Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni dà voce al sentimento crescente nel Pdl che invoca il “passo indietro” del premier Silvio Berlusconi.
I deputati ribelli del partito del Cavaliere salgono a 20, pronti a costituire alla Camera un gruppo autonomo capace di far saltare questo governo. Il Cavaliere, inchiodato nella difesa a oltranza della sua casamatta, pagherà caro questo arroccamento.
Ora, al di là delle pur significative vicende interne del Pdl e delle tribolazioni della maggioranza, quel che conta è capire se è davvero pronta l’alternativa. Tocca alle opposizioni dimostrare che hanno in mano le carte vincenti da giocare.
Il Pd, con la Piazza di San Giovanni, ha dimostrare di rappresentare lo zoccolo duro e visivo quale baricentro delle forze pronte al ricambio di governo. Significativa la presenza alla manifestazione di Idv e Sel e di altre componenti politiche e sociali importanti, a cominciare dalla Cgil.
Ma questo è “solo” un pezzo del centrosinistra. L’altro pezzo, quello imperniato sull’Udc di Casini (o Terzo Polo) pare più impegnato nella regia del travaso di deputati dal Pdl ai centristi che a fare fronte comune con il Pd. Intendiamoci, Casini sta facendo un lavoro importante, però con il limite di stare tutto chiuso nel Palazzo lasciando gli italiani in veste di spettatori.
Ora, tornando al Pdl, la proposta di Formigoni è chiara: “Dimettersi, allargare la maggioranza e dare vita a un governo a tempo, un anno e mezzo, per rimettere a posto la situazione economica italiana, guidato da una personalità indicata dall’attuale maggioranza o personalmente dallo stesso Berlusconi”. Un passo avanti o la solita furbata del cambiare tutto per non cambiare niente?
L’unica cosa certa è la crisi gravissima dell’I’Italia. Il Paese sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia e non c’è una guida, non c’è un governo. Può durare?
Vale sempre l’antico adagio “chi di spada ferisce di spada perisce?”. Stando a quel che accade in queste ultime ore in politica, specificatamente nel Pdl, pare proprio di sì.
Dopo i successi (si fa per dire) dei mesi scorsi, la strategia berlusconiana di “acquistare” parlamentari per dare ossigeno (e voti) a una maggioranza stracotta, sta evidentemente diventando un boomerang. Prima i “malpancisti”, adesso inizia la moria vera e propria con passaggi ufficiali di parlamentari del partito del premier nel campo avversario.
I deputati Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito passano infatti dal gruppo Pdl a quello Udc. Lo annuncia su Twitter, dando loro il benvenuto, il deputato centrista Roberto Rao.
Casini e … Fini gongolano. Sgomento nel Pdl, con il segretario Angelino Alfano sulla via della disperazione. La prossima settimana la conta decisiva per la resa dei conti? Intanto il presidente Napolitano avverte la maggioranza: “La sua fiducia dipende dall’Aula”. Il pallottoliere si arroventa.
La crisi economica morde sempre di più e il cerchio attorno al governo si stringe. Pesantissima è la bordata del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo che invoca un governo di salute pubblica per affrontare l’emergenza, che rischia di essere giunta al punto di non ritorno, e che è segnalata da rendimenti dei Btp oramai al 6% e dall’ingresso in campo del Fondo Monetario Internazionale.
In una lunga lettera a Repubblica Montezemolo ribadisce come esista già una “ampia condivisione” da parte di cittadini e esponenti politici moderati e riformisti sulle riforme da adottare. L’Udc appoggia l’ex presidente di Confindustria. Lorenzo Cesa: “Bene Montezemolo, quello che dice sul governo e sulle ricette per il Paese e’ ampiamente condivisibile, noi lo diciamo da molti anni: c’e’ nel paese l’esigenza di dare una svolta. Lo si fa solo se questo Governo, e se questo presidente del Consiglio, si mette da parte”.
E’ un rilievo - ha proseguito - che faccio vedendo quello che accade in Parlamento, che non è in condizione di portare avanti nessuna delle cose dette a Bruxelles. L’alternativa - ha concluso il segretario centrista - e’ fare un Governo di responsabilità nazionale, che metta insieme tutti i partiti, il Pd, noi, il Pdl, persone e personalità esterne”.
