
Medio Oriente: il governo libanese ed Hezbollah tentano di impedire la partenza di nuove navi umanitarie per Gaza. Lo riporta il quotidiano in lingua araba Al Liwaa, citato dal giornale israeliano Haaretz. Il Governo del premier Rafiq Hariri ed Hezbollah, che siede nel parlamento libanese come partito di opposizione, stanno tentando di impedire che altre due navi cariche di aiuti salpino oggi dal porto di Tripoli, in Libano, in cui sono ancorate dal 21 giugno scorso.
Non deve stupire che anche i militanti del “Partito di Dio” cerchino di allentare la tensione. I recenti fatti della Freedom Flotilla, con il clamore che ne è seguito a livello internazionale e il rischio di un riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, non aiutano nessuno.
Al di là della propaganda, delle manifestazioni di piazza e delle dichiarazioni ad effetto di capi di Stato come Erdogan o Assad, nessuno sembra voler rischiare l’aprirsi di nuovi conflitti che rischiano di destabilizzare gli assetti di potere regionali. Non conviene sicuramente al Libano, che nel 2006 è stato piegato dalla guerra di Israele contro Hezbollah e da allora si trova ad “ospitare” truppe ONU (formate da caschi blu di vari Stati europei) nella parte meridionale del Paese.
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Le elezioni in Israele hanno emesso il loro verdetto definitivo, anche se al conteggio mancano ancora i 175.000 voti dei militari. L’ex-Ministro Tzipi Livni che tanto ha fatto parlare di sè durante la campagna di Gaza ha trascinato Kadima, il partito fondato dal carismatico Sharon, alla vittoria pur se per un solo seggio nei confronti del favorito Netanyahu, che a sua volta ha ottenuto un buon successo.
Il problema è che la frammentazione l’ha fatta da padrona, e i 55 seggi conquistati dalle due forze principali (sui 120 complessivi) non saranno sufficienti per realizzare un governo di coalizione, fatto che può aprire diversi scenari. Vediamoli.
Innanzitutto, come molti temevano, il leader di estrema destra Lieberman, ex-immigrato russo che ha fatto incetta dei voti della consistente comunità russo-ebraica, farà da ago della bilancia con i 15 seggi del suo Israel Beitenu. Poi non si può escludere il ripescaggio del grande sconfitto di queste elezioni, il leader laburista Barak, che pur essendo uscito con le ossa rotte e 13 miseri rappresentanti, potrebbe teoricamente garantire la maggioranza assoluta se si alleasse a Livni e Netanyahu.
Grazie Corriere cartaceo per questa perla: Tzipi Livni, ex agente del Mossad, e attuale Primo Ministro Designato israeliano, che se la balla con l’artista transessuale Dana. Il vero nome di quest’ultima è Sharon Cohen - prima dell’operazione, era Yaron Cohen - icona transgender che assurse al ruolo di celebrità planetaria nel 1998, quando vinse l’Eurovision Song Contest con il brano “Diva”. E a Gaza intanto? Oh, nulla di importante: solo qualche altro raid aereo.
Mahmoud Ahmadinejad sogna di distruggere Israele. Di spazzarla via. Ma nello stato fondato da David Ben Gurion non si resta a guardare, anzi. Oggi lo Yedioth Ahronoth riporta alcune dichiarazioni del Primo Ministro israeliano Ehud Olmert sull’Iran:
“E’ la nazione che esporta il più alto numero di terroristi, una dittatura fondamentalista, che si regge sul disprezzo per i valori del mondo libero, e la cui unica ambizione è l’egemonia della regione attraverso la superiorità militare. Apertamente chiedono che Israele venga spazzata via, e attivamente cercano una sviluppo del nucleare allo scopo di tramutare in azione i loro sinistri piani”
Tutto questo negli stessi giorni in cui vengono fuori alcuni interessanti dettagli su Tzipi Livni, Ministro della Difesa. Altro che studentessa alla Sorbona: faceva l’agente del Mossad.