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Lodo, salta la porcata salva-premier: Berlusconi costretto al "dietrofront"

pubblicato da il passator cortese

La toppa peggiore del buco? Fatto sta che dopo tutto il can can di queste ultime ore (Tremonti ha fatto saltare la conferenza stampa di presentazione della Manovra, la Lega ha minacciato di strappare il filo che tiene in piedi la maggioranza, il Pdl in fibrillazione con Alfano a c@lo scoperto ecc.) Silvio Berlusconi è stato costretto a fare retromarcia.

“Norma giusta, ma la ritiro”, dice il premier a denti stretti. Norma talmente giusta che nessuno voleva attribuirsi la paternità del comma che avrebbe congelato i 750 mln da dare a De Benedetti.

Il governo e Berlusconi hanno così, per l’ennesima volta, persa la faccia. Un fatto è sicuro: certe porcate non passano più.

Sarà perché “questi” sono rinsaviti o sarà l’effetto dei ballottaggi e dei referendum?

Ore 12 - La "banda del lodo" sotto i riflettori. E la manovra "trappola" resta iniqua e inutile

pubblicato da Massimo Falcioni

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Adesso sotto i riflettori c’è la nuova furbata pro-premier (per non pagare i 750 milioni di risarcimento alla Cir), stavolta “nascosta” nel calderone della manovra. La “banda del lodo” c’è, fa e fa notizia.

Non si può, però, non tornare a riflettere sui risvolti politici e sui contenuti economici del pacchetto.

Sul piano politico la manovra è chiaramente una trappola. Le modalità di “pagamento” (47 miliardi di euro, di cui 5 subito e 40 nel biennio 2013-2014) sono la cartina del tornasole della presa d’atto dell’inesistenza della maggioranza di governo e della volontà di andare al voto anticipato nella primavera 2012. Tocca al governo che viene dopo “sporcarsi le mani” e subire i contraccolpi (nel consenso elettorale) di una manovra da “lacrime e sangue”.

Sul piano economico, la manovra è di stampo ragionieristico, serve solo per fare un po’ di cassa, ma non avvia nessuna nuova politica economica e di riforme utili al Paese in forte crisi. Il debito pubblico (oggi al 120% del Pil contro il 98,5% di 20 anni fa) continua inesorabilmente a salire e la crescita dell’Italia continua ad essere un miraggio. I tagli colpiscono alla cieca enti locali, pubblico impiego, sanità. Tagli che si abbatteranno subito su oltre10 milioni di famiglie, deprimendo i consumi con ricadute sui piccoli medi imprenditori, artigiani, commercianti, tutti oramai a secco.

Infine le banche scaricheranno sui loro clienti gli aumenti delle tasse, restringendo ancora i rubinetti dei prestiti. I piccoli risparmiatori saranno gravati dell’imposta di bolla sui loro titoli, che sarà invece senza peso per i grandi operatori finanziari. In definitiva, un conto salato, iniquo per i cittadini e inutile per il Paese.

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Anche l'Angelo (Alfano) promette "miracoli". Intanto l'Italia a rischio default

pubblicato da Massimo Falcioni

Con i riflettori puntati (quasi) tutti su Angelino Alfano, il nominato (per acclamazione) segretario del Pdl, c’è poco spazio per lo stato reale del Paese. I 47 miliardi della manovra sembrano già dimenticati. Presto ci si accorgerà di come sarà “salato” il conto preparato da Tremonti, Berlusconi e Bossi.

Manovra addirittura bocciata non dalla solita opposizione Made in Italy ma dall’autorevole Agenzia di rating Standard and Poor’s: “restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito principalmente a causa della debole crescita”.

Se ciò non bastasse, ci pensa la Confindustria a spazzar via qualsiasi illusione sulla ripresa dell’economia: quest’anno il nostro prodotto interno lordo (Pil) aumenterà dello 0,9% (una miseria!), contro l’1,1% (altrettanta miseria!) previsto da Tremonti. Quindi, Italia fanalino di coda del trenino europeo.

Altra tegolata, in ordine di tempo, è quella dell’Istat. A maggio il tasso di disoccupazione è salito all’8,1 per cento, con un incremento dello 0,1 per cento su aprile. In Italia il numero complessivo dei senza lavoro è risalito sopra la soglia dei due milioni. Come se non bastasse, la tempesta economica ha colpito principalmente i giovani: tra gli italiani dai 15 ai 24 anni il tasso di disoccupazione è salito al 29,6 per cento (dal 28,8 per cento precedente), con un picco del 46,1 per cento per le donne che vivono nel Mezzogiorno.