Quasi sulla stessa lunghezza d’onda anche Idv e la sinistra. Garantire il risanamento senza “macelleria sociale”. E’ quello che Idv, Pd e Sel indicano in una lettera all’Unione europea che è in corso di gestazione. Lo ha affermato Antonio Di Pietro in una intervista alla Stampa. “La settimana prossima - ha spiegato il leader dell’Idv - ci incontreremo anche per buttare giù la nostra lettera all’Europa”.
“Garantiremo all’Europa i soldi, ma il modo di trovare i soldi - ha annunciato il leader dell’Idv - sarà assolutamente differente. Nessuna macelleria sociale”. Intanto l’opposizione l’opposizione si prepara ad affrontare l’ipotesi di una crisi: “Abbiamo dato la nostra disponibilità a farci carico di un governo d’emergenza. Io dico: noi del Patto di Vasto e oltre. Va coinvolto anche il Terzo Polo. D’altra parte vedo che Casini è disponibile anche lui. Ma non è facile accorrere al capezzale di un morituro. E badate che se noi dell’ opposizione ragionassimo cinicamente, sarebbe meglio aspettare. Vinceremmo facilmente le elezioni per il plebiscito negativo che seppellirà questo governo”.
“Siamo pronti - ha concluso Di Pietro - a rispondere costruttivamente al monito delle istituzioni europee. Ma la pre-condizione è il cambio di governo”.
Silvio Berlusconi non si risparmia e non risparmia niente agli italiani sempre più increduli e allibiti. Fra pochi minuti, alle 11, alla Camera declamerà a toni basi il suo sermone, un nuovo elenco della spesa vergato dal ministro Brunetta. Poteva risparmiarsi la sceneggiata in un’Aula che, come si sa, vedrà l’assenza di tutti i deputati dell’opposizione.
Di fronte a questo fatto di straordinaria portata politica, il Guardasigilli Nitto Palma ripassa la filastrocca e ai sempre più afflitti deputati del Pdl manda a dire che il ko del governo sul rendiconto dello Stato dell’altro giorno alla Camera è stato: “Un incidente di percorso senza grande significato’. Il ministro della Giustizia non ha dubbi: “Ci sarà la fiducia alla Camera e tutto continuerà - ha aggiunto - io sono ottimista’.
Forse sarà così. Ma i rumors dell’ultima ora danno per certo il passaggio, armi e bagagli, di cinque deputati del Pdl nelle file dell’Udc. Se è così, Berlusconi può preparare la valigia.
C’è chi, come Pier Ferdinando Casini, punta a costruire il futuro partendo dal passato. Il leader dell’Udc si sofferma, infatti, sia sul Pci che sulla Dc.
Inaugurando a Bologna una mostra sull’ex partito comunista Casini ha detto: “Pensare oggi a questa mostra del Pci significa pensare a una stagione politica in cui i partiti esistevano, c’erano ideali e valori. Io non ho certamente condiviso i valori del comunismo, ma riconosco che c’è stata una generazione di persone che si è sacrificata, che ha creduto e combattuto. Oggi la politica diventa ormai solo un pragmatismo, senza alcun ideale, senza alcun valore, la corsa a un posto: francamente una stagione, da questo punto di vista, migliore”.
Poi, sul blog personale, Casini è passato ala Dc: “Il Papa ha ribadito la necessità di un impegno dei cattolici per salvare l’Italia e l’auspicio che una nuova generazione entri in politica. Eppure, leggendo i giornali si avverte un misto di inquietudine e di paura, come se essere democratici cristiani sia una colpa da emendare. E’ bene che tutti si tranquillizzino: nessuno può o vuole rifare la DC o ricostruire steccati fra credenti e non”.
“Dopo il fallimento di troppe ricette di questi anni - Spiega Casini - tutti, nel PD come nel PDL, sentono che c’e’ bisogno di qualcosa di nuovo che recuperi forti valori e ricette per la crescita, a partire dalle politiche per la famiglia. Affermiamo con orgoglio che questo non è un peccato, ma una grande occasione per tanti di riscoprire la politica con la ‘P’ maiuscola. Per questo non saranno le minacce a farci deflettere”.
