Tutti gli articoli con tag umberto bossi

Bossi scalcia, Berlusconi scalda i muscoli, l'astensione cresce

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

A 10 giorni da un voto che di amministrativo oramai ha ben poco (croce sulla scheda pro o contro Berlusconi), l’Italietta della Seconda repubblica fallita, non sa più a che santo appellarsi.

L’ultima bordata viene da Umberto Bossi che spara ad alzo zero sulla … Lombardia: “Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non decolla, che è in crisi, senza progetto, senza lavoro. E’ ora di cambiare”.

Un brutto colpo per il governatorissimo Formigoni, per il Pdl del Predellino, per lo stesso Premier che ha posto la Lombardia quale esempio del governo del fare.

Un (quasi) caos. Un anticipo di quel che il Senatur riserverà agli “alleati” dopo il voto di fine marzo.

Con questi chiari di luna e con le inquietanti note vicende politico-affaristico-giudiziarie, i sondaggi (segreti?!) in mano ai partiti prefigurano uno scenario dai limiti indefiniti e al limite della destabilizzazione dell’attuale quadro politico.

La preoccupazione maggiore (ma non per tutti?) è data dall’astensione: un’ombra minacciosa che si estende e che pare superi già il 35% e viaggi celermente verso e oltre il … 40%.

L’Italia non è la Francia, ma se queste cifre venissero confermate dalle urne, sarà bene sin d’ora … studiare la lingua dei cugini transalpini.

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Il legittimo impedimento visto da destra e da sinistra

pubblicato da giovanni molaschi in: Il fatto della settimana Il punto politico



Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.

Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.

La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.

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Elezioni Regionali 2010: Pierferdinando Casini “le regole valgono solo per i deboli”

pubblicato da giovanni molaschi in: Pierferdinando Casini Unione Democratici Cristiani UDC Regionali 2010



Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).

“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.

Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).

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Quando il Carroccio va ... fuori strada

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Si raccoglie ciò che si semina. La comparsa sul gruppo Facebook della Lega Nord di Marcheno di un indegno post con l’immagine di una mitragliatrice titolata ‘Giudice non mi vuoi far votare? E io comincio a sparare’ e’ la spia del clima perverso di queste ore. Si raccoglie ciò che si semina. Non ha niente da dire il ministro dell’Interno Maroni?

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Ore 12 - Premier in "panne". Per Bossi, due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPiù di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.

Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.

Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.

La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.

Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.

Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Umberto Bossi: ddl stop. Voto + 9. Anche il leader della Lega dice no alla Protezione civile Spa: “In politica, i controlli ci devono essere”. Il Senatur fiuta il pericolo e mette il veto. Premier avvisato, mezzo salvato.

Gianfranco Fini: ladri doc. Voto - 6. Il presidente della Camera: “Oggi chi ruba non ruba per la politica o per un partito, ma ruba perché è ladro, un volgare lestofante”. Discutibile. Ma il ladro “nobile” resta sempre ladro.

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Ore 12 - Libertà di scelta: Repubblica delle "banane" o "sultanato"?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNon una parola di “richiamo” da parte di Umberto Bossi e di Antonio Di Pietro nei confronti dei loro deputati violenti e volgari che l’altro giorno hanno commesso “atti gravissimi” (Fini), trasformando l’aula della Camera in un ring, con una scazzottata da bar dello sport.

L’indegna gazzarra non è stata accesa da “odio” politico o rivalità “ideologiche” da anni ’50, dove si menavano per due opposte concezioni del mondo.

Qui si cerca solo l’obiettivo della tv per fare scena ad uso e consumo dei rispettivi elettori “celoduristi” che “godono” nel militare in tali partiti e si esaltano nel riconoscersi in tali rappresentanti nominati dai due ras, Bossi e Di Pietro.

