Nichi Vendola: miope. Voto 5- Il leader di Sel cerca spazio e “linea” attaccando Monti: “Non vedo l’elemento di discontinuità da Tremonti”. E chiama Gino Strada e Don Ciotti a scendere in campo al suo fianco. Anno nuovo, “minestrone” nuovo?
Angelino Alfano: astigmatico. Voto 4- Il segretario del Pdl, senza linea politica, sposta i birilli nel partito con nuovi incarichi a Brunetta, Frattini, Fitto, Romani. I congressi? Rinviati. Il Cavaliere pronto a cancellare tutti gli “eredi” dal libro paga?
Michele Ventura: la casta. Voto 4- Il v. presidente dei deputati Pd protesta perché: “Su taglio e stipendi dei parlamentari si fa polverone. I deputati prendono 5000 euro netti al mese”. No alla deriva populista e qualunquista. Ma basta privilegi. No a istituzioni rappresentate da “nominati” e “squallidi”. Esempi, non parole.
Umberto Bossi: il casto. Voto 3- Il Senatur esce dal letargo e torna ad esternare: “Con Berlusconi è finita, lui adesso sta con i comunisti”. Su Monti: “Questo governo voluto da Napolitano andrà a picco, e Tremonti verrà con noi”. Ciliegina sulla torta: “L’euro cadrà presto e noi faremo la moneta padana”. I consigli del Trota.
Oggi a Cannes Silvio Berlusconi rischia di essere accolto, se va bene, come un commesso viaggiatore con la borsa piena di foglie secche.
Di fronte ai mercati che anche stamane rispondono picche, il capo del governo italiano si presenta al G20 come un “re travicello”: governo lacerato e impotente con premier e ministro dell’Economia l’uno contro l’altro, maggioranza sfilacciata e attesa alla prova del fuoco in Parlamento sul provvedimento anti crisi, primo ministro con credibilità internazionale ridotta al lumicino, se non a zero.
Con il Paese a rischio fallimento, qual è la prospettiva, c’è una via d’uscita? Il nodo è innanzi tutto politico, il “tappo” è rappresentato dalla mancanza del senso di responsabilità istituzionale di Berlusconi di non voler fare quel “passo indietro”, reclamato ieri persino da Tremonti.
Il Cavaliere, sempre più arroccato, irresponsabilmente, spara l’ultimo colpo: “Se hanno coraggio mi sfidino in Aula”. E fra poche ore in Parlamento si andrà probabilmente alla conta finale, con il ko definitivo del governo. E poi? Emanuele Macaluso sul Riformista prevede quattro opzioni:
1)Se si vuole un governo politico e con un’ampia partecipazione, può presiederlo solo un esponente del Centro: cioè Casini; 2)Se si pensa a un governo “tecnico” con una notevole valenza politica dato che dovrebbe ottenere una fiducia larga nel Parlamento, a presiederlo potrebbe essere Mario Monti; 3)Se è possibile solo un governo fondato sulla attuale maggioranza con un allargamento ai centristi, a guidarlo non può essere altri che Gianni Letta; 4)Un governo di transizione, espresso solo dal centrosinistra, non ha oggi nessuna possibilità di trovare altri voti per costruire una maggioranza.
Con l’aria che tira, solo la seconda opzione di un governo Monti, potrebbe evitare all’Italia di cadere dalla padella alla brace.
Susanna Camusso: disco rosso. Voto 7+ La leader Cgil chiede la svolta: “Serve un altro governo, non altre promesse. L’Italia è ancora non credibile per i mercati ed è difficile immaginare che si recuperi con una lettera la credibilità persa in tre anni”. Lavoratori, giovani, pensionati uniti nella protesta e nella lotta.
Silvio Berlusconi: disco rotto. Voto 3- Borse ko, Tremonti chiede al Cav di dimettersi, Roberto Antonione fugge dal gruppo Pdl e i 316 calano a 315, i frondisti della lettera anonima preparano dopo il G20 la mozione di sfiducia. Imprese e sindacati contro. Dopo il Bunga bunga e le barzellette, ora il conto salato.
Governo e Parlamento, di fatto tutta la casta, sono in ben altre faccende affaccendati che pensare alla prevenzione del territorio e dell’ambiente. Quando il maltempo, come in questi giorni in Liguria e in Toscana, provoca devastazioni e morti, tutt’al più ci si prodiga in condoglianze e in promesse future.