Pier Ferdinando Casini respinge al mittente le sirene del Pdl che vorrebbero l’Udc nella futura ‘casa dei moderati’.
Il leader centrista è intervenuto alla direzione nazionale dei Liberaldemocratici, dove ha avuto un colloquio con Giuseppe Pisanu, presidente dell’Antimafia e ‘dissidente’ del Pdl, e dal palco del Residence di Ripetta ha lanciato un messaggio agli azzurri: “Come può il Pdl essere credibile nella costruzione della casa dei moderati se non riesce a fare un’autocritica sui cinque anni di Berlusconi?”.
“Capisco - ha sottolineato - che ci si può trovare a metà strada ma qui prima si fa la mitologia dl Governo Berlusconi e poi si chiede a noi di fare insieme il partito dei moderati sul modello del Ppe”. Per Casini si tratta di una cosa “impossibile se non si scioglie il nodo del giudizio sul fallimento politico del Governo Berlusconi”.
Casini dice la sua anche della legge elettorale: “La mia posizione e’ chiarissima. Sono per il sistema proporzionale tedesco e non ho alcuna nostalgia per le ammucchiate nè per le decine di minipartiti dell’epoca del mattarellum”. “Peraltro, il Terzo polo e l’Udc esprimono un’esigenza reale nel Paese e, con qualsiasi sistema elettorale, saranno decisivi per governare l’Italia -prosegue Casini- Trovo che Maroni abbia perfettamente ragione. Con una maggioranza come questa, in stato confusionale, fare una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l’Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini, che è sempre un grande fattore di democrazia”.
Paese anomalo, il nostro, specie in politica. Nel gorgo profondo di una crisi economica ma non solo economica, il “palazzo”incentra il confronto-scontro o sul gossip più rivoltante o sul piccolo cabotaggio.
Da una parte, Berlusconi e il centrodestra, in evidente crisi di leadership e di consensi, sono trincerati nei fortilizi del potere e non hanno nessuna intenzione di prendere atto della loro debacle. Dall’altra parte, le opposizioni, Pd e Udc in testa, pensano solo a come trarre vantaggio dalla crisi del Cavaliere, senza indicare una credibile e fattibile via d’uscita.
Il nodo è politico e riguarda quello che è accaduto negli ultimi (oramai) 20 anni con la fine dei partiti strutturati, l’affermazione dei partiti padronali-personali generatori della selezione cortigiana della classe dirigente, un bipolarismo coatto solo elettorale e non politico. E’ questa politica fondata sul “partito del capo padre-padrone” che ha allontanato la gente, ha prodotto il bunga bunga e le cricche del malaffare, ha portato il Paese in un vicolo cieco.
Non si sono superate solo le ideologie del ‘900 ma eliminate anche le grandi culture politiche di riferimento gettando così con l’acqua sporca anche il bambino. In Europa ci sono tutt’ora quattro grandi riferimenti politico-culturali formati da grandi partiti in grado di garantire democrazia, alternanza, governo effettivo: un partito cristiano democratico, un partito socialista-socialdemocratico, un partito ambientalista, un partito liberale. In Italia c’è il partito del Cavaliere cui anche gli altri, pur con differenze non secondarie, si sono adeguati, facendosi contagiare.
La furbata dell’antipolitica è servita a Berlusconi a fare la propria politica, quella dei propri interessi. Così i partiti “veri” sono stati smantellati. Oggi non si tratta di ricreare tout court quei partiti ma senza “veri” partiti (veri congressi democratici che selezionano l’intera classe dirigente, fino al leader) l’Italia resta un’anomalia e a secco. Affidare l’Italia a un nuovo Berlusconi più democratico, più liberale, più presentabile è preservare nell’errore. Occorre uscire dalla logica del “ghe pensi mi” e del “salvatore” della patria con la vertigine dell’onnipotenza. Come bisogna uscire dal nostro sistema presidenziale meticcio, che così è una democrazia parlamentare con il premier con pochi poteri e il Parlamento di nominati che devono solo obbedire al capo.
O si svolta, o Berlusconi o non Berlusconi, si va a fondo.
