Questa sera ad Annozero si torna a parlare di sicurezza, partendo dalla controversa questione della Caffarella. I colpevoli dello stupro parevano ormai in mano alla giustizia ma nelle ultime ore sono sorti molteplici dubbi,
Le prove contro i rumeni arrestati per lo stupro della quattordicenne alla Caffarella a Roma si stanno sgretolando una ad una. Cosa è accaduto davvero quel pomeriggio di febbraio? C’è stata troppa fretta di trovare un colpevole, sulla spinta emotiva degli episodi di violenza delle ultime settimane? La reazione allarmata dell’opinione pubblica e delle forze politiche è giustificata? Le nostre città sono sicure? Le periferie sono sufficientemente presidiate dalle forze dell’ordine o, come ha autorizzato il governo con un decreto, è bene che anche i privati cittadini sorveglino con le ronde i nostri quartieri?
In realtà nella serata di ieri gli inquirenti hanno dichiarato che non arretreranno di un passo, e la situazione appare in costante evoluzione. La puntata avrà comunque per titolo Arrivano i mostri e si aprirà con un reportage di Sandro Ruotolo, Dina Lauricella, Greta Mauro e Giulia Bosetti che racconterà le ultime violenze nelle periferie romane. Sandro Ruotolo insieme all’attrice Monica Guerritore attraverserà invece Villa Borghese, uno dei parchi più belli di Roma, dando voce alle forze di polizia che sorvegliano la capitale.

Cari amici di PolisBlog. Tra un’ora circa daremo inizio alla diretta di Annozero. Qui il post di presentazione della puntata dedicata a Eluana Englaro. Appuntamento a tra poco.
Ore 21.07 La trasmissione prende il via. Santoro ricorda l’editto bulgaro per poi saltare a Mentana. “Ti siamo solidali senza se e senza ma” perché in Italia un vero mercato televisivo non c’è. Un vecchio discorso, come premette lo stesso conduttore. Arriva Travaglio.
Spazio Travaglio Il polemista in prima battuta evita effettivamente il discorso Eluana e parte attaccando Veltroni e la “linea del dialogo”. Lunga carrellata sulla compiacenza verso Berlusconi di tutti i principali organi di stampa subito dopo le elezioni, giornali di sinistra compresi. Travaglio non alza mai la testa dalle sue carte, l’improvvisazione non è proprio il suo forte. Lode a Di Pietro, ma… attenzione! Marco non resiste e citando Napolitano cita il caso Englaro. Si pente immediatamente e torna alla politica nazionale, per chiudere con battuta sul premier: “ma come, Napolitano non ha firmato il mio decreto? e chi si crede di essere, il Capo dello Stato?”
Ore 21.19 Scorrono le immagini della disgustosa gazzarra accesasi in Parlamento alla notizia della morte di Eluana. Definirla teatrino squallido è poco. Gasparri attacca il Capo dello Stato sulle “firme non messe”. Dei manifestanti urlano che la costituzione non si tocca, e si torna in studio… anzi no, viene mandato Berlusconi e il terrificante discorso in cui afferma che Eluana poteva avere un figlio. Brividi.
Dietro questa gazzarra, naturalmente, non c’è il tentativo di salvare una vita. Basta guardare l’espressione con cui il nostro capo del governo e i suoi sodali parlano di questo caso. Si vede chiaramente dai loro occhi che non gliene importa assolutamente niente della vita di questa persona. Usano questa persona, o quello che ne rimane, come scudo umano per i loro sporchi traffici, per i loro sporchi affari, per i loro sporchi tornaconti, tanto per cambiare.
Marco Travaglio, nel suo Passaparola di ieri, ha affrontato la vicenda di cui tutti i media si sono occupati, in modo spesso squallido e meschino, in questi giorni.
La sua analisi riguarda prioritariamente l’aspetto politico della questione, il tentativo del premier di scavalcare (tanto per cambiare) le decisioni dei tribunali e di eliminare ogni ostacolo, fosse anche il presidente della Repubblica, al suo delirio di onnipotenza da Re Caimano.
