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Bce: l’Europa boicotta la candidatura di Mario Draghi

pubblicato da giovanni molaschi in: Echi dalla Blogosfera



Qualcosa è successo, o sta accadendo, se la politica internazionale del nostro paese sembra essere un progetto troppo velletario per radicarsi. A poco meno di un giorno dall’attacco iraniano all’ambasciata italiana, si discute sul ruolo dell’Italia in Europa.

Stando a quanto pubblicato dalla Stampa Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, non potrebbe diventare il nuovo Presidente della Banca Europea a causa di un veto, implicito, che molti Capi di Stato avrebbero adottato contro nostro paese.

Pronta subito la smentita del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo il quale la candidatura del funzionario italiano è stata ipotizzata prima del previsto. D’accordo con l’esponente politico anche Silvio Berlusconi che dell’articolo pubblicato da la Stampa ha parlato durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa.

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Il paradosso di Altero Matteoli, 150 km/h garantiti solo in autostrada

pubblicato da giovanni molaschi in: Interni



A poche ore dall’inizio della nevicata record che si è abbattuta sul Nord Italia è giusto iniziare a tirar le somme e capire se i disagi registrati potevano, seppur in minima parte, evitati. Secondo quanto affermato dal Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, No.

Anzi. Quanto registrato nel nostro paese, secondo l’esponente politico, si sarebbe verificato anche nel resto d’Europa. Di parere diverso Dario Balotta (esperto di Trasporti della Legambiente Lombardia) che ai microfoni di Radio Capital ha sottolineato che sul sistema ferroviario non è stato fatto l’adeguata prevenzione.

Se così fosse qualcuno dovrebbe parlare con il Ministro Matteoli solo per fargli notare che non ha senso aumentare i limiti di velocità in autostrada se poi non viene garantita ai cittadini neanche l’adeguata viabilità.

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La "calma prima della tempesta". Se lo dice l'Economist ....

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

C’è un filo sottile, almeno nell’analisi politica, fra il “veggente” e il “menagramo”.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere. Dice il saggio.

Stavolta è l’autorevole settimanale inglese Economist (confermato dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dalle Nazioni Unite) a lanciare l’allarme.

Nel 2010, causa la crisi economica mondiale (oltre 60 milioni di disoccupati rispetto al 2008!), 78 Stati (su 166 monitorati) sono ad “alto rischio di rivolte popolari”.

Ammonisce Gianni Rossi su Aprile.online “Attenzione al malessere generalizzato, che potrebbe esprimersi fuori da qualsiasi schema e senza che le organizzazioni storiche del consenso (partiti, sindacati ecc.) potranno controllare e convogliare in dissenso democratico”.

Insomma, senza più partecipazione diretta, mediazioni, filtri e paletti, si rischia il caos con violenze e terrorismo, contraccolpi reazionari e addio democrazia!

In questo quadro potenzialmente “fosco”, il Governo italiano resta “ottimista” e si trastulla attorno a leggi censorie contro Internet (Facebook in primis), programmi tv, giornali e giornalisti “sgraditi”, accusati persino di essere incubatori del terrorismo.

Per l’Economist stiamo vivendo la “calma prima della tempesta”. Dentro la tempesta, l’Italia, si sa, è la zattera più a rischio.

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Berlusconi record! E' "maglia nera" fra i ventisette premier europei

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Più “Lui” si tira su, e più va giù. Più “Lui” si definisce Superleader e più i fatti lo smentiscono.

Questa volta a giocare un brutto scherzetto al nostro Premier è Eurotribune (una giuria internazionale composta da giornalisti e inviati di stanza a Bruxelles) che piazza Silvio Berlusconi all’ultimo posto fra i ventisette capi di governo dei Paesi europei.

Si tratta di un record, in quanto il Premier italiano conquista la “maglia nera” per il secondo anno consecutivo.

I criteri di valutazione sono: capacità di leadership, capacità di lavorare in squadra, atteggiamenti verso le tematiche ambientali, politica economica, mercato interno, conformità alle linee guida del trattato di Lisbona, impegno e coerenza europeista.