Tanto meno una parola, poi, è venuta dal premier Berlusconi, che invece interviene in prima persona per precisare che i “massaggi” e le “ripassate” cui si accenna nelle intercettazioni a carico del deus ex machina della Protezione civile Guido Bertolaso si riferiscono a sedute di fisioterapia e non a sedute di sesso.

Nell’un caso e nell’altro caso siamo alle due facce (intercambiabili) della stessa medaglia: fra la caduta degli dei e la malinconia di un regime. Gira e rigira, una cosa è incontestabile, anzi due.

La prima, che il regime ultradecennale del “berlusconismo” è un indecoroso carosello di scandali (e sprechi) di ogni tipo, fatti passare per gossip, con metà degli italiani che addirittura ridono e applaudono, felici e gabbati.

La seconda, che la seconda Repubblica è marcia, la politica (dei politicisti) puzza dalla testa ma non risparmia la coda.

Agli italiani resta la libertà di scegliere se siamo oramai una Repubblica delle banane o un “sultanato”.

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Ispirato da Sandro Bondi Umberto Bossi diventa poeta per Telepadania

pubblicato da giovanni molaschi in: Umberto Bossi Lega Nord



L’attualità spesso non agevola la memoria. Anzi. La contrasta non permettendo all’elettore di valutare i propri amministratori in modo lucido. Preciso. Tralasciando l’aspetto ludico che spesso inquina i mass media dove la presenza degli esponenti politici è massiccia ma non sempre congrua al ruolo che ricoprono.

Umberto Bossi oltre ad essere il leader della Lega Nord, padre di tale Renzo al quale è stata garantita una candidatura, l’alleato senza il quale a Silvio Berlusconi non sarebbe permesso di andare in giro ironizzando sulle somiglianze con il bambinello (mentre in patria ad attenderlo c’è un’epifania moderna, perché di questo si tratta il legittimo impedimento) è un Ministro.

A lui competono le riforme e il federalismo. Tutti, giornalisti e no, dovremmo averlo ben presente prima di ridere su ciò che l’esponente politico si diletta a fare nel tempo libero quando, emulando il poeta Sandro Bondi e l’anchorman Silvio Berlusconi, scrive componimenti per Telepadania.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Pier Luigi Bersani: vox populi. Voto + 8. Il segretario del Pd, sul legittimo impedimento approvato ieri alla Camera, non ha peli sulla lingua: “Berlusconi non vuole farsi giudicare e blocca l’Italia. Ciò suscita repulsione e indicazione”. E gli italiani stanno a guardare. Chi si contenta gode.

Umberto Bossi: pontificatore. Voto – 8. Il capo del Carroccio bacchetta l’Udc: “Diamo tempo ai peccatori di pentirsi”, fa il guardiaspalle di Berlusconi sul legittimo impedimento: “andava fatta e l’abbiamo fatta”, difende il figlio Renzo la “trota”, candidato imposto. Il Senatur vola … “alto”.

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Rosarno: gli immigrati vivono per strada a Roma. Non realizzate le promesse di Roberto Maroni

pubblicato da giovanni molaschi in: Roberto Maroni Echi dalla Blogosfera



Per dimenticare quanto successo a Rosarno non è servito neanche un mese. A poco più di tre settimane dagli scontri, e dai conseguenti proclami secondo i quali gli immigrati coinvolti negli scontri avrebbero avuto una sistemazione adeguata, l’Unità pubblica delle immagini che dovrebbero far riflettere.

Queste fotografie meglio di altre rappresentano l’inadeguatezza dell’attuale classe politica italiana che ai lavoratori calabresi, in nero, non è riuscita ad assicurare quanto proposto tanto da costringerli a vivere per strada. Di nuovo. A Roma però.

Nella capitale dove si sono costituiti nell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno. Secondo quanto scoperto da Emilia Zazza, che firma il servizio, queste persone erano costrette a lavorare 14 ore al giorno. Per 25 euro. Meno di due euro all’ora.

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