E’ un principio che è già stato più volte lesionato, in questi anni, ma se passasse l’idea che una sentenza definitiva della magistratura può essere modificata da un decreto, che il Capo dello Stato non firma, e poi da un disegno di legge approvato a tappe forzate da un Parlamento sequestrato dal governo, che gli fa fare quello che vuole anziché sottoporsi del Parlamento medesimo, io credo che finisce all’istante lo Stato di diritto, finisce all’istante la democrazia liberale basata sulla divisione dei poteri, finisce all’istante il nostro obbligo di obbedire alle leggi e alle sentenze.
Travaglio, la cui analisi prescinde dall’esito specifico della vicenda, ricorda che “i giudici hanno sentenziato, per fortuna si sono pronunciati in tanti, in primo grado, in appello, in cassazione. Voi sapete che quando si arriva al terzo grado di giudizio sono coinvolti dai 15 ai 18 magistrati, di sedi, idee, età, funzioni diverse. Qui stiamo parlando di un governo che, ancora una volta, sta approfittando di un caso drammatico – non so cosa esista di più drammatico di questo caso – per farsi gli affaracci suoi, cioè per stabilire che il governo comanda sopra la giustizia, che non esiste più un confine, un tracciato, un limite dove il governo si deve fermare perché entra la legge, la giustizia”.
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Cari amici di PolisBlog,
tra mezzora circa daremo qui inizio alla telecronaca diretta e commentata della puntata di Annozero intitolata Il silenzio degli innocenti.
Preparate telecomando, mouse e tastiera: l’appuntamento è alle ore 21.
Ore 21.05: la trasmissione inizia con alcune precisazioni tecniche di Santoro e con la dichiarazione del silenzio stampa sul caso Englaro.
Sabina Guzzanti in veste Lucia Annunziata che spara una marea di cazzate con gli occhi esageratamente storti, riproduce ironicamente la disputa della prima puntata. Si inizia già ad introdurre l’argomento intercettazioni: “si possono fare il solo mercoledì avvisando l’intercettato”.
Prime inquadrature di Gioacchino Genchi che precedono il monologo di Marco Travaglio.
Ore 21.15: Travaglio inizia con l’oscenità del potere svelata dalle intercettazioni. Citando il testo all’esame del Parlamento, Travaglio spiega che si potrà intercettare solo se ci sono gravi indizi di colpevolezza. Nei casi come il rogo di Nettuno o in quello di un omicidio senza sospettati non ci potranno essere quindi intercettazioni. Per molti gravi reati non si potrà intercettare senza aver già individuato - con una qualche certezza - il responsabile. Ad esempio nel caso di sequestro di persona, senza il consenso della famiglia, non si potranno controllare i telefoni.
Le intercettazioni potranno durare massimo 60 giorni, a prescindere da quanto dura il reato: si potrà quindi pedinare un sospettato per mesi ma non ascoltarlo. Non si potrà giustificare una intercettazione solo in base a quanto ascoltato in una precedente intercettazione. Microspie e telecamere nascoste potranno essere installate solo se già è noto che in un certo luogo si sta per commettere un delitto. In ultimo, un’idea di D’Alema e Casini: c’è un budget fisso per le intercettazioni, a prescindere. Finiti quei soldi l’ascolto finisce, comunque.
Annozero può cominciare…
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Cosa avrà combinato stavolta Antonio Di Pietro in Piazza Farnese? Come sarà riuscito a mettersi addirittura contro il Presidente della Repubblica, che ha bollato le sue dichiarazioni come pretestuose e offensive?
Antonio Di Pietro, in piazza a Roma per una manifestazione (anche) contro la riforma della giustizia, convocata dall’Associazione nazionale vittime di mafia e dall’Italia dei Valori, ha accusato Napolitano di non essere un arbitro imparziale e di tacere su alcuni temi come la giustizia e il Lodo Alfano.
La protesta dell’Idv sarebbe motivata dalla la sospensione, decisa dal Csm, del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, un provvedimento che sarebbe segnale di grave ingerenza del potere politico nei confronti dell’autonomia della magistratura.
Tra i protagonisti della giornata, che si sono alternati sul palco allestito di fronte al palazzo dell’ambasciata francese, anche Salvatore Borsellino, Beppe Grillo e Marco Travaglio…

Cari amici di PolisBlog. Tra un’ora circa daremo qui inizio alla diretta di Annozero. Ospiti e temi li trovate nel post di stamani. Appuntamento a tra poco.