Per la cronaca, in vetta alla classifica c’è il premier svedese Fredrik Reinfeldt, seguito dal primo ministro lussemburghese Jean Claude Junker. Terzo posto per Angela Merkel. Tonfo per Nicolas Sarkozy, dal primo posto del 2008 al nono posto di quest’anno. Peggio ancora, Gordon Brown, dal terzo al ventunesimo posto.

Ma nessuno sembra in grado di scalzare Berlusconi dall’ultimo posto in classifica. Ognuno ha i record che si merita.

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Ore 12 - Ue, bocciato D'Alema o Berlusconi? E il Pd "scopre" il Pse bidonaro del compagno Schultz

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNon sarò sempre colpa di Berlusconi, ma anche stavolta, nella vicenda della bocciatura di Massimo D’Alema a “ministro degli esteri” della Ue, pesano (insieme a quelle dell’ipocrita Schultz e dei “bidonari” socialisti) le responsabilità di premier e governo.

Non basta “appoggiare” una candidatura per farla diventare vincente. Conta il substrato politico, culturale, morale di una nazione.

Questa vicenda dimostra che in Europa e a livello internazionale il Cavaliere è considerato poco più di un “Franceschiello” e il suo Governo, una “compagnia di giro” da evitare.

Così l’Italia, Paese fondatore della Comunità europea (grazie alla tanto vilipesa prima Repubblica e alle intuizioni del demonizzato democristiano Alcide De Gasperi) non ha nessun ruolo importante nell’Unione, né in altre grandi organizzazioni internazionali.

Anche stavolta le cariche principali sono state assegnate con la logica spartitoria (una poltrona ai Popolari europei, una ai socialisti), con il compromesso al ribasso, dove a farla da padrona son state soprattutto Inghilterra e Germania.

L’Italia resta quindi a bocca asciutta. Più che le origini “comuniste” e “filosovietiche” (?!) di D’Alema (i cui tanti difetti non cancellano “caratura” e “spessore”) hanno pesato negativamente il “peso specifico” di Berlusconi e del suo Governo, considerati pari allo zero. Hanno pesato l’immagine dell’Italia, in caduta libera.

Un’occasione persa. Un altro fondamentale passaggio mancato per tentare il rilancio dell’Italia sulla scena mondiale. Da protagonista, con idee, progetti e uomini preparati e carismatici, leader riconosciuti, non “macchiette”, portaborse o veline. Sarà per il prossimo giro. Campa cavallo.

Tanti auguri, signora Catherine Ashton, baronessa Ashton Upholland! E auguri al socialdemocratico Pd di Bersani che “scopre” il volto dei socialisti europei.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Massimo D’Alema: fair play. Voto + 8. Bocciato dalla Ue, l’ex premier se la cava egregiamente: “Faccio i migliori auguri alle persone nominate. E’ stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso”. Il marchio ex Pci colpisce ancora. Figli di Dio minore?

Pietro Ingrao: il dito o la luna. Voto – 8. Per decenni il Pci fu inchiodato dal duello interno Amendola (destra)-Ingrao (sinistra). Eugenio Scalfari non perdona l’ex (ottimo) presidente della Camera: “Pietro non ne ha mai azzeccato una”. E c’è ancora oggi chi pende dalle sue labbra.

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Unione Europea: D'Alema trombato. Catherine Ashton ministro degli Esteri

pubblicato da Luca Landoni in: Esteri Massimo d'Alema



Nemmeno la coalizione di tutte le forze politiche nazionali è bastata a Massimo D’Alema per guadagnare la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione (in parole povere il Ministro degli Esteri d’Europa). Alla fine di una lunga serie di polemiche, in cui il Lider Massimo si è beccato dell’ex-comunista filosovietico e altre amenità, la carica è andata a Catherine Ashton, sempre su indicazione del Partito Socialista Europeo.

