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Cuffaro è uscito dal partito, oppure no. Lo psicodramma dell'Udc

pubblicato da m.paganini in: Impresentabili Unione Democratici Cristiani UDC


Durante una conferenza stampa ad Ancona Pierferdinando Casini si è trovato a fronteggiare una polemica sull’annosa questione dei rapporti tra Udc e magistratura ed ha risposto alle critiche annunciando che Totò Cuffaro non è più iscritto all’Udc da molto tempo. Un notizia che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo a tutti i militanti e i dirigenti di quel partito, visto il peso del personaggio, condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato per avere agevolato la mafia e aver rivelato segreti istruttori.

All’annuncio di Casini è invece seguito il sollevamento dei consiglieri regionali dell’Udc all’Assemblea siciliana, che hanno confutato la notizia con forza: “Siamo meravigliati per le notizie infondate che riferivano di una presunta uscita dall’Unione di Centro del senatore Salvatore Cuffaro” ha dichiarato Rudy Maira, capogruppo Udc all’Ars: “La ricostruzione fuorviante delle espressioni di Casini non ha reso merito al senatore Cuffaro che con grande serenità e dignità umana e politica, dopo la sentenza di Appello nel processo che lo riguarda, ha rimesso gli incarichi ricoperti nel partito e non ha affermato di porre fine alla propria esperienza politica tra le fila dell’Udc”.

In buona sostanza i consiglieri Udc sono preoccupati di non avere più nel partito uno che è stato condannato anche in Appello per reati piuttosto gravi e che ha festeggiato la condanna in primo grado mangiando cannoli.

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Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Il legittimo impedimento visto da destra e da sinistra

pubblicato da giovanni molaschi in: Il fatto della settimana Il punto politico



Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.

Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.

La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.

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Ore 12 - Dal pasticcio delle carte bollate alla "guerra" dei proclami e delle piazze

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroChe la gente è disgustata e stufa di questa politica e di questi politici, è più che noto. Ma con questa infinita bagarre sulle liste la gente è ancor più disgustata e più stufa.

Adesso il rischio è che il Paese possa trasformarsi in un campo di battaglia. Se si torna allo scontro di una “piazza” contro l’altra “piazza, se la lotta politica si rifugia nello scontro di “civiltà”, il cappio si stringe.

A preoccupare non è solo la mancanza di “idee”, l’assenza di una visione nuova dell’Italia, bensì la scomparsa del buon senso e del realismo, del senso di responsabilità nei partiti (tutti) e nel governo. Ognuno è chiuso in se stesso, grida più forte per avere ragione, fregandosene delle ragioni altrui.

Il Pci e la Dc di una volta, la bega liste l’avrebbero risolta con un paio di telefonate.

L’appello di ieri del presidente emerito Ciampi che fa riferimento al De Senectute di Cicerone è caduto nel vuoto: forse non è solo Silvio Berlusconi a disinteressarsi della “strage delle illusioni” e del “massacro delle istituzioni”.

Questo pasticcio ha già diviso l’opposizione, con l’Udc che non va in piazza, con il Pd sfilacciato, con l’Idv rilanciato dal “tanto peggio tanto meglio”. Ha ragione il saggio Emanuele Macaluso, ex riformista del Pci: “Lo spirito di fazione è ormai bipartisan”.

Ma la realtà non piove dal cielo. Il bipolarismo italiano ha alzato due “muri”, ha inventato la furbata dell’antipolitica non per migliorare i partiti, ma per usarli a proprio uso e consumo.

Così siamo in mano a un Berlusconi che comanda le “crociate” contro l’Italia “comunista”, a un capo dell’Idv ex Pm come De Magistris che accusa il capo dello Stato di “avallare il piano piduista di Berlusconi”, a un Bersani che insegue Di Pietro che sabato griderà contro “Benito Berlusconi”, con gli evviva dei sempre più smarriti compagni dell’ex Pci e amici della ex Dc.

Se questa è la partita, la gente non fa più nemmeno il tifo. In pochi si chiedono se un’altra politica è possibile. I più non sanno che dire.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Gianni Alemanno: solidarietà. Voto + 8. Il sindaco di Roma condanna l’atto scellerato della bomba carta contro la sede del Pd dei Parioli. Chi semina vento raccoglie tempesta. Vigilanza.

Pierferdinando Casini: bollicine. Voto – 8. Il leader dell’Udc è contro il decreto “salva liste” ma non scende sabato in piazza insieme a Pd, Idv e popolo viola. Aria fritta. Chi si distingue gode.

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Elezioni Regionali 2010: Pierferdinando Casini “le regole valgono solo per i deboli”

pubblicato da giovanni molaschi in: Pierferdinando Casini Unione Democratici Cristiani UDC Regionali 2010



Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).

“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.

Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: pozzo nero. Voto – 9. Il Premier prova in tutti i modi a rimediare al gran pasticcio liste. E insiste con il ddl/beffa. Ma Napolitano non ci sta. Le regole uguali per tutti non sono “forma”, ma “sostanza”.