Ore 21. Fine Tg. Davvero nessun italiano candidato agli Oscar? O perbaccolina! Publicitè…
Ore 21,10. Apre Santoro, invitando a leggere il Messaggero che ha trascritto la scorsa puntata parola per parola. Difende a spada tratta l’impostazione della trasmissione di giovedì scorso e fa appello direttamente al Presidente Napolitano. Non multateci! Poi legge una lettera di uno dei magistrati salernitani trasferiti. La parola a Travaglio.
Ore 21,20. Grande inizio. Travaglio spara a zero su Romeo, già condannato nel 93, quando il Comune di Napoli si era costituito parte civile contro di lui, salvo poi riaffidargli appalti negli anni successivi. Riferimento alle intercettazioni Bocchino-Lusetti (Polis ne ha parlato ampiamente) e confronto con gli Usa, dove Obama si è sentito di giustificarsi per molto meno. Tornando a Romeo, altro attacco diretto ad Alfredo Vito (oggi deputato Pdl) “garante del comitato di affari interpartitico e reo confesso”; la battuta sulla V non gli riesce - Travaglio come aspirante comico è decisamente mediocre - ma il racconto della trattativa sulla supertangente per l’appalto da 100 miliardi è gustosa. Dc, Pci, Psi, tutti con le mani in pasta all’epoca, ma è cambiato poi molto? Sì, ora è peggio; prima comandava il corrotto ora il corruttore (sempre Romeo). I ppolitici chiedono la seprazione delle carriere dei giudici, ma farebbero meglio a separare le loro carriere dai tangentari. Travaglio stasera ha convinto come mai prima. Parole di fuoco e difficilmente contestabili per un grandissimo inizio programma, forse uno dei migliori di sempre.
Ore 21,25. Parte il filmato del congresso di Veltroni in Campania. Dire che Walterone ci fa una figuraccia è poco. Dalle poche parole trasmesse si capisce ampiamente perché il Pd sotto la sua guida è destinato ad affondare inesorabilmente. Paura fottuta di cambiare, e l’intervista allo sconcertante Bassolino non fa che confermare la penosa impressione precedente. Si rientra in studio.
C’è molta attesa questa sera per il ritorno di Annozero dopo la burrascosa puntata della scorsa settimana, che ha visto Lucia Annunziata abbandonare lo studio per protesta. In questi sette giorni si sono rincorse le voci di censura, fino a ipotizzare addirittura una sospensione della trasmissione, ma a quanto pare il pericolo è scongiurato e Michele Santoro andrà regolarmente in onda. Vediamo allora di analizzare i contenuti della puntata, ma non prima di aver detto che l’eventuale soppressione di Annozero sarebbe una iattura, per il semplice motivo che una voce fuori dal coro ci vuole. E non importa che sia una voce faziosa, Santoro e Travaglio lo sono per definizione, anzi è proprio questa la loro forza.
Annozero è un programma necessario proprio perché dichiaratamente fazioso, ed è tanto più interessante quanto più non ci si trovi d’accordo con le tesi che espone. Non vogliamo censurare il gesto della Annunziata, scaturito da un battibecco che celava anche evidenti problemi personali pregressi tra lei e il conduttore. La giornalista aveva certamente le sue ragioni, anche se appare come un buffo contrappasso che questo gesto sia venuto proprio da chi aveva subito la stessa sorte in passato, nella ben nota intervista a Berlusconi.
Tornando ai temi della serata, la puntata si occuperà di politica e appalti, e avrà come titolo Giulietta chi? con evidente riferimento al caso Romeo.
La gestione della manutenzione delle case popolari affidata dal Comune partenopeo alla ditta Romeo, ha aperto un’inchiesta che ha travolto anche la giunta Iervolino, con l’arresto di diversi assessori. I riflettori accesi sul caso Napoli hanno messo in luce le differenti posizioni all’interno del Partito Democratico, aprendo una discussione sul rapporto del Pd con Di Pietro. Quanto era grande la rete di rapporti politici di Romeo? Di Pietro ha deposto in procura a Napoli per dimostrare non solo la sua estraneità, ma che l’inchiesta si è sviluppata proprio dalla sua decisione di spostare da Napoli il sovrintendente Mautone. Ci sono obiezioni a questa ricostruzione? Come si rapportano destra e sinistra su questo tema? Come viene affrontato il nodo delle inchieste dentro i partiti?