Presidente dell’Unione è stato invece nominato il premier belga Herman Van Rompuy, che dovrà così lasciare “a malincuore ma con grande entusiasmo” la massima carica nazionale.

Quanto a D’Alema ricordiamo comunque che in questo vicenda gode della compagnia di due altri trombati di lusso come Tony Blair e la nuova “fiamma” (in senso politico) di Hilary Clinton, il ministro degli Esteri britannico David Miliband. In ogni caso le sue dichiarazioni (dopo il salto) hanno mirato a ben celare l’inevitabile delusione:

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Rassegna stampa estera: Berlusconi e la manifestazione per la libertà di stampa

pubblicato da giulio in: Mediaticamente Esteri Silvio Berlusconi Analisi e Dati


Tra i temi all’attenzione dei media stranieri questa settimana, il perdurante conflitto tra il presidente del consiglio italiano e la stampa occupa senza dubbio un posto di rilievo.

Ha suscitato particolare clamore un bruciante editoriale dell’Economist, che ha espresso il suo sostegno per la manifestazione nazionale per la libertà di stampa di oggi a Roma, affibbiando al capo del governo paragoni poco lusinghieri:

Sabato 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per difendere la libertà di stampa - non in una lontana dittatura, ma proprio in Italia. I giornalisti che l’hanno indetta hanno buone ragioni per preoccuparsi. (..) Per quanto riguarda almeno questo aspetto, l’Italia di Berlusconi si sta allontanando dall’Europa occidentale per diventare più simile alle deboli democrazie dell’est. (..) Le ordinanze di Berlusconi sembrano parte di un progetto per spazzare via le ultime enclavi ribelli rimaste nei media italiani

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Berlusconi contro l’Unione Europea: le possibili conseguenze di uno scontro

pubblicato da giulio in: Esteri Silvio Berlusconi Big Picture: tutto su...


Nei giorni scorsi ho cercato di mettere in evidenza come un’escalation polemica tra l’Italia di Berlusconi e l’Unione Europea sia uno sviluppo probabile per gli anni a venire. Innanzitutto per la debolezza dell’opposizione interna (vedi alla voce PD), che apre spazi all’intervento di attori esterni.

In secondo luogo, per il bisogno innato di nemici che anima il berlusconismo come fenomeno populista. Nel momento in cui la sinistra cessa di essere un avversario credibile, contro cui far risaltare le virtù dell’“appello al popolo” della destra italiana, c’è bisogno d’altro.

L’Unione Europea è un candidato ideale al ruolo di nemico, per varie ragioni, e l’esito di un eventuale scontro Berlusconi-UE è tutt’altro che scontato. Il Cavaliere ha altrettante possibilità di uscirne distrutto quante ne ha l’Unione di risultare – alla fine delle ostilità – ulteriormente indebolita. Vediamo perché.

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Berlusconi contro l’Unione Europea. L’insaziabile bisogno di nemici del berlusconismo

pubblicato da giulio in: Esteri Silvio Berlusconi Big Picture: tutto su...


Ieri ho cercato di illustrare su queste pagine perché – a mio avviso – il conflitto tra l’Italia e l’UE costituirà un fenomeno sempre più frequente nei prossimi anni: alla debolezza dell’opposizione politica interna tenderà infatti a corrispondere quasi automaticamente un rafforzamento della polemica del governo verso attori esterni – come l’UE.

Questo in parte perché cercare di eliminare ogni conflitto e contestazione è un’impresa vana, una vera e propria fatica di Sisifo. Un po’ come cercare di cancellare la prostituzione da una città: il massimo che si può riuscire a ottenere è il suo spostamento da un quartiere all’altro. E in questo caso, il conflitto si sposta (anche) verso il livello europeo.

Ma questa è solo una parte della storia: l’altra fondamentale argomentazione a sostegno della mia previsione ha infatti a che fare con la natura profonda del berlusconismo, che in quanto fenomeno politico populista ha bisogno di nemici come dell’aria che respira.

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