
In attesa che la giustizia faccia il suo corso senza che nessuno ipotizzi dei ritardi per via della mancata riforma, sulla quale si disquisisce più dell’emergenza rifiuti che in Sicilia si sta registrando nelle ultime settimane, è necessario continuare a riflettere sulla morte di Brenda.
Secondo Mario Adinolfi la transessuale, travolta (e non solo) dallo scandalo di Piero Marrazzo, ricorda Mino Pecorelli. Il giornalista, affiliato alla loggia massonica P2, che venne ucciso nel 1979 in circostante ancora da stabilire.
“È Roma – scrive Mario Adinolfi - che sembra tornata ad essere quella dei tempi della Banda della Magliana. Anzi, peggiore. Più subdola e per questo più pericolosa. La Brendona è il Mino Pecorelli del tempo tragico e farsesco che stiamo vivendo, di una classe dirigente di una pochezza spaventosa, nome in codice Chiappe d’Oro”.

La morte di Brenda, la transessuale travolta dallo scandalo di Piero Marrazzo, non è solo un fatto di cronaca. Con annesse prevedibili opinioni, come quella Vladimir Luxuria secondo la quale la persona sarebbe stata uccisa.
La morte di Brenda racconta molto di più. Per capirlo è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Barbara, amica transessuale della persona morta, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere.
“Né la Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla. Tutti le trans che abitano in questa zona – ha dichiarato Barbara - sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni”.
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