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Tutti gli articoli con tag tremonti

Manovra 2011, le critiche dei blogger di destra

pubblicato da Bruno Marino



Il testo della manovra arriverà domani nell’aula del Senato, dopo aver subito alcune pesanti modifiche (come l’introduzione di una norma che deroga all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - qui un articolo per chiarirsi le idee). Mentre è normale che, soprattutto dopo queste modifiche, la CGIL sia sul piede di guerra (domani lo sciopero generale), meno scontato è il fatto che ci siano critiche anche da blogger di destra, come Federico Punzi o Daw.

Su JimMomo, Federico Punzi scrive:

“Per far quadrare i conti […], s’inasprirà la lotta all’evasione fiscale. Al che, detta in termini così generici, non avrei nulla in contrario. Bisogna vedere però come le intenzioni si declinano nella realtà. […] Va bene la stretta sulle società di comodo alle quali molto spesso vengono intestati immobili e beni di lusso per non pagare le tasse e per avvantaggiarsi nelle graduatorie d’accesso ai servizi pubblici gratuiti. Va bene affinare gli strumenti d’incrocio dei dati sui redditi dichiarati e i beni posseduti. Vanno bene persino le «manette» nei confronti dei grandi evasori.”

Alcune cose, però, non vanno bene:

E’ grave […] il solo ipotizzare la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi. Sarebbe un atto incivile e criminale: lo Stato che non si fa scrupolo di incitare all’invidia sociale, alla lotta di classe tra i suoi cittadini, pur di reperire ulteriori quattrini da sperperare mentre riesce ad allontanare da sé lo sguardo sospettoso dell’opinione pubblica. Se passa, sarà la rapina perfetta, quella in cui i rapinati nemmeno si accorgono di esserlo e si mettono ad accusarsi tra loro.”

Seguiteci dopo il salto, parleremo di Berlusconi e Tremonti accostati - indovinate un po’? - a Prodi e Visco.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: no. Voto 7+ Il leader del’Idv boccia la revisione della manovra bis: “Modifiche e riforme solo sulla carta: una nuova presa in giro degli italiani. Da Arcore, fra un tè e una camomilla, altro non hanno detto che: tiriamo a campà”. Gli italiani sperano nello sciopero … dei calciatori.

Silvio Berlusconi: sì. Voto 3- Il premier stappa champagne per la manovra-bollicine depressiva sul piano dei redditi, dei consumi, degli investimenti, dell’occupazione. Bossi e Tremonti azzittiti, con la coda fra le gambe. Super ricchi esultano. Anche le cricche e i furbetti&furboni. Fregati tutti gli altri.

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Manovra-trappola: sbuca la deroga all'art.18. Libertà di licenziare!

pubblicato da il passator cortese

Anche nei periodi della “crisi negata” Silvio Berlusconi e il suo governo si erano sempre distinti nel premiare chi stava (molto) meglio a danno dei ceti più deboli. Adesso, a “crisi riconosciuta”, non c’è più argine che tiene di fronte a un attacco a 360° contro salari, pensioni, welfare, diritti.

Insomma, la crisi come scusa o comunque usata per riportare indietro le lancette della storia, come dimostra la patata bollente delle tre feste abolite del 25 aprile, del Primo maggio, del 2 giugno. Ma non è finita.

Il ministro Sacconi l’aveva escluso categoricamente durante la conferenza stampa di presentazione della manovra, ma ora dall’ufficio studi del Senato esce una notizia a dir poco clamorosa: “L’articolo 8 della manovra bis contiene implicitamente la possibilità di derogare le leggi in vigore, statuto dei lavoratori compreso”.

Guido Crosetto, capo della fronda Pdl anti-Tremonti, intervistato da Affaritaliani.it, esulta: “Non è affatto una brutta notizia. È venuto il momento in cui non si può più difendere chiunque abbia un posto di lavoro. Alcuni tabù sindacali vanno abbattuti”.

Come volevasi dimostrare. Attenzione, la corda è tesa, anzi tesissima: rischia di spezzarsi. Non sarebbe la prima volta. Chi rompe paga.

Crisi, Nichi Vendola prepara l'autunno caldo. 1° ottobre in piazza a Roma!

pubblicato da il passator cortese

Mentre il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini si rivolge al Palazzo per rivendicare un nuovo governo “prima di ferragosto” (senza però specificare l’anno …), il leader di Sel Nichi Vendola si rivolge alla base per indire il prossimo 1 ottobre una manifestazione nazionale a Roma.

Con “Care compagne e cari compagni” Vendola chiama alla lotta attraverso il blog di Sel.