Insomma, c’è poco da stare allegri. Per l’Italia il rischio default è reale. E il governo, intanto, si trastulla, con la scure sui servizi, con sforbiciate ai redditi dei ceti più deboli, con il giro di vite alle imprese, promettendo riforme che non arrivano mai.

Ore 12 - La "bomba" ad orologeria di Berlusconi-Bossi-Tremonti. Stangata pensando al voto

pubblicato da Massimo Falcioni

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Berlusconi e Bossi utilizzano la “manovra” non in base alle esigenze del Paese ma in funzione dei loro interessi, politici e non. L’obiettivo è chiaro: prendere tempo. Solo continuando a galleggiare B&B possono pensare di tenere in piedi il governo e salvarsi.

Le decisioni che saranno contenute nel “pacco” non saranno subito operative, ma spalmate nel tempo. E’ una stangata ad orologeria.

Per quanto riguarda il fisco dovranno passare almeno due anni e per la manovra da oltre 40 miliardi gli interventi più pesanti saranno effettuati verso la fine del 2012, nel 2013 e 2014. Il messaggio è chiaro: il governo deve resistere, arrivare al voto (o anticipato o nel 2013) senza spaventare gli elettori.

Se poi l’attuale maggioranza soccomberà, toccherà al nuovo governo tirar fuori le castagne dal fuoco. Una trappola, un bagno di sangue in cui far affogare il centro-sinistra che sarebbe costretto a un durissimo giro di vite per salvare l’Italia dalla bancarotta.

In questo quadro, sorprende una parte dell’opposizione che, evidentemente, continua a menare il can per l’aia, pensando al proprio orticello. Vedi Antonio Di Pietro, in versione buonista e Pierferdy Casini, i quali giudicheranno “provvedimento per provvedimento”. “Come se la situazione attuale, - scrive Alessandro Cardulli - la manovra che l’Europa ci chiede, “l’ammazzapaese” come la definisce Susanna Camuso, fosse figlia del caso e non di scelte politiche ed economiche fatte da questo governo”. Già.

Ma questa è la maggioranza e questa è l’opposizione, almeno una sua parte. Per la cronaca, l’ex comunista Bersani parla di “farsa drammatica” e il noto … “neo comunista” Montezemolo di “balletto folle”. Taca banda!

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Ore 12 - Berlusconi e Bossi "tengono" in Parlamento ... con il bostik. Ma il Paese si allontana

pubblicato da Massimo Falcioni

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E’ vero che il governo conferma la sua maggioranza in Parlamento, ma non è vero che, anche dentro il Palazzo, è più forte di prima. La dimostrazione della sua ulteriore debolezza è data dall’assenza di Bossi e di Tremonti dal discorso al Senato del premier, più bolso del solito.

Con l’aria che tira, con le batoste dei ballottaggi e dei referendum, con la bolla di sapone di Pontida, il gioco delle tre carte si fa più serrato e scoperto. Ognuno dei tre “grandi” prende in giro gli altri due, a rotazione, e tutti e tre prendono in giro gli italiani.

Fino alla vigilia del voto delle amministrative, nell’agenda del Cavaliere a dominare era la riforma della Giustizia, un vero e proprio chiodo fisso. Ieri, nel suo lungo intervento, il premier ha praticamente evitato l’argomento.

E’ la Lega che detta l’agenda, anche se poi, Bossi porta a casa solo una manciata di foglie secche, utili comunque a rincuorare il “credulone” popolo padano.

Insomma, incassando i 317 voti di chi s’arrampica sugli specchi disperatamente per non andare a casa, il governo resiste ma è sempre più lontano dal Paese reale. Di fatto, più Berlusconi e Bossi stanno al potere, più perdono consensi fra gli italiani.

E le opposizioni? Ferme. Meglio così. Ci pensano B&B da soli, a scavarsi la fossa.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: imbrogli. Voto 4. Il premier attacca Tremonti: “Io metto la faccia sulla riforma del fisco e quello che fa? Va dagli industriali a dire l’opposto con l’aria del professorino. Questo significa giocare sporco, giocare allo sfascio”. Ultimo miglio.