Abbiamo incontrato Marco Travaglio in occasione della presentazione del suo libro “Per chi suona la banana” e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande sulle questioni e le problematiche legate all’informazione. E, ovviamente, all’influenza della politica sull’informazione.
Travaglio, sembra che stia per sbloccarsi la paralisi della Commissione di vigilanza Rai innescata dal caso Villari. Siamo però sicuri che sia un bene avere un organismo politico che si occupa di “vigilare” sull’informazione, seppure pubblica?
La commissione di vigilanza è una contraddizione in termini. In una democrazia sono la televisione e l’informazione che devono controllare il Parlamento, quindi è semplicemente ridicolo che il Parlamento si doti di un organismo per vigilare sulla televisione.
La televisione è di proprietà del Governo, i suoi dirigenti vengono scelti dalla Commissione di vigilanza, cioè dai partiti, e quindi la vigilanza è diventata un organo fondamentale perché i partiti non vogliono rinunciare a tenere le mani sulla televisione.
I nostri politici parlano solo di televisione o parlano solo in televisione. Praticamente in Parlamento non ci vanno nemmeno: sono sempre in televisione e quando non ci sono pontificano su quello che hanno visto in televisione. E’ una cosa che non succede in nessun paese del mondo; non esiste proprio che un politico si permetta di commentare quello che succede in tv o peggio, addirittura, di stabilire chi può lavorare in tv e chi no.
Continua a leggere: Intervista a Marco Travaglio:"Vigilanza RAI? Una contraddizione in termini"
E’ veramente meraviglioso che, mentre tutto il mondo si sta dando da fare per rilanciare gli investimenti, per mettere in moto l’economia inceppata in Italia il nostro Presidente del Consiglio abbia trovato il modo di approfittare della crisi, trasformandola in un’occasione per spezzare le reni ai suoi concorrenti. Voi sapete che è stato bloccato l’adeguamento del canone Rai all’inflazione, e questo può non essere un male vista la media dei programmi della Rai. Il problema è che a deciderlo è il governo di Mediaset. E poi, capolavoro, l’altro giorno è stata elevata dal 10% al 20%, cioè raddoppiata, l’Iva sulle Pay TV satellitari.
Marco Travaglio, nell’edizione di ieri del suo Passaparola, non poteva che occuparsi dell’operazione Sky + iva = conflitto di interessi (argomento tabù per l’ex centrosinistra di governo…).
Il Travaglio ricorda i tre provvedimenti con cui si sono stati dati incentivi di Stato a chi comprava i decoder per il digitale terrestre, quello di Mediaset Premium ovviamente. Decoder doppiamente in conflitto di interessi. Perché? Perché lo Stato aiutava i cittadini a comprare i decoder per dimostrare che tutta l’Italia era ormai illuminata dal digitale terrestre, mentre non era vero e in più si è scoperto anche che una buona parte di quei decoder li produceva un’azienda di cui era azionista Paolo Berlusconi.
Sull’impatto dell’aumento dell’Iva sui canali pay tv Mediaset, il giornalista osserva: il problema è che Mediaset, tramite la Reti Televisive Italiane, occupa il 5% del mercato televisivo satellitare. Sky, il 91%. Allora vedete come sono bravi? Mediaset fa il pianto greco preventivo, in modo che il primo commento sulla legge che ammazza Sky è di Mediaset che dice: “è un danno per noi!”. Naturalmente, è un danno che vale 5 su 100. Sky ha un danno che vale 91 su 100! Quindi, il costo per Mediaset è 5, il costo per Sky è 91.
Il resto lo trovate dopo il play…
“La mancanza, nel nostro sistema penale, di uno specifico reato di tortura ha costretto l’ufficio del pm a circoscrivere le condotte inumane e degradanti (che avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata nelle convenzioni internazionali)”
Ecco un breve passaggio dell’atteso documento del tribunale di Genova che spiega le motivazioni delle contestate sentenze sulle notti di Bolzaneto. Leggerle è l’ennesima prova agghiacciante di come l’Italia sia un paese a pezzi.
Continua a leggere: Bolzaneto, il g8 e la Social card: viaggio in un' Italia a pezzi