Lorenzo Cesa: sbugiardato. Voto – 8. Il segretario dell’Udc si dice disponibile a “valutare positivamente” l’ipotesi di un decreto salva liste presentato dal Governo. Ma Casini dice “no” e boccia il suo … “re travicello”.

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Pierferdinando Casini è troppo vecchio. Il Cardinal Tarcisio Bertone cerca giovani politici cattolici

pubblicato da giovanni molaschi in: Interni Unione Democratici Cristiani UDC



Chissà come si sarà sentito Pierferdinando Casini, leader dell’Udc (Unione dei Democratici Cristiani e di Centro) leggendo le ultime dichiarazioni pubbliche fatte dal Cardinal Tarcisio Bortone, secondo il quale in Italia serve una nuova generazione di politici cattolici.

“Una nuova generazione - ha dichiarato il prelato - di politici cattolici che assumano l’impegno di iniettare buona e nuova linfa nella società, orientandola alla virtù, con rettitudine e discernimento alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa”.

Brutto colpo per Pierferdinando Casini che non viene più considerato neanche dai suoi più ragionevoli fans. A cosa è servita la candidatura (alle Europee) di Magdi Allam (giornalista islamico la cui conversione al cattolicesimo si è consumata in diretta televisiva durante una cerimonia pasquale)? Servirà a qualcosa la candidatura di Paola Binetti in Umbria?

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Ore 12 - Il salto della ... "quaglia" di Paola Binetti

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroHa fatto il salto della … “quaglia”, la senatrice Paola Binetti, sbattendo la porta del Pd (dopo un inutile tormentone) per approdare sulla sponda dell’Udc.

Bersani si dice particolarmente dispiaciuto e Casini particolarmente contento. Da una parte, i “viaggiatori” scendono dal Pd-tram e dall’altra, il “terminal” dell’Udc li “ricovera”. De gustibus…

Un mese fa la Binetti, inaugurando l’adesione politica a percentuale, proclamava: “Al 40% vado in Alleanza per l’Italia di Rutelli, al 60% resto nel Pd”. Qual è adesso la percentuale con la quale la senatrice cattolica ha deciso di scegliere lo Scudo crociato centrista?

Non si discute la buona fede della Binetti, brava persona, cattolica tutta d’un pezzo, cioè “integralista”, convinta di cambiare la politica (in meglio) facendo l’assistente del parroco.

Discutibile, invece, la coerenza politica della senatrice: non ha votato la fiducia al Governo Prodi (dopo essere stata candidata ed eletta condividendo programma e formula di governo) contribuendo a mandare tutti a casa; recentemente ha augurato al Pd (il suo partito) di perdere nel Lazio, dichiarando di votare per la Polverini, candidata della destra.

Nel Pd, adesso i più tirano un sospiro di sollievo perché Paola “seminava solo zizzania”. L’Udc continua ad essere la zattera dei reduci. La senatrice, che dice di essere adesso nel posto giusto, capirà presto dov’è capitata. E anche Casini maledirà Bersani di non averla tenuta stretta!

Il presidente della Costituente di Centro, Savino Pezzotta “ringrazia” la Binetti per il “bel segnale” che “allarga la possibilità di costruire un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana, laico, confessionale e fortemente aperto al sociale e alla tutela della vita”. Ma la Binetti che c’azzecca? Lei vuole rifare la … Dc!

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Ore 12 - Casini, dove vai se il "grande centro" non ce l'hai?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl coniglio dal cappello l’ha tirato fuori Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc auspica un Governo di “passaggio”, con dentro Fini, Bersani, Letta (Enrico), Pisanu, Finocchiaro.

Il Premier? Casini, ovviamente, perno e baricentro “moderato” di una Grosse Koalition alla tedesca, Merkel docet.

Insomma, Casini, più che affidarsi alla logica dei “partiti”, sembra puntare tutto sul valore e sul ruolo delle “persone perbene”, da mettere insieme per salvare l’Italia che “sta perdendo competitività, credibilità e che non uscirà dalla crisi meglio e prima degli altri, ma peggio”.

Pare proprio che Pierferdy abbia già superato l’ostacolo delle Regionali, prefigurandosi come vincente, protagonista e volano di un nuovo corso politico. Aspettative legittime ma troppo ottimistiche, per non dire avventate.

Le Regionali (a meno di imprevedibili terremoti fantapolitici …) non smotteranno la fortezza berlusconiana aggregata con la Lega, ancora più forte (non solo al Nord). Anzi, le prossime elezioni, arrecheranno altri danni all’opposizione, in particolare al Pd, porteranno più poltrone all’Udc, ma meno voti.

Altra questione irrisolta è la “terza gamba”, che non c’è. “Questa” Udc non decolla e non dura. Ma Casini, al di là delle ripetute promesse, non sembra in grado di lanciare il messaggio “moderati di tutti i colori unitevi!” e costruire il nuovo grande partito di centro.

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