Mentre il Pdl del “saper fare” rischia per inefficienza e/o baruffe interne di perdere a “tavolino” le elezioni del 28 e 29 marzo in due regioni chiave quali Lazio e Lombardia, il Governo del “fare” deve subire la richiesta del Pd di presentarsi alle Camere sulla crisi economica e in diretta tv.
Il dibattito, il 9 o 10 marzo, è la prima vittoria del Pidì di Pier Luigi Bersani.
E’ un’occasione più unica che rara per mettere alle corde il ministro Tremonti e il governo Berlusconi. Che vale il … doppio perché si vota dopo meno di tre settimane.
Gli ultimi dati dell’ Istat fanno tremare i polsi: Pil a – 5% , disoccupazione che schizza all’8,6%, debito pubblico che vola a quota 115,8% (1.761,191 miliardi di euro!!!), la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto toccando il 42,9 per cento.
Questo il quadro da … suicidio del Belpaese. Riuscirà il governo ad arrampicarsi sugli specchi? Le promesse di Silvio Berlusconi hanno prodotto questa realtà. Ancora qualche passo e c’è il … baratro.
Chissà se gli ascolti televisivi di questo dibattito/scontro in Parlamento saranno inferiori o superiori a quelli del Festival di Sanremo.
Continua a leggere: La (grave) crisi economica va in Parlamento e in diretta tv. Vittoria del Pd

Due settimane fa avevamo sottolineato l’importanza del decreto milleproroghe per quanto riguarda l’editoria e per la sopravvivenza di più di novanta testate d’informazione, con al centro il diritto soggettivo, di cui era prevista l’abolizione.
Come auspicato il governo ha fatto retromarcia, anche se non completamente. La Camera ha votato si al ripristino per il 2009 del diritto soggettivo ai fondi, e ieri il Senato ha confermato il cambiamento. Il Milleproroghe è ora legge dello stato. Vediamo un attimo quali sono i punti cardine del testo approvato in via definitiva.
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Proprio nei giorni in cui esplode il caso Bertolaso, con il suo carico di scandalo e disgusto, mentre assistiamo da spettatori alle spartizioni di milioni di euro per opere pubbliche spesso inutili e inutilizzate (vedi il caso La Maddalena), il governo si volta dall’altra parte e senza vergogna dichiara che c’è la crisi e “qualcuno deve pur pagarla”: è il momento dei fondi destinati all’editoria di opinione.
Il governo, con in testa Giulio Tremonti, aveva promesso un emendamento (il 2.0.7) in cui si sarebbero salvaguardate tutte quelle realtà più piccole che vanno dalle testate indipendenti al no profit ai quotidiani come Il Manifesto e il Secolo d’Italia, che contribuiscono e di molto al pluralismo dell’informazione italiana, già umiliata e calpestata abbondantemente negli ultimi anni. Invece no.
Nel decreto Milleproroghe, approvato ieri con la fiducia e un testo blindatissimo, c’è la condanna di un’informazione almeno parzialmente plurale. Uno dei punti chiave del provvedimento è l’abolizione del diritto soggettivo. Vediamo di cosa si tratta.
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Pier Luigi Bersani: mani libere. Voto + 8. Il segretario del Pd risponde a muso duro a Berlusconi che va avanti a testa bassa sui suoi provvedimenti ad personam: “Sarebbe questa la prima mossa del partito dell’amore?”. Si vis pacem para bellum.
Sandro Bondi: mani bucate. Voto – 8. Il neo commissario della Pinacoteca di Brera Mario Resca incasserà un compenso annuo di 2,5 milioni di euro. E’ la via “bondiana” della rinascita dei musei. Alla faccia della crisi. Tremonti tace. Silvio, pure.

Torniamo ad occuparci della questione Termini Imerese in uno sforzo analitico scevro da populismi e facili esercizi di retorica. Nel titolo ci proponiamo di stabilire di chi sia la colpa se lo stabilimento chiuderà a ottobre del 2010, ma è evidente che non esistono verità iscritte nella pietra, e tantomeno verità “facili”.
Ciò che invece è sicuramente vero, è che sulla pelle dei lavoratori si sta svolgendo un gioco di interessi e piccole astuzie che abbiamo già visto molte volte negli anni, ultima della quale la crisi Alitalia. Come detto, la situazione non è facile, e si inquadra in una crisi generale del comparto auto davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. Molti vecchi potentati (vedi Opel e Chrysler) sono andati in bancarotta e l’accordo americano della Fiat non ha fatto che gettare fumo negli occhi.
La realtà di un paese normale sarebbe semplicemente che i due stabilimenti del sud (Termini e Pomigliano d’Arco) sono improduttivi e non stanno in piedi, anche se la loro situazione non è poi molto dissimile dagli altri 3 nel resto d’Italia. I 5 stabilmenti italiani, come ha ammesso lo stesso Marchionne, producono lo stesso numero di vetture dello stabilimento polacco che però conta più del 30% degli operai in meno. E addirittura un numero inferiore al Brasile con meno della metà di persone impiegate (7.300 contro 22.000).
Continua a leggere: Termini Imerese: cosa sta succedendo e di chi è la colpa