Nichi usa toni pesanti: “Viviamo un passaggio d’epoca che ha la potenza e la crudeltà di una guerra, sentiamo l’odore di un temporale che talvolta sembra somigliare al diluvio universale, sappiamo che verranno giorni difficili e amari per il nostro Paese. La crisi è stata colpevolmente negata, occultata, esorcizzata dai pubblicitari di Palazzo Chigi. Oggi questa crisi esplode, continua ad esplodere ogni giorno, percuote il mondo nostro come una febbre misteriosa e crescente. La propaganda non può nascondere la realtà. Non è solo una crisi finanziaria, ma una crisi globale: divora la geografia delle classi sociali, minaccia l’esistenza del ceto medio, riduce il glorioso Welfare all’attivismo caritatevole delle opere pie. Tutto cambia, tutto frana, tranne l’intangibilità degli universi blindati della ricchezza, della speculazione, della rendita. C’è la crisi e quindi, cosi dice questa Europa indecente, occorre tagliare la spesa sociale, comprimere i redditi, razionare i servizi, ridurre i diritti. La politica, colpevolmente genuflessa dinanzi alla signoria del mercato, oggi appare impotente e balbettante”.

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Crisi, Tremonti al lavoro anche in agosto. Nuova stangata in arrivo.

pubblicato da il passator cortese

I dati dell’Istat di oggi portano altri nuvoloni neri sull’Italia. Il Pil dei primi sei mesi del 2011 inchiodato sullo 0,7% contro una previsione del governo (Def) del +1,1% (già debole) significa non solo che l’ottimismo di Silvio Berlusconi è fuori luogo ma che è in arrivo una nuova stangata.

Tant’è che Tremonti è già impegnato a … elaborare una nuova manovra finanziaria che il governo potrebbe approvare addirittura ad agosto o comunque non oltre i primi di settembre.

Al di là delle battute del premier, i dati Istat sul Pil e la bufera delle Borse non lasciano alternativa: impongono una manovra per tamponare la crisi e cercare di evitare la bancarotta.

Che dire? Niente di nuovo. Si sa chi sarà chiamato a pagare il conto. L’ennesimo. Grazie, Silvio.

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Tremonti trema. Anche Berlusconi. La Lega pronta a tutto

pubblicato da il passator cortese

Per premier e governo, anche se tira aria di ferie, non c’è pace. E il Paese ribolle, tant’è che, preoccupato, il capo dello Stato Napolitano rinvia le sue vacanze.

Ora, a parte il nodo scorsoio del debito Usa che può trascinare nel baratro anche l’Italia, qui è l’affaire Tremonti a tenere tutti sui tizzoni. Si dà per certo che la procura aprirà un fascicolo sulle parole del responsabile dell’Economia rispetto alla sensazione di essere “spiato, controllato, pedinato” in ordine alla vicenda della casa da lui occupata, fino a poco tempo fa, nel centro di Roma.

Chi aveva interesse a spiarlo? Quali soni i segnali cui si riferisce? Il ministro adesso non può far finta di niente. E la vicenda, che appariva chiusa, deve invece essere ancora aperta. E tutto può davvero accadere. Berlusconi è molto preoccupato che tutto il castello gli si rovesci addosso.

Ieri il ministro Roberto Maroni ha tracciato un quadro a tinte fosche: “Da qui a settembre può succedere di tutto, vediamo. Dobbiamo essere quanto mai uniti come Lega, dobbiamo smussare le nostre situazioni interne perché, appunto, può capitare di tutto: ci saranno dei passaggi molto traumatici, che faciliteranno un cambio di scenario, e noi dobbiamo farci trovare pronti, con un partito unito e pieno di entusiasmo”. Maroni, parlando di “passaggi traumatici”, si riferisce proprio al voto sull’arresto di Milanese, in calendario per la seconda metà di settembre. Un passaggio parlamentare che vedrebbe la Lega votare per la galera, così come avvenuto con Alfonso Papa.

E, a quel punto, anche per Tremonti il destino sarebbe segnato. Forse l’arroganza di Tremonti ha i giorni contati. Come le certezze di Berlusconi.

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La storia dell'affitto di Tremonti

pubblicato da Bruno Marino


Per capire la storia dell’affitto della casa del ministro Tremonti bisogna partire da lontano. Non molto lontano, in realtà, fine Giugno 2011. In due articoli di Carlo Bonini, pubblicati su Repubblica (qui trovate il primo, qui il secondo) si cita il parlamentare e consigliere economico del ministro dell’Economia, tale Marco Milanese, accusato da Luigi Bisignani di essere una delle sue principali fonti di notizie riservate. Lo stesso Milanese formulerà accuse pesantissime nei confronti dei vertici della Guardia di Finanza, che sarebbero coinvolti nella vicenda relativa allo scandalo P4.