Ieri il governatore della Liguria Burlando commentava i gravissimi fatti con le lacrime. Cosa ha fatto la Regione per evitare questa tragedia annunciata? Siamo al solito giochino italico dello scaricabarile. A dirla tutta, non ci convince neppure il capo dello Stato Napolitano quando parla di un: “tributo molto doloroso pagato per i gravi turbamenti climatici in atto”.
Cambiamenti climatici indubbiamente reali e tutt’altro che da sottovalutare, ma non possono fornire alibi allo Stato e agli enti locali totalmente negligenti, e spesso anche impreparati a fronteggiare queste situazioni. Un temporale non aveva già messo in ginocchio la capitale d’Italia pochi giorni addietro? La verità è che quasi tutta l’Italia è a rischio idrogeologico e (quasi) da nessuna parte si cura il territorio, si fa prevenzione.
Politici e amministratori pubblici “inventati”, la mancanza di cultura per l’ambiente, l’insensibilità, i tagli insensati ai bilanci, una urbanizzazione e una cementificazione selvaggia (nelle città del nord il cemento mangia ogni giorno dieci ettari di terreno!), l’abusivismo impunito e alimentato dai condoni, un modello di sviluppo incentrato solo sul business da rapina, hanno prodotto questa realtà da Paese del terzo o quarto mondo.
Il costo del dissesto idrogeologico degli ultimi 60 anni è stimato in oltre 50 miliardi di euro, solo per riparare i danni. Degli ultimi 2,5 miliardi del Fas, sforbiciati ripetutamente da Tremonti, alla fine sul territorio non è arrivato neppure un euro! Il governo è stato impegnato a gonfiare la Protezione civile del “modello Bertolaso”, basato sull’emergenza e incentrato sui poteri speciali che hanno scardinato i poteri ordinari favorendo cricche e speculatori e la mala pianta degli appalti drogati. In Parlamento, presentati dalla Associazione nazionale Bonifiche e irrigazioni giacciono 2500 progetti (dal valore di quasi 6 miliardi di euro) per la messa in sicurezza del territorio nazionale.
Giacciono, appunto. E nessuno li tira fuori dai cassetti. Siamo proprio sicuri che la salvezza sta nella riduzione dei parlamentari?
Dai toni trionfalistici di pochi mesi addietro Silvio Berlusconi è passato adesso al: “Non ci sono i soldi”.
Così il dl sviluppo senza risorse finanziarie e senza una strategia credibile di rilancio economico resta un pezzo di carta. Una scatola vuota tale quale l’ultimo dl sviluppo del governo varato a maggio come medicina capace di rivitalizzare il Belpaese in coma e tutt’ora privo dei decreti attuativi.
Con il premier rinchiuso nel suo bunker ad affrontare i suoi problemi personali, con la maggioranza che si regge in Parlamento solo con i voti di fiducia, con ministri, sottosegretari, deputati impegnati solo a tirare a campare, a non perdere lo scranno e cercare di mantenerlo in futuro, con tutte le cricche a spremere il limone fino all’ultima goccia, non desta meraviglia il declino del Paese, di fatto senza governo e con prospettive alquanto nebulose.
In ordine di tempo, l’iceberg del caos è dato dal continuo rinvio della nomina del governatore di Bankitalia, un incredibile e deleterio braccio di ferro, pessimo esempio da “basso impero” fra Berlusconi-Tremonti-Bossi.
Proprio domenica prossima il governo italiano sarà messo in croce dalla Ue per la mancata nomina del successore di Draghi che causa grandi difficoltà nei delicati e complessi equilibri dell’economia e della finanza europea e mondiale.
La sostanza è che questo governo è attaccato a un respiratore automatico, non è certo in grado di definire e gestire una strategia di politica economica innovativa.
Ecco perché il Paese va alla deriva, senza guida. Ed ecco perché, opposizione a parte, anche Confindustria, Rete imprese e addirittura l’arcipelago dei movimenti cattolici spronato dalla Chiesa, chiedono a Berlusconi un passo indietro e la nascita di un nuovo esecutivo.
Roberto Formigoni: takle. Voto 7 Il governatore insiste: “No a un Pdl dinastico. Tutti i nostri candidati a presidente di provincia, a sindaco o a premier devono essere scelti con le primarie. Le nomine dall’alto non devono più avvenire”. E il Cav?
Silvio Berlusconi: pressing. Voto 3 Il Cav nella bufera: rischia l’incriminazione sul caso escort- Tarantini, è “scomunicato” dai vescovi per la questione morale, mette ko il governo per la rottura con Tremonti, perde consensi. Se questo è il premier.
