Ieri sulla Stampa Lucia Annunziata ha gettato il sasso nello stagno. I ripetuti attacchi dei giornali di Murdoch a Silvio Berlusconi non sarebbero casuali, ma il segno di un attacco studiato a tavolino contro il Cavaliere. Una sorta di vendetta per l’aumento dell’Iva su Sky e le altre tv a pagamento, che il magnate australiano non ha proprio mandato giù.
«Non sarà sfuggito a molti che in queste settimane alcuni quotidiani italiani riportano voci che il nostro governo teme un complotto appunto che nasce negli Usa e nel mondo anglosassone» esordisce la Annunziata, chiedendosi poi “ma cosa gliene frega agli australiani della famiglia Letizia?” eppure “Un giorno di Noemi scrive il Times e la Repubblica lo riprende. Un altro ne scrive la Repubblica e lo riprende il Times. Così il risultato è che per giorni sia la Repubblica sia il Times ne scrivono, e tutti i quotidiani nazionali e internazionali a ruota dietro di loro. ”
Una bella sponda per il Pdl, che con Ghedini ha così commentato: «Non so se ci sia un complotto, però vedo una sorta di concerto, come è già avvenuto dal 2001 al 2006, in cui certa stampa internazionale che ha un antico disprezzo per l’Italia prende spunto da giornali locali della sinistra per screditare il nostro Paese e indebolirlo sulla scena europea e mondiale. È proprio una forma di strategia di isolamento dell’Italia».
Puntata davvero sui generis quella di stasera ad Annozero. Il tema sarà il mondo della televisione in generale, con spiccato riferimento al fenomeno dei reality e alla recente vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi. Da qui il titolo L’Isola di Obama.
Tutti ricorderete come il quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione abbia dato risalto al successo del più famoso transgender nazionale, definendolo l’Obama italiano; per questa ragione il direttore Sansonetti sarà in studio per difendere e giustificare una scelta redazionale in qualche modo paradossale. Gli faranno da contraltare alcuni militanti, in rappresentanza dei tanti che hanno protestato riguardo alla questione, in collegamento dal cuore dell’Emilia rossa (Taneto di Gattatico) con Sandro Ruotolo.
In studio con Michele Santoro troveremo invece lo stesso Vladimir Luxuria, la concorrente dell’Isola Belen Rodriguez e i giornalisti Norma Rangeri, Piero Sansonetti, Fabrizio Rondolino e Gianluigi Paragone in rappresentanza della destra
Caso Iva su Sky. Come dire… e tutta la carta stampata col centrosinistra cadde nel trappolone ordito dal cattivissimo Tremonti, ma ispirato dal boss Berlusconi. Tante polemiche feroci, e poi che ti salta fuori? Che l’Italia era da tempo sull’orlo di una procedura d’infrazione da parte della Ue; procedura di cui era bene a conoscenza il governicchio Prodi, che aveva a più riprese promesso il riallineamento del nostro paese alle normative, come dimostrano i carteggi portati ieri in conferenza stampa dal Ministro all’Economia.
I fatti. Il 18 ottobre 2007 la Commissione europea invia una prima missiva a firma del direttore generale per il Fisco Robert Verrue, in cui si dichiara che “Il trattamento Iva dei servizi di trasmissione televisiva in Italia solleva preoccupazioni dal punto di vista del diritto comunitario”. Il motivo del contendere è che le normative europee vigenti esigono un’aliquota unica per tutte le Tv a pagamento, e non è ammissibile che Sky goda di un regime privilegiato pagando la metà degli altri (Mediaset Premium compresa, udite udite!).
Ma pur promettendo di adeguarsi, evidentemente gli esponenti del vecchio governo si dimenticano la questione in qualche cassetto, tant’è vero che a tutt’oggi Bersani dichiara che non si ricorda, ma non ha voglia di controllare, “tanto è sempre colpa di Prodi”. Il bello è che la questione si fa spinosa, perché se è vero che all’Europa non importa nulla di quanto mettiamo l’Iva purché sia uguale per tutti, è ancor più vero che qualunque aliquota sotto il 20% comporterebbe uno sconto a ciò che sta pagando Mediaset. E allora? Visto che in questo caso tutta la sinistra sarebbe insorta accusando il Cavaliere di fare i suoi interessi, questa volta il Berlusca ha buon gioco nel farsi beffe di loro.
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Abbiamo dato ieri la notizia del probabile aumento dell’Iva su Sky e sugli altri canali a pagamento, ma sarà bene tornare sull’argomento anche per approfondire i contenuti dell’intero decreto, denominato pacchetto anticrisi. Non prima però di aver rilevato le ragioni a favore e contro il provvedimento più discusso, dando spazio alle ragioni pro e contro. Di fatto il governo ha abolito un privilegio concesso ad alcuni settori, e in via provvisoria anche alle tv a pagamento, che prevedeva l’Iva ridotta al 10%, contro il 20% della norma. Privilegio concesso dal governo Prodi.
Le ragioni del centro-destra stanno tutte qui, vale a dire nel varo di un pacchetto complessivo di norme atte a combattere la crisi economica, nel quale non si vede perché un bene voluttuario come quello descritto debba godere di privilegi. In questo senso riesce difficile comprendere certe argomentazioni del centro-sinistra afferenti eventuali dispetti fatti alla concorrenza di Mediaset e affini, perché Sky non è di fatto un concorrente della tv generalista.
Ancora più ridicola appare la tesi scandalizzata di chi sottolinea che anche il canone Rai non sarebbe stato adeguato all’inflazione penalizzando ulteriormente questi canali. Oltre al fatto che non si vede il nesso, il canone rappresenta una gabella medievale che andrebbe abolita, invece di discutere su suoi eventuali adeguamenti. Ma di questo ridiscuteremo in un prossimo futuro, quando i paganti della “tassa sul possesso dell’apparecchio radiotelevisivo” scenderanno sotto il 30% della popolazione.
Brivido per gli abbonati Sky e delle Tv a pagamento in generale, visto che il governo sta per varare l’aumento dal 10 al 20% dell’Iva per tutti i canali pay per view. Se il provvedimento passasse, infatti, sarebbe più che probabile la rivalsa sui clienti, che peraltro hanno già visto il recente rincaro di tutti i pacchetti di abbonamento.
Inutile dire che le reazioni sono state veementi. L’opposizione a voce Pd ha parlato di regalo a Mediaset, in quanto verrebbe colpito il principale concorrente privato, mentre Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, ha usato parole di fuoco:
“Deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4.6 Milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di aumentare le loro tasse, affinché in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa”.
Questa la posizione della Tv di Murdoch, che pare già giustificarsi per i prossimi rincari, mentre Gentiloni (Pd) ha inteso rilevare che è vero che il provvedimento andrebbe a colpire anche Mediaset Premium, ma in misura minore in quanto il canale si finanzia più con le carte pre-pagate per il calcio che con gli abbonamenti in senso stretto, come hanno rilevato anche i colleghi di TvBlog. Donadi (Idv) gli fa eco, parlando non senza qualche buona ragione di ennesima sottolineatura del conflitto di interesse vigente nel nostro paese, mentre l’Udc si mantiene cauta, sperando in un “errore”.