Puntualmente, ogni volta si passa dall’euforia di aspettative esageratamente ottimistiche sulla possibile caduta del governo alla più cupa depressione perché la maggioranza alla Camera trova sempre i numeri e Berlusconi non fa nessun passo indietro. Berlusconi e il centrodestra stanno portando alla rovina l’Italia ma ciò non basta politicamente per batterli e voltare pagina.
E’ evidente che le opposizioni sbagliano l’analisi e non dispongono di una proposta alternativa credibile.
Non è credibile il Pd, diviso al suo interno sulla leadership e sul programma, sotto tiro sulla questione morale, incerto sulle alleanze. Non è credibile l’Udc, tutto incentrato su se stesso e sulle prospettive del suo leader Casini, incurante di costruire davvero il Terzo Polo, sempre annunciato ma mai realizzato come un vero e proprio partito nuovo. Non è credibile l’Idv, appiattito sulle sparate (anche se spesso giuste …) del suo padre-padrone. Non è credibile la sinistra, da Sel alle frange post comuniste, decisi solo a coltivare il loro “zoccolo duro”.
Di fronte a questo quadro come è possibile formare un fronte comune “maggioritario” che vada oltre il muro del “no” a Berlusconi? Non sono più pensabili scorciatoie che passano per il Parlamento o per le procure. La denuncia non basta più. Dice bene l’ex sottosegretario del governo Prodi, Alfiero Grandi: “L’unica via per il ricambio politico passa per una prova elettorale”.
Per questo occorre mettere in campo al più presto un’alternativa politica credibile, lasciando da parte egoismi personali e di partito. Una rete intensa, dal Parlamento alle piazze, un pressing di spinta e di dialogo, una alleanza con tutte le forze sociali e politiche, con tutti gli italiani. Non concedere tregue al governo e al premier sul piano politico: battere sul ferro caldo, farlo diventare incandescente e modellarlo per fare in modo che la crisi sia una opportunità di cambiamento e di rinascita e non il ko dell’Italia.
Sì, rassegnarsi alla sopravvivenza di questo Governo non è realismo ma vocazione al suicidio. Per l’opposizione e per l’Italia.
Il Pd alza il tiro contro l’Udc con Anna Finocchiaro che chiede a Casini di uscire dal guscio e di schierarsi. “Ha scelto il luogo della terzietà – chiosa la senatrice - ma non si può essere in questo momento soltanto spettatori, si deve scendere in campo ”.
A stretto giro di posta arriva la replica stizzita dei centristi affidata a Ferdinando Adornato: “Rattrista che una persona intelligente come la senatrice Finocchiaro si iscriva improvvisamente tra i concorrenti del logoro gioco di Di Pietro a prendersela con l’Udc. Non ci sembra che il Pd ci abbia considerato marginali in tutti questi anni di opposizione comune, nei quali siamo risultati decisivi in tutte le vittorie parlamentari, nè che abbia respinto i nostri ripetuti inviti a fare della responsabilità nazionale il segno di una nuova fase politica. Forse le sue parole sono figlie dell’incontro di Vasto, che a differenza di quello di Teano non farà l’Italia, ma la metterà ancora più nei guai”.
“Del resto - prosegue Adornato - ci dica in onestà la senatrice Finocchiaro: di fronte a un Pdl che ripropone Berlusconi, a un Bossi che ripropone la secessione e alla sinistra che ripropone l’Unione, cioè di fronte a un decadente teatrino di recite fallite, è proprio sicura che ancora sia necessario stare di qua o di là e che l’Italia non abbia invece bisogno della svolta politica che propongono l’Udc e il Terzo Polo?”. Ci risiamo.
Pier Ferdinando Casini: barzellette. Voto 5- Si apre a Chianciano la Festa naz.le Udc con il partito sempre uguale e il Terzo Polo uno specchietto per allodole: a via dei Due Macelli si tengono sempre stretto sia lo scudocrociato che il nome di Casini nel simbolo. Rinnovamento nella continuità. Predicare bene, razzolare male.
Maurizio Sacconi: freddure. Voto 4- Il ministro del Welfare difende l’art. 8 contro la Cgil catastrofista: “Vale quello che disse una suora in un convento del ‘600, dove entrarono i briganti. Le violentarono tutte tranne una. Il Santo Uffizio chiese come mai non è stata violentata. Lei rispose: “Perché ho detto di no”. Peggio del Cav.