Fine anno, tempo di discussione sulla finanziaria. E come sempre il dibattito si snoda intorno all’ennesima fiducia chiesta dal Governo per blindare il massimo provvedimento economico dell’esercizio. Ma la realtà è che gli strepiti intorno a questa materia sono un malcostume tutto italiano, che rientra nell’azzeccatissima definizione dell’assalto alla diligenza.
È inutile che Bersani parli di cazzotto in faccia all’opposizione, o che Casini annunci il patto dell’opposizione di ridurre drasticamente il numero spropositato di emendamenti pur di ottenere un dibattito sui contenuti. A quale scopo il Governo dovrebbe accettare? Non ha niente da guadagnarci, se non il rischio di cadere o di aprire i cordoni della borsa verso le richieste più disparate, come è immancabilmente avvenuto in passato.
Il Governo governi. È stato eletto per questo, e soprattutto in tempo di crisi il paese si aspetta una manovra blindata e senza concessioni ai mendicanti di ogni segno politico. Quelli, per intenderci, che chiedono disperatamente un obolo per il proprio elettorato di sezione, circoscrizione o lobby per potersene avvalere alle successive consultazioni.

La stucchevole polemica senza fine tra i ministri Brunetta e Tremonti sarà al centro della puntata serale di Annozero, che dunque non dovrebbe occuparsi delle accuse di mafia a Berlusconi come prospettato dal Giornale anche nell’edizione odierna. Il superministro all’economia sarà presente in studio e si confronterà con il leader Pd Pierlugi Bersani.
L’Italia sta uscendo dalla crisi, come sostiene il governo? La ripresa iniziera’ davvero con l’anno nuovo oppure ci saranno ancora difficolta’? La crisi che ha attraversato il nostro sistema ha rappresentato per qualcuno un vantaggio e un’occasione per fare affari. L’inchiesta di Corrado Formigli, Luca Rosini e Eva Giovannini raccontera’ la storia della Eutelia e delle societa’ subentrate man mano nella crisi di un settore un tempo strategico nella politica industriale dell’Italia come le telecomunicazioni. C’e’ chi ha approfittato della crisi per fare affari, costruendo scatole cinesi per gestire le aziende in crisi. I
Gli altri ospiti della puntata, simpaticamente intitolata L’avaro in onore di Tremonti, saranno i giornalisti Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, e Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica.
Continua a leggere: Stasera ad Annozero il duello Tremonti-Bersani
Silvio Berlusconi: superassente. Voto – 9. L’”ariete” Brunetta colpisce duro: “Tremonti ci ha commissariati tutti. Basta veti sui ministri. Esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura”. Già. La iattura è questo governo a “ruota libera”.
Angelino Alfano: miniassente. Voto – 8. Le proteste pacifiche delle carceri dove il numero dei detenuti è superiore al doppio dei posti letto presenti non scuote il Guardasigilli. Il ministro è impegnato in ben altri “affollamenti” riguardanti “l’uomo solo” al comando.

Si parla da molto tempo della cosiddetta questione meridionale, e noi di polisblog ne abbiamo già accennato in tempi non sospetti, ma questa volta sembra che si cominci a fare sul serio.
Il problema è sempre la stesso: Roma trova i soldi per gli Enti “spreconi” che solitamente sono al sud e taglia i fondi a quelli più diligenti e rispettosi delle regole, che guarda caso sono al nord.
“Venerdì ci riuniremo con i Sindaci di Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli e decideremo come reagire” ha commentato il neo Presidente dell’Anci Lombardia e Sindaco di Varese, Attilio Fontana.
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Giornata campale oggi. Il Governo sta mettendo a frutto una serie di provvedimenti e tocca commentarli. Qualcosa è sacrosanto, come le riforme strutturali alla pubblica amministrazione promesse da Brunetta; in particolare l’informatizzazione e l’uso sempre più esteso di internet. Qualcosa è una presa in giro, come il cosiddetto sconto Irpef di novembre, fatto passare come un alleggerimento fiscale mentre di fatto non lo è. Vediamo perché.
Innanzitutto è bene chiarire che alla manovra non sono interessati i lavoratori dipendenti nè le grandi aziende, ma solo e unicamente le imprese personali e gli autonomi. In parole povere, il cosiddetto popolo delle partite Iva. Costoro compilano il modello Unico e pagano due rate di acconto, per una percentuale del 40 e del 60% (del 99%). L’acconto viene calcolato sulla base del reddito precedente e vale per l’anno successivo. Per questa ragione la terza rata (minima, ovvero nella misura del restante 1%) può anche trasformarsi in un rimborso.
Lo sconto Irpef prevede dunque uno sconto del 20% sulla seconda rata, ma in realtà… non è affatto uno sconto. In pratica la seconda rata passerà dal 40 al 20% (sempre del 99% complessivo), portando la terza dall’1 al 21% circa. Sì, avete capito bene. Ciò che risparmiate ora (se rientrate nelle categorie interessate) lo dovrete ugualmente pagare a giugno 2010. La beffa - perché tale appare - è aggravata dal fatto che tutti gli interessati hanno ormai calcolato le due rate, per cui in molti casi chi glielo fa fare di ricominciare daccapo? Lo faranno solo quelli che dichiarano una cifra tale da valere la perdita di tempo.
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