Umberto Bossi: imbroglione. Voto 3. Il capo della Lega attacca Berlusconi:”Ha perso la capacità di comunicare alla tv”. Il Senatur gioca al “gatto e la volpe” e regge il sacco al Cav.: si smarca per non restare sotto le macerie. Il complice padano. Trota lessata.

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Governo due volte ko al Senato. Summit poco salutari. E il neo "segretario" Alfano annota ...

pubblicato da il passator cortese

Il vertice della maggioranza dell’altro giorno e il nuovo summit notturno di ieri non sono serviti a placare le turbolenze interne fra Pdl e Lega e dentro lo stesso partito del “predellino”.

Bossi insiste a borbottare, Maroni insiste sul voto anticipato, Tremonti insiste sul non aprire i cordoni della borsa, Berlusconi insiste per una (impossibile) mossa populista sulle tasse. Quasi caos.

Il risultato è che il governo è oggi battuto due volte al Senato: sull’emendamento del senatore Pdl Malan, che prevedeva un comitato presieduto dal premier. Poi di nuovo ko sulla rotazione dei funzionari.

Non bastasse, il Carroccio vota contro una proposta bipartisan che obbliga “coloro che occupano cariche pubbliche a dare la fedeltà alla Carta”. E, ciliegina sulla torta, i Responsabili “bloccano” la commissione Cultura.

Dulcis in fundo. Se qualcuno sperava nella novità del neo segretario Alfano, si deve subito ricredere. Il segretario conferma di essere solo il portaborse del Cavaliere, tant’è che si limita a fare dichiarazioni nel cortile della villa di Arcore. Il “nominato” sa bene che, oltre al fiato corto, ha la corda corta e oltre il cancello dell’abitazione dorata del capo non può spingersi.

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Berlusconi&Bossi: tutto ok! Garantisce il ... Trota ...

pubblicato da il passator cortese

berlusconi Finiti i tempi delle vacche grasse quando la coppia B&B siglava solennemente il “patto del notaio”! Ora, coi tempi grami, dopo la scoppola delle amministrative e l’altra prevedibilmente in arrivo con i referendum, Berlusconi e Bossi, per fare pace, si accontentano di una manata sulle spalle davanti al … Trota.

Eh sì, nel summit da barzelletta di Arcore, il figlio del Senatur, Renzo, ha … “presenziato”, vigilando e rassicurando gli italiani in forte apprensione e fremente attesa. Babbo Umberto il Padano e “zio” Silvio “paperone”, dio li preservi, non mollano la presa continuando a coltivare amicizia e affari più uniti che mai.

Fatti due conti, la rottura fra Pdl e Lega, porterebbe diritto alle elezioni anticipate con una sonante sconfitta della maggioranza. Di fronte allo spettro del “tutti a casa!”, B&B (più Tremonti) sono d’accordo su una cosa: non mollare mai il potere!

Obiettivo immediato del governo? Abbassare le tasse (dal prossimo anno), prevedendo l’abbattimento di un punto percentuale di tutte e cinque le aliquote attualmente in vigore (23, 27, 38, 41 e 43%). Pare di averla già sentita. Ridere o piangere? Il Trota, tranquillo, acconsente. E ghigna. Alla faccia nostra.

Ore 12 - Post elezioni: "spallata" risolutiva o tessitura di alleanze per l'alternativa?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAdesso, dopo la sberla presa da Pdl e Lega alle amministrative, il rischio è che alle aspettative del “cambiare tutto e subito” segua la realtà del “tutto come prima”.

Da una parte, a destra, procede la caccia ai capri espiatori con Silvio Berlusconi che giudica tutti (ultimo Tremonti) meno che se stesso, non schiodandosi da Palazzo Chigi. Umberto Bossi bofonchia ma accetta. Gli altri fanno la claque, contenti per ogni giorno che passano col loro “culo nel burro”. Pochi, davvero pochi, dissentono tacendo, covando il sogno dell’implosione.

Dall’altra parte, la sbornia del successo nei municipi, fa confondere il valore e il limite di una battaglia vinta rispetto a una guerra ancora tutta aperta. Il “ghe pensi mi” e il “Senatur” sono stati impallinati e hanno perso molte penne, ma sono ancora … fuori tiro dal colpo “mortale”. E’ fuori dubbio che è stato il vento “antiberlusconiano” a premiare candidati e liste di chi attaccava il Cavaliere e a punire chi lo difendeva.