la linea (ma senza dirlo a Montanelli). Ovviamente non avvenne alcunché come giustamente rileva Belpietro. Fu un gioco delle parti che dimostrò solo il fatto che, come Indro amava dire, il Cavaliere non esercitò mai alcuna pressione su di lui per tutta la durata del suo direttorato. Unica eccezione (forse) la fine nel 1994. ma ci arriveremo… è evidente che la linea del Giornale non poteva mutare se non parlando con Montanelli stesso. Berlusconi lo sapeva e ugualmente non lo fece. Punto.