In politica, si sa, si dice una cosa per poi farne un’altra. A conti fatti, il voto segreto alla Camera dovrebbe “salvare” l’ex braccio destro di Tremonti Milanese.
Perché per il Pdl e la Lega il Governo viene prima di tutto e va blindato “a qualsiasi costo”, perché l’Udc voterà con la maggioranza contro l’arresto e perché anche nel Pd c’è chi non vuole passare fra i …”giustizialisti” e soprattutto non vuole far cadere il governo e tornarsene a casa.
Ma fra il dire e il fare, anche in questo caso, c’è di mezzo il mare. Sarà la giornata dei franchi tiratori? Vedremo fra poco, dopo le 12. Si rasenta il cinismo o si è semplicemente realisti se una volta tanto si considera oggettivamente “forte” la posizione di Berlusconi: “Nessuno sarà così stupido da segare il ramo su cui è seduto. Per cui arriveremo fino al 2013”. Già.
Intanto di fronte a Montecitorio il Popolo Viola sta organizzando una manifestazione incentrata sulle “monetine” di craxiana memoria. L’ultima frecciata avvelenata arriva dal politologo americano Luttwak: Berlusconi “bollito” Alfano “un servitore”, Veronica una “patriota inascoltata”.
Sull’altro fronte, Letta e Follini dicono “mai il Pd con Di Pietro”. Come dire, solita musica. Da una parte la maggioranza che trova sempre il modo di ricucire e rinserrare le fila, dall’altra le opposizioni sempre a strappare i pochi fili che li uniscono. Taca banda!

Altro giorno di passione per le borse europee, altro giorno in cui sentiamo parlare di miliardi di euro bruciati, ennesimo lunedì in cui sentiamo dire che la manovra economica varata dal governo non basta e non basterà.
Situazione quasi comica non fosse profondamente tragica per il rischio che corre l’ex Belpaese di trovarsi in bancarotta: comica a livello politico, dove sono ormai anni che il premier - sempre lui si, Berlusconi - ci ripete che meglio di lui nessuno mai, e dall’altra tutto il resto del mondo che sottolinea che c’è un problema politico oltre che economico.
Alla festa dei giovani del Pdl - evidentemente strenui nella loro fede nel capo - Berlusconi ha ripetuto il mantra di quanto sia buono lui e cattivi tutti gli altri, ma proprio tutti, intanto registriamo l’ennesimo lunedì nero per l’Italia. Così si è espressa l’Ue attraverso il rapporto sulle finanze pubbliche 2011:
L’Italia deve essere pronta a prendere misure aggiuntive qualora le entrate derivanti dal fisco siano minori di quanto previsto, e se vi fossero difficoltà a tagliare la spesa come stabilito
Continua a leggere: Ue a Tremonti: la manovra economica non basta

Il testo della manovra arriverà domani nell’aula del Senato, dopo aver subito alcune pesanti modifiche (come l’introduzione di una norma che deroga all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - qui un articolo per chiarirsi le idee). Mentre è normale che, soprattutto dopo queste modifiche, la CGIL sia sul piede di guerra (domani lo sciopero generale), meno scontato è il fatto che ci siano critiche anche da blogger di destra, come Federico Punzi o Daw.
Su JimMomo, Federico Punzi scrive:
“Per far quadrare i conti […], s’inasprirà la lotta all’evasione fiscale. Al che, detta in termini così generici, non avrei nulla in contrario. Bisogna vedere però come le intenzioni si declinano nella realtà. […] Va bene la stretta sulle società di comodo alle quali molto spesso vengono intestati immobili e beni di lusso per non pagare le tasse e per avvantaggiarsi nelle graduatorie d’accesso ai servizi pubblici gratuiti. Va bene affinare gli strumenti d’incrocio dei dati sui redditi dichiarati e i beni posseduti. Vanno bene persino le «manette» nei confronti dei grandi evasori.”
Alcune cose, però, non vanno bene:
“E’ grave […] il solo ipotizzare la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi. Sarebbe un atto incivile e criminale: lo Stato che non si fa scrupolo di incitare all’invidia sociale, alla lotta di classe tra i suoi cittadini, pur di reperire ulteriori quattrini da sperperare mentre riesce ad allontanare da sé lo sguardo sospettoso dell’opinione pubblica. Se passa, sarà la rapina perfetta, quella in cui i rapinati nemmeno si accorgono di esserlo e si mettono ad accusarsi tra loro.”
Seguiteci dopo il salto, parleremo di Berlusconi e Tremonti accostati - indovinate un po’? - a Prodi e Visco.
Continua a leggere: Manovra 2011, le critiche dei blogger di destra