Milanese, dopo che è emerso il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla P4, si dimette da consigliere politico di Tremonti (mantenendo, naturalmente, il posto di parlamentare). Sarà coinvolto in altre inchieste, ma concentriamoci su questa.

Qualche giorno dopo, arriva alla Camera la richiesta di arresto per il deputato. A noi interessa soprattutto quello che si dice a proposito dei rapporti tra Milanese e Tremonti. E quello che si dice a proposito di un certo immobile in via Campo Marzio. Seguiteci dopo il salto…

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: bacato. Voto 4. Il Senatur sempre in cattedra boccia il sindaco di Roma che aveva bollato come pagliacciata gli uffici ministeriali a Monza. Elogi a Tremonti: “Meno male che c’è lui che riesce a vendere i titoli di Stato”. Bossi, l’inutile “sbroccato” complice del Cav. Da 118.

Roberto Calderoli: sbroccato. Voto 4. Il ministro leghista della Semplificazione perde un’occasione per tacere e pontifica sulle stragi in Norvegia: ‘Il multiculturalismo non c’entra, quello che sbrocca c’è sempre, a prescindere dalla situazione generale”. Già. Come mettersi davanti allo specchio. Sos 118.

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Ore 12 - Manovra: Titanic in salvo? Si sa solo chi paga il "conto"

pubblicato da Massimo Falcioni

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Oggi alla Camera c’è la fiducia (scontata) sulla manovra da 70 miliardi. Provvedimento che forse piace ai mercati ma no agli italiani.

Già, perché sarà anche vero, come dice il ministro Tremonti, che siamo sul Titanic, ma non è assolutamente vero che il costo del biglietto è uguale per tutti. In effetti, a parte le barzellette di Berlusconi sull’inesistenza della crisi e gli annunci roboanti: “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, adesso arriva il conto da pagare.

E paga di più, o quasi tutto, che ha mangiato meno. La botta in arrivo, salatissima, sarà pagata dalle fasce più deboli, già sotto torchio da anni di crisi, ci sono i sacrifici e quelli toccano ai soliti noti.

Tra interventi sulle pensioni, ticket sanitari, tagli alle agevolazioni fiscali e blocchi sempre più lunghi degli stipendi nella pubblica amministrazione, ai quali vanno aggiunti i micidiali effetti differiti dei tagli alle Regioni e agli enti locali, è evidente che la manovra raschia il fondo del barile dei soliti noti, comprime ancora il reddito e le condizioni di vita di chi vive del proprio lavoro, fisso o precario che sia, e di chi il lavoro neanche ce l’ha.

Il refrain: “ce lo chiedono i mercati” è scontato. Quei “mercati” non sono dei marziani: hanno un nome e un cognome e sono i primi, oltre a creare la crisi, a favorire un sistema politico e sociale che in Italia produce Berlusconi e il berlusconismo.

Le opposizioni, Pd in testa, non possono limitarsi a compiacersi per essere “responsabili”. Senza l’alternativa reale e credibile, il salto dalla padella alla brace è dietro l’angolo.

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Manovra, opposizione "responsabile" sì. Ma non cadere nella trappola del Cavaliere

pubblicato da il passator cortese

Per rispondere alla speculazione internazionale e ai mercati non c’è altra strada se non quella di approvare subito la manovra. Ma le opposizioni si illudono se pensano che dopo l’ok alla manovra, il governo si dimette e si forma un nuovo esecutivo di emergenza con un nuovo premier o si va subito al voto anticipato.

Le opposizioni devono dialogare con il Paese reale e ribadire le responsabilità di Berlusconi e del governo rispetto a un Paese così mal ridotto. Non solo. Il senso di responsabilità delle opposizioni non può portarle ad approvare una manovra come quella di Tremonti, iniqua e inutile: colpisce i più deboli e non rilancia l’economia. La manovra va modificata, nel profondo. Non si può accettare nessun dictat.

La Cgil fa sapere che non ci sta. La segretaria confederale Vera Lamonica mette il dito sulla legge delega: “sarà un altro strumento per fare cassa. Basti pensare alle indiscrezioni per quel che riguarda l’assistenza. La delega prende di mira quell’insieme di diritti soggettivi quali il sostegno ai disabili, l’indennità di accompagnamento, le pensioni di riversibilità, cioè i vari meccanismi nei quali si declina l’assistenza nazionale. Ovvero, gli ultimi pezzi di welfare rimasti a livello nazionale. Un’operazione fortemente ideologica che colpisce la qualità dei servizi ai cittadini e mira a rendere lo Stato più piccolo, residuale, rispetto ai diritti dei più deboli”.

Insomma, il momento pesante chiama tutti al massimo di responsabilità. Ma il rischio è sempre lo stesso: che i responsabili del caos ne escano più forti di prima e tutti gli altri vengono messi fra l’incudine e il martello.

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